La frustrazione serve per imparare a vivere

La nostra tendenza naturale è di evitare il più possibile le frustrazioni. Ancor più i genitori, solitamente, cercano di evitare ai loro figli difficoltà, frustrazioni e sofferenze. Benché l'intento sia positivo, il risultato non lo è quasi mai.
Il fatto è che affrontare difficoltà e frustrazioni - in misura ragionevole - ci spinge a migliorare, ci tempra e rafforza, ci fa diventare adulti. Ancor più, ci rende resistenti alle frustrazioni stesse, e capaci di affrontarle.

Sviluppare la resistenza

Una persona che non si sia mai trovata ad affrontare problemi e frustrazioni, non avrà mai sviluppato certe potenzialità; sarà rimasta acerba e "larvale". E, soprattutto, non avrà sviluppato la resistenza alle frustrazioni: nel momento in cui si troverà frustrato da qualcosa (ed è inevitabile che capiti, nel "mondo reale"), si sentirà sopraffatto e reagirà esageratamente.
E' un evento che si osserva facilmente nei figli iperprotetti dai genitori: quando si trovano a vivere nel "mondo reale" (non più indulgente nei loro confronti), vanno facilmente in crisi di fronte a difficoltà e conflitti, con due tipi di reazione: crollo emotivo ("Non ce la faccio!"), o superbia egocentrica ("Come ti permetti di farmi questo!"). Ovviamente, entrambe le reazioni sono disfunzionali e portano a patologie comportamentali.

Mantenere allenati corpo e mente

Il problema è simile al mantenimento della forma fisica: se non faccio mai movimento e sforzi fisici, il mio corpo funzionerà al minimo delle sue capacità. E nel momento in cui sarà richiesto uno sforzo maggiore (una corsa, una giornata frenetica... anche un amplesso focoso!), il mio corpo cederà e avrò un crollo.
Una illusione diffusa è che più la vita è comoda, meglio è; in realtà, gli esseri umani sono "progettati" per affrontare difficoltà e sfide, sia a livello fisico che mentale. Vivendo una vita troppo confortevole, senza esercizio fisico, stimoli emozionali e sfide intellettuali, avviene un decadimento progressivo. Pensiamo alla classica situazione di qualcuno sul divano a guardare la TV (attività che richiede un impegno minimo): è facile notare come, a lungo andare, si tenda all'atrofia.

Dallo stress all'avventura

In sintesi: per mantenere una buona capacità ed efficienza, è necessaria una certa dose di fatica e sforzo, sia a livello emozionale che fisico.
Per questo è buona cosa accogliere le frustrazioni come parte di una "vita sana": invece di evitarle ad ogni costo, vederle come "sfide", opportunità e "allenamento" per essere persone migliori. Come lo sport può trasformare la fatica in divertimento, così un'attitudine creativa verso le frustrazioni può vederle come situazioni stimolanti che ci inducono ad evolverci. Un'attitudine coraggiosa e "avventurosa", del tipo "Ah! Caspita... questa è dura. Vediamo cosa riesco a inventarmi stavolta!". :-D
Lo stress è la reazione a un problema che ci crea difficoltà: trovare una soluzione creativa o riuscere ad adattarsi, accresce il nostro orgoglio e l'autostima per aver saputo fronteggiare l'evento. Ogni volta che affrontiamo con successo una situazione frustrante, ne usciamo rafforzati e maggiormente in grado di superare quella successiva.

Peraltro, questa è una caratteristica comune a tutte le persone di successo: affrontare le situazioni problematiche invece di sfuggirle, imparare dagli errori invece di evitarli ad ogni costo, rialzarsi dopo un crollo invece di arrendersi e, come conseguenza, evolversi diventando persone con maggiori capacità.

Genitori che lasciano andare i figli

Tornando al caso dei genitori, è necessario che comprendano l'importanza di non proteggere eccessivamente i propri figli. Schermarli dalla realtà, proteggerli dalla "fatica di vivere" avrà gravi conseguenze sul loro futuro: non potranno crescere e diventare persone adulte ed efficaci; resteranno "bambini" disorientati di fronte alla complessità della vita (almeno in parte).
Un buon genitore protegge il figlio da pericoli gravi e gli evita frustrazioni eccessive; ma, al tempo stesso, sa "farsi da parte" e lasciare che il figlio sperimenti il dolore, la frustrazione, le difficoltà, le conseguenze dei propri errori. Solo così potrà imparare ad affrontarle; solo così diventerà un "adulto" (non solo in senso anagrafico).
Il buon genitore è presente e il figlio sa di poter contare sul suo aiuto; ma lascia che il figlio cammini con le proprie gambe.

"Tutta la vita è risolvere problemi."
(Karl R. Popper)


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