Mediamente, il presente è meglio del passato. Ma poiché i più dimenticano il passato, oppure lo ignorano, il presente gli sembra peggiore.
Inizio del XXI secolo
Per valutare la tesi che questo periodo, per quanto problematico, non sia comunque peggiore del passato, proviamo ad esaminare quest'ultimo quarto di secolo (per poi confrontarlo con un secolo fa):- Nel 2001 ci sono stati gli attentati terroristici dell'11 settembre.
- Nel 2008 c'è stata una crisi finanziaria globale.
- Nel 2020 si è diffusa la pandemia del Covid-19.
- Nel 2022 è iniziata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
- Nel 2023 c'è stato l'attacco ad Israele da parte di Hamas ad ottobre. L'evento ha provocato la successiva invasione di Gaza da parte dell'esercito israeliano.
- Nel 2025 Donald Trump, nuovamente eletto Presidente degli Stati Uniti, ha indotto importanti destabilizzazioni nei mercati mondiali, nonché la rottura di alleanze ed equilibri geopolitici che duravano da decenni.
- A tutto ciò possiamo aggiungere l'espansionismo di paesi come la Cina, la diffusione di dittature in varie parti del mondo (p.es. in Africa), ed in generale un declino delle democrazie.
Inizio del XX secolo
Certo sono tutti fenomeni preoccupanti. Ma proviamo ad esaminare eventi simili accaduti nel periodo equivalente di un secolo prima:- Parlando di conflitti, nel 1914 è scoppiata la prima guerra mondiale. In confronto i conflitti locali del XXI secolo hanno rilevanza ben minore.
- Se guardiamo le epidemie, nel 1918 si è diffusa la pandemia di influenza spagnola, che ha provocato più vittime della guerra mondiale appena terminata (!).
- A proposito di crisi economico-finanziarie, nel 1929 c'è stato il crollo di Wall Street che ha innescato una Grande Depressione globale.
- E se consideriamo le tensioni internazionali ed i conflitti geopolitici, pare superfluo rammentare che in soli 25 anni (1914-1939) hanno condotto a ben due guerre mondiali. Tragedie su questa scala non avvengono più da almeno 80 anni.
- Inoltre, un secolo fa nel mondo c'erano livelli di povertà molto più elevati (circa il 60% viveva in condizioni di povertà estrema, contro il 10% del 2025), e assistenza sanitaria molto meno efficiente (quindi molti più morti per malattie oggi curabili). In Italia, l'aspettativa di vita era ben più breve (50-55 anni nel 1925, contro 83-84 anni nel 2025); ed il PIL pro-capite nel 1929 era sui 3300$ rispetto ai 41.000$ del 2025.
Confrontando questi due periodi, appare evidente che la situazione di un secolo fa fosse per ogni verso peggiore di quella attuale. Quindi il pessimismo odierno non sembra avere una giustificazione oggettiva. E non dimentichiamo che più andiamo indietro nel tempo e peggio si stava.
“La situazione di un secolo fa
era per ogni verso peggiore
di quella attuale”
I problemi sono parte dell'esistenza
Non sto sottovalutando le difficoltà ed i problemi del presente. Ma è importante ricordare che i problemi sono sempre esistiti, e non c'è mai stata una "epoca d'oro" in cui tutto andasse bene. L'affermazione di Budda per cui "La vita è sofferenza" non è mai stata smentita. Anzi."La maggior parte delle persone trae una buona dose di divertimento dalle proprie vite, ma tutto sommato la vita è sofferenza, e solo i giovanissimi o gli sciocchi pensano il contrario."
(George Orwell)
Il mondo va male perché io sto male
Ma allora perché così tante persone credono che il mondo vada peggiorando? Le ragioni sono molteplici (e le esamino nel post appena linkato), ma soprattutto deriva dal fatto che i più si concentrano sulla propria sofferenza od angoscia (trascurando le tragedie dei tempi andati, che ci risultano remote), per cui il presente appare peggio di quanto sia.In pratica, la loro percezione soggettiva dice "Poiché IO soffro, vuol dire che il mondo va male o è peggiorato"; o, in altri termini, "Com'è possibile che il mondo migliori se IO ho tutti questi problemi?". Ovviamente è una prospettiva estremamente limitata e distorta. Un po' come quella di un genitore a cui dei malviventi hanno ucciso il figlio, che si convince che i crimini violenti stiano dilagando (mentre in realtà sono in calo da decenni): la sua è certamente una tragedia, ma non definisce la realtà.
Perché ci lamentiamo e non apprezziamo il presente
Ma se in generale stiamo meglio che nel passato, come mai le persone tendono solitamente a lamentarsi del presente? Come ho già detto, in parte è per ignoranza del passato, o per una visione soggettiva e personale invece che oggettiva e sistemica. Ma non è solo questo; è dovuto anche a due tratti tipici della natura umana.Abitudine
Ci abituiamo rapidamente a quello che abbiamo, e finiamo col darlo per scontato (per cui non lo apprezziamo come dovuto, tranne quando lo perdiamo). Per esempio oggi molti sono abituati a vivere liberi in una democrazia, ed invece di apprezzarlo lo svalutano o se ne lamentano.Pensiamo a chi non va a votare perché lo ritiene inutile, od a chi gridava alla "dittatura" durante le restrizioni durante il Covid. Costoro dimenticano il sacrificio di chi ha combattuto per liberare l'Italia dal dominio fascista, o per conquistare il diritto di voto per tutti. Quello per cui così tanti hanno lottato o dato la vita (perché ne comprendevano il valore), oggi viene spesso disprezzato - perché ci siamo abituati e appare scontato.
Ambizione infinita
Inoltre, vogliamo sempre di più e non sappiamo accontentarci. Chi oggi guadagna come dieci anni fa, si lamenta perché si aspetta - o pretende - che dovrebbe guadagnare di più. Qualunque obiettivo raggiungiamo, dopo un po' non ci basta e vogliamo ancora di più: non è mai abbastanza.Il problema è che ci aspettiamo un miglioramento continuo. Ma il progresso non è mai costante: a volte è stabile, a volta fa due passi avanti e uno indietro. Però ai passi avanti ci abituiamo presto, mentre quelli indietro ci scandalizzano. Provate a cambiare lo stipendio mensile di un impiegato:
- Se lo aumentate di 10 euro, probabilmente non lo apprezzerà ed invece si lamenterà che non gli cambia niente.
- Ma se lo diminuite di 10 euro, lo sentirete imprecare dalla mattina alla sera!
“ Qualunque cosa raggiungiamo,
dopo un po' non ci basta
e vogliamo ancora di più”
Siamo più ricchi di 50 anni fa - ma non ce ne accorgiamo
Chi oggi si lamenta che fatica ad arrivare a fine mese con due stipendi, mentre 50 anni fa ne bastava uno, si convince che il motivo sia che oggi si guadagna di meno (il che è falso). Ma la spiegazione reale è che nel 1975 si viveva in modo ben più povero e limitato (nonostante il "boom economico"): non tutti avevano l'auto, ed i più la compravano a rate; idem per TV ed elettrodomestici; non esistevano spese per telefonia cellulare, internet, streaming, computer, abbigliamento firmato (cose che oggi i più ritengono indispensabili); si andava in vacanza una volta l'anno, se andava bene; i voli aerei erano roba da ricchi.In sintesi, oggi gli italiani spendono ben di più e sono decisamente più benestanti di 50 anni fa (PIL pro-capite di 20.000€ nel 1975, contro 37.200€ nel 2024, al netto dell'inflazione) - anche se ci sembra il contrario.
"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)
La soluzione è la gratitudine
Ma se la nostra mente tende istintivamente ad abituarsi e non accontentarsi, generando quindi insoddisfazione ed infelicità a prescindere dalle nostre condizioni oggettive, come uscirne?Secondo me una risposta può venire dal coltivare i seguenti atteggiamenti:
- Non dare nulla per scontato, specialmente tutti gli elementi positivi presenti nella nostra vita. Anche cose apparentemente banali come l'acqua potabile, il bagno in casa, il riscaldamento, cibo nel frigo, musica sempre disponibile, informazione e cultura a portata di mano, ecc. Sono cose che in tutta la storia umana pochi o nessuno ha avuto, ed anche solo un secolo fa erano riservate ai ricchi.
- Coltivare la capacità di gratitudine: ovvero imparare ad apprezzare intenzionalmente tutto ciò che ci circonda, in modo da gustarlo appieno. Paradossalmente, tra una persona che ha 100 cose ma non le apprezza, ed una che ne ha solo 50 ma sa apprezzarle, la seconda si sentirà assai più ricca ed appagata della prima.
Come molti saggi insegnano, il "segreto" della felicità non sta nell'avere sempre di più, ma nel sapersi godere quello che già si ha. E magari anche nel ricordarsi quanto in passato si stesse per molti versi peggio di oggi.
"La gratitudine è il paradiso."
(William Blake)
"Tutta la vita è risolvere problemi."
(Karl R. Popper, titolo del libro omonimo)
"Abbiamo bisogno di minimizzare i nostri problemi e di esaltare le nostre fortune."
(Humphrey B. Neill)
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