Perché ci sentiamo più infelici
Da dove nascono questi stati d'animo irrazionali e spesso slegati dalle condizioni oggettive? Di seguito elenco quelli che mi sembrano le cause più probabili e diffuse (poi ovviamente ogni persona potrà averne di proprie). Alcune di queste sono parte della natura umana (e quindi sempre esistite), altre invece paiono legate alla modernità.- Vogliamo sempre di più
- Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali
- Ci concentriamo sul negativo
- Non ci sappiamo accontentare
- L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili
1. Vogliamo sempre di più
In altro post ho trattato questa caratteristica tipicamente umana (non esiste in altri animali), una ambizione mai sazia che ci porta a ricercare sempre nuove e maggiori soddisfazioni. Questo non è un male in sé (è questa ambizione che ha prodotto l'evoluzione della nostra specie), però comporta una costante insoddisfazione: qualsiasi cosa acquisiamo - materiale o emozionale - dopo un po' non ci appaga più e partiamo alla ricerca di altro e di più.Ma invece di riconoscere che è questa ambizione a renderci eternamente insoddisfatti, tendiamo a darne la colpa a cause esterne (non guadagniamo abbastanza, al nostro partner manca X, la società dovrebbe essere Y, il mondo non è Z, ecc.). Con questo atteggiamento, qualsiasi soddisfazione avrà breve durata.
2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali
Questo mi sembra un aspetto meno innato e più recente, diffuso soprattutto negli ultimi 40 anni (dall'"edonismo reaganiano" degli anni '80 in poi). La conseguente esaltazione dell'individuo e la ricerca della soddisfazione personale acritica, alimenta la tendenza egoica presente in tutti noi ("Io io IO!") ed attenua il confronto con la realtà.Non ci viene più detto, come accadeva un tempo, "Non ti montare la testa" o "Hai troppi grilli per la testa"; anzi, veniamo spesso incoraggiati a puntare in alto, a non accontentarci (vedi punto 4), a pretendere il meglio. Di conseguenza ci aspettiamo che sia la realtà ad adeguarsi a noi, piuttosto che il contrario.
Non è il Paese dei Balocchi
Tra le aspettative più ingannevoli ci sono quelle per cui: la felicità è un diritto, nessuno dovrebbe soffrire, i problemi non dovrebbero esistere. Ma queste sono utopie: in realtà la vita è dura per tutti (per ciascuno in modi diversi), o per usare le parole del Budda: "La vita è sofferenza". L'esistenza è "darwiniana", cioè premia il più adatto; non è equa o morale. Negare questi fatti inevitabili vuol dire credere al "Paese dei Balocchi", dove c'è solo piacere e nessun dolore.Aspettative femminili
Le aspettative irreali sembrano particolarmente diffuse tra le donne: col femminismo (che dagli anni '70 è diventato sempre più pervasivo) da una parte, ed i media che appoggiano le rivendicazioni femminili dall'altra, alle donne viene detto in continuazione "Puoi essere quello che vuoi", "Puoi avere tutto" ("Women can have it all"), "Tutte le donne sono belle", "Ogni donna merita di essere amata", ecc. (messaggi simili rivolti agli uomini sono rari o assenti).La realtà non si adatta a noi
Purtroppo la realtà non è fatta a nostra misura, né ha la scopo di renderci felici. E di certo non si adatta a noi; sarebbe come aspettarsi che il sole splenda alle tre di notte perché ho freddo, o la pioggia smetta perché mi rovina il weekend. Questi sono "deliri di onnipotenza", segno di immaturità o scarso realismo.Eppure, oggi è frequente vedere:
- Persone che non hanno voglia di studiare o di espandere le proprie capacità professionali, eppure ambiscono a posizioni prestigiose (e nell'attesa magari restano a carico dei genitori).
- Individui o gruppi che rivendicano maggiori diritti (ma senza mai parlare di corrispondenti doveri), oppure che si aspettano di ricevere cose senza dare nulla in cambio. Solo "perché esistono", e quindi il mondo dovrebbe loro qualcosa (vedi anche al punto 5).
- Donne che vogliono un partner "di alto valore", anche se loro offrono molto meno di quanto pretendano. Oppure convinte che ogni donna meriti un "Principe Azzurro": peccato che il Principe Azzurro non esiste, ed anche se ci fosse sarebbe molto raro, per cui il 99% delle donne resterebbe comunque a bocca asciutta.
- Uomini comuni che ambiscono a donne bellissime o modelle, e se la prendono perché tali donne li ignorano (com'è ovvio, poiché il loro "alto valore di mercato" consente di avere ben di meglio).
Tutti questi esempi hanno in comune aspettative esagerate rispetto a quanto essi possano offrire, oppure slegate da come funziona la realtà (i diritti di qualcuno corrispondono a doveri di altri; non si può avere qualcosa in cambio di niente). Chi coltiva tali aspettative non raggiungerà mai ciò che desidera, e resterà quindi sempre insoddisfatto, frustrato ed infelice. Ma invece di riconoscere che il problema risiede nelle proprie aspettative, tenderà a dare la colpa ad altri e/o credere che sia il mondo ad essere "fatto male".
3. Ci concentriamo sul negativo
La mente tende a concentrarsi sulle cose negative (generando ansia, insoddisfazione o malessere) e trascurare quelle positive. Questo ha una ragione evolutiva (ci aiuta ad evitare i pericoli e sopravvivere); ma ci porta anche a focalizzarci su quello che ci manca o che non funziona o che ci fa soffrire - che quindi ci appare maggiore di quanto realmente sia - ed invece sottovalutiamo gli aspetti positivi, piacevoli e benefici della nostra esistenza.Se proviamo ad elencare gli elementi positivi nella nostra vita, scopriamo che sono tantissimi (anche cose banali ma essenziali come l'acqua potabile o un tetto sulla testa). In confronto, gli elementi negativi sono solitamente minori. Ma finché non facciamo questo confronto, ci sembrerà che gli aspetti negativi siano predominanti.
4. Non ci sappiamo accontentare
"Accontentarsi" non vuol dire "rassegnarsi"; bensì "essere contento di ciò che si ha". Poiché nessuno è perfetto od onnipotente, è normale non avere tutto ciò che vorremmo; vale per chiunque. Per cui la contentezza, l'appagamento, derivano necessariamente dal saper apprezzare e godere la propria condizione, anche se limitata e imperfetta.Questo non impedisce l'ambizione verso un futuro migliore, ma ci consente di godere del momento presente. Invece, senza la capacità di accontentarmi resterò eternamente insoddisfatto, perché nulla sarà mai abbastanza; sarò sempre divorato dall'ambizione (punto 1) e concentrato su nuovi traguardi. Non saprò godermi il presente; la mia mente sarà sempre rivolta verso un (ipotetico) domani migliore. Ma quando quel domani migliore arriverà (ammesso che accada), non me lo godrò perché - di nuovo - la mia mente starà ancora correndo più avanti...
Questo aspetto sembra esasperato dalla cultura moderna (specialmente occidentale), che promuove un miglioramento continuo (anche attraverso i media e la pubblicità) e dipinge l'accontentarsi come una cosa da perdenti o sfigati. Ovviamente, un consumatore "che non si accontenta" (concetto promosso da diversi slogan) sarà un cliente che spende molto e sempre di più, quindi molto gradito alle aziende.
5. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili
E' diffusa la convinzione che "avere di più" - in qualsiasi ambito - ci renderà più felici: più soldi, più oggetti, più viaggi, più varietà, più successo, più bellezza, più sesso, più approvazione, ecc. Ma osservando il comportamento umano, ci si rende conto che succede spesso il contrario:- Meno abbiamo, e più siamo in grado di apprezzare quello che abbiamo, o quello che acquisiamo.
- Più abbiamo, e più tendiamo a svalutare ciò che abbiamo, o a dare poco valore alle nuove acquisizioni.
In altre parole, la sovrabbondanza non aumenta la soddisfazione; invece svaluta il valore di ogni cosa. E' anche da questo che nasce la nostra insoddisfazione: la maggior parte di noi vive in una tale abbondanza che ciò che abbiamo perde di significato, e quindi non può appagarci.
N.B.: Questa non è una celebrazione della miseria: non è che la scarsità renda felici. Però è importante riconoscere che l'abbondanza è meno appagante di quanto crediamo, e può anche essere controproducente.
Più otteniamo, più ci aspettiamo
Questo fenomeno sta diventando vistoso anche a livello socio-politico. Come osserva un articolo del settimanale britannico The Economist, i crescenti interventi dei governi a favore della popolazione (per esempio nel periodo Covid) non hanno prodotto cittadini soddisfatti ma, al contrario, li hanno resi pretenziosi e incontentabili: "Dietro ogni sguardo torvo si cela una logica semplice: qualcosa è andato storto e qualcun altro dovrebbe intervenire. La gente non è mai stata così arrabbiata con il governo, eppure non si è mai aspettata di più da esso. Se lo Stato ha potuto pagare milioni di lavoratori per restare a casa, perché non può pagare (di nuovo) la mia bolletta del gas? I cittadini [...] pretendono una ricompensa ma rifiutano i rischi." ("How Britain became a Compo Nation", 12/03/2026).Come ben sanno gli psicologi infantili, soddisfare ogni richiesta di un bambino non lo rende felice bensì produce un individuo viziato, incontentabile ed incapace di sopportare qualsiasi frustrazione. Pare che ciò valga anche per gli adulti.
“La sovrabbondanza
non aumenta la soddisfazione;
invece svaluta ogni cosa”
Perché siamo infelici anche se il mondo migliora
Dati gli atteggiamenti psicologici sopra elencati, molto diffusi, appare ovvio che molte persone non trovino mai soddisfazione ed anzi vivano in perenne infelicità. Non necessariamente perché le loro condizioni oggettive siano davvero scadenti o in peggioramento (come accennato all'inizio, e come risulta da numerose ricerche, mediamente le condizioni di vita sono migliorate nel tempo - anche se ci sono sempre crisi o nuovi problemi). Bensì perché sono preda di schemi mentali che gli impediscono di apprezzare la loro situazione, ed invece inseguono traguardi idealistici o irraggiungibili.Con tale mentalità, anche se il mondo migliorasse significativamente, le loro insoddisfazioni ed infelicità continuerebbero, perché:
- Vorrebbero ancora di più, comunque vada.
- Le loro aspettative aumenterebbero ancora.
- Continuerebbero a focalizzarsi sul negativo.
- Non si accontenterebbero comunque.
- La nuova abbondanza li renderebbe ancora più esigenti, invece che appagati.
Per cui la soluzione a tale insoddisfazione non risiede nel mondo (che certamente si può migliorare, ed infatti moltissimo è stato fatto in questo senso); bensì nel cambiare quegli schemi mentali che generano insoddisfazione a prescindere dalle condizioni oggettive.
Il potere della negazione
Ma come mai, anche di fronte a spiegazioni come queste, costoro le rifiutano e si ostinano a rimanere nelle loro convinzioni pessimistiche? La ragione primaria è che, in tal modo, rifiutano la responsabilità del proprio malessere, ed invece ne attribuiscono la causa ad altri. E' una specie di alibi protettivo: è sempre un sollievo dare la colpa ad altri. Ma di cause ce ne sono diverse, che ho esaminato nel post "Perché credi che il mondo peggiori, ma ti sbagli".Insoddisfatti in amore
Queste dinamiche valgono in generale, ma mi sembrano particolarmente presenti in ambito sentimentale. Infatti vediamo che:- Sempre più persone si ritrovano da sole, o si lamentano di non trovare mai un partner adeguato (*).
- Ci si sposa sempre meno, ed oltre il 40% dei matrimoni finisce (in Europa). Da notare che nel 70% dei casi è la donna a chiedere il divorzio (*).
- Le persone fanno meno sesso di 30 anni fa.
- Si diffonde il fenomeno "incel" ("celibi involontari", ovvero persone - in maggioranza uomini - che non sono voluti da nessuno) (*).
(*) In questi casi ciò sembra dovuto, almeno in parte, ai fattori sopra elencati: ambizioni romantiche idealizzate, aspettative eccessive, scarsa capacità di accontentarsi, sovrabbondanza di opportunità teoriche (specialmente grazie a dating online e app di incontri). Questo vale in particolar modo per le donne - poiché possiedono un "potere sessuale" che i maschi non hanno - ma influenza anche molti uomini.
Infelicità oggettiva... o soggettiva?
Certo, a volte una persona è infelice per motivi reali. Come già detto, spesso "la vita è sofferenza", e non ha senso negarlo. Ma in tanti altri casi vedo lamentele meno fondate, o che sono smentite da una visione storica oggettiva. In altre parole, a volte l'infelicità o la sofferenza hanno motivazioni reali, ma altre volte sono invece frutto di illusioni o auto-inganno.In conclusione, nonostante la vita sia più facile e abbondante di un secolo fa, od anche solo di 50 anni fa, questo mediamente non ci ha reso più felici o soddisfatti, ma spesso ci rende più esigenti e quindi frustrati. I miglioramenti rispetti al passato sono numerosi e reali, ma molti non sanno apprezzarli ed invece si concentrano solo su ciò che manca o va male.
E' questo che rende così tante persone insoddisfatte o infelici, piuttosto che le reali condizioni della loro vita. Molto spesso l'infelicità scaturisce da un'errata valutazione della realtà; in questi casi la soluzione sta nell'adottare una visione più obiettiva e costruttiva, riconoscendo i tanti aspetti positivi e gli innumerevoli miglioramenti rispetto al passato.
"L'uomo è infelice perché incontentabile."
(Giacomo Leopardi)
"L'infelicità è il divario tra le nostre capacità e le nostre aspettative."
(Edward de Bono)
"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)
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