Liberarsi dai giudizi altrui

Per la maggior parte di noi, essere giudicati è un'esperienza tra le più sgradevoli e limitanti. Non pochi ne sono seriamente condizionati, fino al punto da sentirsi paralizzati quando si sentono sotto osservazione.

Da dove nasce la paura del giudizio

La paura del giudizio proviene principalmente dalla nostra natura di "animali sociali": non solo abbiamo bisogno di sentirci approvati ed amati, ma senza l'appoggio degli altri ci diventa difficile affrontare la vita (questo è meno vero in epoca moderna, ma per milioni di anni essere allontanato dal gruppo voleva dire morte quasi certa). Per quello sentirsi giudicati ci provoca una reazione così viscerale: abbiamo paura di venire respinti e abbandonati.

Schiavi dell'approvazione

La soluzione apparente a questo bisogno è quella di piacere a tutti, di diventare una persona che tutti approvano. Molti spendono una gran quantità di tempo ed energie a questo scopo, per esempio:
  • Chi cura ossessivamente il proprio aspetto (sia a livello fisico che di abbigliamento)
  • Chi dedica tutta la sua vita a diventare ricco e/o famoso
  • I cosiddetti "bravi ragazzi" che cercano di fare contenti tutti

Purtroppo questi sforzi sono inevitabilmente fallimentari. Liberarsi completamente dai giudizi altrui è impossibile, perché siamo tutti diversi ed ognuno vede le cose a modo suo: quindi non sarà mai possibile piacere a tutti.
Quello che possiamo fare è imparare a ignorare i giudizi (specialmente delle persone senza importanza), a non dargli peso, o a capire perché certe persone ci giudicano: se capisco che lo fanno per un problema loro, mi sarà più facile non farmi carico di quel che dicono.

Quando la paura dei giudizi è paralizzante

Anche se tutti temiamo il giudizio, per alcuni questa paura raggiunge livelli angoscianti e ossessivi, a volte fino a bloccare ogni iniziativa della persona. Questo livello di preoccupazione può nascere da un'esperienza familiare con genitori molto critici, severi od esigenti: se il bambino si sentiva continuamente sotto osservazione, se niente di quello che faceva era considerato sufficiente, e magari veniva punito ad ogni mancanza, può sviluppare un trauma tale da seguirlo anche in età adulta.
Chi ha subìto tale tipo di trauma spesso interiorizza quel modello comportamentale, e lo prosegue anche se i genitori sono ormai lontani o persino defunti. In pratica, le voci critiche dei genitori continuano a vivere nella sua testa sotto forma di giudizi continui. Molte persone insicure o ansiose hanno questo tipo di ferita.
Queste persone hanno bisogno di realizzare che il loro problema non è nel mondo reale, ma nella loro mente ancora condizionata. Per liberarsi devono imparare ad ignorare o disattivare queste voci critiche (anche se, nei casi gravi, per riuscirci potrebbe essere necessario l'aiuto di un terapeuta).

“Quando la paura dei giudizi ti paralizza,
può derivare da genitori critici, severi od esigenti ”

Sei meno giudicato di quanto pensi

Prima di tutto, occorre capire che spesso temiamo di essere giudicati anche quando non avviene realmente. Molte persone (specialmente quelle più insicure) vanno in giro con la paura che tutti siano intenti a guardarli e giudicarli, ma il più delle volte questo non è vero.
Molti anni fa sentii raccontare questo aneddoto, che tutt'ora trovo molto realistico:
"A 20 anni me ne fregavo di cosa la gente pensasse di me.
A 30 anni ero ossessionato da cosa la gente pensasse di me.
A 40 anni ho capito che la gente mi bada a malapena".

Questo accade a molti: solo in tarda età ci rendiamo conto che tutti sono così presi da se stessi, che la maggior parte dei nostri comportamenti od errori passa inosservata. Quindi, quando temi i giudizi ricordati che le persone intorno a te probabilmente ti stanno dedicando meno attenzione di quanto pensi. Pensare che tutti siano pronti a giudicarti è una sorta di "ossessione egocentrica": in realtà il mondo ha di meglio da fare che badare a te.
Ovviamente questo non vale in ambienti o situazioni particolari (per esempio in un ambiente familiare rigido, o durante un lavoro importante).

Anche se sbagli non succede nulla

Dietro la paura del giudizio c'è la paura delle conseguenze: temiamo che se facciamo o diciamo qualcosa di sbagliato, ci succederà qualcosa di spiacevole (venire respinti, disprezzati, ridicolizzati, abbandonati, ecc.).

Ma in realtà, il più delle volte le conseguenze dei giudizi sono irrilevanti o quasi. Se vado in giro vestito male o in modo bizzarro, se mi metto le dita nel naso, se canto per strada, se rutto, se sbaglio un congiuntivo... cosa succede? Nella maggior parte dei casi, niente di niente. Assolutamente niente. Le persone intorno ci fanno a malapena caso, e poi pensano ad altro (di solito ai cavoli loro).
Invece spesso viviamo con il terrore che ogni nostro passo falso porterà gravi conseguenze, perché ci portiamo dietro quella paura dai tempi in cui eravamo bambini (e scontentare i nostri genitori poteva portarci effetti gravi e dolorosi). Ma come adulti non è più un problema: il mondo è grande e, se a qualcuno non piace come siamo, ci sono altri otto miliardi di esseri umani verso cui andare.

Ovviamente questo non vale in certe situazioni, come sul lavoro o di fronte a qualcuno a cui teniamo: in questi casi il giudizio conta, ed è importante comportarsi in modo efficace. Ma nella maggior parte del tempo, possiamo tranquillamente rilassarci, comportarci come ci viene (nei limiti del rispetto e dell'educazione comune), e non ci succederà nulla di male.

“Le conseguenze dei giudizi
sono molto spesso irrilevanti”

Non puoi piacere a tutti

Una delle più grandi illusioni che esistano, è pensare che se ci sforziamo abbastanza riusciremo a piacere a tutti, ad essere amati da chiunque. Purtroppo non succede mai, perché siamo tutti diversi e vogliamo cose diverse: per cui, in qualunque maniera tu sia, ci sarà sempre qualcuno a cui non vai bene.

Persino gli individui migliori e più brillanti hanno i loro detrattori e critici. Charlie Chaplin (il mitico Charlot), attore celebrato come uno dei più grandi geni comici di sempre, ha scritto:
"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te, e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei, quindi vivi, e fai quel che il tuo cuore ti suggerisce..."

("They'll always criticize you, speak badly of you, it'll be hard to meet someone who will like you as you are, so live, do what your heart tells you to do...")

Quindi voler piacere a tutti, o pensare di raggiungere una "perfezione" per cui tutti ti ammirano, è una pura utopia.

Segui la tua "bussola"

Il fatto che siamo tutti diversi comporta pure che una cosa sbagliata per altri, può essere giusta per te. Per questo bisogna imparare a pensare con la propria testa e saper decidere cosa è meglio per se stessi - accettando il rischio di commettere errori. Se non si sviluppa questa capacità decisionale autonoma, questa "bussola" interna, si rimane delle banderuole spinte di qua e di là dall'influenza di opinioni e giudizi altrui.

“Una cosa sbagliata per altri,
può essere giusta per te”

Impara a distinguere le fonti

La paura dei giudizi ci porta a dare importanza a tutte le critiche che riceviamo, ma questo è un grosso errore. Molti giudizi sono senza valore, o decisamente stupidi, o del tutto falsi, oppure arrivano da persone insignificanti: perché mai dovremmo dar retta a tutte queste scempiaggini?
E' quindi importante saper riconoscere le "fonti" degne di nota (sensate, ragionevoli, utili), e trascurare le altre. In particolare, le persone da ascoltare sono quelle che tengono davvero a noi, che anche quando ci criticano lo fanno con affetto e buone intenzioni. Invece, chi giudica per partito preso, per interesse personale o senza riguardo, è bene lasciarlo perdere.

Il dottor Seuss (autore molto amato in America), ha scritto:
"Sii ciò che sei
e dì quel che senti,
perchè quelli che hanno da ridire non contano
e quelli che contano non hanno da ridire."


("Be who you are
and say what you feel,
because those who mind don't matter
and those who matter don't mind."
)

Quando ti senti giudicato, disprezzato e umiliato, ricordati questo:
  • Le persone che contano davvero nella tua vita, sono quelle che ti vogliono bene e ti accettano per come sei. Che ti incoraggiano ad essere autentico, a dire ciò che pensi. Se costoro ti criticano, lo fanno per aiutarti, con rispetto, e per valide ragioni. Non giudicano le tue stranezze, le piccole imperfezioni o gli errori che a tutti capita di commettere.
  • Invece, le persone che ti criticano pesantemente, che ti fanno sentire inferiore o sbagliato, che insistono su ogni tua piccola mancanza o imperfezione, che non si curano se ti fanno stare male, queste sono le persone che non contano; che faresti bene ad ignorare, e magari anche da tenere a distanza.
    Questo vale anche se sono tuoi familiari, o persone che dicono di volerti bene ma non lo dimostrano nei fatti.

Se un giudizio ti colpisce, è perché ci credi

Non tutti i giudizi ci colpiscono allo stesso modo: in genere, quelli che più ci turbano e ci fanno soffrire sono quelli che confermano le convinzioni negative che già abbiamo su noi stessi.
  • In altre parole, se credo di avere un difetto e qualcuno mi giudica per quello, mi sentirò ferito per la conferma di quello che già penso.
  • Invece, se non credo che quella critica sia reale, resterò indiffente o avrò una reazione lieve.
Facciamo un esempio: se qualcuno mi disprezza perché ho i capelli verdi, non mi sentirò ferito; riderò dell'accusa, o penserò che quella persona ha le idee confuse. Perché dovrei risentirmi, se so benissimo di non avere i capelli verdi?

"Nessuno può farvi sentire inferiore senza il vostro consenso."
(Eleanor Roosevelt)

Questo vale anche quando non riconosciamo razionalmente quel nostro difetto, ma lo crediamo a livello inconscio. Anzi, un giudizio che conferma una convinzione negativa inconscia ci fa ancora più male: è come se svelassero un nostro "segreto" che vorremmo nascondere a tutti, persino a noi stessi.

Una reazione forte rivela qualcosa di te

Quindi, provare una reazione molto forte ad un giudizio altrui, potrebbe rivelare una convinzione negativa su noi stessi che non vogliamo ammettere. In poche parole: se un giudizio mi fa davvero molto male, è perché io stesso ci credo - anche se dico il contrario.
Riconoscere questa convinzione inconscia mi permette di portarla alla luce, quindi di lavorarci su per liberarmene. Finché invece rimane nascosta nell'inconscio, continuerà a condizionarmi ed io non potrò farci nulla - perché mi rimane invisibile.

L'autostima ci protegge dai giudizi

Lo sviluppo di una sana autostima è quindi una delle "protezioni" migliori contro i giudizi altrui. Se sono convinto di essere una bella persona, non darò molta importanza a chi dice il contrario: penserò che si sbaglia, che è male informato, o che è un suo problema.

"Chi rispetta se stesso è al sicuro da tutti: indossa una cotta di maglia che nessuno potrà mai penetrare."
(Henry Wadsworth Longfellow)

Se i giudizi altrui sono per voi un serio problema, non concentratevi sugli altri nella speranza di fargli cambiare idea. Piuttosto, concentratevi su voi stessi, sulle vostre ferite e limitazioni, e impegnatevi per migliorare: più aumenti le tue qualità, meglio starai con te stesso e meno sarai influenzato dai giudizi.
Ma poiché nessuno è perfetto, e avremo sempre tutti qualche mancanza, oltre a migliorarsi è indispensabile anche coltivare l'accettazione di se stessi e della propria (inevitabile) imperfezione.

L'accettazione neutralizza i giudizi

  • Fin dalla nascita, a quasi tutti viene insegnato che non vanno bene come sono, che devono nascondere alcune parti di sé, che devono adattarsi alle regole altrui. Questo produce una vita tormentata: non possiamo sentirci felici vivendo in conflitto con la nostra natura.
  • Inoltre, quasi tutti abbiamo paura di non essere "abbastanza qualcosa": non abbastanza bravo, bello, intelligente, attraente, ricco, ecc. Questa paura provoca un senso di inadeguatezza logorante: qualunque cosa siamo o facciamo, ci sembra non sia mai sufficiente.
I giudizi altrui non fanno che alimentare e confermare queste paure.

Questi due elementi (il conflitto con la propria natura, e il senso di inadeguatezza) sono alla radice di buona parte della sofferenza umana. Molti fanno di tutto per sfuggirvi, di solito sforzandosi per sembrare meglio di quel che sono, o per assomigliare a qualcun'altro. Ma poiché è una lotta contro se stessi, non può essere vinta.
Invece, una soluzione efficace per uscire da conflitto e tensione continui, è fare proprio il contrario: accettare quello che sei, inclusi i limiti e le imperfezioni. Suona paradossale, ma accettando se stessi diventa anche più facile dare il meglio di sé, e migliorare in modo sereno.

Quando riesci a dire a te stesso "Sono come sono, e va bene così", non solo ritrovi pace e ottimismo, ma i giudizi altrui diventano secondari. Una volta che sei in pace con te stesso, quello che pensano gli altri smette di avere potere su di te: hai ottenuto l'approvazione della persona più importante della tua vita (l'unica che sarà sempre con te), ed è quello che più conta.

"Quello che sono sarebbe sufficiente, se solo lo fossi a viso aperto."
(Carl Rogers)

Difendersi dai giudizi altrui

A volte la reazione migliore ai giudizi è ignorarli, non dargli importanza, oppure evitare le persone giudicanti. Altre volte, però, è il caso di difendersi:
  • se veniamo giudicati ingiustamente, o con eccessiva severità;
  • se ci sentiamo feriti e umiliati;
  • se non veniamo rispettati...
è bene farci sentire, arginare le critiche e domandare rispetto. A volte gli altri non si rendono conto di ferirci, oppure credono di aiutarci; o, ancora, c'è chi se ne frega di noi, e va ridimensionato. In tutti questi casi, è bene esprimere apertamente la propria frustrazione, e chiedere con decisione che l'altro la smetta: alcuni saranno stupiti, altri frustrati, ma voi rimanete fermi e continuate ad esigere rispetto.

Ricordate che, il più delle volte, gli altri ci trattano come noi permettiamo loro di trattarci: il rispetto deve quindi partire da dentro. Se rispetto me stesso, anche gli altri saranno indotti a rispettarmi.

“Gli altri ci trattano
come noi permettiamo loro di trattarci”

Perché gli altri ci giudicano

Ci sono vari motivi per cui tendiamo a giudicare: in genere è una forma di difesa, contro ciò che non capiamo, che ci crea disagio o ci spaventa. Capire le origini del giudizio può aiutarci ad ignorarlo, o a non farsene influenzare.
Di seguito alcuni dei motivi più comuni.

Paura del diverso

Specialmente le persone "piccole" e limitate (fragili, insicure, ignoranti, di vedute ristrette), sono spaventate da ciò che non è loro familiare. Quindi tendono a giudicare tutto ciò che appare diverso e fuori dai loro - ristretti - schemi. Tra costoro troviamo spesso tradizionalisti, bigotti e fanatici religiosi.
Queste persone tendono a ragionare in modo schematico, binario ("bianco o nero", "buono o cattivo"):

Proiezioni

Quando qualcuno è in conflitto con se stesso, oppure ha degli squilibri emotivi, spesso "proietta" i propri problemi sugli altri (la "proiezione" è una delle difese inconsce identificate da Sigmund Freud). In pratica, queste persone vedono nell'altro problemi che l'altro non ha, o ne esagerano la presenza; l'altro diventa uno "schermo" su cui "proiettano" il proprio disagio interno:
  • Il moralista che non ammette i propri impulsi erotici, e si convince della propria "purezza", tende a vedere gli altri come peccatori e promiscui (attribuendo loro comportamenti che lui, in realtà, vorrebbe vivere).
  • La persona egocentrica sempre alla ricerca di attenzione, pronta ad accusare gli altri di egoismo appena vengono meno alle sue richieste.
  • La tipica persona sempre negativa e infelice, che invece di riconoscerlo (e magari fare qualcosa per migliorare la propria condizione), passa il suo tempo a criticare tutto e tutti, incapace di vedere alcun aspetto positivo, perché dominata dalla sua stessa negatività.

Come capire quando qualcuno proietta

Quando vieni accusato di qualcosa che ti sembra non aver nulla a che fare con te, è possibile che l'accusatore stia proiettando su di te qualcosa che è solo suo (attenzione però: questo è vero se la critica ti lascia più perplesso che ferito; se invece hai una forte reazione emotiva, è probabile che la critica ti riguardi in qualche modo, anche se non lo riconosci).
Quando qualcuno giudica con molta enfasi, in modo viscerale, è molto probabile che stia proiettando: una critica sensata viene solitamente espressa in modo ragionevole, mentre quando proiettiamo siamo quasi sempre preda di forti emozioni.

Per manipolarci

A volte i giudizi vengono usati per manipolarci e farci comportare in un certo modo, inducendo sensi di colpa e di inadeguatezza. Per esempio:
  • A livello pubblico, la società usa i giudizi per condizionare gli individui, specialmente di certe categorie (per reprimere la sessualità femminile; per indurre i maschi ad azioni pericolose, tacciandoli di codardia o disonore se si rifiutano).
  • Anche le religioni usano spesso questo metodo per influenzare i fedeli.
  • A livello privato, le madri sono particolarmente inclini a condizionare i figli in questo modo. Molte madri sono autentiche maestre dei sensi di colpa.
Quando ci rendiamo conto che qualcuno usa i giudizi per manipolarci, diventa più facile ignorarlo o screditarne le ragioni. Perché dovrei dare retta a una persona subdola che mi vuole usare per i suoi scopi?

Attenzione anche ai giudizi positivi

Poiché i giudizi negativi ci fanno così male, potrebbe sembrare che i giudizi positivi siano invece del tutto benefici - ma anch'essi presentano degli aspetti dannosi.
  • Prima di tutto, un giudizio è sempre una valutazione, quindi anche quando ne riceviamo di positivi ci sentiamo scrutati, misurati e quindi non pienamente accettati. Potremmo avere il timore che ora veniamo approvati, ma se cambiassimo o rivelassimo altre parti di noi, magari le reazioni positive finirebbero.
  • Tutti abbiamo bisogno di approvazione, è naturale. Ma se questo bisogno prende il sopravvento e ci condiziona, rischiamo di dedicare molti sforzi ed energie pur di riceverne in continuazione. In questo modo i giudizi positivi diventano una specie di "droga" da cui dipendiamo, perdendo quindi la nostra libertà e autenticità.

Questo non vuol dire rifiutare complimenti e apprezzamenti: ci fanno bene ed è giusto esserne grati. Però è utile tenere conto anche del "lato oscuro" dei giudizi positivi.

Giudicare è naturale

Per quanto sentirsi giudicati sia sgradevole, va anche detto che giudicare è un atto del tutto istintivo e naturale. In generale, giudicare è una forma di difesa, sia pratica (ci aiuta a identificare rischi e minacce) che emozionale (giudicare gli altri è una forma di sfogo, oppure ci fa sentire migliori di loro).
Anche per queste ragioni, l'idea di eliminare il giudizio dalla vita è del tutto irreale. Vediamolo piuttosto come un "brutto vizio" che è meglio limitare in noi stessi, ed ignorare (od arginare quando necessario) negli altri.

Convivere con i giudizi

Infine, non possiamo pretendere da noi stessi di diventare immuni ai giudizi. Così come giudicare ci viene naturale, allo stesso modo il bisogno di approvazione è innato. Quindi ci sarà sempre una parte di noi che ci rimane male quando siamo giudicati: non disprezziamoci per questa fragilità (così facendo, aggiungeremmo giudizio al giudizio!), piuttosto sorridiamo della nostra umanità.
L'importante è che la parte di noi che teme i giudizi non ci condizioni eccessivamente, e non diventi il criterio primario che guida le nostre azioni.

"E quello che gli altri pensano di te, è problema loro."
(Charlie Chaplin)

"Pensare è molto difficile - per questo la maggior parte della gente giudica."
(C. Gustav Jung)

"Per evitare le critiche, non fare niente, non dire niente, non essere niente."
(Aristotele)


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