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Quelli che non cambiano mai idea, nemmeno davanti ai fatti

Siamo abituati a pensare che ogni persona, quantomeno se dotata di intelligenza media, sia in grado di ragionare. Ma non è proprio così: in realtà numerosi individui sono preda di pensieri o convinzioni insensati o irrazionali, o lo sono su certi argomenti, e di conseguenza non riescono a ragionare in proposito.

Dal ragionamento all'irrazionale

Non sto parlando semplicemente di differenza di opinioni: queste sono del tutto naturali, ed avere opinioni anche radicalmente diverse non vuol dire essere irrazionali (a meno che si parli di scienze esatte).
Mi riferisco invece a quelle persone che si basano esclusivamente sulle loro emozioni, sulla loro esperienza personale, su pregiudizi, o "Perché me lo sento!". Oppure chi si fissa rigidamente sulle proprie opinioni (che non sa distinguere dai fatti), per cui non è disposto a metterle in discussione, non concepisce la possibilità di essere in errore, e non si smuove di un millimetro nemmeno di fronte a prove contrarie evidenti; e che non di rado attacca ferocemente qualsiasi opinione differisca dalla propria o la smentisca.
Questo tipo di atteggiamento non si può definire "ragionare": tale verbo definisce l'usare le facoltà intellettuali per pensare, riflettere, argomentare con logica e giungere a conclusioni sensate e coerenti. Per fare ciò occorre saper soppesare pro e contro di ogni idea, cercare eventuali falle logiche, considerare anche gli argomenti contrari - e non escludere la possibilità di potersi sbagliare.

"Per ragionare deve esserci indifferente l'avere ragione."
(Maurizio Fogliato)

Se invece parto con un'idea e vi rimango attaccato senza smuovermi di una virgola, respingendo ogni sfumatura o possibilità alternativa... non sto ragionando, sto al più reiterando un mio pregiudizio.

"La maggioranza delle persone crede di pensare, mentre stanno soltanto riorganizzando i loro pregiudizi."
(William James)

Provo ora ad esaminare le differenze tra un pensiero ragionevole ed uno irrazionale.

“Se rimango attaccato a un'idea
senza smuovermi di una virgola,
non sto ragionando”

Posizioni ragionevoli e sensate

In ambito politico, per esempio, è possibile avere opinioni valide e sensate anche da parte di schieramenti opposti: un progressista ed un conservatore avranno spesso opinioni contrastanti, ma ciò non implica necessariamente che uno dei due sia in errore. Dopo tutto, a volte nessuno ha torto o ragione: sono solo punti di vista diversi.
  • Le idee di pari diritti per tutti, di ridistribuzione della ricchezza, o di un "welfare pubblico" adeguato (tipiche dei progressisti), sono certamente sensate.
  • Ma anche i vantaggi del capitalismo, della libera impresa, o di un sistema fiscale non opprimente (tipiche dei conservatori), hanno la loro validità.
Se queste due persone sono intelligenti, ragionevoli e di mente aperta, potrebbero persino riconoscere un certo valore nelle rispettive posizioni, e magari cercare soluzioni intermedie od efficaci compromessi. Questo è ciò che fanno i politici migliori: non restano fissati sulle proprie posizioni ed in ostinata opposizione, ma cercano compromessi che vadano a beneficio della maggioranza (mentre i politici ottusi restano inamovibili, quindi sanno solo criticare senza produrre progressi).

Posizioni irrazionali o assurde

Altre posizioni politiche, invece, lasciano esterrefatti e sembrano il prodotto di deliri o allucinazioni, piuttosto che di ragionamenti.

Sinistra: la Russia non ha invaso nessuno

A sinistra ci sono persone che hanno sempre difeso ostinatamente la Russia, anche quando ha aggredito militarmente paesi vicini per mantenerne il controllo o espandere la propria sfera di influenza (invasioni principali dopo il 1945: Ungheria nel 1956; Cecoslovacchia nel 1968; Afghanistan nel 1979; Georgia nel 1991 e 2008; Cecenia nel 1994 e 1999; nonché la recente invasione dell'Ucraina nel 2014 e 2022).
Costoro giustificano la Russia (arrampicandosi sui vetri) oppure negano fatti storici comprovati. Probabilmente perché l'Unione Sovietica era comunista e, per un "sinistroide" convinto, tutto ciò che è "rosso" dev'essere buono e giusto.

Destra: Trump è un grande presidente

A destra vediamo negli USA i seguaci di Donald Trump (cosiddetti "MAGA"), che lo sostengono incondizionatamente anche quando egli: mente spudoratamente, si inventa accuse infondate contro gli avversari, agisce in modo illegale, ignora la Costituzione, applica tariffe che sconvolgono l'economia mondiale e finiscono col danneggiare gli stessi americani, si inimica tutte le nazioni alleate, o scatena una guerra (contro l'Iran nel 2026) senza motivi reali.
Nonostante una lunga serie di azioni assurde (che potrebbero giustificare il titolo di "peggior presidente della storia americana"), buona parte del "popolo MAGA" gli rimane comunque fedele ed ostinata nel suo supporto; anche quando subisce nella propria vita gli effetti negativi delle politiche di Trump. Questa forma di fedeltà cieca è paragonabile a quelli di culti religiosi, ed appare completamente irrazionale.

Ragionamento non pervenuto

Queste due posizioni sono a livello di negazione dell'Olocausto, della teoria sulla Terra piatta, o che il nostro pianeta abbia solo 6.000 anni (perché c'è scritto nella Bibbia). In tutti questi casi non c'è traccia di ragionamento, ma solo clamorosa ignoranza, pregiudizi, paranoie o cieca ideologia.


Le cause dell'irrazionalità

Spesso non è nemmeno una questione di intelligenza: non di rado ho rilevato tale fissità di pensiero anche in persone chiaramente intelligenti e dotate di buona cultura (anche se è certamente più diffusa tra individui meno dotati e più ignoranti). In realtà credere a questo tipo di convinzioni insensate ed ostinate è parte della natura umana (che è ampiamente irrazionale), e può scaturire da numerose cause; di seguito elenco alcune di quelle che ritengo più comuni.

  1. Stupidità
  2. Ignoranza
  3. Pregiudizi
  4. Interessi personali, opportunismo
  5. Insicurezza e fragilità
  6. Essere aggrappati ad una ideologia
  7. Persone traumatizzate
  8. Complottismo, tendenza paranoide

1. Stupidità

La causa prima di questi atteggiamenti è una scarsa intelligenza: più qualcuno è stupido, meno sarà in grado di sviluppare idee valide, afferrare concetti complessi o capire dove è in errore. Tale persona sarà letteralmente incapace di vedere "oltre il proprio naso", analizzare criticamente le proprie posizioni, od evolvere la propria comprensione del mondo. I suoi pensieri saranno limitati e semplicistici, quindi inadatti ad una realtà complessa.
Questo limite è ben rappresentato dall'effetto Dunning-Kruger: questo nota che più una persona è stupida o incompetente, più tenderà a sopravvalutare le proprie capacità; quindi non riuscirà a riconoscere i limiti del proprio pensiero o le falle delle proprie opinioni. In pratica, meno uno capisce e meno si rende conto della propria scarsa comprensione; restando quindi più spesso ancorato alle proprie posizioni. Invece una persona brillante sa solitamente riconoscere i limiti del suo pensiero.
Questo concetto è stato espresso da molti pensatori attraverso i secoli:
"La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi."
(Bertrand Russell)

Inoltre gli stupidi sono suggestionabili: sono facile preda di manipolatori e affabulatori, come Mussolini, Mao Tse-Tung o Trump.

2. Ignoranza

L'effetto dell'ignoranza è per molti versi simile a quello della stupidità: meno una persona conosce (o capisce), più le sue idee saranno povere, ingenue e limitate, ma egli non sarà in grado di comprenderlo. Meno qualcuno sa, e meno si rende conto di quanto la sua conoscenza sia circoscritta; tenderà quindi a credere di sapere tutto quel che c'è da sapere.
Viceversa, più uno impara e più si rende conto della sua ignoranza (ovvero di quante cose ancora non conosce). Questo è il significato della frase attribuita a Socrate: "So di non sapere"; ovvero "Sono consapevole di quanto ancora non conosco - e per questo resto aperto ad imparare".

Inoltre gli ignoranti sono facilmente ingannabili: puoi raccontargli storie incredibili, perché non hanno le conoscenze per distinguere il vero dal falso. Basta fare leva sulle loro emozioni, e li porti dove vuoi (ciò spesso vale anche per gli stupidi).

Ignoranza settoriale

L'ignoranza può anche essere specifica: una persona colta potrebbe comunque sapere poco o nulla di finanza, fisica o biologia, quindi avere opinioni errate a riguardo. Oppure, non avere delle basi di statistica impedisce di capire che la propria esperienza personale, da sola, non prova nulla; o che una correlazione non implica causa.

Disinformazione, propaganda

L'ignoranza viene anche creata o alimentata dalla disinformazione, sia involontaria (da parte di altri ignoranti) che intenzionale (da parte di manipolatori), come pure dalla propaganda di parte, che presenta le notizie in modo distorto, ingannevole o del tutto falso. Saper riconoscere l'inaffidabilità di queste fonti richiede una competenza - ed una intelligenza - che a molti manca, per cui ne vengono influenzati.

3. Pregiudizi

I pregiudizi sono pervasivi: moltissimi sono convinti che la propria nazione, etnia, religione, partito, genere, ecc... sia superiore agli altri. Notiamo i pregiudizi altrui, ma di rado i nostri. Tutti abbiamo qualche pregiudizio, ma le persone che sono state immerse a lungo in tali influssi ne rimangono segnate e faticano ad uscirne. Più un'idea mi è familiare, più tenderò a considerarla vera a priori ed a difenderla acriticamente.
Se per esempio sono stato circondato da idee razziste per tutta l'infanzia, sarà difficile per me metterle in discussione; mi sembreranno semplicemente dei fatti, e le difenderò a priori. Lo stesso vale per chi è stato cresciuto in ambienti fortemente religiosi, o dominati da qualche ideologia.

Difesa dei pregiudizi

Esistono anche dei meccanismi mentali che "difendono" i nostri pregiudizi, per evitarci di cadere in dissonanza cognitiva (se credo in X, ma incontro prove che X sia falso, proverò disagio perché in me coesisteranno due idee in conflitto). Per esempio il bias di attenzione o il bias di conferma sono meccanismi istintivi per cui la mente nota solo le informazioni che corrispondono a - o confermano - le mie convinzioni.

4. Interessi personali, opportunismo

Tutti si dicono a favore della verità... ma molti fanno un rapido voltafaccia quando la verità li mette a disagio, gli provoca una brutta figura, minaccia i loro interessi economici, o mette in discussione la loro identità (ovvero il senso di "Chi sono io" e "Qual è il mio valore").
Costoro quindi negano i fatti o difendono tesi improbabili per evitare conseguenze personali negative, in modo opportunistico; ma specialmente quando la posta in gioco suscita in loro emozioni viscerali - che quindi predominano sulla ragione (ciò è diverso dai mentitori abituali, che sono sempre guidati dall'opportunismo; qui parlo di persone solitamente corrette, ma che di fronte a verità troppo "compromettenti" abbandonano istintivamente la loro morale per proteggersi dalle conseguenze).

"E' difficile far capire qualcosa ad un uomo, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non la capisca."
(Upton Sinclair)

Alcune istanze in cui questa motivazione è particolarmente forte (e quindi irragionevole) sono: il bisogno di avere ragione; l'orgoglio, o l'ego; il bisogno di credere in una certa cosa (un ideale, dio, la fede, di far parte dei "buoni" o "giusti"). In queste situazioni perdiamo facilmente l'obiettività, e cadiamo in doppi standard:
"Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?"
(Vangelo di Matteo 7, 1-29)

Questi atteggiamenti sono spesso collegati a 5. Insicurezza, alle 6. Ideologie ed ai 7. Traumi. Più siamo fragili emotivamente (e magari per questo aggrappati a certe idee), e meno saremo capaci di raziocinio.

5. Insicurezza e fragilità

Paradossalmente, più una persona è insicura e più resisterà a cambiare idea o ad ammettere di essere in errore. Questo perché ammettere gli errori od accogliere opinioni diverse ci fa sentire deboli o vulnerabili, e questo spaventa la persona insicura (per contro, una persona davvero forte e sicura di sé ammette più facilmente i suoi sbagli o idee errate, perché la sua autostima non ne viene intaccata).

Chi è particolarmente fragile avrà una visione distorta della realtà, perché ne è spaventato e non è in grado di affrontarla. Sarà probabilmente pessimista, sfiduciato, incapace di credere nella bontà delle persone o in un domani migliore, e tenderà al vittimismo. Invece di ammettere la sua fragilità, si nasconderà dietro l'alibi di essere "troppo sensibile", oppure tenderà ad accusare gli altri di essere "cattivi" o di "non capirlo".

Queste persone si attaccano a qualsiasi certezza, anche se falsa o illusoria, perché hanno bisogno di "stampelle" a cui appoggiarsi - e non intendono lasciarle andare.

Più comune tra le donne

Questa tendenza sembra particolarmente diffusa tra le donne, che mediamente soffrono di una maggiore insicurezza. Tale fenomeno è anche confermato dalla psicologa Samantha Rodman Whiten: "Molte donne faticano ad ammettere di avere torto; ciò spesso deriva da una profonda insicurezza e bassa autostima."

6. Essere aggrappati ad una ideologia

Quando aderiamo ad una ideologia diventa difficile metterla in discussione, perché diventa parte della propria identità e modo di vedere il mondo. Inoltre, chi abbraccia un'ideologia di solito si convince che la relativa posizione o propaganda sia del tutto corretta, e quelle opposte del tutto errate.
Si crea quindi una mentalità manichea "noi contro di loro" (dove "noi" siamo quelli buoni e giusti, e "loro" quelli cattivi e sbagliati). Questa è una forma di pre-giudizio (giudizio a priori) e indica assenza di ragionamento e pensiero critico. Osservo questo fenomeno in tutte le ideologie (e ciò include anche le religioni); tipicamente:
  • Per un "sinistroide" il comunismo è sempre dalla parte del giusto ed il capitalismo fonte di tutti i mali.
  • Per una femminista le donne sono sempre vittime e i maschi sempre aggressori.
  • Per un credente il proprio dio è l'unico autentico e le altre religioni sono blasfeme, ecc.
Ma è anche frequente nelle varie correnti politiche (specialmente quelle populiste o agli estremi), negli attivisti fanatici (e tutti i fanatici in generale; il fanatico è irragionevole per definizione), nei "woke", ambientalisti, vegani, ecc. Inoltre nelle ideologie si manifesta spesso una deriva autoritaria; chiunque la pensi diversamente o critichi l'ideologia viene zittito, attaccato od estromesso dal gruppo:
  • Si veda la "cancel culture" tipica della sinistra illiberale: eliminare dal discorso pubblico ogni voce differente dalla propria, rimozione di simboli - anche storici - ritenuti inaccettabili.
  • Nei movimenti populisti, come i MAGA di Trump, chi si oppone viene squalificato con accuse infondate, oppure lo si definisce un "nemico del popolo" (tattica usata anche nelle dittature).
  • Il femminismo tende a squalificare o zittire ogni voce critica o contraria al movimento, spesso con l'accusa di "misoginia" (in pratica equiparando ogni voce di dissenso con "odiare le donne").

7. Persone traumatizzate

Chi ha subìto traumi emotivi o fisici (specialmente nell'infanzia), spesso rimane influenzato nella sua capacità di ragionare, e tenderà ad avere una visione del mondo distorta dalle sue emozioni o paure profonde. Chi ha una "ferita della fiducia" crederà che non ci si può fidare di nessuno; chi ha perso un figlio durante una rapina crederà che il crimine è in aumento (mentre è vero il contrario); una donna che è stata abusata vedrà tutti gli uomini come potenzialmente violenti, ecc.

N.B.: Chi ha subito traumi è facile che ricada anche nel caso successivo (8. Complottismo), oppure nei due precedenti (5. Insicurezza; 6. Ideologia).

8. Complottismo, tendenza paranoide

L'attaccamento particolarmente ostinato ed irrazionale alle convinzioni è evidente nelle persone complottiste o con tendenze paranoidi (entrambi presentano diffidenza anomala ed immaginano minacce o pericoli inesistenti). Costoro sono visceralmente convinti di essere vittima di situazioni avverse o di persone malvagie; qualsiasi tentativo di dissuaderli con ragionamenti e fatti viene visto come una minaccia, e come dimostrazione che loro sono in possesso di informazioni "segrete" che gli altri ignorano.

Di solito queste persone sono una piccola minoranza, ma in certe situazioni una convinzione di questo tipo si estende ad una parte notevole della popolazione (magari alimentata da fonti interessate). A posteriori si fatica a credere che le masse abbiano abbracciato simili posizioni, eppure ciò accade ciclicamente. Si veda: Quest'ultimo episodio mostra come anche una popolazione occidentale mediamente intelligente, istruita e - si presume - razionale, possa essere collettivamente preda di convinzioni irrazionali e senza prova alcuna, solo in base a paure, dicerie e disinformazione online.

Non malattie mentali, ma deficit comuni

Nell'elenco precedente non considero le malattie mentali vere e proprie: è ovvio che una persona afflitta da esse sarà irragionevole ed incapace di un pensiero lucido.
Quello a cui ho cercato di dare una spiegazione è la domanda "Come fa una persona (relativamente) normale e sana di mente a pensare in modo così erroneo, od a restare aggrappata a convinzioni così poco sensate?". In sintesi, direi che la risposta risiede in deficit comuni nella psiche umana, che portano specifiche paure, fragilità o bisogni di sicurezza a predominare sulla ragione; quando questo succede, istinti protettivi ed emozioni negative prevalgono ed offuscano la lucidità.

Siamo creature irrazionali

In conclusione, gli esseri umani sono più irrazionali di quanto crediamo. Se le nostre emozioni tirano da una parte e la ragione dall'altra, nella maggioranza dei casi saranno le emozioni a prevalere.
E questo può accadere a chiunque (me compreso). Quelli convinti di esserne esenti, sono spesso i più inclini a cascarci. Invece di credersi "superiori" e immuni, è più costruttivo coltivare i dubbi, mettersi in discussione, confrontare i dati da più fonti, e soprattutto essere disposti a notare quando questi atteggiamenti potrebbero essere attivi in noi. E' proprio quando sei completamente sicuro di qualcosa... che è il caso di provare a vederla da un angolo diverso.

Le convinzioni irrazionali sono impermeabili ai fatti

Quando qualcuno è preda di queste convinzioni, è quasi impossibile fargli cambiare idea, o fargli vedere i suoi errori cognitivi; ed è anche inutile mostrargli prove oggettive che lo inducano a rivedere le sue posizioni.
Credere di poterci riuscire ragionando è, il più delle volte, una mera illusione. In alcuni casi più estremi, come chi manifesta una mentalità complottista, ci sono dietro una serie di deficit psicologici e caratteriali; cose che non si risolvono col semplice dialogo o un elenco di fatti.

"Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano."
(Arturo Graf)

"Contro la stupidità non abbiamo difesa. Né le proteste né la forza possono toccarla. Il ragionamento è inutile."
(Dietrich Bonhoeffer, teologo giustiziato dal nazismo)

"Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità."
(Voltaire)


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Le brave persone sono la maggioranza, ma non fanno notizia

Oggi ho letto un post di uno dei miei autori preferiti, Mark Manson, con un messaggio che mi piace condividere (vedi sotto). Questo messaggio ci ricorda che la maggior parte degli individui sono brave persone, e spesso si spendono a beneficio degli altri... però non fanno notizia, mentre gli eventi negativi sì. Per cui ad uno sguardo superficiale ci sembra che il mondo sia pieno di "male".
Ma in realtà il "bene" è molto più frequente del "male" (anche perché in caso contrario ci saremmo già estinti). Però per come funzionano i media, e la mente umana, il bene di rado fa notizia, mentre il male ci salta agli occhi. In altre parole, il male è vistoso mentre il bene risulta per lo più invisibile.

Il male fa notizia; il bene no

Di seguito il testo del post di Manson (su LinkedIn, tradotto da me). In sintesi, riporta alcuni esempi di notizie "scandalose" - che tutti i media hanno riportato - e poi tre gesti eroici di persone comuni - che ben pochi hanno riportato.
«Un adulto che fa una scenata da Starbucks diventa virale. Il dirigente che lavora fino alle 23 per non licenziare nessuno rimane invisibile. Le persone sono generalmente buone - ma questo il tuo algoritmo non te lo mostrerà mai.
Scommetto che hai sentito parlare di tutte queste storie virali l'anno scorso:
  • La "Karen" fuori di testa che, ad una partita dei Phillies, urla parolacce a un padre e pretende che il figlio dia a lei la palla del fuoricampo appena presa (proprio il giorno del compleanno del bambino).
  • Il dirigente e la responsabile delle risorse umane, sposati (ma non tra loro), sorpresi a scambiarsi effusioni dalla "kiss cam" al concerto dei Coldplay.
  • La passeggera su un volo Southwest, che si aggrappa ai capelli di una donna come un pitbull selvatico alla caviglia di un postino, perché era arrabbiata per il suo posto.

Ma hai sentito parlare di una delle storie seguenti?
  • Una mattina del 2007, mentre aspettava la metropolitana di New York, un uomo ha avuto un attacco epilettico ed è caduto sui binari davanti a un treno in arrivo. Wesley Autrey, operaio edile di 50 anni ed ex militare della Marina, è saltato al volo sui binari, ha spinto l'uomo in una rientranza e lo ha coperto con il suo corpo, mentre il treno rombava sopra entrambi, a pochi centimetri dalle loro teste. Entrambi sono sopravvissuti.
  • Kennis Goodman, corriere di DoorDash di 34 anni ed ex militare dell'Aeronautica, stava ritirando la prima consegna della giornata quando un uomo è entrato in una farmacia Walgreens in Carolina del Sud con un coltello, ed ha iniziato ad accoltellare i clienti. Goodman si è avventato contro l'uomo, lo ha allontanato da una vittima con un calcio, lo ha placcato, gli ha strappato il coltello di mano e lo ha tenuto fermo fino all'arrivo della polizia.
  • William Rubio, operaio di 37 anni del Kentucky addetto alla manutenzione, ha visto un autoarticolato avvolto da fiamme alte due metri su un'autostrada dell'Arizona. Ha attraversato lo spartitraffico, si è arrampicato sul blocco motore in fiamme e, come una sorta di Superman, ha sfondato il parabrezza a mani nude, riuscendo a liberare l'autista. Circa 15 secondi dopo essersi allontanati dal veicolo, questo è esploso.

Le prime tre notizie sono state viste da decine di milioni di persone entro 48 ore. Le successive tre sono state pubblicate più che altro da giornali locali e nessuno le ha lette.
L'indignazione si diffonde all'istante, mentre descrivere l'eroismo richiede due paragrafi di contesto. Ma noi vediamo solo la prima, perché gli algoritmi sono progettati per promuovere ciò che condividerete nei prossimi 10 secondi.»
Manson riprende lo stesso tema in questo articolo, con una serie di spiegazioni a supporto.

Il mondo è migliore di come ci sembra

Visto che molte persone tendono ad una visione pessimistica e scoraggiata, ritengo importante ricordare che è piuttosto vero il contrario: il mondo è migliore di come ci appare, perché i media ne riportano una versione selettiva e negativa.
Tutti parlano dell'assassino, del politico corrotto, della multinazionale che inquina, delle violenze o dei conflitti armati. Quanti parlano invece delle brave persone? Dei genitori che amano teneramente i figli, dei vicini che si aiutano, dei volontari, dell'azienda che premia i suoi dipendenti, dei gesti di gentilezza gratuita...?
E non serve andare tanto lontano: la Rete è piena di persone disposte ad aiutare gli altri, a condividere informazioni utili, a proporre soluzioni ai problemi, od anche solo ad offrire qualche parola di conforto.

Certo i comportamenti positivi possono sembrarci "normali", e magari li diamo per scontati. Ma così facendo tendiamo a non apprezzarli, ad ignorarli, oppure li dimentichiamo... ed ecco allora che il "male", che ci impressiona e non si dimentica, ci apparirà come la norma anche quando è invece l'eccezione.

“Le persone sono
generalmente buone;
ma il tuo algoritmo
non te lo mostrerà mai”

Cosa intendo con "brave persone"

Semplificando, considero tale chi si comporta in genere con gentilezza, riguardo, attenzione e cura verso le altre creature (non necessariamente umane) - ed in tal modo compie il "bene". Dal punto di vista cristiano è l'applicazione della carità (che è un sinonimo di amore), la maggiore delle virtù teologali:
"Queste dunque le tre cose che rimangono:
la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità!" (1Corinzi 13,13)
Magari fatta anche solo di piccoli gesti, ma che comunque fanno una differenza.
O per citare un concetto del Dalai Lama che mi è molto caro: "La mia religione è molto semplice. La mia religione è la gentilezza."

Con questo non intendo dire che una brava persona sia sempre buona, gentile e disponibile. Non sto parlando di persone perfette, né di "santi"; questi certo sono ben pochi.
Parlo di persone che, per quanto possono, cercano di essere buone e di fare del bene - o almeno ci provano. E che si sforzano di non fare del male (anche se magari non sempre ci riescono). Un cristiano le chiamerebbe "di buona volontà" (citando una nota preghiera). Qualcuno più esigente potrebbe definirle "persone decenti". Sono quelle persone che siamo contenti di avere nella nostra vita, perché la rendono più lieta, leggera o quantomeno sopportabile. Quelle che ci sorridono; che ci tendono una mano quando cadiamo; che ci abbracciano quando siamo tristi; che ci incoraggiano invece di criticarci (se vi par poco...!).

Esempi di male famoso e bene invisibile

Di seguito alcuni esempi di casi dove il "male" è noto a tutti, o messo in evidenza, mentre il "bene" è ignorato o sconosciuto ai più.

Hitler, SS, nazismo

Tutti conoscono Adolf Hitler, o le sue "SS" (Schutzstaffel), che vengono - giustamente - additati come esempi del male supremo.
Ma quanti conoscono i nomi delle centinaia o migliaia di eroi che, a quei tempi, hanno rischiato la vita per salvare qualcuno? Prima del film "Schindler's list" di Spielberg, quanti conoscevano la storia di Oskar Schindler? Ed anche in Italia, quanti conoscono la figura di Giorgio Perlasca, che salvò oltre 5.000 ebrei in Ungheria?

Criminalità in calo

Ogni giorno TV, notiziari e social media riportano svariati crimini (magari anche risalenti ad anni fa). L'impressione che ne ricaviamo è di un mondo costellato da delitti.
Eppure la criminalità è in declino da molto tempo; l'Italia è tra i Paesi europei con meno omicidi (anche di donne). Ma questo quasi nessuno ce lo ricorda. Così moltissime persone sono convinte che il crimine vada aumentando, mentre in generale è vero il contrario.

Premiazioni di atti di bontà o eroismo

Ci sono diverse istituzioni che premiano atti di bontà, generosità od eroismo; ma quasi mai ne sentiamo parlare. Per esempio il Carnegie Hero Fund (fondato nel 1904 per gli USA, e successivamente esteso a vari stati europei, inclusa l'Italia), premia le persone che compiono atti straordinari di eroismo. Nonostante operi da più di un secolo ed abbia conferito oltre 10.000 riconoscimenti, quanti sono a conoscenza di questo Fondo, o di simili istituzioni?

Generosità su piccola scala

Ma la generosità non si esprime solo in atti eroici o estremi. Un sondaggio condotto da Abhijit Banerjee ed Esther Duflo, due premi Nobel, mostra come tante persone siano sensibili alla sofferenza altrui: circa il 60% degli intervistati, provenienti dai paesi ricchi, sarebbe disposto a rinunciare fino allo 0,5% del proprio reddito se ciò bastasse ad eliminare la povertà estrema nel mondo (The Economist, "One neat trick to end extreme poverty", 9/04/2026).

Il cattivo fa notizia

Il personaggio (immaginario) del cannibale psicopatico Hannibal Lecter ha affascinato milioni di persone, ed è stato rappresentato in opere letterarie e cinematografiche di ampio successo. Lo stesso vale per altri personaggi - reali o di fantasia - come Jack lo Squartatore e il Joker di Batman. E' evidente che i "cattivi" accendono la nostra immaginazione.
Esistono però anche opere che raccolgono atti reali di bontà, generosità e gentilezza. Per esempio c'è la serie "Brodo caldo per l'anima" (Armenia ed.) ed altre simili. Leggendo questi libri è difficile non commuoversi davanti a così tanti esempi di umano altruismo. Ma quanti conoscono queste opere? Quanti ne parlano?

(pochi) Uomini cattivi, (molti) uomini buoni

Ritroviamo lo stesso atteggiamento da parte femminista: parlano solo degli stupratori e degli uomini violenti o assassini (che sono una minoranza minuscola: in Italia i "femminicidi" ogni anno sono lo 0,0003% della popolazione femminile). Mai di tutti gli uomini buoni, gentili, generosi e che magari rischiano la propria vita (*) per aiutare gli altri, donne incluse. Anche in questo caso, vengono evidenziati i pochi uomini disprezzabili e si dimenticano i molti uomini ammirabili.

(*) Da notare che la maggioranza di atti eroici proviene da uomini (vedi gli esempi di Manson; "92% degli atti di eroismo è stato compiuto da maschi"); perché gli uomini sono più audaci, più inclini a rischiare (a causa del maggior testosterone), e più disposti a sacrificarsi per gli altri.

“Tutti conoscono Adolf Hitler.
Quanti conoscono Oskar Schindler
o Giorgio Perlasca?”

E se non vedo le brave persone?

Alcuni obietteranno che loro non vedono tutte queste brave persone, quindi il discorso di questo post apparirà loro falso o privo di senso. Il problema è che la percezione soggettiva non sempre corrisponde ai fatti: qualcosa può essere vero (fatto) anche se io non lo conosco (ignoranza), se a me non sembra (percezione), o se a me è successo il contrario (esperienza personale).
  • La convinzione istintiva "Me lo sento, quindi è vero!" è una distorsione percettiva (potrei benissimo sentire cose non reali o improbabili; l'ipocondriaco, il paranoico o il fanatico religioso sono solo gli esempi più vistosi).
  • Oppure, la mia esperienza potrebbe essere l'eccezione e non la regola: magari sono stato sfortunato ed ho incontrato sempre individui pessimi... ma ciò ovviamente non capita a tutti. Però se io considero solo la mia esperienza, a me sembrerà che valga in generale per chiunque.
Se non vedi la maggioranza di brave persone di cui parlo qui, di seguito offro tre spiegazioni primarie.

1. Hai incontrato poche brave persone

Nel tuo ambiente, o nella tua esperienza personale, oggettivamente hai incontrato poche brave persone. Questo può succedere in situazioni particolarmente negative: pensiamo ad un paese colpito da una guerra civile, in società afflitte dalla criminalità, od anche "solo" il crescere in una famiglia disfunzionale e tossica. Ma queste situazioni sono l'eccezione e non la regola.

2. Traumi e ferite emotive

Esperienze molto negative (come quelle al punto 1) possono provocare traumi o "ferite emotive" inconsci. Queste ci influenzano e possono indurci a ricreare (inconsapevolmente) le situazioni che ci hanno ferito nel passato; quindi magari poi ignoriamo le brave persone (che a noi appaiono noiose o "strane") e ci attacchiamo a quelle malsane (perché hanno un comportamento a noi familiare).

3. Tendi ad ignorare le brave persone

Oppure, noti molto più spesso le persone negative perché la tua attenzione si concentra su di esse (cosiddetto "bias di attenzione") ed invece tendi ad ignorare le brave persone, o non te le ricordi.
Nel caso di persone traumatizzate (punto 2), queste spesso filtrano la realtà attraverso le "lenti" del loro trauma, quindi in modo distorto: se sono stato ingannato tutti mi sembreranno inaffidabili, se sono stato oppresso dai giudizi ogni opinione mi suonerà sprezzante, ecc.

Nei casi 2 e 3 il problema è una percezione soggettiva e deformata della realtà; come espresso all'inizio, molti tendono ad ignorare gli eventi positivi e si concentrano invece su quelli negativi. Per questo è importante non fermarsi alla prima impressione, od alle reazioni di pancia, ed invece informarsi sui fatti, da più fonti; nonché prendere con scetticismo i sensazionalismi dei media (che si concentrano sugli eventi negativi per ragioni commerciali).

Ma sei proprio sicuro?

Sono assolutamente certo che la maggioranza siano brave persone? Ovviamente no, perché non è un tema che può essere definito con certezza scientifica. Ma diversi esperti sono concordi che la maggioranza degli individui sia tendenzialmente buona o decente (come in questa analisi approfondita del dottor Steve Rose).
Inoltre, alcuni fraintendono "maggioranza" credendo voglia dire "quasi tutti". Ma il 51% è già maggioranza. Per cui non sostengo che "quasi tutti siano brave persone"; bensì, che più della metà lo sia.

Quello che sappiamo per certo, però (vedi l'inizio o la lista di esempi sopra), è che il male è sulla bocca di tutti, mentre il bene è molto spesso ignorato - per cui il bene è sicuramente molto maggiore di quanto appare a prima vista. Questo rende la mia tesi plausibile, se non probabile.
Ma c'è un'ulteriore ragione per credervi: perché rende la tua vita migliore.

Perché è importante vedere il bene

Queste mie osservazioni potrebbero sembrare superflue; in fondo, sapere che ci sono tante brave persone non mi risolve i problemi, e non cambia il mondo. Ma io sono convinto che invece sia utile, perché come considero il mondo cambia il modo in cui lo approccio, nonché il mio stato d'animo:
  • Se credo che il mondo sia pieno di orrore e persone terribili sarò angosciato, ansioso e pessimista; di fronte alle opportunità sarò diffidente o le eviterò.
  • Al contrario, se credo che al mondo ci siano tante brave persone, sarò più sereno e positivo; affronterò le opportunità con fiducia e ottimismo - il che porterà a maggiori successi (è stato dimostrato che le persone ottimiste vivono meglio).

Questo concetto è riassunto nella citazione "La più importante domanda che possiamo porci è se l'Universo in cui viviamo sia un luogo amichevole od ostile", attribuita ad Albert Einstein. Proprio perché se vediamo il mondo in un modo oppure nell'altro, ciò cambierà radicalmente l'atteggiamento con cui affrontiamo la vita.

"La fiducia nella bontà degli altri è una non piccola testimonianza della propria bontà."
(Michel E. de Montaigne)

"La gentilezza nelle parole crea fiducia; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel sentimento crea amore."
(Lao Tzu)

"Se nel prossimo vedi il buono, imitalo; se nel prossimo vedi il male, guardati dentro."
(Confucio)


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Perché molte persone sono infelici, anche se il mondo migliora

Per chi, come me, osserva il comportamento umano, è frequente notare come negli ultimi decenni una gran quantità di persone appaia sempre più insoddisfatta, frustrata o infelice; e ciò nonostante in media il mondo vada sempre migliorando (per chi invece è convinto che il mondo sia peggiorato, suggerisco la lettura del post in cui dimostro obiettivamente come in passato si stava peggio).


Perché ci sentiamo più infelici

Da dove nascono questi stati d'animo irrazionali e spesso slegati dalle condizioni oggettive? Di seguito elenco quelli che mi sembrano le cause più probabili e diffuse (poi ovviamente ogni persona potrà averne di proprie). Alcune di queste sono parte della natura umana (e quindi sempre esistite), altre invece paiono legate alla modernità.

  1. Vogliamo sempre di più
  2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali
  3. Ci concentriamo sul negativo
  4. Non ci sappiamo accontentare
  5. Ci confrontiamo col mondo intero
  6. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

1. Vogliamo sempre di più

In altro post ho trattato questa caratteristica tipicamente umana (non esiste in altri animali), una ambizione mai sazia che ci porta a ricercare sempre nuove e maggiori soddisfazioni. Questo non è un male in sé (è questa ambizione che ha prodotto l'evoluzione della nostra specie), però comporta una costante insoddisfazione: qualsiasi cosa acquisiamo - materiale o emozionale - dopo un po' non ci appaga più e partiamo alla ricerca di altro e di più.
Ma invece di riconoscere che è questa ambizione a renderci eternamente insoddisfatti, tendiamo a darne la colpa a cause esterne (non guadagniamo abbastanza, al nostro partner manca X, la società dovrebbe essere Y, il mondo non è Z, ecc.). Con questo atteggiamento, qualsiasi soddisfazione avrà breve durata.

2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali

Questo mi sembra un aspetto meno innato e più recente, diffuso soprattutto negli ultimi 40 anni (dall'"edonismo reaganiano" degli anni '80 in poi). La conseguente esaltazione dell'individuo e la ricerca della soddisfazione personale acritica, alimenta la tendenza egoica presente in tutti noi ("Io io IO!") ed attenua il confronto con la realtà.
Non ci viene più detto, come accadeva un tempo, "Non ti montare la testa" o "Hai troppi grilli per la testa"; anzi, veniamo spesso incoraggiati a puntare in alto, a non accontentarci (vedi punto 4), a pretendere il meglio. Di conseguenza ci aspettiamo che sia la realtà ad adeguarsi a noi, piuttosto che il contrario.

Non è il Paese dei Balocchi

Tra le aspettative più ingannevoli ci sono quelle per cui: la felicità è un diritto, nessuno dovrebbe soffrire, i problemi non dovrebbero esistere. Ma queste sono utopie: in realtà la vita è dura per tutti (per ciascuno in modi diversi), o per usare le parole del Budda: "La vita è sofferenza". L'esistenza è "darwiniana", cioè premia il più adatto; non è equa o morale. Negare questi fatti inevitabili vuol dire credere al "Paese dei Balocchi", dove c'è solo piacere e nessun dolore.

Aspettative femminili

Le aspettative irreali sembrano particolarmente diffuse tra le donne: col femminismo (che dagli anni '70 è diventato sempre più pervasivo) da una parte, ed i media che appoggiano le rivendicazioni femminili dall'altra, alle donne viene detto in continuazione "Puoi essere quello che vuoi", "Puoi avere tutto" ("Women can have it all"), "Tutte le donne sono belle", "Ogni donna merita di essere amata", ecc. (messaggi simili rivolti agli uomini sono rari o assenti).

La realtà non si adatta a noi

Purtroppo la realtà non è fatta a nostra misura, né ha la scopo di renderci felici. E di certo non si adatta a noi; sarebbe come aspettarsi che il sole splenda alle tre di notte perché ho freddo, o la pioggia smetta perché mi rovina il weekend. Questi sono "deliri di onnipotenza", segno di immaturità o scarso realismo.
Eppure, oggi è frequente vedere:
  • Persone che non hanno voglia di studiare o di espandere le proprie capacità professionali, eppure ambiscono a posizioni prestigiose (e nell'attesa magari restano a carico dei genitori).
  • Individui o gruppi che rivendicano maggiori diritti (ma senza mai parlare di corrispondenti doveri), oppure che si aspettano di ricevere cose senza dare nulla in cambio. Solo "perché esistono", e quindi il mondo dovrebbe loro qualcosa (vedi anche al punto 6).
  • Donne che vogliono un partner "di alto valore", anche se loro offrono molto meno di quanto pretendano. Oppure convinte che ogni donna meriti un "Principe Azzurro": peccato che il Principe Azzurro non esiste, ed anche se ci fosse sarebbe molto raro, per cui il 99% delle donne resterebbe comunque a bocca asciutta.
  • Uomini comuni che ambiscono a donne bellissime o modelle, e se la prendono perché tali donne li ignorano (com'è ovvio, poiché il loro "alto valore di mercato" consente di avere ben di meglio).

Tutti questi esempi hanno in comune aspettative esagerate rispetto a quanto essi possano offrire, oppure slegate da come funziona la realtà (i diritti di qualcuno corrispondono a doveri di altri; non si può avere qualcosa in cambio di niente). Chi coltiva tali aspettative non raggiungerà mai ciò che desidera, e resterà quindi sempre insoddisfatto, frustrato ed infelice. Ma invece di riconoscere che il problema risiede nelle proprie aspettative, tenderà a dare la colpa ad altri e/o credere che sia il mondo ad essere "fatto male".

3. Ci concentriamo sul negativo

La mente tende a concentrarsi sulle cose negative (generando ansia, insoddisfazione o malessere) e trascurare quelle positive. Questo ha una ragione evolutiva (ci aiuta ad evitare i pericoli e sopravvivere); ma ci porta anche a focalizzarci su quello che ci manca o che non funziona o che ci fa soffrire - che quindi ci appare maggiore di quanto realmente sia - ed invece sottovalutiamo gli aspetti positivi, piacevoli e benefici della nostra esistenza.
Se proviamo ad elencare gli elementi positivi nella nostra vita, scopriamo che sono tantissimi (anche cose banali ma essenziali come l'acqua potabile o un tetto sulla testa). In confronto, gli elementi negativi sono solitamente minori. Ma finché non facciamo questo confronto, ci sembrerà che gli aspetti negativi siano predominanti.

4. Non ci sappiamo accontentare

"Accontentarsi" non vuol dire "rassegnarsi"; bensì "essere contento di ciò che si ha". Poiché nessuno è perfetto od onnipotente, è normale non avere tutto ciò che vorremmo; vale per chiunque. Per cui la contentezza, l'appagamento, derivano necessariamente dal saper apprezzare e godere la propria condizione, anche se limitata e imperfetta.
Questo non impedisce l'ambizione verso un futuro migliore, ma ci consente di godere del momento presente. Invece, senza la capacità di accontentarmi resterò eternamente insoddisfatto, perché nulla sarà mai abbastanza; sarò sempre divorato dall'ambizione (punto 1) e concentrato su nuovi traguardi. Non saprò godermi il presente; la mia mente sarà sempre rivolta verso un (ipotetico) domani migliore. Ma quando quel domani migliore arriverà (ammesso che accada), non me lo godrò perché - di nuovo - la mia mente starà ancora correndo più avanti...

Questo aspetto sembra esasperato dalla cultura moderna (specialmente occidentale), che promuove un miglioramento continuo (anche attraverso i media e la pubblicità) e dipinge l'accontentarsi come una cosa da perdenti o sfigati. Ovviamente, un consumatore "che non si accontenta" (concetto promosso da diversi slogan) sarà un cliente che spende molto e sempre di più, quindi molto gradito alle aziende.

5. Ci confrontiamo col mondo intero

Per molti versi, la nostra soddisfazione non deriva tanto dalla nostra situazione oggettiva, quando dalla comparazione con gli altri:
  • Se guadagno 2.000 euro al mese, ho un appartamento di 100 mq ed un coniuge di bell'aspetto... ed i miei conoscenti hanno una situazione simile o inferiore alla mia, mi sentirò ragionevolmente soddisfatto.
  • Ma se mi trasferisco altrove e mi ritrovo in mezzo a persone che guadagnano 10.000 euro, abitano in una villa, ed il cui coniuge sembra una modella o un attore celebre... improvvisamente mi sentirò inadeguato, frustrato e insoddisfatto - nonostante la mia situazione sia rimasta uguale!
Similmente, grazie ad Internet ed i social media oggi vediamo costantemente - e ci confrontiamo con - persone con situazioni enormemente migliori della nostra (almeno in apparenza, e spesso simulate). Per il meccanismo visto sopra, questo ci induce un senso continuo di inadeguatezza ed inferiorità, e quindi insoddisfazione.
Per quanto possiamo progredire, c'è sempre qualcuno che sembra stare meglio di noi (questo in passato non accadeva, perché ci confrontavamo solo col nostro ristretto giro locale). Per cui in questo caso l'infelicità non deriva dalle condizioni oggettive, bensì da una forma di invidia: "Se loro stanno così bene, perché io no?" (come recita un proverbio, "Se l'invidia fosse febbre, tutto il mondo scotterebbe").

6. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

E' diffusa la convinzione che "avere di più" - in qualsiasi ambito - ci renderà più felici: più soldi, più oggetti, più viaggi, più varietà, più successo, più bellezza, più sesso, più approvazione, ecc. Ma osservando il comportamento umano, ci si rende conto che succede spesso il contrario:
  • Meno abbiamo, e più siamo in grado di apprezzare quello che abbiamo, o quello che acquisiamo.
  • Più abbiamo, e più tendiamo a svalutare ciò che abbiamo, o a dare poco valore alle nuove acquisizioni.
Se ho tre amici, oppure dieci libri o CD, ognuno di loro sarà per me prezioso, lo conoscerò a fondo, assaporerò ciò che mi offre. Ma se ho cento amici, oppure mille libri o CD, ricorderò a fatica quali sono, ne avrò una conoscenza superficiale, e l'uno o l'altro non faranno per me grande differenza. Idem per le esperienze: un'esperienza rara sarà speciale, una frequente diverrà banale routine.

In altre parole, la sovrabbondanza non aumenta la soddisfazione; invece svaluta il valore di ogni cosa. E' anche da questo che nasce la nostra insoddisfazione: la maggior parte di noi vive in una tale abbondanza che ciò che abbiamo perde di significato, e quindi non può appagarci.

L'abbondanza può avere anche altri aspetti negativi:
  • Paradosso della scelta: maggiori sono le scelte ed opzioni che abbiamo, più ci suscitano incertezza ed ansia di fare la scelta sbagliata (sia in ambito di shopping, che di scelte di vita, lavorative o relazionali).
  • Adattamento edonico: ci abituiamo rapidamente a ciò che ci procura piacere, quindi necessitiamo di nuovi stimoli e conquiste per provare nuovamente piacere. Per cui una grande abbondanza non ci porta soddisfazione duratura, bensì rischia di innescare una escalation in cui rincorriamo sempre nuovi traguardi - senza sentirci mai "arrivati".

N.B.: Questa non è una celebrazione della miseria: non è che la scarsità renda felici. Però è importante riconoscere che l'abbondanza è meno appagante di quanto crediamo, e può anche essere controproducente.

Più otteniamo, più ci aspettiamo

Questo fenomeno sta diventando vistoso anche a livello socio-politico. Come osserva un articolo del settimanale britannico The Economist, i crescenti interventi dei governi a favore della popolazione (per esempio nel periodo Covid) non hanno prodotto cittadini soddisfatti ma, al contrario, li hanno resi pretenziosi e incontentabili: "Dietro ogni sguardo torvo si cela una logica semplice: qualcosa è andato storto e qualcun altro dovrebbe intervenire. La gente non è mai stata così arrabbiata con il governo, eppure non si è mai aspettata di più da esso. Se lo Stato ha potuto pagare milioni di lavoratori per restare a casa, perché non può pagare (di nuovo) la mia bolletta del gas? I cittadini [...] pretendono una ricompensa ma rifiutano i rischi." ("How Britain became a Compo Nation", 12/03/2026).
Come ben sanno gli psicologi infantili, soddisfare ogni richiesta di un bambino non lo rende felice bensì produce un individuo viziato, incontentabile ed incapace di sopportare qualsiasi frustrazione. Pare che ciò valga anche per gli adulti.

“La sovrabbondanza
non aumenta la soddisfazione;
invece svaluta ogni cosa”

Perché siamo infelici anche se il mondo migliora

Dati gli atteggiamenti psicologici sopra elencati, molto diffusi, appare ovvio che molte persone non trovino mai soddisfazione ed anzi vivano in perenne infelicità. Non necessariamente perché le loro condizioni oggettive siano davvero scadenti o in peggioramento (come accennato all'inizio, e come risulta da numerose ricerche, mediamente le condizioni di vita sono migliorate nel tempo - anche se ci sono sempre crisi o nuovi problemi). Bensì perché sono preda di schemi mentali che gli impediscono di apprezzare la loro situazione, ed invece inseguono traguardi idealistici o irraggiungibili.
Con tale mentalità, anche se il mondo migliorasse significativamente, le loro insoddisfazioni ed infelicità continuerebbero, perché:
  1. Vorrebbero ancora di più, comunque vada.
  2. Le loro aspettative aumenterebbero ancora.
  3. Continuerebbero a focalizzarsi sul negativo.
  4. Non si accontenterebbero comunque.
  5. Ci sarebbe sempre qualcuno che sta meglio di loro.
  6. La nuova abbondanza li renderebbe ancora più esigenti, invece che appagati.

Per cui la soluzione a tale insoddisfazione non risiede nel mondo (che certamente si può migliorare, ed infatti moltissimo è stato fatto in questo senso); bensì nel cambiare quegli schemi mentali che generano insoddisfazione a prescindere dalle condizioni oggettive.

Il potere della negazione

Ma come mai, anche di fronte a spiegazioni come queste, costoro le rifiutano e si ostinano a rimanere nelle loro convinzioni pessimistiche? La ragione primaria è che, in tal modo, rifiutano la responsabilità del proprio malessere, ed invece ne attribuiscono la causa ad altri. E' una specie di alibi protettivo: è sempre un sollievo dare la colpa ad altri. Ma di cause ce ne sono diverse, che ho esaminato nel post "Perché credi che il mondo peggiori, ma ti sbagli".

Insoddisfatti in amore

Queste dinamiche valgono in generale, ma mi sembrano particolarmente presenti in ambito sentimentale. Infatti vediamo che:
  • Sempre più persone si ritrovano da sole, o si lamentano di non trovare mai un partner adeguato (*).
  • Ci si sposa sempre meno, ed oltre il 40% dei matrimoni finisce (in Europa). Da notare che nel 70% dei casi è la donna a chiedere il divorzio (*).
  • Le persone fanno meno sesso di 30 anni fa.
  • Si diffonde il fenomeno "incel" ("celibi involontari", ovvero persone - in maggioranza uomini - che non sono voluti da nessuno) (*).

(*) In questi casi ciò sembra dovuto, almeno in parte, ai fattori sopra elencati: ambizioni romantiche idealizzate, aspettative eccessive, scarsa capacità di accontentarsi, sovrabbondanza di opportunità teoriche (specialmente grazie a dating online e app di incontri). Questo vale in particolar modo per le donne - poiché possiedono un "potere sessuale" che i maschi non hanno - ma influenza anche molti uomini.

Infelicità oggettiva... o soggettiva?

Certo, a volte una persona è infelice per motivi reali. Come già detto, spesso "la vita è sofferenza", e non ha senso negarlo. Ma in tanti altri casi vedo lamentele meno fondate, o che sono smentite da una visione storica oggettiva. In altre parole, a volte l'infelicità o la sofferenza hanno motivazioni reali, ma altre volte sono invece frutto di illusioni o auto-inganno.

In conclusione, nonostante la vita sia più facile e abbondante di un secolo fa, od anche solo di 50 anni fa, questo mediamente non ci ha reso più felici o soddisfatti, ma spesso ci rende più esigenti e quindi frustrati. I miglioramenti rispetti al passato sono numerosi e reali, ma molti non sanno apprezzarli ed invece si concentrano solo su ciò che manca o va male.
E' questo che rende così tante persone insoddisfatte o infelici, piuttosto che le reali condizioni della loro vita. Molto spesso l'infelicità scaturisce da un'errata valutazione della realtà; in questi casi la soluzione sta nell'adottare una visione più obiettiva e costruttiva, riconoscendo i tanti aspetti positivi e gli innumerevoli miglioramenti rispetto al passato.

"L'uomo è infelice perché incontentabile."
(Giacomo Leopardi)

"L'infelicità è il divario tra le nostre capacità e le nostre aspettative."
(Edward de Bono)

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)


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Il mondo non va così male: un secolo fa andava peggio

Questo è un periodo difficile: negli ultimi cinque anni abbiamo avuto una pandemia, tensioni geopolitiche, diversi conflitti regionali, scossoni nei mercati, un ritorno dell'inflazione, crisi delle democrazie ed una generale incertezza riguardo il futuro. Molti vedono tutto ciò come un segno di decadenza generale, e che l'umanità vada peggiorando. Ma è proprio vero? A ben guardare, si scopre che questa è una visione miope e disinformata.
Mediamente, il presente è meglio del passato. Ma poiché i più dimenticano il passato, oppure lo ignorano, il presente gli sembra peggiore.

Inizio del XXI secolo

Per valutare la tesi che questo periodo, per quanto problematico, non sia comunque peggiore del passato, proviamo ad esaminare quest'ultimo quarto di secolo (per poi confrontarlo con un secolo fa):
  • Nel 2001 ci sono stati gli attentati terroristici dell'11 settembre.
  • Nel 2008 c'è stata una crisi finanziaria globale.
  • Nel 2020 si è diffusa la pandemia del Covid-19.
  • Nel 2022 è iniziata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
  • Nel 2023 c'è stato l'attacco ad Israele da parte di Hamas ad ottobre. L'evento ha provocato la successiva invasione di Gaza da parte dell'esercito israeliano.
  • Nel 2025 Donald Trump, nuovamente eletto Presidente degli Stati Uniti, ha indotto importanti destabilizzazioni nei mercati mondiali, nonché la rottura di alleanze ed equilibri geopolitici che duravano da decenni.
  • A tutto ciò possiamo aggiungere l'espansionismo di paesi come la Cina, la diffusione di dittature in varie parti del mondo (p.es. in Africa), ed in generale un declino delle democrazie.

Inizio del XX secolo

Certo sono tutti fenomeni preoccupanti. Ma proviamo ad esaminare eventi simili accaduti nel periodo equivalente di un secolo prima:
  • Parlando di conflitti, nel 1914 è scoppiata la prima guerra mondiale. In confronto i conflitti locali del XXI secolo hanno rilevanza ben minore.
  • Se guardiamo le epidemie, nel 1918 si è diffusa la pandemia di influenza spagnola, che ha provocato più vittime della guerra mondiale appena terminata (!).
  • A proposito di crisi economico-finanziarie, nel 1929 c'è stato il crollo di Wall Street che ha innescato una Grande Depressione globale.
  • E se consideriamo le tensioni internazionali ed i conflitti geopolitici, pare superfluo rammentare che in soli 25 anni (1914-1939) hanno condotto a ben due guerre mondiali. Tragedie su questa scala non avvengono più da almeno 80 anni.
  • Inoltre, un secolo fa nel mondo c'erano livelli di povertà molto più elevati (circa il 60% viveva in condizioni di povertà estrema, contro il 10% del 2025), e assistenza sanitaria molto meno efficiente (quindi molti più morti per malattie oggi curabili). In Italia, l'aspettativa di vita era ben più breve (50-55 anni nel 1925, contro 83-84 anni nel 2025); ed il PIL pro-capite nel 1929 era sui 3300$ rispetto ai 41.000$ del 2025.

Confrontando questi due periodi, appare evidente che la situazione di un secolo fa fosse per ogni verso peggiore di quella attuale. Quindi il pessimismo odierno non sembra avere una giustificazione oggettiva. E non dimentichiamo che più andiamo indietro nel tempo e peggio si stava.

“La situazione di un secolo fa
era per ogni verso peggiore
di quella attuale”

I problemi sono parte dell'esistenza

Non sto sottovalutando le difficoltà ed i problemi del presente. Ma è importante ricordare che i problemi sono sempre esistiti, e non c'è mai stata una "epoca d'oro" in cui tutto andasse bene. L'affermazione di Budda per cui "La vita è sofferenza" non è mai stata smentita. Anzi.

"La maggior parte delle persone trae una buona dose di divertimento dalle proprie vite, ma tutto sommato la vita è sofferenza, e solo i giovanissimi o gli sciocchi pensano il contrario."
(George Orwell)

Il mondo va male perché io sto male

Ma allora perché così tante persone credono che il mondo vada peggiorando? Le ragioni sono molteplici (e le esamino nel post appena linkato), ma soprattutto deriva dal fatto che i più si concentrano sulla propria sofferenza od angoscia (trascurando le tragedie dei tempi andati, che ci risultano remote), per cui il presente appare peggio di quanto sia.
In pratica, la loro percezione soggettiva dice "Poiché IO soffro, vuol dire che il mondo va male o è peggiorato"; o, in altri termini, "Com'è possibile che il mondo migliori se IO ho tutti questi problemi?". Ovviamente è una prospettiva estremamente limitata e distorta. Un po' come quella di un genitore a cui dei malviventi hanno ucciso il figlio, che si convince che i crimini violenti stiano dilagando (mentre in realtà sono in calo da decenni): la sua è certamente una tragedia, ma non definisce la realtà.

Perché ci lamentiamo e non apprezziamo il presente

Ma se in generale stiamo meglio che nel passato, come mai le persone tendono solitamente a lamentarsi del presente? Come ho già detto, in parte è per ignoranza del passato, o per una visione soggettiva e personale invece che oggettiva e sistemica. Ma non è solo questo; è dovuto anche a due tratti tipici della natura umana.

Abitudine

Ci abituiamo rapidamente a quello che abbiamo, e finiamo col darlo per scontato (per cui non lo apprezziamo come dovuto, tranne quando lo perdiamo). Quello che ieri credevo mi avrebbe reso felice, ed oggi mi fa solo piacere, domani perderà di importanza. E' un fenomeno noto come hedonic adaptation: l'impatto emotivo di ogni cosa diminuisce nel tempo, perché man mano ci adattiamo ad essa, per cui cerchiamo costantemente nuove fonti di felicità.
Per esempio oggi molti sono abituati a vivere liberi in una democrazia, ed invece di apprezzarlo lo svalutano o se ne lamentano. Pensiamo a chi non va a votare perché lo ritiene inutile, od a chi gridava alla "dittatura" durante le restrizioni durante il Covid. Costoro dimenticano il sacrificio di chi ha combattuto per liberare l'Italia dal dominio fascista, o per conquistare il diritto di voto per tutti. Quello per cui così tanti hanno lottato o dato la vita (perché ne comprendevano il valore), oggi viene spesso disprezzato - perché ci siamo abituati e appare scontato.

Ambizione infinita

Inoltre, vogliamo sempre di più e non sappiamo accontentarci. Chi oggi guadagna come dieci anni fa, si lamenta perché si aspetta - o pretende - che dovrebbe guadagnare di più. Qualunque obiettivo raggiungiamo, dopo un po' non ci basta e vogliamo ancora di più: non è mai abbastanza.

Il problema è che ci aspettiamo un miglioramento continuo. Ma il progresso non è mai costante: a volte è stabile, a volta fa due passi avanti e uno indietro. Però ai passi avanti ci abituiamo presto, mentre quelli indietro ci scandalizzano. Provate a cambiare lo stipendio mensile di un impiegato:
  • Se lo aumentate di 10 euro, probabilmente non lo apprezzerà ed invece si lamenterà che non gli cambia niente.
  • Ma se lo diminuite di 10 euro, lo sentirete imprecare dalla mattina alla sera!

“ Qualunque cosa raggiungiamo,
dopo un po' non ci basta
e vogliamo ancora di più”

Siamo più ricchi di 50 anni fa - ma non ce ne accorgiamo

Chi oggi si lamenta che fatica ad arrivare a fine mese con due stipendi, mentre 50 anni fa ne bastava uno, si convince che il motivo sia che oggi si guadagna di meno (il che è falso). Ma la spiegazione reale è che nel 1975 si viveva in modo ben più povero e limitato (nonostante il "boom economico"): non tutti avevano l'auto, ed i più la compravano a rate; idem per TV ed elettrodomestici; non esistevano spese per telefonia cellulare, internet, streaming audio e video, computer, abbigliamento firmato (cose che oggi i più ritengono indispensabili); si andava in vacanza una volta l'anno, se andava bene; i voli aerei erano roba da ricchi.
In sintesi, oggi gli italiani spendono ben di più e sono decisamente più benestanti di 50 anni fa (PIL pro-capite di 20.000€ nel 1975, contro 37.200€ nel 2024, al netto dell'inflazione) - anche se ci sembra il contrario.

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)

La soluzione è la gratitudine

Ma se la nostra mente tende istintivamente ad abituarsi e non accontentarsi, generando quindi insoddisfazione ed infelicità a prescindere dalle nostre condizioni oggettive, come uscirne?
Secondo me una risposta può venire dal coltivare i seguenti atteggiamenti:
  • Non dare nulla per scontato, specialmente tutti gli elementi positivi presenti nella nostra vita. Anche cose apparentemente banali come l'acqua potabile, il bagno in casa, il riscaldamento, cibo nel frigo, musica sempre disponibile, informazione e cultura a portata di mano, ecc. Sono cose che in tutta la storia umana pochi o nessuno ha avuto, ed anche solo un secolo fa erano riservate ai ricchi.
  • Coltivare la capacità di gratitudine: ovvero imparare ad apprezzare intenzionalmente tutto ciò che ci circonda, in modo da gustarlo appieno. Paradossalmente, tra una persona che ha 100 cose ma non le apprezza, ed una che ne ha solo 50 ma sa apprezzarle, la seconda si sentirà assai più ricca ed appagata della prima.

Come molti saggi insegnano, il "segreto" della felicità non sta nell'avere sempre di più, ma nel sapersi godere quello che già si ha. E magari anche nel ricordarsi quanto in passato si stesse per molti versi peggio di oggi.

"Tutta la vita è risolvere problemi."
(Karl R. Popper, titolo del libro omonimo)

"Sembra che siamo destinati a soffrire. Quando un uomo non ha reali afflizioni, la sua mente si metterà ad inventarsele."
(Jose Marti, filosofo)

"La gratitudine è il paradiso."
(William Blake)


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Una vita di illusioni: 21 modi in cui inganniamo noi stessi

E' qualcosa che sapevo da anni, ma solo di recente ho realizzato appieno: la stragrande maggioranza delle persone vive una vita piena di illusioni, ovvero crede a cose non vere e/o si racconta storie false ma confortevoli o rassicuranti. Questa potrebbe sembrare un'accusa grave, ma è supportata dagli esperti che studiano il comportamento umano (alcuni articoli: NeuroLaunch, David Boles, Wikipedia).
Ho iniziato a realizzare quanto gli esseri umani mentono a se stessi leggendo il libro "Le bugie con cui viviamo - L'arte di autoingannarsi" di Eduardo Giannetti, più di vent'anni fa. Prima non mi ero reso conto dell'entità del fenomeno; dopo, mi sono sempre più accorto di quanto fosse la norma.

Ci illudiamo perché ne otteniamo qualcosa

Ma perché ci illudiamo così spesso? Di solito consideriamo falsità o menzogne come svantaggi. Ma in realtà tendiamo a illuderci ogni volta che ciò ci porta un tornaconto: ovvero ci guadagniamo qualcosa in termini di tranquillità, sicurezza, autostima, assenza di dubbi o stress, benessere, piacere o felicità.
In particolare, spesso ci illudiamo spinti dall'umano bisogno di avere una buona opinione di noi stessi (anche per associazione, per "luce riflessa"), o dal collegato bisogno di vedersi migliori di ciò che si è (tipico di persone insicure, fragili o con bassa autostima). Di conseguenza per molti diventa facile credere ad illusioni del tipo:
In altri termini, assai spesso respingiamo ogni verità scomoda, inquietante o dolorosa, ed al suo posto crediamo invece in ciò che ci fa sentire bene - anche se è falso. Se ciò suona poco verosimile, ricordiamo che l'evitamento della sofferenza è uno degli istinti più forti in noi. In confronto, la verità è ben poca cosa.

“Ci illudiamo ogni volta
che ciò ci porta un tornaconto”

Tre maniere di illudersi

Ci sono tanti modi di ingannare se stessi, ma direi che possiamo definire tre modalità principali.

A. Illusione inconsapevole

Questa illusione avviene quando la persona crede in qualcosa di falso, senza però rendersene conto. Magari è una bugia che gli hanno raccontato fin da bambino, o che tutti nel suo ambiente credono, e quindi lui non la mette mai in discussione - specialmente se è rassicurante. Oppure è una convinzione che nasce da esperienze personali.
Esempi:
  • Molti secoli fa: "Sole e stelle girano intorno alla Terra", o "La Terra è piatta".
  • Gli esseri umani non sono animali, o sono completamente superiori ad essi.
  • Un razzista che crede che altre etnie, o nazioni, siano inferiori alla propria.
  • Dio esiste e ci ama in modo speciale (o una qualche variante sul tema).
  • Prendere la propria esperienza personale, e trarne conclusioni generali: dopo una delusione sentimentale, "L'amore non esiste"; dopo che un partner ci ha ingannato, "Le donne / Gli uomini sono tutti XYZ"; dopo aver subito una truffa, "Non ci si può fidare di nessuno".
Queste illusioni diventano "abituali", scontate. Superarle richiede un notevole sforzo di volontà e di mettere in discussione le proprie convinzioni, cosa che alla maggioranza non interessa affatto. Anzi, vi si opporrà con forza se qualcuno prova a smontare le loro illusioni; sia perché ci attacchiamo alle nostre convinzioni, sia perché non vogliamo perdere il nostro tornaconto.

B. Illusione semi-consapevole

Questa è un'illusione di cui non siamo completamente convinti, o di cui potremmo dubitare se ci fermassimo a rifletterci sopra onestamente. Ma siccome ci reca un tornaconto, preferiamo tenerci l'illusione ed ignorare la verità, che rimane a livello subliminale (sotto la soglia della consapevolezza).
  • Il detto napoletano "Ogni scarrafone è bello a mamma sua" ci ricorda che, per una madre, ogni figlio è bello anche se assomiglia ad uno scarafaggio (scarrafone). Similmente, quando qualcosa o qualcuno è molto vicino al nostro cuore, tendiamo ad averne un'opinione positiva; che sia un figlio, un partner amato, la propria città o nazione, la squadra del cuore, una propria opera o progetto, ecc.
    ---> Tornaconto: traiamo soddisfazione nell'avere nella nostra vita, o avere creato, siffatta "qualità"; e per riflesso ciò accresce la nostra autostima ("Ho procreato un figlio meraviglioso", "La mia squadra / moglie / auto è la migliore", ecc.).
  • Attaccarsi ad un pregiudizio per noi vantaggioso: in un litigio, convincersi che noi abbiamo ragione e l'altro torto (invece di riconoscere le rispettive responsabilità); per un credente "La mia religione - o il mio Dio - sono quelli 'veri'"; per una femminista "Le donne sono migliori / più virtuose degli uomini".
    ---> Tornaconto: evitiamo dubbi, incertezze, responsabilità o sensi di colpa; ci culliamo nella soddisfazione di sentirci "superiori" ad altri.
  • Dopo aver fatto un acquisto, convincersi di avere compiuto la scelta migliore.
    ---> Tornaconto: evitiamo l'ansia di dubbi tipo "Magari ho sbagliato scelta", o "Avrei potuto scegliere di meglio"... Questo è un fenomeno dimostrato nell'economia comportamentale (behavioral economics).
Da notare che, in tutti questi casi, opera una sorta di auto-convincimento. Sotto sotto, in un angolino della nostra mente, sappiamo che ciò non è vero, o che non ne siamo realmente certi. Ma questo dubbio rimane "nascosto", negato, di modo che l'opinione positiva e rassicurante resti dominante.

C. Inganno esterno

Questa illusione viene generata da una falsità detta da altri, in cui noi crediamo. Per esempio:
  • Una persona affascinante ci fa promesse sentimentali, persino troppo belle per essere vere, e noi ci coinvolgiamo. Ma poi questa persona si rivela essere un uomo che cercava solo sesso, oppure una donna interessata al nostro denaro.
  • Un politico propone un programma a noi favorevole prima delle elezioni, e noi lo votiamo fiduciosi. Ma dopo l'elezione non realizza quanto promesso.
  • La pubblicità ci seduce evocando scenari fascinosi o con promesse improbabili, e noi acquistiamo il prodotto o servizio. Ma la realtà si rivela al di sotto delle aspettative.
In tutti questi casi si potrebbe parlare di inganno, piuttosto che di illusione. Apparentemente le persone ingannate sono in buona fede, e la responsabilità è tutta del mentitore.
Ma se consideriamo bene gli scenari, vediamo che la "vittima" è stata ingenua od ha avuto eccesso di fiducia; di solito perché c'era una prospettiva di tornaconto intrigante. Quindi si può dire che in questo casi la persona ingannata ha "partecipato" all'inganno passivamente, lasciandosi convincere senza opporre dubbi od indagare più a fondo. E' quindi un altro caso in cui scegliamo di "illuderci" perché siamo interessati al tornaconto.

N.B.: Le modalità A e C potrebbero sembrare simili, poiché in entrambi l'illusione proviene dall'esterno. Ma la A nasce da un'illusione collettiva inconsapevole ("Dio è dalla nostra parte!", usata anche dai Nazisti: "Gott mit uns"), mentre la C proviene da un inganno intenzionale (in "Pinocchio", l'Albero degli Zecchini del Gatto e la Volpe).


Le illusioni sono ovunque

Quando diventiamo bravi a riconoscere le illusioni intorno a noi (e di solito ciò richiede aver prima smascherato quelle in cui credevamo), è facile vedere come siano pressoché onnipresenti. Di seguito elenco le principali, esaminando quelle di massa, quelle più diffuse, e quelle più particolari.

  1. Religioni
  2. Ideologie
  3. Utopie
  4. Pubblicità e marketing
  5. Mass media
  6. Social media
  7. Maschere sociali
  8. Avere ragione
  9. Pregiudizi
  10. Illusioni romantiche e sentimentali
  11. Meccanismi di difesa
  12. Dare la colpa agli altri
  13. Pensiero magico
  14. Fortuna o sfortuna
  15. La volpe e l'uva
  16. Money for nothing: troppo bello per essere vero
  17. Dipendenze
  18. Giochi d'azzardo
  19. Complottismi e tendenze paranoidi
  20. Traumi
  21. Illusioni patologiche

1. Religioni

Ogni religione ci offre doni seducenti (la vita eterna, l'amore incondizionato di un essere onnipotente, una giustizia divina...) o ci propone rassicurazioni contro ciò che più ci spaventa (la morte, il nulla, l'assenza di senso...).
Ma nulla di tutto questo è provato; anzi, spesso le religioni si contraddicono, od i fatti le smentiscono. Però questo non smuove i credenti, proprio perché i più credono perché hanno bisogno di credere - non per reale convinzione (p.es. non ho mai conosciuto un cristiano che non fosse terrorizzato dalla morte: il che mostra quanto non credesse davvero alla promessa di vita eterna).

Perché le religioni sono illusorie

Comprendo che questa accusa di illusorietà di ogni religione sia dura da digerire per molti; in fondo miliardi di persone credono in esse. Rammento solo tre fatti:
  • Nessun dio si è mai manifestato pubblicamente, od ha fatto sentire la sua voce - se non in leggende e racconti non verificabili. Un essere onnipotente non dovrebbe avere problemi ad apparire in cielo, o sugli schermi di tutte le TV, per trasmettere un messaggio, confortare i suoi fedeli, o confermare la sua esistenza. Ma non è MAI accaduto.
  • Nel tempo, innumerevoli religioni, credi e culti sono esistiti e poi tramontati: li chiamiamo mitologie. Ancor oggi parliamo degli dei Egizi, Greci e Romani, Aztechi, Celti, ecc. Ma li riteniamo appunto dei miti, non reali. Cosa distingue quei miti dalle religioni attuali? Forse tra un millennio o tra cinque, anche la tua religione sarà considerata mitologia.
  • Ogni religione si ritiene quella "giusta", e considera il proprio dio quello "vero". Ed in genere ogni religione afferma cose diverse, ed adora dei differenti: quindi, contraddicendosi spesso a vicenda, chiaramente non possono essere tutte nel giusto. Inoltre, se una fosse "più giusta e vera" delle altre, nel corso dei millenni sarebbe probabilmente diventata quella dominante; ma ciò non è successo. La conclusione più logica è quindi che siano tutte similmente illusorie.

2. Ideologie

Ideologie, movimenti politici, attivismi (comunismo, nazismo e fascismo, ma anche il femminismo o l'ecologismo degli ultimi 50 anni, o i "woke" ed i MAGA del terzo millennio). Ciò che accomuna buona parte dei partecipanti di tutti questi movimenti è la tendenza a credere più o meno ciecamente alla propria ideologia - anche di fronte ai fatti che la smentiscono - ed a contrastare altrettanto ciecamente le ideologie opposte. E poiché nessuna ideologia è immune da critiche, questo implica una grande dose di illusioni nei suoi partecipanti.

N.B.: Una religione può essere considerata una forma di ideologia, ed entrambe le categorie possono includere membri che tendono al fanatismo.

Dogmi

I dogmi sono principi che vanno creduti ciecamente, senza necessità di prove o discussione: "E' così, non può che essere così, e non è ammissibile discuterne o dubitarne". Sono tipici di religioni o istituzioni politiche (specialmente autoritarie), ma possono essere imposti anche da certe ideologie o individui (solitamente con attitudini rigide e ossessive, e/o con manie di controllo).
Poiché il dogma viene imposto dall'alto e viene preteso il crederci senza dubbi né discussioni, in assenza di prove o dimostrazioni, aderirvi è una forma di illusione: "Credo perché mi dicono di crederci".

3. Utopie

L'utopia è un modello ideale ma solitamente irrealistico, fondato più su fantasie che sui fatti. Infatti la parola, coniata da Tommaso Moro per il suo libro omonimo, significa in greco "luogo che non esiste" ("ou-topos"). Ciò non impedisce agli umani di credere a tali seducenti illusioni, anche in massa: Tutte le utopie si basano su una visione del mondo "come dovrebbe essere", invece di considerare la realtà "come è"; vengono negati o ignorati aspetti basilari della natura umana (come il volere sempre di più, l'aggressività, l'ambizione, la tendenza al possesso o al potere, ecc.), oppure limiti oggettivi (la finitezza delle risorse). Anche queste sono forme di illusione, che contribuiscono al loro fallimento - o al loro diventare distopie opprimenti, come nel caso del Comunismo di Stalin e di Mao.
E' vero che alcune piccole comunità utopiche hanno avuto un certo successo, ma molte altre no; e nessuna utopia su vasta scala è mai riuscita.

4. Pubblicità e marketing

Prima degli anni '60, di solito le pubblicità elencavano fatti concreti. Dopo sono diventate sempre più seduttive ed a contenuto emotivo: non dicono più "Il prodotto X fa Y", ma "Il prodotto X ti farà sentire felice / ti renderà bella o affascinante / ti farà apparire di successo", ecc.
Ovviamente queste promesse sono aleatorie ed irrealistiche. Ma i più ne sono comunque irretiti: sia perché funzionano a livello emotivo (piano su cui abbiamo poco controllo), sia perché in genere ci offrono quello che desideriamo, o quello che vorremo sentirci dire. Ed ecco che quindi noi caschiamo nelle loro illusioni, perché ci piacerebbe tanto che fossero vere. La pubblicità inganna non solo per la sua abilità seduttiva, ma per la "collaborazione" del consumatore.

Moda e firme

In molti casi, abiti e accessori "di moda" o "firmati" non vengono scelti per la loro qualità o estetica, ma principalmente perché l'acquirente trae da essi un senso di "valore", di supporto alla propria autostima (lo stesso avviene con auto prestigiose o tecnologia di alta gamma). In questi casi l'illusione sta nel credere che certi oggetti possano renderci persone "speciali", migliori e più ammirate - ma quella qualità risiede nell'oggetto e non in noi: una nevrotica vestita Dior od un stupido col Rolex, rimangono comunque una nevrotica e uno stupido.
Ovviamente questa illusione viene alimentata dal marketing, che offre un senso di straordinarietà ed esclusività associato ai propri prodotti, in modo da manipolare il desiderio onnipresente di vederci migliori di come siamo. Ma questo impulso è innato e sempre esistito: gioielli ed accessori segno di status si ritrovano in tombe risalenti a migliaia di anni fa.

5. Mass media

I mass media possono essere una poderosa fonte di illusioni. Per esempio nel fornire informazioni di parte, distorte o falsate; oppure nel presentare le notizie in modo da sollecitare le nostre ansie, così da catturare l'attenzione del pubblico (ed i relativi introiti pubblicitari). E noi tendiamo a crederci quando confermano i nostri pregiudizi o paure, senza indagare se sono fondate o meno.
Ma anche ad un livello narrativo più personale ed emotivo. Di seguito un esempio per ciascun genere:
  • La pornografia rappresenta le fantasie erotiche degli uomini. La considero un'illusione nella misura in cui certi uomini la prendono ad esempio, e tendono a credere che così dovrebbe essere la vita reale.
  • Media come i film romantici ed i romanzi d'amore sono progettati apposta per rappresentare i sogni sentimentali delle donne. In questo senso, si possono considerare come una sorta di "pornografia al femminile" (nel senso che entrambi presentano fantasie irreali). Anche qui l'illusione sta nel credere che le storie rappresentino come debba funzionare la vita reale.
Una differenza tra i due tipi di media, è che pochi uomini credono che il porno rappresenti la vita reale (i più disinformati e immaturi), mentre molte donne si aspettano che la loro vita sentimentale dovrebbe funzionare come nei film.

6. Social media

E' noto che sui social media le persone tendono a mostrare una versione di sé, e delle proprie vite, ottimizzate per fare bella figura: insomma fingere una "vita instagrammabile". Ed ovviamente, più vediamo vite mirabolanti nei post altrui, e più ci viene da simulare simili performance noi stessi; oppure in confronto vediamo le nostre vite come inferiori e banali.
Qui l'illusione sta sia in quelli che pubblicano versione "ottimizzate" ed edulcorate (quindi false) della propria esistenza, relazioni incluse; e sia in quelli che le seguono e vogliono crederci, o si sentono sminuiti nel paragone.

7. Maschere sociali

Praticamente nessuno mostra completamente se stesso in ogni situazione. Di solito mostriamo una versione di noi stessi adatta al contesto - e quindi indossiamo una "maschera" diversa in situazioni famigliari, sociali, lavorative o sentimentali. Questa è una forma di adattamento sociale istintiva, che sviluppiamo per essere ben accolti e benvoluti dagli altri o per ottenere altri vantaggi, e di cui i più sono scarsamente consapevoli.
La maschera sociale è un'illusione per il pubblico (che di rado la riconosce), e spesso anche per chi la indossa, se la persona si identifica con il "personaggio" che rappresenta. Per esempio il "perfettino" nasconde i suoi difetti o fallimenti; il "macho" mostra una forza e sicurezza che in realtà non possiede; il "bravo ragazzo (o ragazza)" è sempre disponibile e accondiscendente, ma non si rende conto di farlo per ottenere l'approvazione o l'affetto altrui.

8. Avere ragione

Forse l'illusione più comune e frequente, è quando in una discussione restiamo fermamente convinti di avere ragione e l'altro torto, senza nemmeno considerare la possibilità che potremmo sbagliarci, oppure che entrambi potremmo avere ragione - almeno in parte. Anche se a volte possiamo essere nel giusto, nessuno sa tutto, ha sempre ragione o non sbaglia mai: quindi chi resta fermo in questa convinzione si sta chiaramente illudendo.

9. Pregiudizi

Avere pregiudizi è un altro atteggiamento umano che tocca tutti: al meglio possiamo cercare di riconoscere i propri, mentre chi nega di averne è solitamente immerso in essi. "Pre-giudizio" significa letteralmente giudicare qualcuno o qualcosa prima di averne una reale conoscenza: quindi una illusione di conoscenza o comprensione, basata su informazioni limitate, stereotipi, atteggiamenti difensivi o esperienze personali.
  • "I ricchi / I meridionali / Gli americani... fanno sempre X"
  • "Non ci si può fidare degli Y"
  • "Gli uomini / Le donne... sono tutti Z"
I pregiudizi spesso nascono da proprie esperienze, che però sono statisticamente insignificanti: se ho avuto tre partner e tutti mi hanno tradito, o se mia moglie mi ha lasciato per un altro... su miliardi di persone ciò rappresenta un campione infinitesimo (tipo zero virgola seguito da 7-8 zeri).

10. Illusioni romantiche e sentimentali

L'utopia romantica è l'illusione per cui possa esistere un "partner su misura" con cui vivere un amore perfetto ed eterno, privo di problemi o delusioni. E, più in generale, le tante illusioni sentimentali che la nostra cultura ci trasmette (il vero amore è per sempre; l'amore può tutto; se ami non desideri altri...), e che quasi tutti accolgono acriticamente (perché, di nuovo, è certamente bello crederci - anche quando irreale).

Innamoramento, fedeltà e rassicurazioni

Rimanendo in tema di relazioni sentimentali:
  • In particolare l'innamoramento è illusorio quasi sempre. Quando ci innamoriamo vediamo l'altro non per come è realmente, ma in un modo idealizzato e meraviglioso. Infatti man mano che conosciamo l'altro, l'idealizzazione decade e con essa l'innamoramento - che non dura mai per sempre.
  • La promessa di fedeltà a vita, e l'aspettativa che il partner non ci tradisca mai, sono spesso illusorie. Prima o poi, alla maggioranza delle persone capita di tradire. Eppure i più vivono l'illusione che sia un evento anomalo, che capiti solo ad altri, e che "Lui / Lei non mi tradirebbe mai": un altro caso in cui crediamo a quello che ci piace credere.
  • Spesso cerchiamo nel partner rassicurazioni, anche quando sono improbabili: "Dimmi che sono la più bella", "Che mi ami come non hai mai amato nessun altro/a", "Che nessuno ti ha fatto godere come me", "Che pensi solo a me", "Che non puoi vivere senza di me", "Che non mi lascerai mai"... tutte cose irreali o che non si possono garantire. In pratica chiediamo al partner di illuderci, per arginare le nostre paure e insicurezze.
  • Chi attraversa una serie di delusioni amorose può esserne così ferito da rinunciare alle relazioni. Ma spesso costoro non ammettono di sentirsi "sconfitti", bensì raccontano a se stessi che "Preferisco restare da solo/a".

11. Meccanismi di difesa

Meccanismi di difesa psicologici: questi sono stati definiti da Freud per primo. Si tratta di una serie di strategie inconsapevoli per cui la mente rifiuta la realtà, e si convince invece di inganni od illusioni che le forniscono sollievo o rassicurazione. Tra queste troviamo: la negazione (X non esiste), la rimozione (dimentico X), la proiezione (io non sono X, tu sei X), la repressione (non sento X)...

12. Dare la colpa agli altri

Una forma di illusione diffusa è la tendenza a dare la colpa agli altri dei propri problemi, escludendo la possibilità di avervi contribuito od averne almeno in parte responsabilità:
  • Quando una coppia litiga ciascuno tende ad accusare il partner del problema, e non ammette le proprie mancanze o di aver contribuito al problema stesso.
  • Se non trovo un impiego mi dico "Non c'è lavoro!" invece magari di riconoscere che non offro competenze sufficienti.
  • Il cittadino medio accusa il governo dei problemi del Paese, ma "dimentica" di quanto vi contribuisca egli stesso (magari con l'evasione fiscale o comportamenti poco civili).
In realtà, molto spesso siamo almeno parzialmente responsabili di quello che ci succede; però certo è consolatorio illudersi che la colpa sia sempre altrui.

Vittimismo

Una forma acuta di questo atteggiamento è il vittimismo abituale, ovvero quelli che si piangono addosso e danno sempre e comunque la colpa della propria sofferenza all'esterno, agli altri o al mondo. Cullandosi in questa illusione per cui si sentono sempre "vittime innocenti" (anche quando sono in realtà "carnefici"), non si rendono conto che in tal modo annullano il proprio potere (senza responsabilità non vi è potere), e quindi si rendono incapaci di risolvere i propri problemi.
Quasi sempre costoro rientrano nella categoria di "persone negative".

13. Pensiero magico

Un caso molto comune di illusione è il "pensiero magico", ovvero credere che qualcosa avvenga senza alcuna prova o spiegazione razionale. In questa categoria rientrano:
  • Gli oggetti od i riti "portafortuna" (quadrifogli, amuleti, santini).
  • La scaramanzia o superstizione (toccare ferro, evitare il numero 13).
  • Ricorrere a maghi e fattucchiere, santoni o guaritori, medium od altre figure con presunti poteri "soprannaturali".
  • Ma anche certe forme di "pensiero positivo" ("Se mi immagino ricco mi arriveranno soldi") o la "Legge di Attrazione" (resa famosa dal libro "Il segreto" di Rhonda Byrne).
In tutti questi casi le persone "sognano" di ottenere qualcosa di positivo (o allontanare un evento negativo) semplicemente attraverso parole, pensieri o gesti, che però non hanno nessun nesso causale col risultato; praticamente è un livello di pensiero simile al bambino che crede a Babbo Natale che gli porta i doni.

14. Fortuna o sfortuna

Certe persone che non riescono a realizzare i propri sogni, a fare soldi, o ad avere una vita amorosa appagante, non vogliono ammettere che ciò accade soprattutto a causa di loro mancanze o incapacità. Si convincono invece che sia tutta questione di fortuna o sfortuna (e così facendo si assolvono di ogni responsabilità):
  • "Beato te che hai avuto fortuna"
  • "Nella vita conta solo avere culo"
  • "Sono proprio sfortunato in amore"...

15. La volpe e l'uva

Fare come "La volpe e l'uva" (celebre favola di Esopo) è una classica illusione a cui molti ricorrono: svalutare ciò che si desidera quando non riusciamo ad averlo. Esempi comuni: il povero che si consola pensando che "I ricchi sono tutti malvagi"; la persona lasciata dal partner che si convince "Non era poi un granché".

16. Money for nothing: troppo bello per essere vero

Non pochi coltivano illusioni illogiche, per cui credono di poter avere molto pagando poco o addirittura niente, o sognano che gli possa arrivare la "manna dal cielo" senza fare sforzi:
  • Chi sogna di trovare un lavoro poco impegnativo ma pagato profumatamente, o aspira ad una posizione elevata pur avendo scarse competenze.
  • Chi paga un prodotto a prezzo minimo e si aspetta una elevata qualità.
  • Chi ricerca investimenti a basso rischio ed alto rendimento (mentre il rischio è sempre correlato al rendimento).
  • Chi crede a slogan politici del tipo "Meno tasse e più servizi" (poiché i servizi sono finanziati con le tasse, è una contraddizione in termini).
E, in genere, tutte quelle situazioni che ricordano l'Albero degli Zecchini in "Pinocchio": i guadagni che vengono dal nulla, o quello che sembra troppo bello per essere vero... quasi mai è vero. Ciò non impedisce a molti di crederci.

17. Dipendenze

Chi ha una dipendenza - che sia da sostanze come fumo, alcol o droghe; oppure comportamentale come gioco d'azzardo, sesso o lavoro eccessivo - spesso racconta a se stesso che può controllarsi (cosa che in una dipendenza è falsa), oppure si illude che le conseguenze non siano così gravi:
  • "Posso smettere in qualsiasi momento"
  • "Mio nonno ha sempre fumato ed ha vissuto fino a 90 anni"
  • "Un bicchierino non ha mai ucciso nessuno"...

18. Giochi d'azzardo

Giocare d'azzardo è un comportamento irrazionale, in quanto le probabilità sono a nostro sfavore; farlo sperando di vincere è quindi una forma di illusione, il che però non scoraggia milioni di persone:
  • Il Lotto e Superenalotto sono giochi molto amati nel nostro Paese; peccato che i sogni di vincita siano molto aleatori. Per esempio la sestina del Superenalotto ha una probabilità di 1 su 622.614.630 (0,000 000 0016%); nel Lotto la cinquina ha probabilità di 1 su 43.949.268 (0,000 000 023%).
  • Nelle lotterie le probabilità di vincita sono infinitesimali, cioè prossime a zero: nella Lotteria Italia 2025 si ha probabilità di vincita del premio massimo di 1 su 11.000.000, cioè lo 0,000 000 09%.
  • I giochi proposti da un casinò sono impostati in modo da fornire un reddito al casinò stesso: per cui le probabilità di vincita sono sempre inferiori al 50%.

19. Complottismi e tendenze paranoidi

Complottisti vari, inclusi gli anti-vaccini, e tutti quelli con tendenze paranoidi (ovvero chi crede in minacce, pericoli o malvagi immaginari). Ci sono diverse spiegazioni per questi atteggiamenti, ma ciò che li accomuna tutti è il credere a cose non vere, ovvero ad illusioni. A differenza delle "illusioni positive" esposte nei punti precedenti (che ispirano sollievo, benessere e/o speranza), però, queste sono "illusioni negative" (che alimentano timori ed angosce), che scaturiscono da paure profonde - oltre che da personalità solitamente disturbate.

20. Traumi

Chi ha subìto traumi emotivi, psicologici o sessuali, spesso reagisce creandosi "illusioni protettive" (vedi sopra "Meccanismi di difesa"), ovvero distorsioni della realtà che servono a difendere la propria sanità mentale od evitare eventuali pericoli. Vedi anche "disturbo da stress post traumatico".
  • Una persona che in famiglia è stata amata poco e male, potrebbe convincersi che "Non ho bisogno di nessuno" ed isolarsi.
  • Chi si è sempre sentito criticato e disprezzato, potrebbe prendere ogni osservazione o commento come un attacco personale.
  • Una donna che abbia subìto abusi, potrebbe vedere ogni maschio come un possibile stupratore.
Benché queste illusioni abbiano scopo protettivo, possono creare seri problemi perché portano ad interpretare gli eventi in modo errato e disfunzionale, rendendo queste persone scarsamente capaci di affrontare la realtà.

21. Illusioni patologiche

Infine, ci sono casi di illusioni che appartengono a specifiche patologie:
  • L'ipocondriaco convinto di avere certe malattie.
  • Il paranoico che crede di essere perseguitato da nemici immaginari.
  • L'allucinato che crede di essere un messaggero di Dio o la reincarnazione di un personaggio famoso.
Questi sono però casi più rari e la cui origine sta in uno squilibrio mentale; il mio discorso si riferisce invece ad illusioni che ogni persona comune può coltivare.

Siamo creature irrazionali ed emotive

La maggioranza delle persone considera gli esseri umani - e se stessi - come razionali. Ma tutto ciò che ho elencato finora ci mostra che invece molto spesso ci comportiamo in modi irrazionali. Ci illudiamo di essere razionali perché ci fa sentire "speciali", superiori agli altri animali (a cui in realtà assomigliamo molto), e ci dà l'illusione di saper controllare noi stessi e le nostre vite (cosa spesso non vera). La realtà è che siamo creature emotive molto più che razionali: infatti spesso in noi istinti ed emozioni prevalgono sulla ragione (*).
Ciò è dimostrato non solo dagli esempi elencati e dalla psicologia in generale; ma anche da comportamenti comuni come: alimentazione malsana o sregolata, non riuscire a seguire una dieta (anche a rischio delle propria salute), uso e abuso di sostanze dannose (fumo, alcol, droghe), mettere a rischio una relazione o matrimonio (con flirt o tradimenti), litigi per cause futili, guida ad alta velocità o infrangendo le regole, sport estremi, ecc. Tutte azioni irrazionali; il che non vuol dire "sbagliate", ma mosse da emozioni o istinti piuttosto che dalla ragione.

(*) Questo è spiegabile anche a livello cerebrale: semplificando, nel nostro cervello la parte razionale (neo-corteccia) è "l'ultima arrivata" (in senso evolutivo), e quindi viene spesso prevaricata dalle parti più "antiche": cervello rettile (sede degli istinti) e cervello mammifero (sede delle emozioni).

Illusioni buone e cattive

Con quanto ho scritto non intendo demonizzare le illusioni; a volte ci aiutano a resistere, a stare meglio, o persino a sopravvivere. Per quanto io ritenga le religioni illusorie, per esempio, so bene che per molti credere in "qualcosa di superiore" è benefico. In fondo la vita è dura, per tutti.

"Le illusioni sono illusioni, ma ne abbiamo bisogno per andare avanti."
(Giacomo Leopardi)

Altre volte, però, le nostre illusioni possono renderci ciechi e sordi, paralizzarci, renderci arroganti o impedirci di crescere. Oppure possono renderci preda di impostori o truffatori, che usano la credulità per approfittarsi di noi, manipolarci, farci del male o derubarci.
Con questo post spero quindi di ispirare le persone a diventare consapevoli delle illusioni che hanno effetti negativi sulle loro vite, così da poterle superare ed evitare possibili pericoli.

Meglio coltivare dubbi

Se hai letto fin qua, e non sei d'accordo con quanto ho scritto, va bene; in fondo, anch'io potrei illudermi. :-)
Però ti invito a chiederti: quanto spesso sei disposto a mettere in discussione le tue convinzioni... e quante volte sei invece pronto a giudicare idee diverse dalla tua come errate, ingannevoli, assurde o stupide - e quindi illusorie?
A mio parere, la via per la saggezza - o più modestamente per una mente aperta - passa dal non dare nulla per scontato, e coltivare più dubbi che certezze.

"Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni, delle quali non possono fare a meno."
(Sigmund Freud)

"Senza illusioni l'umanità morirebbe di disperazione o di noia."
(Anatole France)

"Il piacere può fondarsi sull'illusione, ma la felicità riposa sulla verità."
(Nicolas de Chamfort)


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