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Perché le persone sono più infelici, anche se il mondo migliora

Per chi, come me, osserva il comportamento umano, è frequente notare come negli ultimi decenni una gran quantità di persone appaia sempre più insoddisfatta, frustrata o infelice; e ciò nonostante in media il mondo vada sempre migliorando (per chi invece è convinto che il mondo sia peggiorato, suggerisco la lettura del post in cui dimostro obiettivamente come in passato si stava peggio).


Perché ci sentiamo più infelici

Da dove nascono questi stati d'animo irrazionali e spesso slegati dalle condizioni oggettive? Di seguito elenco quelli che mi sembrano le cause più probabili e diffuse (poi ovviamente ogni persona potrà averne di proprie). Alcune di queste sono parte della natura umana (e quindi sempre esistite), altre invece paiono legate alla modernità.

  1. Vogliamo sempre di più
  2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali
  3. Ci concentriamo sul negativo
  4. Non ci sappiamo accontentare
  5. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

1. Vogliamo sempre di più

In altro post ho trattato questa caratteristica tipicamente umana (non esiste in altri animali), una ambizione mai sazia che ci porta a ricercare sempre nuove e maggiori soddisfazioni. Questo non è un male in sé (è questa ambizione che ha prodotto l'evoluzione della nostra specie), però comporta una costante insoddisfazione: qualsiasi cosa acquisiamo - materiale o emozionale - dopo un po' non ci appaga più e partiamo alla ricerca di altro e di più.
Ma invece di riconoscere che è questa ambizione a renderci eternamente insoddisfatti, tendiamo a darne la colpa a cause esterne (non guadagniamo abbastanza, al nostro partner manca X, la società dovrebbe essere Y, il mondo non è Z, ecc.). Con questo atteggiamento, qualsiasi soddisfazione avrà breve durata.

2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali

Questo mi sembra un aspetto meno innato e più recente, diffuso soprattutto negli ultimi 40 anni (dall'"edonismo reaganiano" degli anni '80 in poi). La conseguente esaltazione dell'individuo e la ricerca della soddisfazione personale acritica, alimenta la tendenza egoica presente in tutti noi ("Io io IO!") ed attenua il confronto con la realtà.
Non ci viene più detto, come accadeva un tempo, "Non ti montare la testa" o "Hai troppi grilli per la testa"; anzi, veniamo spesso incoraggiati a puntare in alto, a non accontentarci (vedi punto 4), a pretendere il meglio. Di conseguenza ci aspettiamo che sia la realtà ad adeguarsi a noi, piuttosto che il contrario.

Non è il Paese dei Balocchi

Tra le aspettative più ingannevoli ci sono quelle per cui: la felicità è un diritto, nessuno dovrebbe soffrire, i problemi non dovrebbero esistere. Ma queste sono utopie: in realtà la vita è dura per tutti (per ciascuno in modi diversi), o per usare le parole del Budda: "La vita è sofferenza". L'esistenza è "darwiniana", cioè premia il più adatto; non è equa o morale. Negare questi fatti inevitabili vuol dire credere al "Paese dei Balocchi", dove c'è solo piacere e nessun dolore.

Aspettative femminili

Le aspettative irreali sembrano particolarmente diffuse tra le donne: col femminismo (che dagli anni '70 è diventato sempre più pervasivo) da una parte, ed i media che appoggiano le rivendicazioni femminili dall'altra, alle donne viene detto in continuazione "Puoi essere quello che vuoi", "Puoi avere tutto" ("Women can have it all"), "Tutte le donne sono belle", "Ogni donna merita di essere amata", ecc. (messaggi simili rivolti agli uomini sono rari o assenti).

La realtà non si adatta a noi

Purtroppo la realtà non è fatta a nostra misura, né ha la scopo di renderci felici. E di certo non si adatta a noi; sarebbe come aspettarsi che il sole splenda alle tre di notte perché ho freddo, o la pioggia smetta perché mi rovina il weekend. Questi sono "deliri di onnipotenza", segno di immaturità o scarso realismo.
Eppure, oggi è frequente vedere:
  • Persone che non hanno voglia di studiare o di espandere le proprie capacità professionali, eppure ambiscono a posizioni prestigiose (e nell'attesa magari restano a carico dei genitori).
  • Individui o gruppi che rivendicano maggiori diritti (ma senza mai parlare di corrispondenti doveri), oppure che si aspettano di ricevere cose senza dare nulla in cambio. Solo "perché esistono", e quindi il mondo dovrebbe loro qualcosa (vedi anche al punto 5).
  • Donne che vogliono un partner "di alto valore", anche se loro offrono molto meno di quanto pretendano. Oppure convinte che ogni donna meriti un "Principe Azzurro": peccato che il Principe Azzurro non esiste, ed anche se ci fosse sarebbe molto raro, per cui il 99% delle donne resterebbe comunque a bocca asciutta.
  • Uomini comuni che ambiscono a donne bellissime o modelle, e se la prendono perché tali donne li ignorano (com'è ovvio, poiché il loro "alto valore di mercato" consente di avere ben di meglio).

Tutti questi esempi hanno in comune aspettative esagerate rispetto a quanto essi possano offrire, oppure slegate da come funziona la realtà (i diritti di qualcuno corrispondono a doveri di altri; non si può avere qualcosa in cambio di niente). Chi coltiva tali aspettative non raggiungerà mai ciò che desidera, e resterà quindi sempre insoddisfatto, frustrato ed infelice. Ma invece di riconoscere che il problema risiede nelle proprie aspettative, tenderà a dare la colpa ad altri e/o credere che sia il mondo ad essere "fatto male".

3. Ci concentriamo sul negativo

La mente tende a concentrarsi sulle cose negative (generando ansia, insoddisfazione o malessere) e trascurare quelle positive. Questo ha una ragione evolutiva (ci aiuta ad evitare i pericoli e sopravvivere); ma ci porta anche a focalizzarci su quello che ci manca o che non funziona o che ci fa soffrire - che quindi ci appare maggiore di quanto realmente sia - ed invece sottovalutiamo gli aspetti positivi, piacevoli e benefici della nostra esistenza.
Se proviamo ad elencare gli elementi positivi nella nostra vita, scopriamo che sono tantissimi (anche cose banali ma essenziali come l'acqua potabile o un tetto sulla testa). In confronto, gli elementi negativi sono solitamente minori. Ma finché non facciamo questo confronto, ci sembrerà che gli aspetti negativi siano predominanti.

4. Non ci sappiamo accontentare

"Accontentarsi" non vuol dire "rassegnarsi"; bensì "essere contento di ciò che si ha". Poiché nessuno è perfetto od onnipotente, è normale non avere tutto ciò che vorremmo; vale per chiunque. Per cui la contentezza, l'appagamento, derivano necessariamente dal saper apprezzare e godere la propria condizione, anche se limitata e imperfetta.
Questo non impedisce l'ambizione verso un futuro migliore, ma ci consente di godere del momento presente. Invece, senza la capacità di accontentarmi resterò eternamente insoddisfatto, perché nulla sarà mai abbastanza; sarò sempre divorato dall'ambizione (punto 1) e concentrato su nuovi traguardi. Non saprò godermi il presente; la mia mente sarà sempre rivolta verso un (ipotetico) domani migliore. Ma quando quel domani migliore arriverà (ammesso che accada), non me lo godrò perché - di nuovo - la mia mente starà ancora correndo più avanti...

Questo aspetto sembra esasperato dalla cultura moderna (specialmente occidentale), che promuove un miglioramento continuo (anche attraverso i media e la pubblicità) e dipinge l'accontentarsi come una cosa da perdenti o sfigati. Ovviamente, un consumatore "che non si accontenta" (concetto promosso da diversi slogan) sarà un cliente che spende molto e sempre di più, quindi molto gradito alle aziende.

5. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

E' diffusa la convinzione che "avere di più" - in qualsiasi ambito - ci renderà più felici: più soldi, più oggetti, più viaggi, più varietà, più successo, più bellezza, più sesso, più approvazione, ecc. Ma osservando il comportamento umano, ci si rende conto che succede spesso il contrario:
  • Meno abbiamo, e più siamo in grado di apprezzare quello che abbiamo, o quello che acquisiamo.
  • Più abbiamo, e più tendiamo a svalutare ciò che abbiamo, o a dare poco valore alle nuove acquisizioni.
Se ho tre amici, oppure dieci libri o CD, ognuno di loro sarà per me prezioso, lo conoscerò a fondo, assaporerò ciò che mi offre. Ma se ho cento amici, oppure mille libri o CD, ricorderò a fatica quali sono, ne avrò una conoscenza superficiale, e l'uno o l'altro non faranno per me grande differenza. Idem per le esperienze: un'esperienza rara sarà speciale, una frequente diverrà banale routine.

In altre parole, la sovrabbondanza non aumenta la soddisfazione; invece svaluta il valore di ogni cosa. E' anche da questo che nasce la nostra insoddisfazione: la maggior parte di noi vive in una tale abbondanza che ciò che abbiamo perde di significato, e quindi non può appagarci.

N.B.: Questa non è una celebrazione della miseria: non è che la scarsità renda felici. Però è importante riconoscere che l'abbondanza è meno appagante di quanto crediamo, e può anche essere controproducente.

Più otteniamo, più ci aspettiamo

Questo fenomeno sta diventando vistoso anche a livello socio-politico. Come osserva un articolo del settimanale britannico The Economist, i crescenti interventi dei governi a favore della popolazione (per esempio nel periodo Covid) non hanno prodotto cittadini soddisfatti ma, al contrario, li hanno resi pretenziosi e incontentabili: "Dietro ogni sguardo torvo si cela una logica semplice: qualcosa è andato storto e qualcun altro dovrebbe intervenire. La gente non è mai stata così arrabbiata con il governo, eppure non si è mai aspettata di più da esso. Se lo Stato ha potuto pagare milioni di lavoratori per restare a casa, perché non può pagare (di nuovo) la mia bolletta del gas? I cittadini [...] pretendono una ricompensa ma rifiutano i rischi." ("How Britain became a Compo Nation", 12/03/2026).
Come ben sanno gli psicologi infantili, soddisfare ogni richiesta di un bambino non lo rende felice bensì produce un individuo viziato, incontentabile ed incapace di sopportare qualsiasi frustrazione. Pare che ciò valga anche per gli adulti.

“La sovrabbondanza
non aumenta la soddisfazione;
invece svaluta ogni cosa”

Perché siamo infelici anche se il mondo migliora

Dati gli atteggiamenti psicologici sopra elencati, molto diffusi, appare ovvio che molte persone non trovino mai soddisfazione ed anzi vivano in perenne infelicità. Non necessariamente perché le loro condizioni oggettive siano davvero scadenti o in peggioramento (come accennato all'inizio, e come risulta da numerose ricerche, mediamente le condizioni di vita sono migliorate nel tempo - anche se ci sono sempre crisi o nuovi problemi). Bensì perché sono preda di schemi mentali che gli impediscono di apprezzare la loro situazione, ed invece inseguono traguardi idealistici o irraggiungibili.
Con tale mentalità, anche se il mondo migliorasse significativamente, le loro insoddisfazioni ed infelicità continuerebbero, perché:
  1. Vorrebbero ancora di più, comunque vada.
  2. Le loro aspettative aumenterebbero ancora.
  3. Continuerebbero a focalizzarsi sul negativo.
  4. Non si accontenterebbero comunque.
  5. La nuova abbondanza li renderebbe ancora più esigenti, invece che appagati.

Per cui la soluzione a tale insoddisfazione non risiede nel mondo (che certamente si può migliorare, ed infatti moltissimo è stato fatto in questo senso); bensì nel cambiare quegli schemi mentali che generano insoddisfazione a prescindere dalle condizioni oggettive.

Il potere della negazione

Ma come mai, anche di fronte a spiegazioni come queste, costoro le rifiutano e si ostinano a rimanere nelle loro convinzioni pessimistiche? La ragione primaria è che, in tal modo, rifiutano la responsabilità del proprio malessere, ed invece ne attribuiscono la causa ad altri. E' una specie di alibi protettivo: è sempre un sollievo dare la colpa ad altri. Ma di cause ce ne sono diverse, che ho esaminato nel post "Perché credi che il mondo peggiori, ma ti sbagli".

Insoddisfatti in amore

Queste dinamiche valgono in generale, ma mi sembrano particolarmente presenti in ambito sentimentale. Infatti vediamo che:
  • Sempre più persone si ritrovano da sole, o si lamentano di non trovare mai un partner adeguato (*).
  • Ci si sposa sempre meno, ed oltre il 40% dei matrimoni finisce (in Europa). Da notare che nel 70% dei casi è la donna a chiedere il divorzio (*).
  • Le persone fanno meno sesso di 30 anni fa.
  • Si diffonde il fenomeno "incel" ("celibi involontari", ovvero persone - in maggioranza uomini - che non sono voluti da nessuno) (*).

(*) In questi casi ciò sembra dovuto, almeno in parte, ai fattori sopra elencati: ambizioni romantiche idealizzate, aspettative eccessive, scarsa capacità di accontentarsi, sovrabbondanza di opportunità teoriche (specialmente grazie a dating online e app di incontri). Questo vale in particolar modo per le donne - poiché possiedono un "potere sessuale" che i maschi non hanno - ma influenza anche molti uomini.

Infelicità oggettiva... o soggettiva?

Certo, a volte una persona è infelice per motivi reali. Come già detto, spesso "la vita è sofferenza", e non ha senso negarlo. Ma in tanti altri casi vedo lamentele meno fondate, o che sono smentite da una visione storica oggettiva. In altre parole, a volte l'infelicità o la sofferenza hanno motivazioni reali, ma altre volte sono invece frutto di illusioni o auto-inganno.

In conclusione, nonostante la vita sia più facile e abbondante di un secolo fa, od anche solo di 50 anni fa, questo mediamente non ci ha reso più felici o soddisfatti, ma spesso ci rende più esigenti e quindi frustrati. I miglioramenti rispetti al passato sono numerosi e reali, ma molti non sanno apprezzarli ed invece si concentrano solo su ciò che manca o va male.
E' questo che rende così tante persone insoddisfatte o infelici, piuttosto che le reali condizioni della loro vita. Molto spesso l'infelicità scaturisce da un'errata valutazione della realtà; in questi casi la soluzione sta nell'adottare una visione più obiettiva e costruttiva, riconoscendo i tanti aspetti positivi e gli innumerevoli miglioramenti rispetto al passato.

"L'uomo è infelice perché incontentabile."
(Giacomo Leopardi)

"L'infelicità è il divario tra le nostre capacità e le nostre aspettative."
(Edward de Bono)

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)


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Il mondo non va così male: un secolo fa andava peggio

Questo è un periodo difficile: negli ultimi cinque anni abbiamo avuto una pandemia, tensioni geopolitiche, diversi conflitti regionali, scossoni nei mercati, un ritorno dell'inflazione, crisi delle democrazie ed una generale incertezza riguardo il futuro. Molti vedono tutto ciò come un segno di decadenza generale, e che l'umanità vada peggiorando. Ma è proprio vero? A ben guardare, si scopre che questa è una visione miope e disinformata.
Mediamente, il presente è meglio del passato. Ma poiché i più dimenticano il passato, oppure lo ignorano, il presente gli sembra peggiore.

Inizio del XXI secolo

Per valutare la tesi che questo periodo, per quanto problematico, non sia comunque peggiore del passato, proviamo ad esaminare quest'ultimo quarto di secolo (per poi confrontarlo con un secolo fa):
  • Nel 2001 ci sono stati gli attentati terroristici dell'11 settembre.
  • Nel 2008 c'è stata una crisi finanziaria globale.
  • Nel 2020 si è diffusa la pandemia del Covid-19.
  • Nel 2022 è iniziata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
  • Nel 2023 c'è stato l'attacco ad Israele da parte di Hamas ad ottobre. L'evento ha provocato la successiva invasione di Gaza da parte dell'esercito israeliano.
  • Nel 2025 Donald Trump, nuovamente eletto Presidente degli Stati Uniti, ha indotto importanti destabilizzazioni nei mercati mondiali, nonché la rottura di alleanze ed equilibri geopolitici che duravano da decenni.
  • A tutto ciò possiamo aggiungere l'espansionismo di paesi come la Cina, la diffusione di dittature in varie parti del mondo (p.es. in Africa), ed in generale un declino delle democrazie.

Inizio del XX secolo

Certo sono tutti fenomeni preoccupanti. Ma proviamo ad esaminare eventi simili accaduti nel periodo equivalente di un secolo prima:
  • Parlando di conflitti, nel 1914 è scoppiata la prima guerra mondiale. In confronto i conflitti locali del XXI secolo hanno rilevanza ben minore.
  • Se guardiamo le epidemie, nel 1918 si è diffusa la pandemia di influenza spagnola, che ha provocato più vittime della guerra mondiale appena terminata (!).
  • A proposito di crisi economico-finanziarie, nel 1929 c'è stato il crollo di Wall Street che ha innescato una Grande Depressione globale.
  • E se consideriamo le tensioni internazionali ed i conflitti geopolitici, pare superfluo rammentare che in soli 25 anni (1914-1939) hanno condotto a ben due guerre mondiali. Tragedie su questa scala non avvengono più da almeno 80 anni.
  • Inoltre, un secolo fa nel mondo c'erano livelli di povertà molto più elevati (circa il 60% viveva in condizioni di povertà estrema, contro il 10% del 2025), e assistenza sanitaria molto meno efficiente (quindi molti più morti per malattie oggi curabili). In Italia, l'aspettativa di vita era ben più breve (50-55 anni nel 1925, contro 83-84 anni nel 2025); ed il PIL pro-capite nel 1929 era sui 3300$ rispetto ai 41.000$ del 2025.

Confrontando questi due periodi, appare evidente che la situazione di un secolo fa fosse per ogni verso peggiore di quella attuale. Quindi il pessimismo odierno non sembra avere una giustificazione oggettiva. E non dimentichiamo che più andiamo indietro nel tempo e peggio si stava.

“La situazione di un secolo fa
era per ogni verso peggiore
di quella attuale”

I problemi sono parte dell'esistenza

Non sto sottovalutando le difficoltà ed i problemi del presente. Ma è importante ricordare che i problemi sono sempre esistiti, e non c'è mai stata una "epoca d'oro" in cui tutto andasse bene. L'affermazione di Budda per cui "La vita è sofferenza" non è mai stata smentita. Anzi.

"La maggior parte delle persone trae una buona dose di divertimento dalle proprie vite, ma tutto sommato la vita è sofferenza, e solo i giovanissimi o gli sciocchi pensano il contrario."
(George Orwell)

Il mondo va male perché io sto male

Ma allora perché così tante persone credono che il mondo vada peggiorando? Le ragioni sono molteplici (e le esamino nel post appena linkato), ma soprattutto deriva dal fatto che i più si concentrano sulla propria sofferenza od angoscia (trascurando le tragedie dei tempi andati, che ci risultano remote), per cui il presente appare peggio di quanto sia.
In pratica, la loro percezione soggettiva dice "Poiché IO soffro, vuol dire che il mondo va male o è peggiorato"; o, in altri termini, "Com'è possibile che il mondo migliori se IO ho tutti questi problemi?". Ovviamente è una prospettiva estremamente limitata e distorta. Un po' come quella di un genitore a cui dei malviventi hanno ucciso il figlio, che si convince che i crimini violenti stiano dilagando (mentre in realtà sono in calo da decenni): la sua è certamente una tragedia, ma non definisce la realtà.

Perché ci lamentiamo e non apprezziamo il presente

Ma se in generale stiamo meglio che nel passato, come mai le persone tendono solitamente a lamentarsi del presente? Come ho già detto, in parte è per ignoranza del passato, o per una visione soggettiva e personale invece che oggettiva e sistemica. Ma non è solo questo; è dovuto anche a due tratti tipici della natura umana.

Abitudine

Ci abituiamo rapidamente a quello che abbiamo, e finiamo col darlo per scontato (per cui non lo apprezziamo come dovuto, tranne quando lo perdiamo). Quello che ieri credevo mi avrebbe reso felice, ed oggi mi fa solo piacere, domani perderà di importanza. E' un fenomeno noto come hedonic adaptation: l'impatto emotivo di ogni cosa diminuisce nel tempo, perché man mano ci adattiamo ad essa, per cui cerchiamo costantemente nuove fonti di felicità.
Per esempio oggi molti sono abituati a vivere liberi in una democrazia, ed invece di apprezzarlo lo svalutano o se ne lamentano. Pensiamo a chi non va a votare perché lo ritiene inutile, od a chi gridava alla "dittatura" durante le restrizioni durante il Covid. Costoro dimenticano il sacrificio di chi ha combattuto per liberare l'Italia dal dominio fascista, o per conquistare il diritto di voto per tutti. Quello per cui così tanti hanno lottato o dato la vita (perché ne comprendevano il valore), oggi viene spesso disprezzato - perché ci siamo abituati e appare scontato.

Ambizione infinita

Inoltre, vogliamo sempre di più e non sappiamo accontentarci. Chi oggi guadagna come dieci anni fa, si lamenta perché si aspetta - o pretende - che dovrebbe guadagnare di più. Qualunque obiettivo raggiungiamo, dopo un po' non ci basta e vogliamo ancora di più: non è mai abbastanza.

Il problema è che ci aspettiamo un miglioramento continuo. Ma il progresso non è mai costante: a volte è stabile, a volta fa due passi avanti e uno indietro. Però ai passi avanti ci abituiamo presto, mentre quelli indietro ci scandalizzano. Provate a cambiare lo stipendio mensile di un impiegato:
  • Se lo aumentate di 10 euro, probabilmente non lo apprezzerà ed invece si lamenterà che non gli cambia niente.
  • Ma se lo diminuite di 10 euro, lo sentirete imprecare dalla mattina alla sera!

“ Qualunque cosa raggiungiamo,
dopo un po' non ci basta
e vogliamo ancora di più”

Siamo più ricchi di 50 anni fa - ma non ce ne accorgiamo

Chi oggi si lamenta che fatica ad arrivare a fine mese con due stipendi, mentre 50 anni fa ne bastava uno, si convince che il motivo sia che oggi si guadagna di meno (il che è falso). Ma la spiegazione reale è che nel 1975 si viveva in modo ben più povero e limitato (nonostante il "boom economico"): non tutti avevano l'auto, ed i più la compravano a rate; idem per TV ed elettrodomestici; non esistevano spese per telefonia cellulare, internet, streaming audio e video, computer, abbigliamento firmato (cose che oggi i più ritengono indispensabili); si andava in vacanza una volta l'anno, se andava bene; i voli aerei erano roba da ricchi.
In sintesi, oggi gli italiani spendono ben di più e sono decisamente più benestanti di 50 anni fa (PIL pro-capite di 20.000€ nel 1975, contro 37.200€ nel 2024, al netto dell'inflazione) - anche se ci sembra il contrario.

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)

La soluzione è la gratitudine

Ma se la nostra mente tende istintivamente ad abituarsi e non accontentarsi, generando quindi insoddisfazione ed infelicità a prescindere dalle nostre condizioni oggettive, come uscirne?
Secondo me una risposta può venire dal coltivare i seguenti atteggiamenti:
  • Non dare nulla per scontato, specialmente tutti gli elementi positivi presenti nella nostra vita. Anche cose apparentemente banali come l'acqua potabile, il bagno in casa, il riscaldamento, cibo nel frigo, musica sempre disponibile, informazione e cultura a portata di mano, ecc. Sono cose che in tutta la storia umana pochi o nessuno ha avuto, ed anche solo un secolo fa erano riservate ai ricchi.
  • Coltivare la capacità di gratitudine: ovvero imparare ad apprezzare intenzionalmente tutto ciò che ci circonda, in modo da gustarlo appieno. Paradossalmente, tra una persona che ha 100 cose ma non le apprezza, ed una che ne ha solo 50 ma sa apprezzarle, la seconda si sentirà assai più ricca ed appagata della prima.

Come molti saggi insegnano, il "segreto" della felicità non sta nell'avere sempre di più, ma nel sapersi godere quello che già si ha. E magari anche nel ricordarsi quanto in passato si stesse per molti versi peggio di oggi.

"La gratitudine è il paradiso."
(William Blake)

"Tutta la vita è risolvere problemi."
(Karl R. Popper, titolo del libro omonimo)

"Abbiamo bisogno di minimizzare i nostri problemi e di esaltare le nostre fortune."
(Humphrey B. Neill)


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Persone negative: come riconoscerle e gestirle

A volte ci troviamo ad avere a che fare con persone - o partner - impegnativi, con cui risulta difficile andare d'accordo o farli contenti, o con cui si entra facilmente in conflitto anche per inezie; al punto che magari dubitiamo di essere noi quelli "sbagliati", o la causa dei problemi. Certo a volte potrebbe essere vero, oppure dipendere da scarsa compatibilità (in fondo non possiamo piacere a tutti, e non possiamo andare d'accordo con tutti).

Ma esiste un'altra possibilità, che voglio esaminare qui: quella di avere a che fare con una "persona negativa", cioè qualcuno così ferito e problematico da:
  • lamentarsi e criticare spesso e volentieri (anche su inezie);
  • esagerare i problemi (o inventarseli);
  • che reagisce male anche quando non ce ne sarebbe ragione;
  • che spesso interpreta in modo negativo anche azioni positive (un complimento, un suggerimento, un abbraccio...);
  • e con cui è praticamente impossibile avere una relazione positiva e serena (tranne che in rari momenti).
A volte una relazione con questo tipo di persone inizia bene, o addirittura in modo entusiastico; spesso sanno essere coinvolgenti o seduttivi - almeno agli inizi. Ma entro breve tempo il vero carattere di queste persone emerge, e la frustrazione supera presto il piacere.
Un tipo particolare di persona negativa è il "vampiro emozionale", ovvero qualcuno che "succhia" l'energia altrui: ha continuo bisogno d'attenzione, parla quasi sempre di se stesso, tende al dramma e si lamenta che gli altri non lo capiscono, non lo considerano, o lo trattano male - ma tutto ciò che gli accade non è mai colpa sua.

Se ci capita di relazionarci con persone di questo tipo (sia a livello di amicizia che sentimentale), è bene saperle riconoscere in modo da capire la vera origine delle difficoltà, il perché si comportino in tale modo (anche quando appare immotivato), e magari provare a gestire la loro negatività.

“Un tipo di persona negativa
è il vampiro emozionale, ovvero
chi succhia l'energia altrui”

Chi è una persona negativa?

Queste persone non sono mai davvero contente, o lo sono solo per brevi rari momenti: il loro standard è sentirsi insofferenti e lamentarsi di qualcosa. Hanno un malessere interno (che si esprime in negatività) così preponderante da dominarle.
Questo malessere può venire negato attraverso il tenersi impegnati, oppure venire attribuito all'esterno: "Sto male a causa di Tizio/a", "... perché mi hanno fatto X e Y", "... perché il mondo fa schifo", ecc. Difficilmente queste persone ammettono che il loro malessere è interno: preferiscono dare le colpe agli altri, o all'ambiente, e negano la propria responsabilità.

Negative loro malgrado

Chiariamo subito che non sta parlando di persone cattive o malvage:
  • Queste ultime sono distruttive in modo intenzionale, e magari ne traggono anche piacere.
  • Mentre quelle che definisco "negative" lo sono senza intenzione consapevole, ne soffrono, e sono spesso le prime vittime del proprio comportamento. Anche quando tengano sinceramente a qualcuno, possono finire col rovinare la relazione coi loro atteggiamenti, e quindi ritrovarsi abbandonate e soffrirne loro malgrado.

Teniamo quindi presente che la vittima principale è la persona negativa stessa. Costei vive infatti prigioniera di una specie di "inferno mentale", di cui in genere non si rende conto e da cui non sa uscire. Lo scopo di questo post non è quindi condannare tali persone, quanto aiutare gli altri a capirle; nonché aiutare loro stesse a riconoscersi ed - eventualmente - cercare aiuto per uscire da questa condizione.


Come riconoscere le persone negative

Naturalmente quasi mai una persona sarà negativa o positiva al 100%. Possiamo quindi considerare "negativo" chi presenta una maggioranza degli attributi descritti di seguito, o che li manifesta la maggior parte del tempo.
  1. Si lamentano di frequente
  2. Prendono le cose troppo sul serio, o in modo personale
  3. Fanno critiche ma non sanno riceverle
  4. Vogliono l’impossibile
  5. L'amore che ricevono non è mai abbastanza
  6. Si paragonano spesso agli altri
  7. Si arrendono davanti alle difficoltà
  8. Hanno una serie di problemi di salute

1. Si lamentano di frequente

Tutti ci lamentiamo qualche volta; è umano ed aiuta a scaricare la frustrazione. Lamentarsi diventa però un problema quando è uno stile di vita: si perde l'obiettività e quasi tutto viene percepito come negativo, sgradevole, inaccettabile. Non si vedono più sfumature e possibilità alternative. L’attenzione si concentra sulle frustrazioni (per quanto minime), sulla sofferenza e sui torti ricevuti (reali o immaginari). Gli eventi positivi vengono sminuiti o ignorati; chi ne gode viene tacciato di superficialità o infantilismo.

Non è più una naturale reazione ad uno stato di sofferenza oggettivo, ma una posizione esistenziale negativa nei confronti del mondo. Un "pessimismo cosmico" elevato a modello di vita. In genere è un modo di proiettare all'esterno il dolore interiore che attanaglia la persona negativa (incapace di riconoscere il male che ha dentro, lo vede fuori di sé e gli attribuisce l'origine della propria sofferenza).

Si concentrano sul negativo

Queste persone si concentrano sugli aspetti negativi in ogni situazione, oppure vedono solo quelli. Per esempio, in una splendida giornata soleggiata si lamenteranno del caldo; dopo un pasto delizioso si preoccuperanno di ingrassare; se attraversano un prato di campagna ricco di fiori, ma con anche degli escrementi di vacca, costoro noteranno solo gli escrementi (per loro "Il bicchiere è sempre mezzo vuoto").

2. Prendono le cose troppo sul serio, o in modo personale

Quando non si ha abbastanza amor proprio e maturità, l'ego risulta molto fragile. Queste persone non tollerano le brutte figure e cadono nel panico al pensiero di apparire ridicoli. Non riescono neppure ad accogliere le critiche, anche quando sono veritiere e potrebbero aiutare. Ogni espressione negativa altrui, anche scherzosa, suscita in loro indignazione, offesa o persino collera.
Certo tutti abbiamo qualche insicurezza e cerchiamo di fare bella figura, ma se abbiamo sufficiente equilibrio sappiamo anche gestire passi falsi o critiche con umiltà. Invece la persona negativa prende tutto molto seriamente, appare incapace di auto-ironia, e solleva un dramma ogni volta che il suo ego viene sminuito, anche in misura minima.

Prendono gli eventi sul personale

La persona negativa tende a prendere gli eventi sul personale, come se si mettesse sempre al centro del mondo, non riuscendo ad immaginare che gli altri possono pensare ad altro od essere immersi nei propri problemi:
  • Se il collega non li saluta pensano subito che sia perché ce l'ha con loro - non perché magari è distratto.
  • Se un automobilista gli taglia la strada lo vedono come un affronto personale, come se fosse stato fatto apposta - senza considerare che magari l'altro non li ha nemmeno visti.
Poiché tendono a prendere tutto sul personale, tendono anche a serbare rancore, a ricordarsi ogni sgarbo per anni, a coltivare pensieri di vendetta.

3. Fanno critiche ma non sanno riceverle

La persona negativa tende a criticare spesso e volentieri, ma è suscettibile e incapace di accogliere le critiche rivolte a lei, anche se sensate o poste in modo civile. Di solito tende a prendersela od offendersi, o cerca di scaricare la critica sull'interlocutore ("Non sono io che faccio X, sei tu che sei sempre Y"), oppure fa la vittima piangendosi addosso ("Ce l'hai con me", "Mi critichi sempre").

E' stupefacente notare l'atteggiamento diametralmente opposto:
  • Lei si sente in diritto di criticare tutto e tutti, senza ritegno.
  • Ma in genere reagisce con sdegno, o ferocia, alla minima critica ricevuta.

Parlano male degli ex

Un aspetto su cui le persone negative sono particolarmente critiche, di solito è quello degli ex partner. Spesso vengono tutti dipinti come individui pessimi, egoisti e manipolatori; e l'elenco di aneddoti riprovevoli fa apparire la persona negativa come una povera vittima dotata di tanta pazienza e amore. A sentire lei, tutti i problemi erano sempre e solo colpa dell'ex, e mai suoi.

Ma è verosimile? Possibile che sia stata così sfortunata? Se però abbiamo la possibilità di sentire "l'altra campana", o l'opinione di amici comuni, in genere scopriamo che le cose non stanno proprio così: che entrambi hanno avuto pregi e difetti (com'è naturale), che l'ex non era così terribile, e che la persona negativa ha avuto la sua buona dose di responsabilità nelle crisi e nella rottura della relazione.

4. Vogliono l’impossibile

Ci sono molte cose impossibili nella vita, o fuori dalla nostra portata, ma alcuni non sanno accettare questo limite naturale. Costoro non tollerano che la frustrazione fa parte dell’esistenza, o che non sempre otteniamo quello che vorremmo.

Alcuni avrebbero voluto nascere in una famiglia amorevole e accogliente, o in un ambiente benestante, o con un fisico scultoreo. Ma se non è andata così, non ci si può fare nulla. Chi coltiva il rimpianto per ciò che non è stato, sarà sempre amareggiato e non saprà apprezzare ciò che ha (in confronto ai sogni, non sembrerà mai abbastanza).

Lo stesso accade a chi persegue obiettivi impossibili. Per esempio inseguendo ideali di bellezza sovrumani, o cercando l'amore in chi non ci vuole, o sforzandosi di restare giovane a qualsiasi costo. Forse lo fanno perché, se riuscissero ad arrivarci, dimostrerebbero a se stessi di avere finalmente valore (cosa in cui non credono). Ma gli obiettivi impossibili portano solo al fallimento e, con esso, frustrazione, infelicità e svalutazione di se stessi (se credo a un obiettivo impossibile, e fallisco, penserò che è colpa mia).

5. L'amore che ricevono non è mai abbastanza

Spesso per la persona negativa l'amore non basta mai (perché ha dentro una "voragine affettiva"). Oppure lo respinge (perché non riesce a credere di poter venire amata) o, ancora, è così esigente o pesante che finisce con l'allontanare chi cerca di amarla.
All'inizio di una nuova relazione può apparire grata ed entusiasta; ma in breve tempo la sua negatività torna a mostrarsi, emergono una serie di fastidi e lamentele, e l'apprezzamento verso il partner diminuisce. Di fronte a questo cambiamento il partner può ritrovarsi spiazzato e credere che sia una fase temporanea; prima o poi però si rende conto che è invece lo stato abituale.

Spesso questo tipo di persona dice di soffrire perché non si sente amata; ma quando poi viene amata, continua a stare male ugualmente (tranne magari un breve periodo gioioso) perché l'amore non riesce mai a sopraffare il malessere e la negatività che ha dentro. Oppure se riceve dal partner dieci atti piacevoli e due sgradevoli (cosa umana, in fondo, poiché nessuno è perfetto), tenderà ad ingigantire quelli sgradevoli e dimenticarsi di quelli positivi - rimanendo convinta che il partner non tiene davvero a lei.

Non apprezzano chi dà loro molto

Anche per questi motivi, di solito dare molto non funziona con queste persone. Se si cerca di riempirli di cure e attenzioni, nella speranza di farli stare meglio, dopo un po' è probabile che ciò che si dà non venga più apprezzato, si finisca col venire dati per scontati, o che se ne approfittino (si dà un dito e l'altro si prende un braccio).

Al contrario, darsi poco o concedersi solo ogni tanto viene solitamente più apprezzato (magari se ne lamenteranno, ma tanto lo fanno comunque). E' spesso il tipo di persona con cui è vero che "in amore vince chi fugge".

6. Si paragonano spesso agli altri

Le persone negative sono particolarmente inclini a fare paragoni con gli altri, sia in senso positivo che negativo:
  • Alcuni si vantano e svalutano gli altri, evidenziando i difetti altrui per apparire migliori. Le frequenti critiche rivolta agli altri (vedi punto 1) possono servire a questo scopo. Spesso traggono soddisfazione dalle disgrazie o mancanze altrui perché le vedono come un segno dell'inferiorità altrui, ed una conferma della propria "superiorità".
  • Altri evidenziano quanto gli altri siano più fortunati o di successo, il che permette loro di assumere un atteggiamento da vittima, oppure di giustificare la propria infelicità o passività ("Non è colpa mia, non ho quello che hanno gli altri, mi mancano le capacità, non ci riuscirei comunque...").

In entrambi i casi, confrontarsi in continuazione con gli altri è un atteggiamento poco sano; implica una mancanza di autonomia e di una solida identità personale (quando ho una sana identità, so chi sono senza bisogno di usare gli altri per definirmi). Attraverso i paragoni, si valuta se stessi e si giudicano le proprie azioni in funzione di quello che fanno gli altri; ma poiché siamo tutti diversi ed ognuno ha la propria storia, è una modalità disfunzionale che porta all'antagonismo e all'insoddisfazione personale.

La loro sofferenza conta di più

Queste persone hanno spesso la convinzione di soffrire più degli altri, o di essere le uniche a stare male - arrivando a sminuire o negare la sofferenza altrui. Quando qualcuno parla dei propri problemi, tendono a riportare il discorso su se stessi ("Ti capisco, anche a me è successo che ecc. ecc."). Non di rado sono insofferenti quando l'attenzione è rivolta alle problematiche altrui invece che alle loro.

7. Si arrendono davanti alle difficoltà

Essendo psicologicamente deboli, le persone negative spesso si scoraggiano o si arrendono di fronte ad ostacoli e sfide. Magari dicono tanti "Vorrei", "Mi piacerebbe" o "Dovrei", ma il più delle volte non fanno seguire al pensiero l'azione. Spesso non provano nemmeno, oppure la fatica o la frustrazione li inducono a smettere ai primi tentativi.

Se ricevono suggerimenti o incoraggiamenti (magari in risposta alle loro lamentele) per migliorare se stessi o la loro situazione, assumono un atteggiamento rinunciatario: trovano scuse o scaricano la responsabilità all'esterno ("non possono" per via dei genitori, del capo, dei figli, della società, ecc.).

Naturalmente ogni obiettivo meritevole richiede sforzo e fatica, nonché la perseveranza necessaria per perseguirlo: è il "prezzo da pagare" per arrivarci. Allo stesso modo, entrare in azione - a dispetto di paure, timidezza o difficoltà - è un passo indispensabile per realizzare qualsiasi cosa (pensiamo all'invitare qualcuno che ci piace).
Quando riusciamo ad agire e affrontiamo la vita, diventiamo più forti e aumentiamo l'autostima. Chi invece tende sempre a rinunciare e arrendersi, alimenta una sensazione di debolezza e impotenza che finisce con l'incrementare il suo atteggiamento negativo verso l'esistenza.

8. Hanno una serie di problemi di salute

Una mentalità negativa non è solo deprimente per se stessi e fastidiosa per gli altri. A lungo andare, può portare anche al deterioramento della salute fisica (sia per uno stile di vita malsano, sia per effetti psico-somatici).

Spesso ho osservato nelle persone negative che, oltre ad avere una particolare suscettibilità emotiva, hanno anche una insolita reattività fisica: non di rado soffrono di intolleranze alimentari, allergie, disturbi psicosomatici, difficoltà digestive o stitichezza - in modo cronico o a livelli elevati per la loro età.

Occasionale o abituale?

Naturalmente comportamenti del genere possono capitare a chiunque. Ma per la persona negativa è uno stato costante; anche quando cerca di distrarsi, vi ricade facilmente (per esempio se va a fare una gita, magari all'inizio appare contenta, ma presto inizia a lamentarsi di questo e di quello, o mostrare insofferenza, ecc.)

Se scopri di essere negativo

Se ti ritrovi nei tratti sopra elencati, ricorda che puoi sempre cambiare. Questo atteggiamento infatti non è innato ma è qualcosa di appreso, che quindi può essere disimparato:
  • Per prima cosa, riconosci che tale atteggiamento non ti porta nulla di buono; invece ti rovina l'umore, inquina momenti che potrebbero essere lieti, e fa allontanare gli altri.
  • Poi puoi iniziare a coltivare un atteggiamento positivo, ed imparare ad apprezzare le cose buone che ti circondano.
  • Se fatichi in questo cambiamento, considera di farti aiutare da un esperto (terapeuta, counselor, coach, ecc.).

Negativo è diverso da problematico o sofferente

Voglio precisare che una condizione di sofferenza o problematica non implica necessariamente essere una persona negativa:
  • Le persone negative sono sempre sofferenti, ma non tutti quelli che soffrono diventano negativi. Una grande sofferenza può renderci persone peggiori, ma anche migliori: magari imparando dall'esperienza, o se essa ci ispira a migliorare il mondo, invece di criticarlo.
  • Similmente, anche se le persone negative sono sempre problematiche (cioè hanno una personalità disturbata da eventi che li hanno segnati), non è sempre vero il contrario: ci sono persone problematiche che però sviluppano un atteggiamento positivo o costruttivo.

Le persone realmente negative, invece, risultano così condizionate dalle loro esperienze infelici, da adottare una sorta di "occhiali scuri permanenti" per cui vedono l'intera esistenza, e il mondo, in modo oscuro, sfiduciato e pessimista. Non di rado possono persino sviluppare manie di persecuzione ("Il mondo ce l'ha con me", "Sono destinato ad essere infelice"...), o mentalità complottiste.

“Non tutti quelli che soffrono
diventano negativi”

Come gestire le persone negative

Partiamo subito col dire che non è possibile cambiare gli altri. Quindi non possiamo rendere queste persone meno negative, o più serene e felici. Anche se agiamo con le migliori intenzioni (perché le vediamo sofferenti e vorremmo vivessero in modo più positivo), ciò è quasi impossibile: è come se fossero "possedute" da una forza più grande di loro, ed anche se dicono di voler stare meglio, di solito si oppongono ai cambiamenti.
In pratica non è possibile "salvare" queste persone: quasi sempre sono troppo bloccate nei loro schemi mentali (che, ricordiamo, servono in qualche modo a proteggerle, e per questo l'inconscio vuole mantenerli).

E' difficile essere autentici con loro

Quando abbiamo a che fare con persone negative, essere sinceri diventa un problema, a causa della loro suscettibilità (se la prendono facilmente, vedi punti 2 e 3) e del negare la responsabilità (non è mai colpa loro). Quindi se ci viene da esprimere un'osservazione, od un'opinione non del tutto lusinghiera, o siamo in disaccordo con loro, spesso tendono a prendersela e reagire male. Col tempo ciò diventa così logorante da indurci a mentire, o a tenerci dentro quello che sentiamo.

In altre parole, con queste persone essere se stessi è faticoso; anzi tendiamo a "camminare sulle uova", nel timore delle loro reazioni. Ovviamente questo rende pressoché impossibile avere una relazione autentica e profonda con loro.

Porsi a distanza

Se il loro modo di essere alla lunga ci diventa pesante e logorante (com'è naturale che sia), ma non vogliamo - o possiamo - tagliare i rapporti, l'opzione migliore è solitamente creare una certa distanza: vederle meno, o per brevi periodi. Se questo ci è impossibile (perché è un collega o un familiare stretto), possiamo fare in modo che siano presenti altre persone (che possono distrarre o "fare da cuscinetto"), oppure spostare la conversazione su argomenti "neutri" che non sollevino polemiche.
Per quanto possibile, evitiamo discussioni o tentativi di convincerli o di far loro cambiare idea: di solito è solo tempo perso, e fonte di ulteriori malumori e conflittualità.

Trattarli male può funzionare

A volte "trattare male" (in senso relativo) queste persone funziona meglio che trattarle bene, perché corrisponde al loro modo di pensare. Se siete insofferenti a loro, potreste provare a dire cose tipo "Piantala di lamentarti o criticare", "Smetti di parlare sempre di te", "Datti una calmata", "Sei pesante, non ti sopporto più", ecc. Alcuni si renderanno conto di esagerare e cercheranno di arginare la loro tendenza negativa.
E' anche possibile che vi considerino con maggiore stima, perché non avete subito passivamente. Un po' come con i bulli, rispettano più chi li tratta con rigore che chi assume atteggiamenti bonari (di cui spesso si approfittano).

E' però anche possibile, specialmente se avete a che fare con individui assai egocentrici o narcisisti, che reagiscano in modo offeso, con aggressività o addirittura violenza. Quindi meglio inquadrare il tipo prima di adottare questo atteggiamento.

Genitore tossico

Un caso particolare è quando la persona negativa è un "genitore tossico", ovvero chi ha un comportamento talmente negativo da creare seri problemi psicologici ad un figlio/a, per esempio:
  • Sempre critico, aggressivo o svalutante.
  • Non offre mai apprezzamento ad un figlio, per quanto questo si sforzi.
  • Fa sentire spesso il figlio inadeguato, sbagliato, non all'altezza.
  • Sostiene ripetutamente che il figlio non potrà mai essere amato, o che nessuno lo vorrà, o che non verrà mai amato come quel genitore lo ama.

Genitori del genere possono rovinare la vita dei figli, e per questa ragione i figli dovrebbero allontanarsi il prima possibile, anche a costo di perdere il rapporto; ne va della loro salute. Come minimo, con un genitore del genere il figlio dovrebbe rassegnarsi al fatto che non riceverà mai l'amore e l'approvazione che ha sempre desiderato da lui; ogni tentativo in tal senso, infatti, non fa che riaprire la ferita di autostima che quel genitore ha creato.

“Un genitore tossico
è così negativo da creare
seri problemi psicologici ai figli”

Perché abbiamo scelto questa persona?

Se ci troviamo invischiati con una persona negativa che abbiamo scelto (come amico o partner), e magari ci è già successo in passato, potremmo chiederci come mai abbiamo scelto proprio loro. E' vero che spesso queste persone, all'inizio, sono abili a nascondere la loro negatività, ed anzi possono essere molto seduttive o affettuose (di solito hanno problemi di dipendenza affettiva e soffrono di un senso di vuoto); ma se restiamo comunque nella relazione, pur patendola, forse abbiamo delle motivazioni inconsce.

A volte ne siamo attratti perché ci ricordano un genitore altrettanto negativo, o infelice. E magari ci attacchiamo a loro nella speranza di "guarirli" e superare il senso di "scarso amore" che abbiamo vissuto nell'infanzia (per approfondire questo tipo di ferite emotive, vedere il libro "Running on Empty" di Jonice Webb, sulla negligenza emotiva durante l'infanzia (info nella Bibliografia).

Possibili cause

Come per tutti i problemi psicologici, le origini di questa personalità possono essere molteplici. Le cause più probabili mi sembrano le seguenti:
  • Genitori iper-critici o severi (per cui i figli non vanno mai abbastanza bene).
  • Genitori freddi o anaffettivi (che lasciano una dolorosa ferita di assenza d'amore, ed il relativo malessere).
  • Genitori a loro volta molto negativi (per cui i figli assorbono questa modalità).
  • Traumi o abusi.

Parlando di disturbi psicologici, l'essere abitualmente negativo può essere sintomo di un serio stato depressivo, o persino di un disturbo borderline di personalità.

Come aiutare queste persone

Chi soffre di questo stato avrebbe bisogno prima di tutto di riconoscerlo, e poi di farsi aiutare da un esperto per uscirne. L'ostacolo più grande è proprio che, di solito, queste persone negano i propri problemi e preferiscono attribuirli agli altri; per cui raramente sono disposti a cambiare.

Se di fronte all'argomento questa persona reagisce con decisa negazione ("Io non ho niente! Sono gli altri che...!") e magari rabbia, è meglio non insistere perché non porterebbe a nulla: in questi casi il "muro di resistenza" è insormontabile. Anche solo far notare quando la sua negatività non corrisponde alla realtà, di solito viene preso male e scatena risentimento ("Nessuno mi capisce", "Ce l'avete con me"...).
E' solo quando questa persona raggiunge un livello di sofferenza e/o disperazione tale da chiedere aiuto, che si apre la possibilità di parlarne ed indirizzarla verso chi può assisterla in un percorso di guarigione.


(parte di questo post è liberamente adattata da "Negative People: 5 Characteristic Features")

"Non c'è modo di cancellare la sofferenza dalla faccia della terra, ma ci si può sempre concentrare sulla bellezza che rimane. Per farlo, cominciamo a lasciar perdere le lagnanze improduttive."
(P.M. Forni)

"E' umano provare emozioni negative, ma non bisogna farle prevalere."
(Anthony del Mello)

"Niente abbellisce il carattere, l'aspetto fisico o il comportamento quanto il desiderio di diffondere gioia anziché sofferenza."
(Ralph Waldo Emerson)


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Perché sei sfortunato in amore

Alcune donne sembrano davvero "sfortunate" in amore, poiché incontrano sempre (o sovente):
  • Uomini che le seducono ma poi le trascurano o le abbandonano.
  • Uomini che le usano solo per fare sesso
  • Uomini che sembrano meravigliosi all'inizio, ma poi si rivelano del tutto diversi da come si erano presentati.
  • Uomini con manie di controllo, oppressivi o violenti.
Ma si tratta di sfortuna... oppure ci sono altri motivi? In fondo il mondo è vario, e siamo tutti differenti. Quindi può capitare a tutti di fare un brutto incontro, o di essere ingannati da un manipolatore. Se però incontriamo sempre persone di un certo tipo, è probabile che la causa sia in noi.

Di seguito descrivo tre ragioni principali (più altre secondarie) per cui certe persone scelgono sempre - o tendenzialmente - un tipo di partner che si rivela problematico:
  1. Ferite emotive (o traumi del passato)
  2. Puntare a persone con "elevato valore" (maggiore del proprio)
  3. Volere un partner perfetto
  4. Altre cause possibili
N.B.: Queste ragioni possono valere sia per donne che uomini, ma specialmente la seconda e terza mi sembrano più frequenti nelle donne.


1. Ferite emotive

Molti hanno vissuto esperienze dolorose (specialmente nell'infanzia) che hanno lasciato un'impronta nella loro psiche. Spesso questi eventi vengono dimenticati a livello cosciente (rimozione), ma rimangono incisi nel nostro inconscio, e possono condizionare le nostre scelte.
Alcune ferite piuttosto comuni:
  • Se nella mia psiche c'è una "ferita dell'abbandono" (per esempio mi è capitato più volte di credere che i miei genitori mi abbandonassero, e sono rimasto spaventato), tenderò a scegliere persone che spariscono.
  • Se ho una "ferita del rifiuto", sarò attratto proprio dalle persone che non mi considerano, da quelle impegnate (e quindi non disponibili), o da quelle che tendono a respingere gli altri. Viceversa, troverò quelle che si interessano a me noiose o poco attraenti.
  • Se ho una "ferita del tradimento", troverò partner inclini a tradire.
  • Se ho una "ferita dell'autostima", oppure del "Non sono abbastanza", sceglierò partner che mi criticano, mi disprezzano, mi considerano poco o mi fanno sentire inferiore.

“Se ho una ferita del tradimento,
troverò partner
che mi tradiscono”

Chi si ritrova in queste situazioni tende a credere che il problema sia "esterno" a sé, e magari se la prende col sesso opposto: "Tutti gli uomini sono traditori / bugiardi", "Le donne sono sempre stronze / superficiali", ecc. Ovviamente ciò è falso perché esistono persone di ogni tipo. Ma per chi incontra sempre lo stesso tipo di persona, sembra che esistano solo quelle; non si rendono conto di essere loro a sceglierle! (seppure in modo inconsapevole).

L'inconscio ci guida verso certe persone

Può sembrare assurdo che andiamo a sceglierci proprio le situazioni che ci fanno soffrire. Oppure che sappiamo identificare un certo tipo di persona prima ancora di conoscerla. Eppure l'inconscio ha questa tendenza a "replicare" le ferite del passato, e possiede una specie di "radar" molto efficace.
Infatti situazioni di questo genere sono relativamente comuni: chi è influenzato da queste ferite si ritrova a scegliere spesso un certo tipo di partner (con i problemi che ne derivano), mentre potenziali partner più "sani" ed equilibrati vengono ignorati o scartati con motivazioni tipo "E' una bella persona ma gli manca qualcosa...", "Non è scattata la scintilla...", "Gli manca quel non-so-che...". In termini psicologici, l'attrazione istintiva si accende solo con persone che rientrano in un "modello" collegato con la nostra ferita, oppure che presentano uno schema comportamentale a noi familiare.
Per approfondire questa tematica, sono utili i libri citati nella bibliografia al fondo.

Tra le tre ragioni di cui parlo, questa funziona ugualmente sia negli uomini che nelle donne.

2. Puntare a persone con "elevato valore"

Se ti ritrovi sempre (o quasi sempre) attratto da persone che:
  • Si fanno desiderare.
  • Si dimostrano poco interessate a te.
  • Sembrano molto interessate ma poi perdono interesse o spariscono.
  • Dopo alcuni incontri passionali si intiepidiscono o si concedono poco.
  • Sembrano più interessate a fare altro che a stare insieme a te...
Forse è perché stai selezionando (magari senza renderti conto) solo persone con alto "valore di mercato" - o con "valore" maggiore del tuo.

Mercato relazionale

Parlare di
"valore di mercato" in ambito relazionale suona cinico e anti-romantico. Ma questo "mercato relazionale" esiste perché c'è una domanda ed offerta (tra le persone in cerca di partner), che sono governate dal "valore attrattivo" di ciascuno (quanto viene desiderato dagli altri).
E se ci pensiamo, appare ovvio che non siamo tutti sullo stesso piano: chi mai penserebbe che Danny DeVito o Lino Banfi attraggano in egual modo di George Clooney o Raoul Bova? Ovviamente alcune persone risultano molto più belle, attraenti o affascinanti di altre - quindi più appetibili e con maggior "valore" agli occhi del sesso opposto (sia chiaro che qui non parlo del "valore come persona", ma di quanto risultiamo attraenti agli occhi altrui).

Puntare in alto - o troppo in alto

D'altronde, è evidente che alcuni uomini non piacciono a nessuna donna o quasi, mentre altri uomini piacciono alla maggior parte. Quest'ultimo tipo di uomini (i più affascinanti), in genere, ha una serie di caratteristiche:
  • Essendo decisamente attraenti, hanno facilità a trovare donne interessate a loro, anche senza fare sforzi.
  • Di solito hanno già a disposizione una o più donne con cui si frequentano (cioè, è improbabile che tu sia l'unica).
  • Per via di questa "abbondanza", tendono facilmente a passare da una relazione ad un'altra.
  • Se una donna fa la difficile o esita a concedersi, difficilmente perdono tempo con lei: ne hanno altre intorno più disponibili.
La donna che si approccia a questo tipo di uomo ne è affascinata e lo vorrebbe tutto per sé... ma, date queste premesse, è alquanto difficile che ciò accada - specialmente se lei è una donna "media", non straordinaria.

Sia chiaro che desiderare il meglio è del tutto naturale; però bisogna anche essere realistici:
  • Se mi interesso soltanto agli uomini più attraenti (di maggior valore), è logico che li troverò meno disponibili, meno interessati e meno coinvolti (nonché meno fedeli). Sono quelli con più opportunità ed abbondanza, consapevoli del proprio valore (e - di solito - anche egocentrici).
  • Se mi interesso a persone con "valore di mercato" superiore al mio, è ovvio che riscuoterò poco o nessun interesse. Anche loro desiderano il meglio (come tutti), e sanno di potere avere qualcuno più vicino al loro valore.

“Gli uomini più attraenti
sono meno disponibili,
meno coinvolti e meno fedeli”

Quello che offro determina cosa posso ottenere

Riconoscere di essere parte di un "mercato", e di avere un "valore" determinato da esso, è scomodo; infatti ben pochi lo ammettono. Si preferisce pensare che "Abbiamo tutti lo stesso valore", o che si possa trovare un buon partner a prescindere da quello che possiamo offrire. Ma non funziona così: le cose non capitano per caso (incluso in amore), e quello che possiamo offrire determina l'interesse che riceviamo.
Molte persone - specialmente donne - sembrano rifiutare questo elementare concetto, e si attaccano all'idea di poter conquistare un partner eccezionale (cioè con valore molto superiore alla media) pur essendo persone normali o carenti. Sognano un "Principe Azzurro", anche se sono tutt'altro che principesse.
Ma è un po' come credere di poter ottenere un impiego prestigioso, pur non avendo le competenze necessarie: non è questione di fortuna... è questione di merito.

Non trovo mai nessuno

A volte queste persone si lamentano di non trovare mai nessuno, ma di solito trascurano di menzionare le varie persone che si sono interessate a loro (o addirittura innamorate), ma che per loro risultano "non abbastanza".
Certo alcuni davvero non trovano mai nessuno che li voglia. Ma altri rimangono soli perché vorrebbero più di ciò che è alla loro portata. Naturalmente non ha senso stare con qualcuno che non ci piace ma, al tempo stesso, bisogna fare i conti con la realtà: se voglio un'auto che costa 30.000 euro ma ne possiedo solo 10.000, ho due sole possibilità: restare a piedi oppure accontentarmi.

Vale anche per certi uomini

Quanto descritto è più frequentemente un problema femminile, perché mediamente sono le donne ad essere più selettive e ad accontentarsi di meno.
Ma questo accade anche a certi uomini: quelli che corrono sempre dietro alle donne più affascinanti, o molto più belle di loro, vanno ovviamente incontro ad una serie di fallimenti (rari colpi di fortuna a parte). Oppure rischiano di incontrare donne opportuniste o manipolatrici (se non addirittura truffatrici), che li illudono per ottenere dei vantaggi o sfruttarli, salvo poi scaricarli quando non servono più.

A ben guardare, questi risultati sono simili a quelli che capitano alle donne che inseguono gli uomini più attraenti: vengono ignorate o respinte, vengono ingannate, vengono usate e poi scaricate. Solo che quando ciò capita ad un uomo tendiamo a pensare che "Se l'è andata a cercare", mentre quando accade ad una donna si tende a compatirla per la sua "sfortuna". Ma se parliamo di adulti, ognuno è responsabile delle proprie scelte e delle conseguenze.

3. Volere un partner perfetto

Questo problema è, per certi versi, simile al punto precedente, ma portato all'estremo.
Un detto famoso dice "Nessuno è perfetto". Tutti lo sappiamo, eppure certe donne vorrebbero trovare un "partner perfetto", un uomo ideale, al punto da scartare tutti gli uomini che non corrispondono ai loro desideri (questo può capitare anche ad alcuni uomini, ovviamente, ma sembra molto più comune fra le donne). Probabilmente inseguono un ideale romantico favolistico, oppure sono influenzate da certi messaggi mediatici (pensiamo alle commedie romantiche hollywoodiane, dove donne ordinarie vivono amori straordinari; oppure a certi messaggi di "onnipotenza" del femminismo: "Una donna può fare tutto quello che vuole").

Cosa succede a queste donne?

Come detto, tenderanno prima o poi a scartare tutti gli uomini reali: ci sarà sempre qualche difetto, qualche mancanza, qualcosa di reprensibile (proprio perché... "nessuno è perfetto"!). Sono quelle donne che, all'amica che chiede "Come va con Mario?", rispondono con un sospiro dicendo "Sembrava andare tutto bene, ma poi...". C'è sempre un "ma".

O non proprio sempre. A volte incontrano quello che sembra loro "l'uomo perfetto": fascinoso, elegante, benestante, dai modi raffinati, galante, che sa sempre come corteggiarla, come prenderla, cosa dire... sembra proprio un film! Ovviamente lei è entusiasta e perde la testa per lui. E se qualcosa non quadra, se le amiche notano che a volte lui ha comportamenti anomali, lei entra in negazione e si attacca alla sua favola romantica.
Fino a che... dopo una settimana, un mese o una stagione... succede qualcosa:
  • Dopo alcuni incontri passionali, l'interesse di lui si dirada.
  • Improvvisamente è presissimo dal suo lavoro, o il suo telefono ha problemi, o parte per l'estero.
  • A volte sparisce per giorni e diventa irreperibile - poi ricompare come se niente fosse.
  • Salta fuori che ha un giro esteso di donne con cui si frequenta.
  • Diventa controllante, ossessivo, manipolatorio.
  • Si rivela gelosissimo e la accusa di tradirlo senza motivi.
  • Comincia ad essere suscettibile, aggressivo e persino violento.
  • Si scopre che è già sposato.

“Quando incontri l'uomo perfetto,
prima o poi scoprirai
che era una finzione”

Narcisisti, machiavellici, psicopatici

Cosa è accaduto? Che l'uomo perfetto - com'è ovvio - non esiste; ma esistono persone narcisiste, machiavelliche, psicopatiche* (la cosiddetta
"triade oscura"), che sono molto brave a recitare quella parte. In pratica sanno incarnare "l'uomo dei tuoi sogni". Peccato che sia solo una recita, una maschera che prima o poi cade; e dietro si scopre una persona falsa, manipolativa, disturbata ed a volte persino pericolosa.

* Con "psicopatico" qui non intendo il significato popolare tipo criminale da serie TV, bensì in senso psicologico: cioè di persona con Ego grandioso, incapace di empatia e sensi di colpa, bugiarda e manipolativa, che usa gli altri per i propri scopi.

Questi individui sono particolarmente bravi ad essere affascinanti e seduttivi. E' facile cascare nella loro trappola - almeno all'inizio. Ma dopo l'esperienza si impara ad evitarli: riconosciamo certi segnali; diamo ascolto agli amici quando ci fanno notare comportamenti anomali; capiamo che quando qualcosa "sembra troppo bello per essere vero", di solito non è vero.
Però le persone ingenue e immature, quelle eccessivamente romantiche, e quelle che inseguono il partner perfetto, invece, tendono a cascarci ancora e ancora. O perché mancano della intelligenza emotiva necessaria; o perché sono talmente dipendenti dal loro sogno (un amore straordinario che le "salvi" da un'esistenza grigia), da non voler vedere la realtà.

Se inseguo l'impossibile, incontro un truffatore

In sintesi, se cerco un partner perfetto senza adattarmi alla realtà (che non è mai perfetta), prima o poi rischio di cadere nella trappola di una persona manipolativa che mi fa credere di essere ciò che desidero. Perché è l'unico che incarna il mio sogno, che mi appare perfetto per me (anche se è solo una recita).
E' un po' quello che succede a chi vorrebbe arricchirsi velocemente e senza fatica (altro sogno impossibile): prima o poi vengono truffati da qualcuno che gli prospetta la realizzazione del loro sogno, e loro ci cascheranno. Come Pinocchio, quando incontrano il Gatto e la Volpe crederanno che "l'Albero degli Zecchini d'oro", o il "Paese dei Balocchi", siano reali.

4. Altre cause possibili

Le tre ragioni esposte finora sono tra le più frequenti, ma naturalmente possono esserci altri motivi per cui la vita sentimentale risulta fallimentare. Da notare che, nella maggioranza dei casi, non siamo consapevoli di comportarci in tali modi, quindi non comprendiamo la ragione dei nostri insuccessi (per cui tendiamo a dare la colpa agli altri).

Idee errate e convinzioni illusorie

Le nostre idee ci condizionano: spesso riceviamo dall'ambiente (genitori, amici, società...) idee o pregiudizi che non corrispondono alla realtà, per cui se ci basiamo su di essi avremo risultati scarsi o assenti. Per esempio se ci hanno convinto che:
  • gli uomini cercano solo sesso, o sono tutti traditori;
  • le donne sono interessate solo al denaro, o sono tutte "zoccole" (vedi il complesso "madonna-puttana")...
sarà difficile rapportarsi col sesso opposto in modo positivo e fruttuoso. Continueremo a fare passi falsi e allontanare gli altri, convinti di comportarci nel modo giusto.

Lo stesso accade se crediamo alle molte falsità sull'amore che ci vengono raccontate, per esempio: Queste idee romantiche sono ingannevoli e, se ci basiamo su di esse, delusioni, incomprensioni e conflitti saranno inevitabili.

Scegliere un partner per fare contenti altri

A volte veniamo condizionati non solo dai pensieri altrui, ma anche dai loro desideri. Spesso i genitori ci dicono come dovremmo essere, e persino come dovremmo vivere ed amare. Non è raro ricevere messaggi tipo "Dovresti sposare una brava ragazza", "Quand'è che trovi uno serio con una buona posizione?", "Non vorrai mica stare con un operaio / commessa / negro / straniera...".
Se siamo molto legati ai genitori, o abbiamo una personalità fragile, potremmo sentirci in dovere di farli felici, e quindi seguire i loro dettami. Così come alcuni seguono corsi di laurea per cui non hanno alcun interesse (ma i genitori vogliono un figlio avvocato o dottore), altri scelgono partner non in base ai loro gusti o esigenze personali, ma in accordo alle direttive altrui; oppure lasciano partner con cui stanno bene, ma che suscitano la disapprovazione esterna.

Questi influssi provengono solitamente dai genitori, ma possono anche venire dagli amici o dalla società (quello che è "di moda" o che viene pubblicamente approvato, come la magrezza femminile negli ultimi 60 anni). Naturalmente le relazioni basate su queste scelte tendono a naufragare, oppure si trascinano infelici, perché vanno contro la nostra reale natura.

Restare chiusi, passivi e in difesa

Certe persone, per loro natura o perché hanno subìto esperienze negative (vedi punto 1), mantengono un atteggiamento chiuso, sulla difensiva, passivo, evitante. Non si fidano degli altri, non si fanno conoscere. Comunicano poco o solo in modo superficiale. Sono più concentrati sull'evitare i rischi piuttosto che cogliere le opportunità.
Ovviamente tutto ciò limita gravemente la loro vita relazionale. Non solo così facendo perdono la maggior parte delle occasioni, ma allontanano anche gli altri perché vengono percepiti come freddi, aridi, scostanti o "insipidi".

Ambiente sbagliato

A volte non riusciamo ad avere una relazione funzionale perché viviamo in un ambiente troppo diverso da noi, quindi non incontriamo persone compatibili col nostro modo di essere. Pensiamo ad una donna libera e indipendente, che viva in un paese molto tradizionalista.
In questi casi l'unica soluzione è trasferirsi in un luogo diverso e più affine alla nostra natura.

Prendere senza dare

Tutti abbiamo bisogno degli altri, e tutti cerchiamo qualcosa da loro - è del tutto naturale. Il problema di certe persone è che prendono ma non sanno dare; vogliono essere amate ma non riescono - o non sono interessate - ad amare gli altri. Per esempio persone:
  • egocentriche, tutte concentrate su se stesse;
  • fortemente pretenziose, per cui ogni loro desiderio va soddisfatto (ma quelli altrui sono trascurabili);
  • oppure immature, rimaste con una personalità "infantile" (il bambino non è in grado di dare, può solo ricevere).
Naturalmente gli altri, presto o tardi, si allontanano da loro, perché si stancano di dare senza ricevere; si sentono trascurati, usati o "succhiati" come da un vampiro.


Non è la sfortuna: sono le tue scelte

Riassumendo, le persone "sfortunate in amore" sono in realtà persone che compiono certi errori (anche se in modo inconsapevole). Un evento sfortunato può accadere a tutti, ma se lo cosa si ripete più volte, non è più sfortuna ma una conseguenza delle nostre azioni.

Dare la colpa agli altri

Quando ci capitano problemi relazionali, è facile dare la colpa al sesso opposto. In questi casi, pensare che "Gli uomini sono sbagliati", "Sono tutti narcisisti", "Dovrebbero essere diversi", ecc. (lo stesso potrebbero dire alcuni uomini delle donne) aiuta a credere che è sempre colpa degli altri e noi siamo "vittime innocenti".
Ma questo non risolve nulla, e non è nemmeno realistico: esistono persone di ogni tipo, quindi non tutti gli uomini sono narcisisti, o traditori, o inaffidabili (proprio come non tutte le donne sono false, o materialiste, od opportuniste...). Il mondo è pieno di coppie che lo dimostrano (pur con i loro problemi). Quindi il problema raramente è nel mondo, ma molto spesso è dentro di noi.

Quando viviamo problemi come quelli esposti, quindi, per uscirne è necessario:
  1. Riconoscere la propria responsabilità
  2. Osservare come le nostre scelte hanno contribuito alla situazione
  3. Imparare a fare scelte diverse.


Bibliografia minima

Di seguito tre libri che trattano alcune delle problematiche citate, che possono aiutare chi è "sfortunato" in amore a capirne i motivi e trovare delle soluzioni:

"Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto."
(Robin Norwood, "Donne che amano troppo")

"Dopo aver sviluppato una concezione dell'amore sufficientemente ideale, sufficientemente nobile e perfetta, siete fregati. Ormai niente vi potrà più bastare."
(Michel Houellebecq, "Rester vivant")

"In amore, ognuno di noi è responsabile di quello che prova e non può incolpare l'altro per questo. Nessuno perde nessuno, perché nessuno possiede nessuno."
(Paulo Coelho)


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Se gli argomenti di questo post ti toccano da vicino e vorresti discuterne, approfondire, o rivolgermi delle domande; oppure se senti il bisogno di parlare dei tuoi problemi, puoi chiedermi un colloquio.

Insegnare che il sesso è sbagliato incasina la vita

Questo post è l'adattamento di una risposta data da una terapeuta americana ad un suo lettore (vedi link al fondo), che le confessa le sue difficoltà in ambito sessuale derivanti da un'educazione puritana e repressiva. Aldilà delle differenze tra le due culture, sia negli USA che in Italia esiste una tendenza sessuofobica che condanna la sessualità e condiziona molte persone - con conseguenze spesso simili a quanto esposto di seguito...

La dr.ssa Samantha R. Whiten scrive...

Ecco un altro esempio di una persona educata a pensare che il sesso sia cosa di cui vergognarsi, che ha aspettato il matrimonio prima di fare sesso, ed ora ha problemi sessuali nella relazione. Queste cose mi disturbano profondamente: insegnare ai bambini che il sesso è sporco, o sbagliato, o immorale quando non si è sposati, porta le persone a dover ricorrere in seguito a terapeuti o consulenti di coppia per lungo tempo. Ed è anche un altro caso in cui i genitori impongono la loro visione ai figli.

La domanda del lettore

"Mia moglie ed io abbiamo iniziato una relazione a distanza quando ci siamo fidanzati, e dopo sposati abbiamo fatto sesso circa una volta alla settimana. Abbiamo iniziato a cercare una gravidanza e lei voleva fare sesso ogni paio di giorni. Questo mi entusiasmava ma ho avuto dei problemi di impotenza. Di base ho attacchi di panico e ansia da prestazione, e questo ha reso difficile il suo rimanere incinta; poi la scorsa primavera ha avuto un aborto spontaneo e ha dovuto subire un intervento all'utero.
Non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di ansia legata al sesso. Ho fatto sesso solo con mia moglie. Sono cresciuto in una famiglia religiosa molto rigida, mi è stato insegnato che fare sesso per ottenere piacere fosse sbagliato, e non ho fatto sesso prima dei 30 anni.
Con mia moglie abbiamo parlato del sesso e della mia ansia, ma non so come superare l'ostacolo e viverlo in modo rilassato. Ho fatto esami sul mio testosterone ed è risultato basso. Sono in buona salute generale, faccio esercizio fisico e dormo abbastanza bene. Ho un lavoro stressante ma non capisco cosa mi succede. Aiuto!"

“Non riesco a scrollarmi di dosso
la sensazione di ansia
legata al sesso”

La risposta della terapeuta

Prima di tutto è bene verificare cosa puoi fare, dal punto di vista medico, per il tuo basso livello di testosterone. In secondo luogo, trova un buon terapeuta e parlate della tua educazione e dei suoi effetti sulla tua identità sessuale.

Detto questo, non posso trattenermi dall'essere franca: questo genere di cose sono esattamente il motivo per cui è così importante non indurre vergogna nei bambini riguardo il sesso. Il sesso è normale e naturale, e quando dici ai bambini che le brave persone non fanno sesso, o che il sesso dovrebbe avvenire solo quando sei sposato, questo incasina la loro mente. Perché amore e sesso sono due cose differenti. Lo stesso vale per baciarsi e l'amore, tenersi la mano e l'amore, i massaggi e l'amore, e qualsiasi attività fisica e l'amore. In questo articolo descrivo come parlare ai tuoi figli del sesso in modo positivo.

Non ci sarebbero giudizi negativi sulle persone sessualmente esuberanti (di entrambi i sessi), né menzione di "troie" o "porci", se tutti smettessimo di collegare il proprio valore e la propria identità a quanti partner hanno avuto o se è accaduto prima o dopo il matrimonio. Perché mai il sesso dovrebbe riguardare la moralità? Il sesso fatto in modo sano, rispettoso e sicuro va sempre bene, non importa con chi sia, quando o come.
Se per caso sei religioso, non puoi semplicemente dire: "La nostra religione dice di non fare sesso prima del matrimonio, ma altre persone fanno sesso prima del matrimonio e sono comunque brave persone che, semplicemente, non credono nella nostra religione"? Questa affermazione, usata su qualsiasi argomento, non solo il sesso, farebbe molto per aiutare le persone di religioni diverse a rispettarsi a vicenda.

Quanto fai sesso non definisce il tuo valore

Ma, in realtà, come può una persona comprendere che il sesso è buono e giusto dopo il matrimonio, se fino al giorno prima del matrimonio è "cattivo" e "sbagliato"? Cosa c'entra il sesso con quanto un uomo rispetta una donna? Caspita, ho fatto sesso con molte persone (e mi astengo dall'evidenziare in maiuscolo la parola "molte" solo per rispetto di mio marito)...
Ma questo è esattamente il punto, a pensarci bene. Perché mai qualcuno dovrebbe giudicarmi per aver fatto sesso con molte persone? Me la sono goduta. Credo che i miei partner se la siano goduta altrettanto. Semmai dovrei vergognarmi se avessi fatto un sacco di sesso sgradevole, che ai miei partner non è piaciuto per niente, eventualmente.

E' davvero una società triste quella in cui il fatto che tu ti dedichi o meno a una normale attività da mammiferi con un altro essere umano, definisce la tua autostima; e specialmente quando questa idea viene inculcata nei nostri figli. Spero che i miei figli facciano molto sesso, se vogliono, purché sia sicuro; e che non pensino a nessun collegamento tra l'avere un sano desiderio sessuale ed esplorare il sesso con altre persone, e chi sono come esseri umani. E se non ne avranno voglia, va bene anche questo.
Ma vi dirò una cosa: sono molto più incline a giudicare i miei figli per aver fatto un pessimo lavoro su un compito scolastico, che per aver fatto sesso protetto nel loro dormitorio, o in automobile - e non parlo di casa mia solo perché è piccola e ci vivono cinque persone. Ma quando esco e vado a lavorare possono farlo, purché facciano quello che vogliono quando lo vogliono (questa ricerca mostra che gli adolescenti fanno sesso in egual misura, sia che venga insegnata l'astinenza o meno; e l'educazione sessuale è la via migliore per evitare che i figli abbiano una gravidanza o una malattia sessuale).

“E' triste che dedicarsi ad una
normale attività da mammiferi
definisca la tua autostima”

Volere la botte piena e la moglie casta

A proposito, so che sei un uomo, ma questo argomento solleva la faccenda del complesso madonna-puttana. Come possono gli uomini volere una donna che è aperta e libera a letto, ma anche volere una donna che ha fatto sesso solo con un paio di ragazzi - al massimo - prima di loro? Certo a volte succede, ma il più delle volte le persone con un forte desiderio sessuale, e che non si siano sposate giovani, hanno numerosi partner nelle loro vite.
Volere una donna "con forte libido ma casta" è come dire che vuoi qualcuno che ami mangiare, ma che apprezzi il cibo solo dopo averti conosciuto. O che vuoi qualcuno che comunichi assai bene, ma che fosse muto prima di incontrarti. E' pura fantasia! Le donne a cui piace molto il sesso, in genere hanno fatto sesso prima di incontrarti. E le donne a cui il sesso piaceva poco prima, molto probabilmente continueranno ad apprezzare poco il sesso anche con te.
Inoltre, nella consulenza di coppia non ho mai sentito un uomo lamentarsi perché "Mia moglie è troppo aperta sessualmente."

Tra l'altro, se fai sesso con altre persone prima del matrimonio, con tutta probabilità:
  • hai molto meno imbarazzo o disagio riguardo il sesso;
  • sai come mostrare al tuo partner come darti piacere;
  • comprendi maggiormente i tuoi partner e come appagarli;
  • non giudichi i partner in base alle loro preferenze sessuali, perché hai conosciuto più persone e le loro svariate preferenze;
  • e sei più fiducioso sessualmente, poiché hai ricevuto feedback positivi da persone che non "devono" per forza apprezzare le tue prestazioni sessuali, solo in virtù del fatto di essere sposate con te.

Prendi il controllo della tua vita sessuale

Caro lettore, hai bisogno di prendere il controllo della tua vita sessuale e fare tutte le cose che hai sempre voluto fare, ma che ti è stato insegnato fossero "cattive" o "sbagliate": Consideralo il tuo "programma di esposizione" per superare la tua ansia sessuale. A proposito, parlo di ansia e terapia dell'esposizione in questo articolo.

Comunque sia, mi dispiace per te. Prenditi cura del tuo testosterone, trova un terapeuta e prova a fare sesso nonostante le tue resistenze; come qualsiasi altra cosa, più lo fai più la tua ansia diminuirà. Tutti i discorsi al mondo non aiuteranno tanto quanto cambiare attivamente il tuo comportamento: insegnare al tuo cervello che il sesso è qualcosa di positivo attraverso l'esposizione ripetuta a fare sesso. Questa è la parte "comportamentale" della "terapia cognitivo comportamentale". Inoltre, per quanto riguarda la parte "cognitiva", leggi siti Web e articoli con atteggiamento positivo sul sesso (come questo), per aiutarti a controbattere gli insegnamenti ricevuti nell'infanzia sul sesso come qualcosa di cui vergognarsi.

Grazie per avermi scritto, e per avermi dato l'opportunità di dire quanto detesto le persone che dicono che il sesso è sbagliato. Al nostro prossimo incontro, e nel frattempo rimango "La terapeuta-blogger che ha osservato come le persone in consulenza di coppia che non hanno mai fatto sesso prima di incontrare il coniuge, sperimentano frequentemente disfunzioni sessuali, rimpianto o insoddisfazione".

Cosa puoi fare

Se sei un genitore con ansie o giudizi riguardo al sesso, evita di trasmetterli ai tuoi figli. Insegnare loro giudizi o inibizioni non li proteggerà - come forse credi - ma li renderà solo bloccati, repressi e infelici.

Se sei un adulto con disagi o difficoltà nella sessualità, oltre ad applicare quanto scritto finora puoi fare alcune cose:
  • Identifica i messaggi negativi ricevuti dalla famiglia o dalla società, osserva come ti condizionano, e prova a lasciarteli alle spalle. Valuta se siano utili o privi di senso; in quest'ultimo caso, riconosci che non hanno valore per te, e lasciali perdere. Se emergono come "vocine" nella testa, dì loro "Grazie ma non mi servite più" e pensa invece qualcosa di positivo a riguardo.
  • Riconosci che vivere il sesso - che sia di rado o tutti i giorni, con un partner oppure molti, da sposati o meno - è una delle esperienze più intense ed appaganti della vita. Questo vale per ogni essere umano, quindi anche per te. Ti meriti di godertelo senza sensi di colpa né sentirti sbagliato. :-)
  • Concedi a te stesso che puoi vivere la sessualità in modo positivo e libero. Se riconosci agli altri questa possibilità, perché non a te stesso? Se non la riconosci agli altri, chiediti i motivi: è una decisione tua, o te l'hanno insegnato?
  • Se nella tua coppia avete difficoltà nel sesso, invece di nascondere la sofferenza e tenervi dentro i dubbi, è meglio parlarne e condividere i propri problemi: è decisamente più facile superarli insieme. Se il tuo partner è giudicante o imbarazzato a riguardo, suggeriscigli di leggere questo post. Insieme potete sperimentare nuove idee, giochi o fantasie erotiche per ampliare i vostri orizzonti ed espandere il vostro piacere.

Per finire, in certi casi tutto questo non è sufficiente e non si è in grado di liberarsi dai condizionamenti. E' del tutto umano, perché "ripulire" la propria mente dagli influssi del passato non è semplice. Se è il tuo caso, considera la possibilità di farti aiutare da un terapeuta o counselor, magari specializzato in ambito sessuale.


(parte di questo post è liberamente adattata da "Why being taught that sex is bad messes you up", della dott.ssa Samantha Rodman Whiten)

"Il sesso è una cosa seria che deve essere presa con leggerezza."
(Lorena Berdùn, sessuologa)

Il puritanesimo è l'ossessiva paura che qualcuno, da qualche parte, possa essere felice."
(Henry Louis Mencken)

La castità è la più pericolosa di tutte le perversioni sessuali."
(George Bernard Shaw)


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