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Perché molte persone sono infelici, anche se il mondo migliora

Per chi, come me, osserva il comportamento umano, è frequente notare come negli ultimi decenni una gran quantità di persone appaia sempre più insoddisfatta, frustrata o infelice; e ciò nonostante in media il mondo vada sempre migliorando (per chi invece è convinto che il mondo sia peggiorato, suggerisco la lettura del post in cui dimostro obiettivamente come in passato si stava peggio).


Perché ci sentiamo più infelici

Da dove nascono questi stati d'animo irrazionali e spesso slegati dalle condizioni oggettive? Di seguito elenco quelli che mi sembrano le cause più probabili e diffuse (poi ovviamente ogni persona potrà averne di proprie). Alcune di queste sono parte della natura umana (e quindi sempre esistite), altre invece paiono legate alla modernità.

  1. Vogliamo sempre di più
  2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali
  3. Ci concentriamo sul negativo
  4. Non ci sappiamo accontentare
  5. Ci confrontiamo col mondo intero
  6. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

1. Vogliamo sempre di più

In altro post ho trattato questa caratteristica tipicamente umana (non esiste in altri animali), una ambizione mai sazia che ci porta a ricercare sempre nuove e maggiori soddisfazioni. Questo non è un male in sé (è questa ambizione che ha prodotto l'evoluzione della nostra specie), però comporta una costante insoddisfazione: qualsiasi cosa acquisiamo - materiale o emozionale - dopo un po' non ci appaga più e partiamo alla ricerca di altro e di più.
Ma invece di riconoscere che è questa ambizione a renderci eternamente insoddisfatti, tendiamo a darne la colpa a cause esterne (non guadagniamo abbastanza, al nostro partner manca X, la società dovrebbe essere Y, il mondo non è Z, ecc.). Con questo atteggiamento, qualsiasi soddisfazione avrà breve durata.

2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali

Questo mi sembra un aspetto meno innato e più recente, diffuso soprattutto negli ultimi 40 anni (dall'"edonismo reaganiano" degli anni '80 in poi). La conseguente esaltazione dell'individuo e la ricerca della soddisfazione personale acritica, alimenta la tendenza egoica presente in tutti noi ("Io io IO!") ed attenua il confronto con la realtà.
Non ci viene più detto, come accadeva un tempo, "Non ti montare la testa" o "Hai troppi grilli per la testa"; anzi, veniamo spesso incoraggiati a puntare in alto, a non accontentarci (vedi punto 4), a pretendere il meglio. Di conseguenza ci aspettiamo che sia la realtà ad adeguarsi a noi, piuttosto che il contrario.

Non è il Paese dei Balocchi

Tra le aspettative più ingannevoli ci sono quelle per cui: la felicità è un diritto, nessuno dovrebbe soffrire, i problemi non dovrebbero esistere. Ma queste sono utopie: in realtà la vita è dura per tutti (per ciascuno in modi diversi), o per usare le parole del Budda: "La vita è sofferenza". L'esistenza è "darwiniana", cioè premia il più adatto; non è equa o morale. Negare questi fatti inevitabili vuol dire credere al "Paese dei Balocchi", dove c'è solo piacere e nessun dolore.

Aspettative femminili

Le aspettative irreali sembrano particolarmente diffuse tra le donne: col femminismo (che dagli anni '70 è diventato sempre più pervasivo) da una parte, ed i media che appoggiano le rivendicazioni femminili dall'altra, alle donne viene detto in continuazione "Puoi essere quello che vuoi", "Puoi avere tutto" ("Women can have it all"), "Tutte le donne sono belle", "Ogni donna merita di essere amata", ecc. (messaggi simili rivolti agli uomini sono rari o assenti).

La realtà non si adatta a noi

Purtroppo la realtà non è fatta a nostra misura, né ha la scopo di renderci felici. E di certo non si adatta a noi; sarebbe come aspettarsi che il sole splenda alle tre di notte perché ho freddo, o la pioggia smetta perché mi rovina il weekend. Questi sono "deliri di onnipotenza", segno di immaturità o scarso realismo.
Eppure, oggi è frequente vedere:
  • Persone che non hanno voglia di studiare o di espandere le proprie capacità professionali, eppure ambiscono a posizioni prestigiose (e nell'attesa magari restano a carico dei genitori).
  • Individui o gruppi che rivendicano maggiori diritti (ma senza mai parlare di corrispondenti doveri), oppure che si aspettano di ricevere cose senza dare nulla in cambio. Solo "perché esistono", e quindi il mondo dovrebbe loro qualcosa (vedi anche al punto 6).
  • Donne che vogliono un partner "di alto valore", anche se loro offrono molto meno di quanto pretendano. Oppure convinte che ogni donna meriti un "Principe Azzurro": peccato che il Principe Azzurro non esiste, ed anche se ci fosse sarebbe molto raro, per cui il 99% delle donne resterebbe comunque a bocca asciutta.
  • Uomini comuni che ambiscono a donne bellissime o modelle, e se la prendono perché tali donne li ignorano (com'è ovvio, poiché il loro "alto valore di mercato" consente di avere ben di meglio).

Tutti questi esempi hanno in comune aspettative esagerate rispetto a quanto essi possano offrire, oppure slegate da come funziona la realtà (i diritti di qualcuno corrispondono a doveri di altri; non si può avere qualcosa in cambio di niente). Chi coltiva tali aspettative non raggiungerà mai ciò che desidera, e resterà quindi sempre insoddisfatto, frustrato ed infelice. Ma invece di riconoscere che il problema risiede nelle proprie aspettative, tenderà a dare la colpa ad altri e/o credere che sia il mondo ad essere "fatto male".

3. Ci concentriamo sul negativo

La mente tende a concentrarsi sulle cose negative (generando ansia, insoddisfazione o malessere) e trascurare quelle positive. Questo ha una ragione evolutiva (ci aiuta ad evitare i pericoli e sopravvivere); ma ci porta anche a focalizzarci su quello che ci manca o che non funziona o che ci fa soffrire - che quindi ci appare maggiore di quanto realmente sia - ed invece sottovalutiamo gli aspetti positivi, piacevoli e benefici della nostra esistenza.
Se proviamo ad elencare gli elementi positivi nella nostra vita, scopriamo che sono tantissimi (anche cose banali ma essenziali come l'acqua potabile o un tetto sulla testa). In confronto, gli elementi negativi sono solitamente minori. Ma finché non facciamo questo confronto, ci sembrerà che gli aspetti negativi siano predominanti.

4. Non ci sappiamo accontentare

"Accontentarsi" non vuol dire "rassegnarsi"; bensì "essere contento di ciò che si ha". Poiché nessuno è perfetto od onnipotente, è normale non avere tutto ciò che vorremmo; vale per chiunque. Per cui la contentezza, l'appagamento, derivano necessariamente dal saper apprezzare e godere la propria condizione, anche se limitata e imperfetta.
Questo non impedisce l'ambizione verso un futuro migliore, ma ci consente di godere del momento presente. Invece, senza la capacità di accontentarmi resterò eternamente insoddisfatto, perché nulla sarà mai abbastanza; sarò sempre divorato dall'ambizione (punto 1) e concentrato su nuovi traguardi. Non saprò godermi il presente; la mia mente sarà sempre rivolta verso un (ipotetico) domani migliore. Ma quando quel domani migliore arriverà (ammesso che accada), non me lo godrò perché - di nuovo - la mia mente starà ancora correndo più avanti...

Questo aspetto sembra esasperato dalla cultura moderna (specialmente occidentale), che promuove un miglioramento continuo (anche attraverso i media e la pubblicità) e dipinge l'accontentarsi come una cosa da perdenti o sfigati. Ovviamente, un consumatore "che non si accontenta" (concetto promosso da diversi slogan) sarà un cliente che spende molto e sempre di più, quindi molto gradito alle aziende.

5. Ci confrontiamo col mondo intero

Per molti versi, la nostra soddisfazione non deriva tanto dalla nostra situazione oggettiva, quando dalla comparazione con gli altri:
  • Se guadagno 2.000 euro al mese, ho un appartamento di 100 mq ed un coniuge di bell'aspetto... ed i miei conoscenti hanno una situazione simile o inferiore alla mia, mi sentirò ragionevolmente soddisfatto.
  • Ma se mi trasferisco altrove e mi ritrovo in mezzo a persone che guadagnano 10.000 euro, abitano in una villa, ed il cui coniuge sembra una modella o un attore celebre... improvvisamente mi sentirò inadeguato, frustrato e insoddisfatto - nonostante la mia situazione sia rimasta uguale!
Similmente, grazie ad Internet ed i social media oggi vediamo costantemente - e ci confrontiamo con - persone con situazioni enormemente migliori della nostra (almeno in apparenza, e spesso simulate). Per il meccanismo visto sopra, questo ci induce un senso continuo di inadeguatezza ed inferiorità, e quindi insoddisfazione.
Per quanto possiamo progredire, c'è sempre qualcuno che sembra stare meglio di noi (questo in passato non accadeva, perché ci confrontavamo solo col nostro ristretto giro locale). Per cui in questo caso l'infelicità non deriva dalle condizioni oggettive, bensì da una forma di invidia: "Se loro stanno così bene, perché io no?" (come recita un proverbio, "Se l'invidia fosse febbre, tutto il mondo scotterebbe").

6. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

E' diffusa la convinzione che "avere di più" - in qualsiasi ambito - ci renderà più felici: più soldi, più oggetti, più viaggi, più varietà, più successo, più bellezza, più sesso, più approvazione, ecc. Ma osservando il comportamento umano, ci si rende conto che succede spesso il contrario:
  • Meno abbiamo, e più siamo in grado di apprezzare quello che abbiamo, o quello che acquisiamo.
  • Più abbiamo, e più tendiamo a svalutare ciò che abbiamo, o a dare poco valore alle nuove acquisizioni.
Se ho tre amici, oppure dieci libri o CD, ognuno di loro sarà per me prezioso, lo conoscerò a fondo, assaporerò ciò che mi offre. Ma se ho cento amici, oppure mille libri o CD, ricorderò a fatica quali sono, ne avrò una conoscenza superficiale, e l'uno o l'altro non faranno per me grande differenza. Idem per le esperienze: un'esperienza rara sarà speciale, una frequente diverrà banale routine.

In altre parole, la sovrabbondanza non aumenta la soddisfazione; invece svaluta il valore di ogni cosa. E' anche da questo che nasce la nostra insoddisfazione: la maggior parte di noi vive in una tale abbondanza che ciò che abbiamo perde di significato, e quindi non può appagarci.

L'abbondanza può avere anche altri aspetti negativi:
  • Paradosso della scelta: maggiori sono le scelte ed opzioni che abbiamo, più ci suscitano incertezza ed ansia di fare la scelta sbagliata (sia in ambito di shopping, che di scelte di vita, lavorative o relazionali).
  • Adattamento edonico: ci abituiamo rapidamente a ciò che ci procura piacere, quindi necessitiamo di nuovi stimoli e conquiste per provare nuovamente piacere. Per cui una grande abbondanza non ci porta soddisfazione duratura, bensì rischia di innescare una escalation in cui rincorriamo sempre nuovi traguardi - senza sentirci mai "arrivati".

N.B.: Questa non è una celebrazione della miseria: non è che la scarsità renda felici. Però è importante riconoscere che l'abbondanza è meno appagante di quanto crediamo, e può anche essere controproducente.

Più otteniamo, più ci aspettiamo

Questo fenomeno sta diventando vistoso anche a livello socio-politico. Come osserva un articolo del settimanale britannico The Economist, i crescenti interventi dei governi a favore della popolazione (per esempio nel periodo Covid) non hanno prodotto cittadini soddisfatti ma, al contrario, li hanno resi pretenziosi e incontentabili: "Dietro ogni sguardo torvo si cela una logica semplice: qualcosa è andato storto e qualcun altro dovrebbe intervenire. La gente non è mai stata così arrabbiata con il governo, eppure non si è mai aspettata di più da esso. Se lo Stato ha potuto pagare milioni di lavoratori per restare a casa, perché non può pagare (di nuovo) la mia bolletta del gas? I cittadini [...] pretendono una ricompensa ma rifiutano i rischi." ("How Britain became a Compo Nation", 12/03/2026).
Come ben sanno gli psicologi infantili, soddisfare ogni richiesta di un bambino non lo rende felice bensì produce un individuo viziato, incontentabile ed incapace di sopportare qualsiasi frustrazione. Pare che ciò valga anche per gli adulti.

“La sovrabbondanza
non aumenta la soddisfazione;
invece svaluta ogni cosa”

Perché siamo infelici anche se il mondo migliora

Dati gli atteggiamenti psicologici sopra elencati, molto diffusi, appare ovvio che molte persone non trovino mai soddisfazione ed anzi vivano in perenne infelicità. Non necessariamente perché le loro condizioni oggettive siano davvero scadenti o in peggioramento (come accennato all'inizio, e come risulta da numerose ricerche, mediamente le condizioni di vita sono migliorate nel tempo - anche se ci sono sempre crisi o nuovi problemi). Bensì perché sono preda di schemi mentali che gli impediscono di apprezzare la loro situazione, ed invece inseguono traguardi idealistici o irraggiungibili.
Con tale mentalità, anche se il mondo migliorasse significativamente, le loro insoddisfazioni ed infelicità continuerebbero, perché:
  1. Vorrebbero ancora di più, comunque vada.
  2. Le loro aspettative aumenterebbero ancora.
  3. Continuerebbero a focalizzarsi sul negativo.
  4. Non si accontenterebbero comunque.
  5. Ci sarebbe sempre qualcuno che sta meglio di loro.
  6. La nuova abbondanza li renderebbe ancora più esigenti, invece che appagati.

Per cui la soluzione a tale insoddisfazione non risiede nel mondo (che certamente si può migliorare, ed infatti moltissimo è stato fatto in questo senso); bensì nel cambiare quegli schemi mentali che generano insoddisfazione a prescindere dalle condizioni oggettive.

Il potere della negazione

Ma come mai, anche di fronte a spiegazioni come queste, costoro le rifiutano e si ostinano a rimanere nelle loro convinzioni pessimistiche? La ragione primaria è che, in tal modo, rifiutano la responsabilità del proprio malessere, ed invece ne attribuiscono la causa ad altri. E' una specie di alibi protettivo: è sempre un sollievo dare la colpa ad altri. Ma di cause ce ne sono diverse, che ho esaminato nel post "Perché credi che il mondo peggiori, ma ti sbagli".

Insoddisfatti in amore

Queste dinamiche valgono in generale, ma mi sembrano particolarmente presenti in ambito sentimentale. Infatti vediamo che:
  • Sempre più persone si ritrovano da sole, o si lamentano di non trovare mai un partner adeguato (*).
  • Ci si sposa sempre meno, ed oltre il 40% dei matrimoni finisce (in Europa). Da notare che nel 70% dei casi è la donna a chiedere il divorzio (*).
  • Le persone fanno meno sesso di 30 anni fa.
  • Si diffonde il fenomeno "incel" ("celibi involontari", ovvero persone - in maggioranza uomini - che non sono voluti da nessuno) (*).

(*) In questi casi ciò sembra dovuto, almeno in parte, ai fattori sopra elencati: ambizioni romantiche idealizzate, aspettative eccessive, scarsa capacità di accontentarsi, sovrabbondanza di opportunità teoriche (specialmente grazie a dating online e app di incontri). Questo vale in particolar modo per le donne - poiché possiedono un "potere sessuale" che i maschi non hanno - ma influenza anche molti uomini.

Infelicità oggettiva... o soggettiva?

Certo, a volte una persona è infelice per motivi reali. Come già detto, spesso "la vita è sofferenza", e non ha senso negarlo. Ma in tanti altri casi vedo lamentele meno fondate, o che sono smentite da una visione storica oggettiva. In altre parole, a volte l'infelicità o la sofferenza hanno motivazioni reali, ma altre volte sono invece frutto di illusioni o auto-inganno.

In conclusione, nonostante la vita sia più facile e abbondante di un secolo fa, od anche solo di 50 anni fa, questo mediamente non ci ha reso più felici o soddisfatti, ma spesso ci rende più esigenti e quindi frustrati. I miglioramenti rispetti al passato sono numerosi e reali, ma molti non sanno apprezzarli ed invece si concentrano solo su ciò che manca o va male.
E' questo che rende così tante persone insoddisfatte o infelici, piuttosto che le reali condizioni della loro vita. Molto spesso l'infelicità scaturisce da un'errata valutazione della realtà; in questi casi la soluzione sta nell'adottare una visione più obiettiva e costruttiva, riconoscendo i tanti aspetti positivi e gli innumerevoli miglioramenti rispetto al passato.

"L'uomo è infelice perché incontentabile."
(Giacomo Leopardi)

"L'infelicità è il divario tra le nostre capacità e le nostre aspettative."
(Edward de Bono)

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)


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Il mondo non va così male: un secolo fa andava peggio

Questo è un periodo difficile: negli ultimi cinque anni abbiamo avuto una pandemia, tensioni geopolitiche, diversi conflitti regionali, scossoni nei mercati, un ritorno dell'inflazione, crisi delle democrazie ed una generale incertezza riguardo il futuro. Molti vedono tutto ciò come un segno di decadenza generale, e che l'umanità vada peggiorando. Ma è proprio vero? A ben guardare, si scopre che questa è una visione miope e disinformata.
Mediamente, il presente è meglio del passato. Ma poiché i più dimenticano il passato, oppure lo ignorano, il presente gli sembra peggiore.

Inizio del XXI secolo

Per valutare la tesi che questo periodo, per quanto problematico, non sia comunque peggiore del passato, proviamo ad esaminare quest'ultimo quarto di secolo (per poi confrontarlo con un secolo fa):
  • Nel 2001 ci sono stati gli attentati terroristici dell'11 settembre.
  • Nel 2008 c'è stata una crisi finanziaria globale.
  • Nel 2020 si è diffusa la pandemia del Covid-19.
  • Nel 2022 è iniziata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
  • Nel 2023 c'è stato l'attacco ad Israele da parte di Hamas ad ottobre. L'evento ha provocato la successiva invasione di Gaza da parte dell'esercito israeliano.
  • Nel 2025 Donald Trump, nuovamente eletto Presidente degli Stati Uniti, ha indotto importanti destabilizzazioni nei mercati mondiali, nonché la rottura di alleanze ed equilibri geopolitici che duravano da decenni.
  • A tutto ciò possiamo aggiungere l'espansionismo di paesi come la Cina, la diffusione di dittature in varie parti del mondo (p.es. in Africa), ed in generale un declino delle democrazie.

Inizio del XX secolo

Certo sono tutti fenomeni preoccupanti. Ma proviamo ad esaminare eventi simili accaduti nel periodo equivalente di un secolo prima:
  • Parlando di conflitti, nel 1914 è scoppiata la prima guerra mondiale. In confronto i conflitti locali del XXI secolo hanno rilevanza ben minore.
  • Se guardiamo le epidemie, nel 1918 si è diffusa la pandemia di influenza spagnola, che ha provocato più vittime della guerra mondiale appena terminata (!).
  • A proposito di crisi economico-finanziarie, nel 1929 c'è stato il crollo di Wall Street che ha innescato una Grande Depressione globale.
  • E se consideriamo le tensioni internazionali ed i conflitti geopolitici, pare superfluo rammentare che in soli 25 anni (1914-1939) hanno condotto a ben due guerre mondiali. Tragedie su questa scala non avvengono più da almeno 80 anni.
  • Inoltre, un secolo fa nel mondo c'erano livelli di povertà molto più elevati (circa il 60% viveva in condizioni di povertà estrema, contro il 10% del 2025), e assistenza sanitaria molto meno efficiente (quindi molti più morti per malattie oggi curabili). In Italia, l'aspettativa di vita era ben più breve (50-55 anni nel 1925, contro 83-84 anni nel 2025); ed il PIL pro-capite nel 1929 era sui 3300$ rispetto ai 41.000$ del 2025.

Confrontando questi due periodi, appare evidente che la situazione di un secolo fa fosse per ogni verso peggiore di quella attuale. Quindi il pessimismo odierno non sembra avere una giustificazione oggettiva. E non dimentichiamo che più andiamo indietro nel tempo e peggio si stava.

“La situazione di un secolo fa
era per ogni verso peggiore
di quella attuale”

I problemi sono parte dell'esistenza

Non sto sottovalutando le difficoltà ed i problemi del presente. Ma è importante ricordare che i problemi sono sempre esistiti, e non c'è mai stata una "epoca d'oro" in cui tutto andasse bene. L'affermazione di Budda per cui "La vita è sofferenza" non è mai stata smentita. Anzi.

"La maggior parte delle persone trae una buona dose di divertimento dalle proprie vite, ma tutto sommato la vita è sofferenza, e solo i giovanissimi o gli sciocchi pensano il contrario."
(George Orwell)

Il mondo va male perché io sto male

Ma allora perché così tante persone credono che il mondo vada peggiorando? Le ragioni sono molteplici (e le esamino nel post appena linkato), ma soprattutto deriva dal fatto che i più si concentrano sulla propria sofferenza od angoscia (trascurando le tragedie dei tempi andati, che ci risultano remote), per cui il presente appare peggio di quanto sia.
In pratica, la loro percezione soggettiva dice "Poiché IO soffro, vuol dire che il mondo va male o è peggiorato"; o, in altri termini, "Com'è possibile che il mondo migliori se IO ho tutti questi problemi?". Ovviamente è una prospettiva estremamente limitata e distorta. Un po' come quella di un genitore a cui dei malviventi hanno ucciso il figlio, che si convince che i crimini violenti stiano dilagando (mentre in realtà sono in calo da decenni): la sua è certamente una tragedia, ma non definisce la realtà.

Perché ci lamentiamo e non apprezziamo il presente

Ma se in generale stiamo meglio che nel passato, come mai le persone tendono solitamente a lamentarsi del presente? Come ho già detto, in parte è per ignoranza del passato, o per una visione soggettiva e personale invece che oggettiva e sistemica. Ma non è solo questo; è dovuto anche a due tratti tipici della natura umana.

Abitudine

Ci abituiamo rapidamente a quello che abbiamo, e finiamo col darlo per scontato (per cui non lo apprezziamo come dovuto, tranne quando lo perdiamo). Quello che ieri credevo mi avrebbe reso felice, ed oggi mi fa solo piacere, domani perderà di importanza. E' un fenomeno noto come hedonic adaptation: l'impatto emotivo di ogni cosa diminuisce nel tempo, perché man mano ci adattiamo ad essa, per cui cerchiamo costantemente nuove fonti di felicità.
Per esempio oggi molti sono abituati a vivere liberi in una democrazia, ed invece di apprezzarlo lo svalutano o se ne lamentano. Pensiamo a chi non va a votare perché lo ritiene inutile, od a chi gridava alla "dittatura" durante le restrizioni durante il Covid. Costoro dimenticano il sacrificio di chi ha combattuto per liberare l'Italia dal dominio fascista, o per conquistare il diritto di voto per tutti. Quello per cui così tanti hanno lottato o dato la vita (perché ne comprendevano il valore), oggi viene spesso disprezzato - perché ci siamo abituati e appare scontato.

Ambizione infinita

Inoltre, vogliamo sempre di più e non sappiamo accontentarci. Chi oggi guadagna come dieci anni fa, si lamenta perché si aspetta - o pretende - che dovrebbe guadagnare di più. Qualunque obiettivo raggiungiamo, dopo un po' non ci basta e vogliamo ancora di più: non è mai abbastanza.

Il problema è che ci aspettiamo un miglioramento continuo. Ma il progresso non è mai costante: a volte è stabile, a volta fa due passi avanti e uno indietro. Però ai passi avanti ci abituiamo presto, mentre quelli indietro ci scandalizzano. Provate a cambiare lo stipendio mensile di un impiegato:
  • Se lo aumentate di 10 euro, probabilmente non lo apprezzerà ed invece si lamenterà che non gli cambia niente.
  • Ma se lo diminuite di 10 euro, lo sentirete imprecare dalla mattina alla sera!

“ Qualunque cosa raggiungiamo,
dopo un po' non ci basta
e vogliamo ancora di più”

Siamo più ricchi di 50 anni fa - ma non ce ne accorgiamo

Chi oggi si lamenta che fatica ad arrivare a fine mese con due stipendi, mentre 50 anni fa ne bastava uno, si convince che il motivo sia che oggi si guadagna di meno (il che è falso). Ma la spiegazione reale è che nel 1975 si viveva in modo ben più povero e limitato (nonostante il "boom economico"): non tutti avevano l'auto, ed i più la compravano a rate; idem per TV ed elettrodomestici; non esistevano spese per telefonia cellulare, internet, streaming audio e video, computer, abbigliamento firmato (cose che oggi i più ritengono indispensabili); si andava in vacanza una volta l'anno, se andava bene; i voli aerei erano roba da ricchi.
In sintesi, oggi gli italiani spendono ben di più e sono decisamente più benestanti di 50 anni fa (PIL pro-capite di 20.000€ nel 1975, contro 37.200€ nel 2024, al netto dell'inflazione) - anche se ci sembra il contrario.

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)

La soluzione è la gratitudine

Ma se la nostra mente tende istintivamente ad abituarsi e non accontentarsi, generando quindi insoddisfazione ed infelicità a prescindere dalle nostre condizioni oggettive, come uscirne?
Secondo me una risposta può venire dal coltivare i seguenti atteggiamenti:
  • Non dare nulla per scontato, specialmente tutti gli elementi positivi presenti nella nostra vita. Anche cose apparentemente banali come l'acqua potabile, il bagno in casa, il riscaldamento, cibo nel frigo, musica sempre disponibile, informazione e cultura a portata di mano, ecc. Sono cose che in tutta la storia umana pochi o nessuno ha avuto, ed anche solo un secolo fa erano riservate ai ricchi.
  • Coltivare la capacità di gratitudine: ovvero imparare ad apprezzare intenzionalmente tutto ciò che ci circonda, in modo da gustarlo appieno. Paradossalmente, tra una persona che ha 100 cose ma non le apprezza, ed una che ne ha solo 50 ma sa apprezzarle, la seconda si sentirà assai più ricca ed appagata della prima.

Come molti saggi insegnano, il "segreto" della felicità non sta nell'avere sempre di più, ma nel sapersi godere quello che già si ha. E magari anche nel ricordarsi quanto in passato si stesse per molti versi peggio di oggi.

"La gratitudine è il paradiso."
(William Blake)

"Tutta la vita è risolvere problemi."
(Karl R. Popper, titolo del libro omonimo)

"Abbiamo bisogno di minimizzare i nostri problemi e di esaltare le nostre fortune."
(Humphrey B. Neill)


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Una vita di illusioni: 21 modi in cui inganniamo noi stessi

E' qualcosa che sapevo da anni, ma solo di recente ho realizzato appieno: la stragrande maggioranza delle persone vive una vita piena di illusioni, ovvero crede a cose non vere e/o si racconta storie false ma confortevoli o rassicuranti. Questa potrebbe sembrare un'accusa grave, ma è supportata dagli esperti che studiano il comportamento umano (alcuni articoli: NeuroLaunch, David Boles, Wikipedia).
Ho iniziato a realizzare quanto gli esseri umani mentono a se stessi leggendo il libro "Le bugie con cui viviamo - L'arte di autoingannarsi" di Eduardo Giannetti, più di vent'anni fa. Prima non mi ero reso conto dell'entità del fenomeno; dopo, mi sono sempre più accorto di quanto fosse la norma.

Ci illudiamo perché ne otteniamo qualcosa

Ma perché ci illudiamo così spesso? Di solito consideriamo falsità o menzogne come svantaggi. Ma in realtà tendiamo a illuderci ogni volta che ciò ci porta un tornaconto: ovvero ci guadagniamo qualcosa in termini di tranquillità, sicurezza, autostima, assenza di dubbi o stress, benessere, piacere o felicità.
In particolare, spesso ci illudiamo spinti dall'umano bisogno di avere una buona opinione di noi stessi (anche per associazione, per "luce riflessa"), o dal collegato bisogno di vedersi migliori di ciò che si è (tipico di persone insicure, fragili o con bassa autostima). Di conseguenza per molti diventa facile credere ad illusioni del tipo:
In altri termini, assai spesso respingiamo ogni verità scomoda, inquietante o dolorosa, ed al suo posto crediamo invece in ciò che ci fa sentire bene - anche se è falso. Se ciò suona poco verosimile, ricordiamo che l'evitamento della sofferenza è uno degli istinti più forti in noi. In confronto, la verità è ben poca cosa.

“Ci illudiamo ogni volta
che ciò ci porta un tornaconto”

Tre maniere di illudersi

Ci sono tanti modi di ingannare se stessi, ma direi che possiamo definire tre modalità principali.

A. Illusione inconsapevole

Questa illusione avviene quando la persona crede in qualcosa di falso, senza però rendersene conto. Magari è una bugia che gli hanno raccontato fin da bambino, o che tutti nel suo ambiente credono, e quindi lui non la mette mai in discussione - specialmente se è rassicurante. Oppure è una convinzione che nasce da esperienze personali.
Esempi:
  • Molti secoli fa: "Sole e stelle girano intorno alla Terra", o "La Terra è piatta".
  • Gli esseri umani non sono animali, o sono completamente superiori ad essi.
  • Un razzista che crede che altre etnie, o nazioni, siano inferiori alla propria.
  • Dio esiste e ci ama in modo speciale (o una qualche variante sul tema).
  • Prendere la propria esperienza personale, e trarne conclusioni generali: dopo una delusione sentimentale, "L'amore non esiste"; dopo che un partner ci ha ingannato, "Le donne / Gli uomini sono tutti XYZ"; dopo aver subito una truffa, "Non ci si può fidare di nessuno".
Queste illusioni diventano "abituali", scontate. Superarle richiede un notevole sforzo di volontà e di mettere in discussione le proprie convinzioni, cosa che alla maggioranza non interessa affatto. Anzi, vi si opporrà con forza se qualcuno prova a smontare le loro illusioni; sia perché ci attacchiamo alle nostre convinzioni, sia perché non vogliamo perdere il nostro tornaconto.

B. Illusione semi-consapevole

Questa è un'illusione di cui non siamo completamente convinti, o di cui potremmo dubitare se ci fermassimo a rifletterci sopra onestamente. Ma siccome ci reca un tornaconto, preferiamo tenerci l'illusione ed ignorare la verità, che rimane a livello subliminale (sotto la soglia della consapevolezza).
  • Il detto napoletano "Ogni scarrafone è bello a mamma sua" ci ricorda che, per una madre, ogni figlio è bello anche se assomiglia ad uno scarafaggio (scarrafone). Similmente, quando qualcosa o qualcuno è molto vicino al nostro cuore, tendiamo ad averne un'opinione positiva; che sia un figlio, un partner amato, la propria città o nazione, la squadra del cuore, una propria opera o progetto, ecc.
    ---> Tornaconto: traiamo soddisfazione nell'avere nella nostra vita, o avere creato, siffatta "qualità"; e per riflesso ciò accresce la nostra autostima ("Ho procreato un figlio meraviglioso", "La mia squadra / moglie / auto è la migliore", ecc.).
  • Attaccarsi ad un pregiudizio per noi vantaggioso: in un litigio, convincersi che noi abbiamo ragione e l'altro torto (invece di riconoscere le rispettive responsabilità); per un credente "La mia religione - o il mio Dio - sono quelli 'veri'"; per una femminista "Le donne sono migliori / più virtuose degli uomini".
    ---> Tornaconto: evitiamo dubbi, incertezze, responsabilità o sensi di colpa; ci culliamo nella soddisfazione di sentirci "superiori" ad altri.
  • Dopo aver fatto un acquisto, convincersi di avere compiuto la scelta migliore.
    ---> Tornaconto: evitiamo l'ansia di dubbi tipo "Magari ho sbagliato scelta", o "Avrei potuto scegliere di meglio"... Questo è un fenomeno dimostrato nell'economia comportamentale (behavioral economics).
Da notare che, in tutti questi casi, opera una sorta di auto-convincimento. Sotto sotto, in un angolino della nostra mente, sappiamo che ciò non è vero, o che non ne siamo realmente certi. Ma questo dubbio rimane "nascosto", negato, di modo che l'opinione positiva e rassicurante resti dominante.

C. Inganno esterno

Questa illusione viene generata da una falsità detta da altri, in cui noi crediamo. Per esempio:
  • Una persona affascinante ci fa promesse sentimentali, persino troppo belle per essere vere, e noi ci coinvolgiamo. Ma poi questa persona si rivela essere un uomo che cercava solo sesso, oppure una donna interessata al nostro denaro.
  • Un politico propone un programma a noi favorevole prima delle elezioni, e noi lo votiamo fiduciosi. Ma dopo l'elezione non realizza quanto promesso.
  • La pubblicità ci seduce evocando scenari fascinosi o con promesse improbabili, e noi acquistiamo il prodotto o servizio. Ma la realtà si rivela al di sotto delle aspettative.
In tutti questi casi si potrebbe parlare di inganno, piuttosto che di illusione. Apparentemente le persone ingannate sono in buona fede, e la responsabilità è tutta del mentitore.
Ma se consideriamo bene gli scenari, vediamo che la "vittima" è stata ingenua od ha avuto eccesso di fiducia; di solito perché c'era una prospettiva di tornaconto intrigante. Quindi si può dire che in questo casi la persona ingannata ha "partecipato" all'inganno passivamente, lasciandosi convincere senza opporre dubbi od indagare più a fondo. E' quindi un altro caso in cui scegliamo di "illuderci" perché siamo interessati al tornaconto.

N.B.: Le modalità A e C potrebbero sembrare simili, poiché in entrambi l'illusione proviene dall'esterno. Ma la A nasce da un'illusione collettiva inconsapevole ("Dio è dalla nostra parte!", usata anche dai Nazisti: "Gott mit uns"), mentre la C proviene da un inganno intenzionale (in "Pinocchio", l'Albero degli Zecchini del Gatto e la Volpe).


Le illusioni sono ovunque

Quando diventiamo bravi a riconoscere le illusioni intorno a noi (e di solito ciò richiede aver prima smascherato quelle in cui credevamo), è facile vedere come siano pressoché onnipresenti. Di seguito elenco le principali, esaminando quelle di massa, quelle più diffuse, e quelle più particolari.

  1. Religioni
  2. Ideologie
  3. Utopie
  4. Pubblicità e marketing
  5. Mass media
  6. Social media
  7. Maschere sociali
  8. Avere ragione
  9. Pregiudizi
  10. Illusioni romantiche e sentimentali
  11. Meccanismi di difesa
  12. Dare la colpa agli altri
  13. Pensiero magico
  14. Fortuna o sfortuna
  15. La volpe e l'uva
  16. Money for nothing: troppo bello per essere vero
  17. Dipendenze
  18. Giochi d'azzardo
  19. Complottismi e tendenze paranoidi
  20. Traumi
  21. Illusioni patologiche

1. Religioni

Ogni religione ci offre doni seducenti (la vita eterna, l'amore incondizionato di un essere onnipotente, una giustizia divina...) o ci propone rassicurazioni contro ciò che più ci spaventa (la morte, il nulla, l'assenza di senso...).
Ma nulla di tutto questo è provato; anzi, spesso le religioni si contraddicono, od i fatti le smentiscono. Però questo non smuove i credenti, proprio perché i più credono perché hanno bisogno di credere - non per reale convinzione (p.es. non ho mai conosciuto un cristiano che non fosse terrorizzato dalla morte: il che mostra quanto non credesse davvero alla promessa di vita eterna).

Perché le religioni sono illusorie

Comprendo che questa accusa di illusorietà di ogni religione sia dura da digerire per molti; in fondo miliardi di persone credono in esse. Rammento solo tre fatti:
  • Nessun dio si è mai manifestato pubblicamente, od ha fatto sentire la sua voce - se non in leggende e racconti non verificabili. Un essere onnipotente non dovrebbe avere problemi ad apparire in cielo, o sugli schermi di tutte le TV, per trasmettere un messaggio, confortare i suoi fedeli, o confermare la sua esistenza. Ma non è MAI accaduto.
  • Nel tempo, innumerevoli religioni, credi e culti sono esistiti e poi tramontati: li chiamiamo mitologie. Ancor oggi parliamo degli dei Egizi, Greci e Romani, Aztechi, Celti, ecc. Ma li riteniamo appunto dei miti, non reali. Cosa distingue quei miti dalle religioni attuali? Forse tra un millennio o tra cinque, anche la tua religione sarà considerata mitologia.
  • Ogni religione si ritiene quella "giusta", e considera il proprio dio quello "vero". Ed in genere ogni religione afferma cose diverse, ed adora dei differenti: quindi, contraddicendosi spesso a vicenda, chiaramente non possono essere tutte nel giusto. Inoltre, se una fosse "più giusta e vera" delle altre, nel corso dei millenni sarebbe probabilmente diventata quella dominante; ma ciò non è successo. La conclusione più logica è quindi che siano tutte similmente illusorie.

2. Ideologie

Ideologie, movimenti politici, attivismi (comunismo, nazismo e fascismo, ma anche il femminismo o l'ecologismo degli ultimi 50 anni, o i "woke" ed i MAGA del terzo millennio). Ciò che accomuna buona parte dei partecipanti di tutti questi movimenti è la tendenza a credere più o meno ciecamente alla propria ideologia - anche di fronte ai fatti che la smentiscono - ed a contrastare altrettanto ciecamente le ideologie opposte. E poiché nessuna ideologia è immune da critiche, questo implica una grande dose di illusioni nei suoi partecipanti.

N.B.: Una religione può essere considerata una forma di ideologia, ed entrambe le categorie possono includere membri che tendono al fanatismo.

Dogmi

I dogmi sono principi che vanno creduti ciecamente, senza necessità di prove o discussione: "E' così, non può che essere così, e non è ammissibile discuterne o dubitarne". Sono tipici di religioni o istituzioni politiche (specialmente autoritarie), ma possono essere imposti anche da certe ideologie o individui (solitamente con attitudini rigide e ossessive, e/o con manie di controllo).
Poiché il dogma viene imposto dall'alto e viene preteso il crederci senza dubbi né discussioni, in assenza di prove o dimostrazioni, aderirvi è una forma di illusione: "Credo perché mi dicono di crederci".

3. Utopie

L'utopia è un modello ideale ma solitamente irrealistico, fondato più su fantasie che sui fatti. Infatti la parola, coniata da Tommaso Moro per il suo libro omonimo, significa in greco "luogo che non esiste" ("ou-topos"). Ciò non impedisce agli umani di credere a tali seducenti illusioni, anche in massa: Tutte le utopie si basano su una visione del mondo "come dovrebbe essere", invece di considerare la realtà "come è"; vengono negati o ignorati aspetti basilari della natura umana (come il volere sempre di più, l'aggressività, l'ambizione, la tendenza al possesso o al potere, ecc.), oppure limiti oggettivi (la finitezza delle risorse). Anche queste sono forme di illusione, che contribuiscono al loro fallimento - o al loro diventare distopie opprimenti, come nel caso del Comunismo di Stalin e di Mao.
E' vero che alcune piccole comunità utopiche hanno avuto un certo successo, ma molte altre no; e nessuna utopia su vasta scala è mai riuscita.

4. Pubblicità e marketing

Prima degli anni '60, di solito le pubblicità elencavano fatti concreti. Dopo sono diventate sempre più seduttive ed a contenuto emotivo: non dicono più "Il prodotto X fa Y", ma "Il prodotto X ti farà sentire felice / ti renderà bella o affascinante / ti farà apparire di successo", ecc.
Ovviamente queste promesse sono aleatorie ed irrealistiche. Ma i più ne sono comunque irretiti: sia perché funzionano a livello emotivo (piano su cui abbiamo poco controllo), sia perché in genere ci offrono quello che desideriamo, o quello che vorremo sentirci dire. Ed ecco che quindi noi caschiamo nelle loro illusioni, perché ci piacerebbe tanto che fossero vere. La pubblicità inganna non solo per la sua abilità seduttiva, ma per la "collaborazione" del consumatore.

Moda e firme

In molti casi, abiti e accessori "di moda" o "firmati" non vengono scelti per la loro qualità o estetica, ma principalmente perché l'acquirente trae da essi un senso di "valore", di supporto alla propria autostima (lo stesso avviene con auto prestigiose o tecnologia di alta gamma). In questi casi l'illusione sta nel credere che certi oggetti possano renderci persone "speciali", migliori e più ammirate - ma quella qualità risiede nell'oggetto e non in noi: una nevrotica vestita Dior od un stupido col Rolex, rimangono comunque una nevrotica e uno stupido.
Ovviamente questa illusione viene alimentata dal marketing, che offre un senso di straordinarietà ed esclusività associato ai propri prodotti, in modo da manipolare il desiderio onnipresente di vederci migliori di come siamo. Ma questo impulso è innato e sempre esistito: gioielli ed accessori segno di status si ritrovano in tombe risalenti a migliaia di anni fa.

5. Mass media

I mass media possono essere una poderosa fonte di illusioni. Per esempio nel fornire informazioni di parte, distorte o falsate; oppure nel presentare le notizie in modo da sollecitare le nostre ansie, così da catturare l'attenzione del pubblico (ed i relativi introiti pubblicitari). E noi tendiamo a crederci quando confermano i nostri pregiudizi o paure, senza indagare se sono fondate o meno.
Ma anche ad un livello narrativo più personale ed emotivo. Di seguito un esempio per ciascun genere:
  • La pornografia rappresenta le fantasie erotiche degli uomini. La considero un'illusione nella misura in cui certi uomini la prendono ad esempio, e tendono a credere che così dovrebbe essere la vita reale.
  • Media come i film romantici ed i romanzi d'amore sono progettati apposta per rappresentare i sogni sentimentali delle donne. In questo senso, si possono considerare come una sorta di "pornografia al femminile" (nel senso che entrambi presentano fantasie irreali). Anche qui l'illusione sta nel credere che le storie rappresentino come debba funzionare la vita reale.
Una differenza tra i due tipi di media, è che pochi uomini credono che il porno rappresenti la vita reale (i più disinformati e immaturi), mentre molte donne si aspettano che la loro vita sentimentale dovrebbe funzionare come nei film.

6. Social media

E' noto che sui social media le persone tendono a mostrare una versione di sé, e delle proprie vite, ottimizzate per fare bella figura: insomma fingere una "vita instagrammabile". Ed ovviamente, più vediamo vite mirabolanti nei post altrui, e più ci viene da simulare simili performance noi stessi; oppure in confronto vediamo le nostre vite come inferiori e banali.
Qui l'illusione sta sia in quelli che pubblicano versione "ottimizzate" ed edulcorate (quindi false) della propria esistenza, relazioni incluse; e sia in quelli che le seguono e vogliono crederci, o si sentono sminuiti nel paragone.

7. Maschere sociali

Praticamente nessuno mostra completamente se stesso in ogni situazione. Di solito mostriamo una versione di noi stessi adatta al contesto - e quindi indossiamo una "maschera" diversa in situazioni famigliari, sociali, lavorative o sentimentali. Questa è una forma di adattamento sociale istintiva, che sviluppiamo per essere ben accolti e benvoluti dagli altri o per ottenere altri vantaggi, e di cui i più sono scarsamente consapevoli.
La maschera sociale è un'illusione per il pubblico (che di rado la riconosce), e spesso anche per chi la indossa, se la persona si identifica con il "personaggio" che rappresenta. Per esempio il "perfettino" nasconde i suoi difetti o fallimenti; il "macho" mostra una forza e sicurezza che in realtà non possiede; il "bravo ragazzo (o ragazza)" è sempre disponibile e accondiscendente, ma non si rende conto di farlo per ottenere l'approvazione o l'affetto altrui.

8. Avere ragione

Forse l'illusione più comune e frequente, è quando in una discussione restiamo fermamente convinti di avere ragione e l'altro torto, senza nemmeno considerare la possibilità che potremmo sbagliarci, oppure che entrambi potremmo avere ragione - almeno in parte. Anche se a volte possiamo essere nel giusto, nessuno sa tutto, ha sempre ragione o non sbaglia mai: quindi chi resta fermo in questa convinzione si sta chiaramente illudendo.

9. Pregiudizi

Avere pregiudizi è un altro atteggiamento umano che tocca tutti: al meglio possiamo cercare di riconoscere i propri, mentre chi nega di averne è solitamente immerso in essi. "Pre-giudizio" significa letteralmente giudicare qualcuno o qualcosa prima di averne una reale conoscenza: quindi una illusione di conoscenza o comprensione, basata su informazioni limitate, stereotipi, atteggiamenti difensivi o esperienze personali.
  • "I ricchi / I meridionali / Gli americani... fanno sempre X"
  • "Non ci si può fidare degli Y"
  • "Gli uomini / Le donne... sono tutti Z"
I pregiudizi spesso nascono da proprie esperienze, che però sono statisticamente insignificanti: se ho avuto tre partner e tutti mi hanno tradito, o se mia moglie mi ha lasciato per un altro... su miliardi di persone ciò rappresenta un campione infinitesimo (tipo zero virgola seguito da 7-8 zeri).

10. Illusioni romantiche e sentimentali

L'utopia romantica è l'illusione per cui possa esistere un "partner su misura" con cui vivere un amore perfetto ed eterno, privo di problemi o delusioni. E, più in generale, le tante illusioni sentimentali che la nostra cultura ci trasmette (il vero amore è per sempre; l'amore può tutto; se ami non desideri altri...), e che quasi tutti accolgono acriticamente (perché, di nuovo, è certamente bello crederci - anche quando irreale).

Innamoramento, fedeltà e rassicurazioni

Rimanendo in tema di relazioni sentimentali:
  • In particolare l'innamoramento è illusorio quasi sempre. Quando ci innamoriamo vediamo l'altro non per come è realmente, ma in un modo idealizzato e meraviglioso. Infatti man mano che conosciamo l'altro, l'idealizzazione decade e con essa l'innamoramento - che non dura mai per sempre.
  • La promessa di fedeltà a vita, e l'aspettativa che il partner non ci tradisca mai, sono spesso illusorie. Prima o poi, alla maggioranza delle persone capita di tradire. Eppure i più vivono l'illusione che sia un evento anomalo, che capiti solo ad altri, e che "Lui / Lei non mi tradirebbe mai": un altro caso in cui crediamo a quello che ci piace credere.
  • Spesso cerchiamo nel partner rassicurazioni, anche quando sono improbabili: "Dimmi che sono la più bella", "Che mi ami come non hai mai amato nessun altro/a", "Che nessuno ti ha fatto godere come me", "Che pensi solo a me", "Che non puoi vivere senza di me", "Che non mi lascerai mai"... tutte cose irreali o che non si possono garantire. In pratica chiediamo al partner di illuderci, per arginare le nostre paure e insicurezze.
  • Chi attraversa una serie di delusioni amorose può esserne così ferito da rinunciare alle relazioni. Ma spesso costoro non ammettono di sentirsi "sconfitti", bensì raccontano a se stessi che "Preferisco restare da solo/a".

11. Meccanismi di difesa

Meccanismi di difesa psicologici: questi sono stati definiti da Freud per primo. Si tratta di una serie di strategie inconsapevoli per cui la mente rifiuta la realtà, e si convince invece di inganni od illusioni che le forniscono sollievo o rassicurazione. Tra queste troviamo: la negazione (X non esiste), la rimozione (dimentico X), la proiezione (io non sono X, tu sei X), la repressione (non sento X)...

12. Dare la colpa agli altri

Una forma di illusione diffusa è la tendenza a dare la colpa agli altri dei propri problemi, escludendo la possibilità di avervi contribuito od averne almeno in parte responsabilità:
  • Quando una coppia litiga ciascuno tende ad accusare il partner del problema, e non ammette le proprie mancanze o di aver contribuito al problema stesso.
  • Se non trovo un impiego mi dico "Non c'è lavoro!" invece magari di riconoscere che non offro competenze sufficienti.
  • Il cittadino medio accusa il governo dei problemi del Paese, ma "dimentica" di quanto vi contribuisca egli stesso (magari con l'evasione fiscale o comportamenti poco civili).
In realtà, molto spesso siamo almeno parzialmente responsabili di quello che ci succede; però certo è consolatorio illudersi che la colpa sia sempre altrui.

Vittimismo

Una forma acuta di questo atteggiamento è il vittimismo abituale, ovvero quelli che si piangono addosso e danno sempre e comunque la colpa della propria sofferenza all'esterno, agli altri o al mondo. Cullandosi in questa illusione per cui si sentono sempre "vittime innocenti" (anche quando sono in realtà "carnefici"), non si rendono conto che in tal modo annullano il proprio potere (senza responsabilità non vi è potere), e quindi si rendono incapaci di risolvere i propri problemi.
Quasi sempre costoro rientrano nella categoria di "persone negative".

13. Pensiero magico

Un caso molto comune di illusione è il "pensiero magico", ovvero credere che qualcosa avvenga senza alcuna prova o spiegazione razionale. In questa categoria rientrano:
  • Gli oggetti od i riti "portafortuna" (quadrifogli, amuleti, santini).
  • La scaramanzia o superstizione (toccare ferro, evitare il numero 13).
  • Ricorrere a maghi e fattucchiere, santoni o guaritori, medium od altre figure con presunti poteri "soprannaturali".
  • Ma anche certe forme di "pensiero positivo" ("Se mi immagino ricco mi arriveranno soldi") o la "Legge di Attrazione" (resa famosa dal libro "Il segreto" di Rhonda Byrne).
In tutti questi casi le persone "sognano" di ottenere qualcosa di positivo (o allontanare un evento negativo) semplicemente attraverso parole, pensieri o gesti, che però non hanno nessun nesso causale col risultato; praticamente è un livello di pensiero simile al bambino che crede a Babbo Natale che gli porta i doni.

14. Fortuna o sfortuna

Certe persone che non riescono a realizzare i propri sogni, a fare soldi, o ad avere una vita amorosa appagante, non vogliono ammettere che ciò accade soprattutto a causa di loro mancanze o incapacità. Si convincono invece che sia tutta questione di fortuna o sfortuna (e così facendo si assolvono di ogni responsabilità):
  • "Beato te che hai avuto fortuna"
  • "Nella vita conta solo avere culo"
  • "Sono proprio sfortunato in amore"...

15. La volpe e l'uva

Fare come "La volpe e l'uva" (celebre favola di Esopo) è una classica illusione a cui molti ricorrono: svalutare ciò che si desidera quando non riusciamo ad averlo. Esempi comuni: il povero che si consola pensando che "I ricchi sono tutti malvagi"; la persona lasciata dal partner che si convince "Non era poi un granché".

16. Money for nothing: troppo bello per essere vero

Non pochi coltivano illusioni illogiche, per cui credono di poter avere molto pagando poco o addirittura niente, o sognano che gli possa arrivare la "manna dal cielo" senza fare sforzi:
  • Chi sogna di trovare un lavoro poco impegnativo ma pagato profumatamente, o aspira ad una posizione elevata pur avendo scarse competenze.
  • Chi paga un prodotto a prezzo minimo e si aspetta una elevata qualità.
  • Chi ricerca investimenti a basso rischio ed alto rendimento (mentre il rischio è sempre correlato al rendimento).
  • Chi crede a slogan politici del tipo "Meno tasse e più servizi" (poiché i servizi sono finanziati con le tasse, è una contraddizione in termini).
E, in genere, tutte quelle situazioni che ricordano l'Albero degli Zecchini in "Pinocchio": i guadagni che vengono dal nulla, o quello che sembra troppo bello per essere vero... quasi mai è vero. Ciò non impedisce a molti di crederci.

17. Dipendenze

Chi ha una dipendenza - che sia da sostanze come fumo, alcol o droghe; oppure comportamentale come gioco d'azzardo, sesso o lavoro eccessivo - spesso racconta a se stesso che può controllarsi (cosa che in una dipendenza è falsa), oppure si illude che le conseguenze non siano così gravi:
  • "Posso smettere in qualsiasi momento"
  • "Mio nonno ha sempre fumato ed ha vissuto fino a 90 anni"
  • "Un bicchierino non ha mai ucciso nessuno"...

18. Giochi d'azzardo

Giocare d'azzardo è un comportamento irrazionale, in quanto le probabilità sono a nostro sfavore; farlo sperando di vincere è quindi una forma di illusione, il che però non scoraggia milioni di persone:
  • Il Lotto e Superenalotto sono giochi molto amati nel nostro Paese; peccato che i sogni di vincita siano molto aleatori. Per esempio la sestina del Superenalotto ha una probabilità di 1 su 622.614.630 (0,000 000 0016%); nel Lotto la cinquina ha probabilità di 1 su 43.949.268 (0,000 000 023%).
  • Nelle lotterie le probabilità di vincita sono infinitesimali, cioè prossime a zero: nella Lotteria Italia 2025 si ha probabilità di vincita del premio massimo di 1 su 11.000.000, cioè lo 0,000 000 09%.
  • I giochi proposti da un casinò sono impostati in modo da fornire un reddito al casinò stesso: per cui le probabilità di vincita sono sempre inferiori al 50%.

19. Complottismi e tendenze paranoidi

Complottisti vari, inclusi gli anti-vaccini, e tutti quelli con tendenze paranoidi (ovvero chi crede in minacce, pericoli o malvagi immaginari). Ci sono diverse spiegazioni per questi atteggiamenti, ma ciò che li accomuna tutti è il credere a cose non vere, ovvero ad illusioni. A differenza delle "illusioni positive" esposte nei punti precedenti (che ispirano sollievo, benessere e/o speranza), però, queste sono "illusioni negative" (che alimentano timori ed angosce), che scaturiscono da paure profonde - oltre che da personalità solitamente disturbate.

20. Traumi

Chi ha subìto traumi emotivi, psicologici o sessuali, spesso reagisce creandosi "illusioni protettive" (vedi sopra "Meccanismi di difesa"), ovvero distorsioni della realtà che servono a difendere la propria sanità mentale od evitare eventuali pericoli. Vedi anche "disturbo da stress post traumatico".
  • Una persona che in famiglia è stata amata poco e male, potrebbe convincersi che "Non ho bisogno di nessuno" ed isolarsi.
  • Chi si è sempre sentito criticato e disprezzato, potrebbe prendere ogni osservazione o commento come un attacco personale.
  • Una donna che abbia subìto abusi, potrebbe vedere ogni maschio come un possibile stupratore.
Benché queste illusioni abbiano scopo protettivo, possono creare seri problemi perché portano ad interpretare gli eventi in modo errato e disfunzionale, rendendo queste persone scarsamente capaci di affrontare la realtà.

21. Illusioni patologiche

Infine, ci sono casi di illusioni che appartengono a specifiche patologie:
  • L'ipocondriaco convinto di avere certe malattie.
  • Il paranoico che crede di essere perseguitato da nemici immaginari.
  • L'allucinato che crede di essere un messaggero di Dio o la reincarnazione di un personaggio famoso.
Questi sono però casi più rari e la cui origine sta in uno squilibrio mentale; il mio discorso si riferisce invece ad illusioni che ogni persona comune può coltivare.

Siamo creature irrazionali ed emotive

La maggioranza delle persone considera gli esseri umani - e se stessi - come razionali. Ma tutto ciò che ho elencato finora ci mostra che invece molto spesso ci comportiamo in modi irrazionali. Ci illudiamo di essere razionali perché ci fa sentire "speciali", superiori agli altri animali (a cui in realtà assomigliamo molto), e ci dà l'illusione di saper controllare noi stessi e le nostre vite (cosa spesso non vera). La realtà è che siamo creature emotive molto più che razionali: infatti spesso in noi istinti ed emozioni prevalgono sulla ragione (*).
Ciò è dimostrato non solo dagli esempi elencati e dalla psicologia in generale; ma anche da comportamenti comuni come: alimentazione malsana o sregolata, non riuscire a seguire una dieta (anche a rischio delle propria salute), uso e abuso di sostanze dannose (fumo, alcol, droghe), mettere a rischio una relazione o matrimonio (con flirt o tradimenti), litigi per cause futili, guida ad alta velocità o infrangendo le regole, sport estremi, ecc. Tutte azioni irrazionali; il che non vuol dire "sbagliate", ma mosse da emozioni o istinti piuttosto che dalla ragione.

(*) Questo è spiegabile anche a livello cerebrale: semplificando, nel nostro cervello la parte razionale (neo-corteccia) è "l'ultima arrivata" (in senso evolutivo), e quindi viene spesso prevaricata dalle parti più "antiche": cervello rettile (sede degli istinti) e cervello mammifero (sede delle emozioni).

Illusioni buone e cattive

Con quanto ho scritto non intendo demonizzare le illusioni; a volte ci aiutano a resistere, a stare meglio, o persino a sopravvivere. Per quanto io ritenga le religioni illusorie, per esempio, so bene che per molti credere in "qualcosa di superiore" è benefico. In fondo la vita è dura, per tutti.

"Le illusioni sono illusioni, ma ne abbiamo bisogno per andare avanti."
(Giacomo Leopardi)

Altre volte, però, le nostre illusioni possono renderci ciechi e sordi, paralizzarci, renderci arroganti o impedirci di crescere. Oppure possono renderci preda di impostori o truffatori, che usano la credulità per approfittarsi di noi, manipolarci, farci del male o derubarci.
Con questo post spero quindi di ispirare le persone a diventare consapevoli delle illusioni che hanno effetti negativi sulle loro vite, così da poterle superare ed evitare possibili pericoli.

Meglio coltivare dubbi

Se hai letto fin qua, e non sei d'accordo con quanto ho scritto, va bene; in fondo, anch'io potrei illudermi. :-)
Però ti invito a chiederti: quanto spesso sei disposto a mettere in discussione le tue convinzioni... e quante volte sei invece pronto a giudicare idee diverse dalla tua come errate, ingannevoli, assurde o stupide - e quindi illusorie?
A mio parere, la via per la saggezza - o più modestamente per una mente aperta - passa dal non dare nulla per scontato, e coltivare più dubbi che certezze.

"Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni, delle quali non possono fare a meno."
(Sigmund Freud)

"Senza illusioni l'umanità morirebbe di disperazione o di noia."
(Anatole France)

"Il piacere può fondarsi sull'illusione, ma la felicità riposa sulla verità."
(Nicolas de Chamfort)


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