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L'amore ti arricchisce la vita, ma non te la risolve

Molti cercano accanitamente qualcuno che li ami, come se fosse il loro desiderio più importante o unico, e si aspettano che una volta trovato saranno pienamente felici. Ma dopo che l'hanno incontrato, curiosamente, alcuni ritornano ad uno stato di insoddisfazione, frustrazione o negatività simile a come stavano prima - magari dopo una breve "bolla" di felicità iniziale - e ricominciano a lamentarsi.
Eppure hanno trovato ciò che cercavano (anche se forse non esattamente uguale a come avrebbero voluto; del resto l'amore non è mai perfetto, anche quando è autentico). Forse in questi casi qualcosa non quadra...

Ovviamente parlo di casi in cui il partner ama sinceramente, non per finta. Ed in cui c'è una sufficiente compatibilità tra i due. E' chiaro che se l'amore c'è a parole ma non nei fatti, oppure è disfunzionale, o i due sono incompatibili, la relazione non può funzionare.
Ma non sto parlando di quei casi; parlo di quelle relazioni in cui l'amore c'è, è reale e funziona... eppure chi lo cercava rimane tormentato e infelice.

L'amore non ti risolve la vita

La mia spiegazione è che, in molti di questi casi, la persona che pativa la mancanza d'amore aveva anche altri problemi seri:
  • Magari non si piace, si detesta, non si stima o non si accetta per come è.
  • Forse vive una vita che non gli piace, o che addirittura gli fa schifo.
  • Magari odia il suo lavoro, o vive in una famiglia "tossica".
  • Forse ha un vuoto esistenziale, non sa cosa fare della sua vita, non trova un senso.
  • Oppure ha dentro una sofferenza profonda e inspiegabile, una tristezza di fondo, una mente dominata da conflitti e "demoni interiori".

In tutti questi casi, anche un amore sincero non può bastare a cancellare quanto sopra; quei problemi continueranno ad esistere, ed a farsi sentire. Però spesso la persona che cerca l'amore si illude che esso cambierà l'intera sua vita in meglio (e/o non vuole riconoscere di avere altri problemi che non c'entrano con l'amore).

L'amore non cambia come sei

Un amore intenso può certamente nutrirci, innalzarci, aiutarci a fiorire. Ma da solo non ci trasformerà in una persona migliore (*). Se dentro di me ho qualcosa che mi tormenta, l'amore non lo farà sparire come per magia:
  • Se non ti piaci, sentirti dire "Sei stupenda" non ti farà cambiare idea. Hai bisogno di imparare ad apprezzarti.
  • Se non ti stimi, sentirti dire "Sei davvero in gamba" non ti convincerà. Hai bisogno di crederci tu.
  • Se trovi la tua vita deprimente, resterà deprimente anche se qualcuno ti ama. Hai bisogno di trasformarla.
  • Se sei circondato da persone negative o che ti maltrattano, avere vicino qualcuno che ti ama ti darà sollievo, ma quelle persone ti faranno star male comunque. Hai bisogno di allontanarle, o allontanarti tu.
  • Se la tua vita sembra non avere alcun senso, non sarà l'amore a dartelo. Hai bisogno di trovarlo dentro di te.
  • Se porti dentro di te un grande dolore o disperazione, magari a causa di traumi o ferite emotive, l'amore ti aiuterà ma non potrà "salvarti". Hai bisogno di curare le tue ferite interiori.

Se ti aspetti che essere amato risolverà tutti questi problemi al posto tuo, resterai quasi certamente deluso.

(*) Per diventare una persona migliore, incluso più realizzata e felice, è necessario un lavoro di crescita ed evoluzione personale - che solo la persona stessa può fare. Gli altri, incluso un partner amorevole, possono solo favorire questo processo.

L'amore non vince tutto

Molti attribuiscono all'amore un potere "taumaturgico", ovvero di poter guarire ogni male e risolvere ogni afflizione. D'altronde la letteratura romantica è piena di promesse per cui l'amore può fare qualsiasi cosa, a partire dall' "Omnia vincit amor" (L'amore vince su tutto) di Virgilio.
Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le persone tristi e infelici spesso ricercano disperatamente l'amore, nella speranza che risolva tutte le loro sofferenze.

Purtroppo non è realmente così; l'amore può fare molto ma non tutto. Per esempio l'amore:
  • Non può far stare bene insieme due persone altamente incompatibili, oppure troppo problematiche o immature o disfunzionali.
  • Non può risolvere tutti i problemi interiori di una persona (il partner non è un terapeuta).
  • Non può cambiare chi non vuole cambiare (casi di "Sindrome della Crocerossina", o di amanti che inseguono invano persone sposate).
  • Non può salvare chi si è in qualche modo "perduto": la storia è piena di persone che si sono suicidate, o sono morte per eccessi di alcol o droghe, nonostante avessero intorno persone che li amavano.
In tutti questi casi "L'amore non basta" (un concetto talmente assiomatico che è anche il titolo di molti libri; vedi anche in inglese "Love is not enough").

“L'amore non può risolvere
tutti i problemi
di una persona”

... Ma io ci credo lo stesso

Il guaio di molte persone è che si attaccano a quell'aspettativa romantica, per cui vedono l'amore come una "salvezza" o un antidoto ad ogni loro angustia. Questo è particolarmente vero in persone immature, fragili o che rifiutano di riconoscere le proprie difficoltà, o di prendersene la responsabilità; per cui ricercano soluzioni esterne a loro.
Quando però l'amore, una volta trovato, si riveli deludente o insufficiente a sanare ogni loro ferita, queste persone facilmente se la prendono col partner, accusandolo di non amarle abbastanza o di altre mancanze. Nella loro mente, in fondo, l'amore dovrebbe essere "magico"; per cui se l'amore del partner è limitato (com'è umano che sia), la colpa dev'essere del partner stesso - e non delle proprie aspettative esagerate.

Non era la persona giusta

Un altro tipo di negazione della realtà che questo tipo di persone può avere, è spiegare la propria infelicità persistente - nonostante l'amore ricevuto - con la convinzione che il partner non sia "la persona giusta". L'infelicità non viene quindi riconosciuta come proveniente da dentro di loro (come in effetti è, ed è sempre stata); bensì viene di nuovo attribuita a cause esterne.
Costoro si convincono che "La persona giusta mi renderà sempre felice", per cui ogni infelicità viene letta come sintomo dell'inadeguatezza del partner. Quindi possono tendere a saltare da un partner all'altro, sempre sperando che il nuovo si riveli finalmente "quello giusto".

Innamorati per sempre

Una versione estrema di questa tendenza, si ha quando l'innamoramento viene visto come condizione ideale e necessaria, per cui queste persone vogliono essere sempre innamorate (ciò perché l'innamoramento produce un esaltante benessere, simile all'assunzione di droghe, che probabilmente è l'unica condizione in cui la loro infelicità sembra svanire temporaneamente).
Quando l'innamoramento però si spegne (come sempre accade prima o poi), il loro malessere ritorna e costoro magari dicono che "E' finito l'amore", cercando poi di ritrovare l'innamoramento con un nuovo partner.

Ovvio ma non sempre visibile

Mi rendo conto che questa tesi può suonare ovvia: se qualcuno è pieno di problemi da single, continuerà ad avere problemi anche quando in coppia. Non è però così ovvia per chi crede che l'amore possa fare miracoli, per chi rifiuta la responsabilità della propria sofferenza (ed ha quindi bisogno di dare la colpa ad altri), o per chi si ritrovi dentro questo tipo di relazioni.
Quello che appare ovvio razionalmente, può essere invisibile se si è preda di forti emozioni, profonda sofferenza o la condizione estatica dell'innamoramento: tutti fattori che possono ingannarci.

L'inganno delle aspettative romantiche

Se mi aspetto che l'amore risolva tutte le mie mancanze, ma ciò non accade, tenderò a dare la colpa al partner - il cui amore non sembra all'altezza dei miti romantici - piuttosto che alle mie aspettative. Magari penserò che dovrebbe sforzarsi di più, amarmi meglio, mettermi sempre al primo posto... un lamento comune (specie da parte femminile) è "Tu non mi ami abbastanza!"; ma sarà proprio così, o magari c'è sotto una aspettativa idealizzata, od altri tipi di mancanze o sofferenze?
Oppure potrei sperare che un nuovo partner ed un altro amore potrebbero finalmente compiere il "miracolo".

L'inganno della negazione

La nostra mente tende sempre a proteggerci, a volte anche mentendo o negando la realtà (vedi per esempio i "meccanismi di difesa" identificati da Freud). Per questo molte persone piene di problemi tendono a negare di averli, a nascondersi dietro alibi, oppure a scaricare la colpa sugli altri (vittimismo).

L'inganno dell'innamoramento

Se amo perdutamente una persona ma questa continua ad essere insoddisfatta o inquieta, potrei credere che il mio amore non sia abbastanza. In fondo chi ama vorrebbe fare qualsiasi cosa per rendere felice l'amato (e teniamo conto che l'innamorato vede la persona amata come perfetta, quindi è più probabile che incolpi se stesso che l'altro).
E' solo dopo che la fase dell'innamoramento sia passata che, di fronte alla continua insoddisfazione del partner, chi ama potrebbe cominciare a chiedersi se il problema non sia in se stesso ma nel partner.

“Se mi aspetto che l'amore
risolva le mie mancanze,
ma ciò non accade,
darò la colpa al partner”

Sarò felice quando...

Qualcosa di simile avviene quando colleghiamo la nostra felicità a qualche condizione futura: "Sarò felice quando avrò / sarò / accadrà X". Come per l'amore, a volte immaginiamo che un certo obiettivo potrebbe finalmente appagarci, oppure spazzare via la nostra insoddisfazione. Quando però raggiungiamo l'obiettivo ma restiamo delusi, potrebbe essere per i seguenti motivi.

L'obiettivo non era davvero mio, ma altrui

A volte ci lasciamo convincere dalle persone vicine, o dalla società, che una certa conquista sia quella giusta per noi. Per esempio se i miei genitori sono ossessionati dall'idea di avere un figlio dottore, potrei aver "incorporato" quell'obiettivo anche se non è realmente una mia ambizione; in questo caso diventare dottore mi darà un senso di vuoto invece che di appagamento, perché non me ne è mai realmente importato.

Ho sopravvalutato l'obiettivo

A volte ci convinciamo che qualcosa ci renderà finalmente felici: il benessere economico, il successo professionale, possedere una abitazione, il matrimonio, avere figli, diventare famoso, ecc. Spesso però non funziona o funziona solo in parte: la soddisfazione è minore del previsto, restiamo ancora inquieti, o continuiamo a provare un senso di mancanza.
  • Questo può accadere per aver sopravvalutato l'appagamento dovuto all'obiettivo (molti credono che la ricchezza li renderà felici, ma non è proprio così; i figli a volte portano più fatica e frustrazione che soddisfazione, ecc.).
  • Oppure abbiamo creduto che l'obiettivo avrebbe "magicamente" risolto ogni nostro senso di vuoto o infelicità (un po' come per l'amore nei casi visti prima). Ma, di nuovo, se ho un problema "interno" questo non verrà risolto da un fattore "esterno" (se non mi piaccio, non mi stimo o mi sento indegno d'amore... non ci sarà somma, casa o partner che possa sanare quelle ferite).

Non esistono soluzioni "magiche"

In sintesi, non ci sono soluzioni magiche ai grandi problemi che ci portiamo dentro. Naturalmente è bello crederci, perché una "ricetta segreta" o "pillola miracolosa" o "amore onnipotente" risolverebbe ogni nostra mancanza o dolore senza sforzo (ed è una prospettiva così seducente che molti cercano di venderci tali illusioni, e non di rado ci riescono). Questo tipo di auto-inganno, ben noto in psicologia, è definito come "pensiero magico" (è lo stesso alla base della superstizione).

Qual è quindi una via più saggia?
  • Prima di tutto, essere realistici e onesti con se stessi nelle proprie aspettative, così da non inseguire "arabe fenici" o sprecare grandi energie verso obiettivi che poi ci deludono.
  • Poi, apprezzare sempre l'amore che abbiamo nelle nostre vite (anche quello modesto o imperfetto; senza saremmo comunque più poveri), senza aspettarci che faccia miracoli. In fondo il partner è un essere umano limitato come noi, non un mago.
  • Infine, ammettere i propri problemi interni ed assumerci la responsabilità di sanarli (magari anche con l'aiuto degli altri, certo; ma il compito rimane nostro).

Impara a prenderti cura di te stesso

Ricordiamo che "La vita è sofferenza" (Budda), per tutti. Avere problemi non ci rende sbagliati, ma solo umani. E' bene imparare a chiedere supporto quando ne abbiamo bisogno (in particolare i maschi hanno spesso difficoltà a farlo), ma senza aspettarsi miracoli né scaricare i propri problemi sugli altri. Siamo pienamente adulti solo quando ci prendiamo la responsabilità dei nostri bisogni e difficoltà, e ci impegniamo attivamente nel prendercene cura.

"Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto."
(Robin Norwood, "Donne che amano troppo")

"Ogni relazione sana si basa su due persone che hanno una relazione sana con se stessi.
Ogni relazione tossica risulta da almeno un partner avente una relazione tossica con se stesso."

(Mark Manson)

"Ti ho amato perché era più facile che amare me stessa."
(Nayyirah Waheed)


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Quelli che non cambiano mai idea, nemmeno davanti ai fatti

Siamo abituati a pensare che ogni persona, quantomeno se dotata di intelligenza media, sia in grado di ragionare. Ma non è proprio così: in realtà numerosi individui sono preda di pensieri o convinzioni insensati o irrazionali, o lo sono su certi argomenti, e di conseguenza non riescono a ragionare in proposito.

Dal ragionamento all'irrazionale

Non sto parlando semplicemente di differenza di opinioni: queste sono del tutto naturali, ed avere opinioni anche radicalmente diverse non vuol dire essere irrazionali (a meno che si parli di scienze esatte).
Mi riferisco invece a quelle persone che si basano esclusivamente sulle loro emozioni, sulla loro esperienza personale, su pregiudizi, o "Perché me lo sento!". Oppure chi si fissa rigidamente sulle proprie opinioni (che non sa distinguere dai fatti), per cui non è disposto a metterle in discussione, non concepisce la possibilità di essere in errore, e non si smuove di un millimetro nemmeno di fronte a prove contrarie evidenti; e che non di rado attacca ferocemente qualsiasi opinione differisca dalla propria o la smentisca.
Questo tipo di atteggiamento non si può definire "ragionare": tale verbo definisce l'usare le facoltà intellettuali per pensare, riflettere, argomentare con logica e giungere a conclusioni sensate e coerenti. Per fare ciò occorre saper soppesare pro e contro di ogni idea, cercare eventuali falle logiche, considerare anche gli argomenti contrari - e non escludere la possibilità di potersi sbagliare.

"Per ragionare deve esserci indifferente l'avere ragione."
(Maurizio Fogliato)

Se invece parto con un'idea e vi rimango attaccato senza smuovermi di una virgola, respingendo ogni sfumatura o possibilità alternativa... non sto ragionando, sto al più reiterando un mio pregiudizio.

"La maggioranza delle persone crede di pensare, mentre stanno soltanto riorganizzando i loro pregiudizi."
(William James)

Provo ora ad esaminare le differenze tra un pensiero ragionevole ed uno irrazionale.

“Se rimango attaccato a un'idea
senza smuovermi di una virgola,
non sto ragionando”

Posizioni ragionevoli e sensate

In ambito politico, per esempio, è possibile avere opinioni valide e sensate anche da parte di schieramenti opposti: un progressista ed un conservatore avranno spesso opinioni contrastanti, ma ciò non implica necessariamente che uno dei due sia in errore. Dopo tutto, a volte nessuno ha torto o ragione: sono solo punti di vista diversi.
  • Le idee di pari diritti per tutti, di ridistribuzione della ricchezza, o di un "welfare pubblico" adeguato (tipiche dei progressisti), sono certamente sensate.
  • Ma anche i vantaggi del capitalismo, della libera impresa, o di un sistema fiscale non opprimente (tipiche dei conservatori), hanno la loro validità.
Se queste due persone sono intelligenti, ragionevoli e di mente aperta, potrebbero persino riconoscere un certo valore nelle rispettive posizioni, e magari cercare soluzioni intermedie od efficaci compromessi. Questo è ciò che fanno i politici migliori: non restano fissati sulle proprie posizioni ed in ostinata opposizione, ma cercano compromessi che vadano a beneficio della maggioranza (mentre i politici ottusi restano inamovibili, quindi sanno solo criticare senza produrre progressi).

Posizioni irrazionali o assurde

Altre posizioni politiche, invece, lasciano esterrefatti e sembrano il prodotto di deliri o allucinazioni, piuttosto che di ragionamenti.

Sinistra: la Russia non ha invaso nessuno

A sinistra ci sono persone che hanno sempre difeso ostinatamente la Russia, anche quando ha aggredito militarmente paesi vicini per mantenerne il controllo o espandere la propria sfera di influenza (invasioni principali dopo il 1945: Ungheria nel 1956; Cecoslovacchia nel 1968; Afghanistan nel 1979; Georgia nel 1991 e 2008; Cecenia nel 1994 e 1999; nonché la recente invasione dell'Ucraina nel 2014 e 2022).
Costoro giustificano la Russia (arrampicandosi sui vetri) oppure negano fatti storici comprovati. Probabilmente perché l'Unione Sovietica era comunista e, per un "sinistroide" convinto, tutto ciò che è "rosso" dev'essere buono e giusto.

Destra: Trump è un grande presidente

A destra vediamo negli USA i seguaci di Donald Trump (cosiddetti "MAGA"), che lo sostengono incondizionatamente anche quando egli: mente spudoratamente, si inventa accuse infondate contro gli avversari, agisce in modo illegale, ignora la Costituzione, applica tariffe che sconvolgono l'economia mondiale e finiscono col danneggiare gli stessi americani, si inimica tutte le nazioni alleate, o scatena una guerra (contro l'Iran nel 2026) senza motivi reali.
Nonostante una lunga serie di azioni assurde (che potrebbero giustificare il titolo di "peggior presidente della storia americana"), buona parte del "popolo MAGA" gli rimane comunque fedele ed ostinata nel suo supporto; anche quando subisce nella propria vita gli effetti negativi delle politiche di Trump. Questa forma di fedeltà cieca è paragonabile a quelli di culti religiosi, ed appare completamente irrazionale.

Ragionamento non pervenuto

Queste due posizioni sono a livello di negazione dell'Olocausto, della teoria sulla Terra piatta, o che il nostro pianeta abbia solo 6.000 anni (perché c'è scritto nella Bibbia). In tutti questi casi non c'è traccia di ragionamento, ma solo clamorosa ignoranza, pregiudizi, paranoie o cieca ideologia.


Le cause dell'irrazionalità

Spesso non è nemmeno una questione di intelligenza: non di rado ho rilevato tale fissità di pensiero anche in persone chiaramente intelligenti e dotate di buona cultura (anche se è certamente più diffusa tra individui meno dotati e più ignoranti). In realtà credere a questo tipo di convinzioni insensate ed ostinate è parte della natura umana (che è ampiamente irrazionale), e può scaturire da numerose cause; di seguito elenco alcune di quelle che ritengo più comuni.

  1. Stupidità
  2. Ignoranza
  3. Pregiudizi
  4. Interessi personali, opportunismo
  5. Insicurezza e fragilità
  6. Essere aggrappati ad una ideologia
  7. Persone traumatizzate
  8. Complottismo, tendenza paranoide

1. Stupidità

La causa prima di questi atteggiamenti è una scarsa intelligenza: più qualcuno è stupido, meno sarà in grado di sviluppare idee valide, afferrare concetti complessi o capire dove è in errore. Tale persona sarà letteralmente incapace di vedere "oltre il proprio naso", analizzare criticamente le proprie posizioni, od evolvere la propria comprensione del mondo. I suoi pensieri saranno limitati e semplicistici, quindi inadatti ad una realtà complessa.
Questo limite è ben rappresentato dall'effetto Dunning-Kruger: questo nota che più una persona è stupida o incompetente, più tenderà a sopravvalutare le proprie capacità; quindi non riuscirà a riconoscere i limiti del proprio pensiero o le falle delle proprie opinioni. In pratica, meno uno capisce e meno si rende conto della propria scarsa comprensione; restando quindi più spesso ancorato alle proprie posizioni. Invece una persona brillante sa solitamente riconoscere i limiti del suo pensiero.
Questo concetto è stato espresso da molti pensatori attraverso i secoli:
"La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi."
(Bertrand Russell)

Inoltre gli stupidi sono suggestionabili: sono facile preda di manipolatori e affabulatori, come Mussolini, Mao Tse-Tung o Trump.

2. Ignoranza

L'effetto dell'ignoranza è per molti versi simile a quello della stupidità: meno una persona conosce (o capisce), più le sue idee saranno povere, ingenue e limitate, ma egli non sarà in grado di comprenderlo. Meno qualcuno sa, e meno si rende conto di quanto la sua conoscenza sia circoscritta; tenderà quindi a credere di sapere tutto quel che c'è da sapere.
Viceversa, più uno impara e più si rende conto della sua ignoranza (ovvero di quante cose ancora non conosce). Questo è il significato della frase attribuita a Socrate: "So di non sapere"; ovvero "Sono consapevole di quanto ancora non conosco - e per questo resto aperto ad imparare".

Inoltre gli ignoranti sono facilmente ingannabili: puoi raccontargli storie incredibili, perché non hanno le conoscenze per distinguere il vero dal falso. Basta fare leva sulle loro emozioni, e li porti dove vuoi (ciò spesso vale anche per gli stupidi).

Ignoranza settoriale

L'ignoranza può anche essere specifica: una persona colta potrebbe comunque sapere poco o nulla di finanza, fisica o biologia, quindi avere opinioni errate a riguardo. Oppure, non avere delle basi di statistica impedisce di capire che la propria esperienza personale, da sola, non prova nulla; o che una correlazione non implica causa.

Disinformazione, propaganda

L'ignoranza viene anche creata o alimentata dalla disinformazione, sia involontaria (da parte di altri ignoranti) che intenzionale (da parte di manipolatori), come pure dalla propaganda di parte, che presenta le notizie in modo distorto, ingannevole o del tutto falso. Saper riconoscere l'inaffidabilità di queste fonti richiede una competenza - ed una intelligenza - che a molti manca, per cui ne vengono influenzati.

3. Pregiudizi

I pregiudizi sono pervasivi: moltissimi sono convinti che la propria nazione, etnia, religione, partito, genere, ecc... sia superiore agli altri. Notiamo i pregiudizi altrui, ma di rado i nostri. Tutti abbiamo qualche pregiudizio, ma le persone che sono state immerse a lungo in tali influssi ne rimangono segnate e faticano ad uscirne. Più un'idea mi è familiare, più tenderò a considerarla vera a priori ed a difenderla acriticamente.
Se per esempio sono stato circondato da idee razziste per tutta l'infanzia, sarà difficile per me metterle in discussione; mi sembreranno semplicemente dei fatti, e le difenderò a priori. Lo stesso vale per chi è stato cresciuto in ambienti fortemente religiosi, o dominati da qualche ideologia.

Difesa dei pregiudizi

Esistono anche dei meccanismi mentali che "difendono" i nostri pregiudizi, per evitarci di cadere in dissonanza cognitiva (se credo in X, ma incontro prove che X sia falso, proverò disagio perché in me coesisteranno due idee in conflitto). Per esempio il bias di attenzione o il bias di conferma sono meccanismi istintivi per cui la mente nota solo le informazioni che corrispondono a - o confermano - le mie convinzioni.

4. Interessi personali, opportunismo

Tutti si dicono a favore della verità... ma molti fanno un rapido voltafaccia quando la verità li mette a disagio, gli provoca una brutta figura, minaccia i loro interessi economici, o mette in discussione la loro identità (ovvero il senso di "Chi sono io" e "Qual è il mio valore").
Costoro quindi negano i fatti o difendono tesi improbabili per evitare conseguenze personali negative, in modo opportunistico; ma specialmente quando la posta in gioco suscita in loro emozioni viscerali - che quindi predominano sulla ragione (ciò è diverso dai mentitori abituali, che sono sempre guidati dall'opportunismo; qui parlo di persone solitamente corrette, ma che di fronte a verità troppo "compromettenti" abbandonano istintivamente la loro morale per proteggersi dalle conseguenze).

"E' difficile far capire qualcosa ad un uomo, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non la capisca."
(Upton Sinclair)

Alcune istanze in cui questa motivazione è particolarmente forte (e quindi irragionevole) sono: il bisogno di avere ragione; l'orgoglio, o l'ego; il bisogno di credere in una certa cosa (un ideale, dio, la fede, di far parte dei "buoni" o "giusti"). In queste situazioni perdiamo facilmente l'obiettività, e cadiamo in doppi standard:
"Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?"
(Vangelo di Matteo 7, 1-29)

Questi atteggiamenti sono spesso collegati a 5. Insicurezza, alle 6. Ideologie ed ai 7. Traumi. Più siamo fragili emotivamente (e magari per questo aggrappati a certe idee), e meno saremo capaci di raziocinio.

5. Insicurezza e fragilità

Paradossalmente, più una persona è insicura e più resisterà a cambiare idea o ad ammettere di essere in errore. Questo perché ammettere gli errori od accogliere opinioni diverse ci fa sentire deboli o vulnerabili, e questo spaventa la persona insicura (per contro, una persona davvero forte e sicura di sé ammette più facilmente i suoi sbagli o idee errate, perché la sua autostima non ne viene intaccata).

Chi è particolarmente fragile avrà una visione distorta della realtà, perché ne è spaventato e non è in grado di affrontarla. Sarà probabilmente pessimista, sfiduciato, incapace di credere nella bontà delle persone o in un domani migliore, e tenderà al vittimismo. Invece di ammettere la sua fragilità, si nasconderà dietro l'alibi di essere "troppo sensibile", oppure tenderà ad accusare gli altri di essere "cattivi" o di "non capirlo".

Queste persone si attaccano a qualsiasi certezza, anche se falsa o illusoria, perché hanno bisogno di "stampelle" a cui appoggiarsi - e non intendono lasciarle andare.

Più comune tra le donne

Questa tendenza sembra particolarmente diffusa tra le donne, che mediamente soffrono di una maggiore insicurezza. Tale fenomeno è anche confermato dalla psicologa Samantha Rodman Whiten: "Molte donne faticano ad ammettere di avere torto; ciò spesso deriva da una profonda insicurezza e bassa autostima."

6. Essere aggrappati ad una ideologia

Quando aderiamo ad una ideologia diventa difficile metterla in discussione, perché diventa parte della propria identità e modo di vedere il mondo. Inoltre, chi abbraccia un'ideologia di solito si convince che la relativa posizione o propaganda sia del tutto corretta, e quelle opposte del tutto errate.
Si crea quindi una mentalità manichea "noi contro di loro" (dove "noi" siamo quelli buoni e giusti, e "loro" quelli cattivi e sbagliati). Questa è una forma di pre-giudizio (giudizio a priori) e indica assenza di ragionamento e pensiero critico. Osservo questo fenomeno in tutte le ideologie (e ciò include anche le religioni); tipicamente:
  • Per un "sinistroide" il comunismo è sempre dalla parte del giusto ed il capitalismo fonte di tutti i mali.
  • Per una femminista le donne sono sempre vittime e i maschi sempre aggressori.
  • Per un credente il proprio dio è l'unico autentico e le altre religioni sono blasfeme, ecc.
Ma è anche frequente nelle varie correnti politiche (specialmente quelle populiste o agli estremi), negli attivisti fanatici (e tutti i fanatici in generale; il fanatico è irragionevole per definizione), nei "woke", ambientalisti, vegani, ecc. Inoltre nelle ideologie si manifesta spesso una deriva autoritaria; chiunque la pensi diversamente o critichi l'ideologia viene zittito, attaccato od estromesso dal gruppo:
  • Si veda la "cancel culture" tipica della sinistra illiberale: eliminare dal discorso pubblico ogni voce differente dalla propria, rimozione di simboli - anche storici - ritenuti inaccettabili.
  • Nei movimenti populisti, come i MAGA di Trump, chi si oppone viene squalificato con accuse infondate, oppure lo si definisce un "nemico del popolo" (tattica usata anche nelle dittature).
  • Il femminismo tende a squalificare o zittire ogni voce critica o contraria al movimento, spesso con l'accusa di "misoginia" (in pratica equiparando ogni voce di dissenso con "odiare le donne").

7. Persone traumatizzate

Chi ha subìto traumi emotivi o fisici (specialmente nell'infanzia), spesso rimane influenzato nella sua capacità di ragionare, e tenderà ad avere una visione del mondo distorta dalle sue emozioni o paure profonde. Chi ha una "ferita della fiducia" crederà che non ci si può fidare di nessuno; chi ha perso un figlio durante una rapina crederà che il crimine è in aumento (mentre è vero il contrario); una donna che è stata abusata vedrà tutti gli uomini come potenzialmente violenti, ecc.

N.B.: Chi ha subito traumi è facile che ricada anche nel caso successivo (8. Complottismo), oppure nei due precedenti (5. Insicurezza; 6. Ideologia).

8. Complottismo, tendenza paranoide

L'attaccamento particolarmente ostinato ed irrazionale alle convinzioni è evidente nelle persone complottiste o con tendenze paranoidi (entrambi presentano diffidenza anomala ed immaginano minacce o pericoli inesistenti). Costoro sono visceralmente convinti di essere vittima di situazioni avverse o di persone malvagie; qualsiasi tentativo di dissuaderli con ragionamenti e fatti viene visto come una minaccia, e come dimostrazione che loro sono in possesso di informazioni "segrete" che gli altri ignorano.

Di solito queste persone sono una piccola minoranza, ma in certe situazioni una convinzione di questo tipo si estende ad una parte notevole della popolazione (magari alimentata da fonti interessate). A posteriori si fatica a credere che le masse abbiano abbracciato simili posizioni, eppure ciò accade ciclicamente. Si veda: Quest'ultimo episodio mostra come anche una popolazione occidentale mediamente intelligente, istruita e - si presume - razionale, possa essere collettivamente preda di convinzioni irrazionali e senza prova alcuna, solo in base a paure, dicerie e disinformazione online.

Non malattie mentali, ma deficit comuni

Nell'elenco precedente non considero le malattie mentali vere e proprie: è ovvio che una persona afflitta da esse sarà irragionevole ed incapace di un pensiero lucido.
Quello a cui ho cercato di dare una spiegazione è la domanda "Come fa una persona (relativamente) normale e sana di mente a pensare in modo così erroneo, od a restare aggrappata a convinzioni così poco sensate?". In sintesi, direi che la risposta risiede in deficit comuni nella psiche umana, che portano specifiche paure, fragilità o bisogni di sicurezza a predominare sulla ragione; quando questo succede, istinti protettivi ed emozioni negative prevalgono ed offuscano la lucidità.

Siamo creature irrazionali

In conclusione, gli esseri umani sono più irrazionali di quanto crediamo. Se le nostre emozioni tirano da una parte e la ragione dall'altra, nella maggioranza dei casi saranno le emozioni a prevalere.
E questo può accadere a chiunque (me compreso). Quelli convinti di esserne esenti, sono spesso i più inclini a cascarci. Invece di credersi "superiori" e immuni, è più costruttivo coltivare i dubbi, mettersi in discussione, confrontare i dati da più fonti, e soprattutto essere disposti a notare quando questi atteggiamenti potrebbero essere attivi in noi. E' proprio quando sei completamente sicuro di qualcosa... che è il caso di provare a vederla da un angolo diverso.

Le convinzioni irrazionali sono impermeabili ai fatti

Quando qualcuno è preda di queste convinzioni, è quasi impossibile fargli cambiare idea, o fargli vedere i suoi errori cognitivi; ed è anche inutile mostrargli prove oggettive che lo inducano a rivedere le sue posizioni.
Credere di poterci riuscire ragionando è, il più delle volte, una mera illusione. In alcuni casi più estremi, come chi manifesta una mentalità complottista, ci sono dietro una serie di deficit psicologici e caratteriali; cose che non si risolvono col semplice dialogo o un elenco di fatti.

"Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano."
(Arturo Graf)

"Contro la stupidità non abbiamo difesa. Né le proteste né la forza possono toccarla. Il ragionamento è inutile."
(Dietrich Bonhoeffer, teologo giustiziato dal nazismo)

"Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità."
(Voltaire)


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Le brave persone sono la maggioranza, ma non fanno notizia

Oggi ho letto un post di uno dei miei autori preferiti, Mark Manson, con un messaggio che mi piace condividere (vedi sotto). Questo messaggio ci ricorda che la maggior parte degli individui sono brave persone, e spesso si spendono a beneficio degli altri... però non fanno notizia, mentre gli eventi negativi sì. Per cui ad uno sguardo superficiale ci sembra che il mondo sia pieno di "male".
Ma in realtà il "bene" è molto più frequente del "male" (anche perché in caso contrario ci saremmo già estinti). Però per come funzionano i media, e la mente umana, il bene di rado fa notizia, mentre il male ci salta agli occhi. In altre parole, il male è vistoso mentre il bene risulta per lo più invisibile.

Il male fa notizia; il bene no

Di seguito il testo del post di Manson (su LinkedIn, tradotto da me). In sintesi, riporta alcuni esempi di notizie "scandalose" - che tutti i media hanno riportato - e poi tre gesti eroici di persone comuni - che ben pochi hanno riportato.
«Un adulto che fa una scenata da Starbucks diventa virale. Il dirigente che lavora fino alle 23 per non licenziare nessuno rimane invisibile. Le persone sono generalmente buone - ma questo il tuo algoritmo non te lo mostrerà mai.
Scommetto che hai sentito parlare di tutte queste storie virali l'anno scorso:
  • La "Karen" fuori di testa che, ad una partita dei Phillies, urla parolacce a un padre e pretende che il figlio dia a lei la palla del fuoricampo appena presa (proprio il giorno del compleanno del bambino).
  • Il dirigente e la responsabile delle risorse umane, sposati (ma non tra loro), sorpresi a scambiarsi effusioni dalla "kiss cam" al concerto dei Coldplay.
  • La passeggera su un volo Southwest, che si aggrappa ai capelli di una donna come un pitbull selvatico alla caviglia di un postino, perché era arrabbiata per il suo posto.

Ma hai sentito parlare di una delle storie seguenti?
  • Una mattina del 2007, mentre aspettava la metropolitana di New York, un uomo ha avuto un attacco epilettico ed è caduto sui binari davanti a un treno in arrivo. Wesley Autrey, operaio edile di 50 anni ed ex militare della Marina, è saltato al volo sui binari, ha spinto l'uomo in una rientranza e lo ha coperto con il suo corpo, mentre il treno rombava sopra entrambi, a pochi centimetri dalle loro teste. Entrambi sono sopravvissuti.
  • Kennis Goodman, corriere di DoorDash di 34 anni ed ex militare dell'Aeronautica, stava ritirando la prima consegna della giornata quando un uomo è entrato in una farmacia Walgreens in Carolina del Sud con un coltello, ed ha iniziato ad accoltellare i clienti. Goodman si è avventato contro l'uomo, lo ha allontanato da una vittima con un calcio, lo ha placcato, gli ha strappato il coltello di mano e lo ha tenuto fermo fino all'arrivo della polizia.
  • William Rubio, operaio di 37 anni del Kentucky addetto alla manutenzione, ha visto un autoarticolato avvolto da fiamme alte due metri su un'autostrada dell'Arizona. Ha attraversato lo spartitraffico, si è arrampicato sul blocco motore in fiamme e, come una sorta di Superman, ha sfondato il parabrezza a mani nude, riuscendo a liberare l'autista. Circa 15 secondi dopo essersi allontanati dal veicolo, questo è esploso.

Le prime tre notizie sono state viste da decine di milioni di persone entro 48 ore. Le successive tre sono state pubblicate più che altro da giornali locali e nessuno le ha lette.
L'indignazione si diffonde all'istante, mentre descrivere l'eroismo richiede due paragrafi di contesto. Ma noi vediamo solo la prima, perché gli algoritmi sono progettati per promuovere ciò che condividerete nei prossimi 10 secondi.»
Manson riprende lo stesso tema in questo articolo, con una serie di spiegazioni a supporto.

Il mondo è migliore di come ci sembra

Visto che molte persone tendono ad una visione pessimistica e scoraggiata, ritengo importante ricordare che è piuttosto vero il contrario: il mondo è migliore di come ci appare, perché i media ne riportano una versione selettiva e negativa.
Tutti parlano dell'assassino, del politico corrotto, della multinazionale che inquina, delle violenze o dei conflitti armati. Quanti parlano invece delle brave persone? Dei genitori che amano teneramente i figli, dei vicini che si aiutano, dei volontari, dell'azienda che premia i suoi dipendenti, dei gesti di gentilezza gratuita...?
E non serve andare tanto lontano: la Rete è piena di persone disposte ad aiutare gli altri, a condividere informazioni utili, a proporre soluzioni ai problemi, od anche solo ad offrire qualche parola di conforto.

Certo i comportamenti positivi possono sembrarci "normali", e magari li diamo per scontati. Ma così facendo tendiamo a non apprezzarli, ad ignorarli, oppure li dimentichiamo... ed ecco allora che il "male", che ci impressiona e non si dimentica, ci apparirà come la norma anche quando è invece l'eccezione.

“Le persone sono
generalmente buone;
ma il tuo algoritmo
non te lo mostrerà mai”

Cosa intendo con "brave persone"

Semplificando, considero tale chi si comporta in genere con gentilezza, riguardo, attenzione e cura verso le altre creature (non necessariamente umane) - ed in tal modo compie il "bene". Dal punto di vista cristiano è l'applicazione della carità (che è un sinonimo di amore), la maggiore delle virtù teologali:
"Queste dunque le tre cose che rimangono:
la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità!" (1Corinzi 13,13)
Magari fatta anche solo di piccoli gesti, ma che comunque fanno una differenza.
O per citare un concetto del Dalai Lama che mi è molto caro: "La mia religione è molto semplice. La mia religione è la gentilezza."

Con questo non intendo dire che una brava persona sia sempre buona, gentile e disponibile. Non sto parlando di persone perfette, né di "santi"; questi certo sono ben pochi.
Parlo di persone che, per quanto possono, cercano di essere buone e di fare del bene - o almeno ci provano. E che si sforzano di non fare del male (anche se magari non sempre ci riescono). Un cristiano le chiamerebbe "di buona volontà" (citando una nota preghiera). Qualcuno più esigente potrebbe definirle "persone decenti". Sono quelle persone che siamo contenti di avere nella nostra vita, perché la rendono più lieta, leggera o quantomeno sopportabile. Quelle che ci sorridono; che ci tendono una mano quando cadiamo; che ci abbracciano quando siamo tristi; che ci incoraggiano invece di criticarci (se vi par poco...!).

Esempi di male famoso e bene invisibile

Di seguito alcuni esempi di casi dove il "male" è noto a tutti, o messo in evidenza, mentre il "bene" è ignorato o sconosciuto ai più.

Hitler, SS, nazismo

Tutti conoscono Adolf Hitler, o le sue "SS" (Schutzstaffel), che vengono - giustamente - additati come esempi del male supremo.
Ma quanti conoscono i nomi delle centinaia o migliaia di eroi che, a quei tempi, hanno rischiato la vita per salvare qualcuno? Prima del film "Schindler's list" di Spielberg, quanti conoscevano la storia di Oskar Schindler? Ed anche in Italia, quanti conoscono la figura di Giorgio Perlasca, che salvò oltre 5.000 ebrei in Ungheria?

Criminalità in calo

Ogni giorno TV, notiziari e social media riportano svariati crimini (magari anche risalenti ad anni fa). L'impressione che ne ricaviamo è di un mondo costellato da delitti.
Eppure la criminalità è in declino da molto tempo; l'Italia è tra i Paesi europei con meno omicidi (anche di donne). Ma questo quasi nessuno ce lo ricorda. Così moltissime persone sono convinte che il crimine vada aumentando, mentre in generale è vero il contrario.

Premiazioni di atti di bontà o eroismo

Ci sono diverse istituzioni che premiano atti di bontà, generosità od eroismo; ma quasi mai ne sentiamo parlare. Per esempio il Carnegie Hero Fund (fondato nel 1904 per gli USA, e successivamente esteso a vari stati europei, inclusa l'Italia), premia le persone che compiono atti straordinari di eroismo. Nonostante operi da più di un secolo ed abbia conferito oltre 10.000 riconoscimenti, quanti sono a conoscenza di questo Fondo, o di simili istituzioni?

Generosità su piccola scala

Ma la generosità non si esprime solo in atti eroici o estremi. Un sondaggio condotto da Abhijit Banerjee ed Esther Duflo, due premi Nobel, mostra come tante persone siano sensibili alla sofferenza altrui: circa il 60% degli intervistati, provenienti dai paesi ricchi, sarebbe disposto a rinunciare fino allo 0,5% del proprio reddito se ciò bastasse ad eliminare la povertà estrema nel mondo (The Economist, "One neat trick to end extreme poverty", 9/04/2026).

Il cattivo fa notizia

Il personaggio (immaginario) del cannibale psicopatico Hannibal Lecter ha affascinato milioni di persone, ed è stato rappresentato in opere letterarie e cinematografiche di ampio successo. Lo stesso vale per altri personaggi - reali o di fantasia - come Jack lo Squartatore e il Joker di Batman. E' evidente che i "cattivi" accendono la nostra immaginazione.
Esistono però anche opere che raccolgono atti reali di bontà, generosità e gentilezza. Per esempio c'è la serie "Brodo caldo per l'anima" (Armenia ed.) ed altre simili. Leggendo questi libri è difficile non commuoversi davanti a così tanti esempi di umano altruismo. Ma quanti conoscono queste opere? Quanti ne parlano?

(pochi) Uomini cattivi, (molti) uomini buoni

Ritroviamo lo stesso atteggiamento da parte femminista: parlano solo degli stupratori e degli uomini violenti o assassini (che sono una minoranza minuscola: in Italia i "femminicidi" ogni anno sono lo 0,0003% della popolazione femminile). Mai di tutti gli uomini buoni, gentili, generosi e che magari rischiano la propria vita (*) per aiutare gli altri, donne incluse. Anche in questo caso, vengono evidenziati i pochi uomini disprezzabili e si dimenticano i molti uomini ammirabili.

(*) Da notare che la maggioranza di atti eroici proviene da uomini (vedi gli esempi di Manson; "92% degli atti di eroismo è stato compiuto da maschi"); perché gli uomini sono più audaci, più inclini a rischiare (a causa del maggior testosterone), e più disposti a sacrificarsi per gli altri.

“Tutti conoscono Adolf Hitler.
Quanti conoscono Oskar Schindler
o Giorgio Perlasca?”

E se non vedo le brave persone?

Alcuni obietteranno che loro non vedono tutte queste brave persone, quindi il discorso di questo post apparirà loro falso o privo di senso. Il problema è che la percezione soggettiva non sempre corrisponde ai fatti: qualcosa può essere vero (fatto) anche se io non lo conosco (ignoranza), se a me non sembra (percezione), o se a me è successo il contrario (esperienza personale).
  • La convinzione istintiva "Me lo sento, quindi è vero!" è una distorsione percettiva (potrei benissimo sentire cose non reali o improbabili; l'ipocondriaco, il paranoico o il fanatico religioso sono solo gli esempi più vistosi).
  • Oppure, la mia esperienza potrebbe essere l'eccezione e non la regola: magari sono stato sfortunato ed ho incontrato sempre individui pessimi... ma ciò ovviamente non capita a tutti. Però se io considero solo la mia esperienza, a me sembrerà che valga in generale per chiunque.
Se non vedi la maggioranza di brave persone di cui parlo qui, di seguito offro tre spiegazioni primarie.

1. Hai incontrato poche brave persone

Nel tuo ambiente, o nella tua esperienza personale, oggettivamente hai incontrato poche brave persone. Questo può succedere in situazioni particolarmente negative: pensiamo ad un paese colpito da una guerra civile, in società afflitte dalla criminalità, od anche "solo" il crescere in una famiglia disfunzionale e tossica. Ma queste situazioni sono l'eccezione e non la regola.

2. Traumi e ferite emotive

Esperienze molto negative (come quelle al punto 1) possono provocare traumi o "ferite emotive" inconsci. Queste ci influenzano e possono indurci a ricreare (inconsapevolmente) le situazioni che ci hanno ferito nel passato; quindi magari poi ignoriamo le brave persone (che a noi appaiono noiose o "strane") e ci attacchiamo a quelle malsane (perché hanno un comportamento a noi familiare).

3. Tendi ad ignorare le brave persone

Oppure, noti molto più spesso le persone negative perché la tua attenzione si concentra su di esse (cosiddetto "bias di attenzione") ed invece tendi ad ignorare le brave persone, o non te le ricordi.
Nel caso di persone traumatizzate (punto 2), queste spesso filtrano la realtà attraverso le "lenti" del loro trauma, quindi in modo distorto: se sono stato ingannato tutti mi sembreranno inaffidabili, se sono stato oppresso dai giudizi ogni opinione mi suonerà sprezzante, ecc.

Nei casi 2 e 3 il problema è una percezione soggettiva e deformata della realtà; come espresso all'inizio, molti tendono ad ignorare gli eventi positivi e si concentrano invece su quelli negativi. Per questo è importante non fermarsi alla prima impressione, od alle reazioni di pancia, ed invece informarsi sui fatti, da più fonti; nonché prendere con scetticismo i sensazionalismi dei media (che si concentrano sugli eventi negativi per ragioni commerciali).

Ma sei proprio sicuro?

Sono assolutamente certo che la maggioranza siano brave persone? Ovviamente no, perché non è un tema che può essere definito con certezza scientifica. Ma diversi esperti sono concordi che la maggioranza degli individui sia tendenzialmente buona o decente (come in questa analisi approfondita del dottor Steve Rose).
Inoltre, alcuni fraintendono "maggioranza" credendo voglia dire "quasi tutti". Ma il 51% è già maggioranza. Per cui non sostengo che "quasi tutti siano brave persone"; bensì, che più della metà lo sia.

Quello che sappiamo per certo, però (vedi l'inizio o la lista di esempi sopra), è che il male è sulla bocca di tutti, mentre il bene è molto spesso ignorato - per cui il bene è sicuramente molto maggiore di quanto appare a prima vista. Questo rende la mia tesi plausibile, se non probabile.
Ma c'è un'ulteriore ragione per credervi: perché rende la tua vita migliore.

Perché è importante vedere il bene

Queste mie osservazioni potrebbero sembrare superflue; in fondo, sapere che ci sono tante brave persone non mi risolve i problemi, e non cambia il mondo. Ma io sono convinto che invece sia utile, perché come considero il mondo cambia il modo in cui lo approccio, nonché il mio stato d'animo:
  • Se credo che il mondo sia pieno di orrore e persone terribili sarò angosciato, ansioso e pessimista; di fronte alle opportunità sarò diffidente o le eviterò.
  • Al contrario, se credo che al mondo ci siano tante brave persone, sarò più sereno e positivo; affronterò le opportunità con fiducia e ottimismo - il che porterà a maggiori successi (è stato dimostrato che le persone ottimiste vivono meglio).

Questo concetto è riassunto nella citazione "La più importante domanda che possiamo porci è se l'Universo in cui viviamo sia un luogo amichevole od ostile", attribuita ad Albert Einstein. Proprio perché se vediamo il mondo in un modo oppure nell'altro, ciò cambierà radicalmente l'atteggiamento con cui affrontiamo la vita.

"La fiducia nella bontà degli altri è una non piccola testimonianza della propria bontà."
(Michel E. de Montaigne)

"La gentilezza nelle parole crea fiducia; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel sentimento crea amore."
(Lao Tzu)

"Se nel prossimo vedi il buono, imitalo; se nel prossimo vedi il male, guardati dentro."
(Confucio)


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