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Quelli che non cambiano mai idea, nemmeno davanti ai fatti

Siamo abituati a pensare che ogni persona, quantomeno se dotata di intelligenza media, sia in grado di ragionare. Ma non è proprio così: in realtà numerosi individui sono preda di pensieri o convinzioni insensati o irrazionali, o lo sono su certi argomenti, e di conseguenza non riescono a ragionare in proposito.

Dal ragionamento all'irrazionale

Non sto parlando semplicemente di differenza di opinioni: queste sono del tutto naturali, ed avere opinioni anche radicalmente diverse non vuol dire essere irrazionali (a meno che si parli di scienze esatte).
Mi riferisco invece a quelle persone che si basano esclusivamente sulle loro emozioni, sulla loro esperienza personale, su pregiudizi, o "Perché me lo sento!". Oppure chi si fissa rigidamente sulle proprie opinioni (che non sa distinguere dai fatti), per cui non è disposto a metterle in discussione, non concepisce la possibilità di essere in errore, e non si smuove di un millimetro nemmeno di fronte a prove contrarie evidenti; e che non di rado attacca ferocemente qualsiasi opinione differisca dalla propria o la smentisca.
Questo tipo di atteggiamento non si può definire "ragionare": tale verbo definisce l'usare le facoltà intellettuali per pensare, riflettere, argomentare con logica e giungere a conclusioni sensate e coerenti. Per fare ciò occorre saper soppesare pro e contro di ogni idea, cercare eventuali falle logiche, considerare anche gli argomenti contrari - e non escludere la possibilità di potersi sbagliare.

"Per ragionare deve esserci indifferente l'avere ragione."
(Maurizio Fogliato)

Se invece parto con un'idea e vi rimango attaccato senza smuovermi di una virgola, respingendo ogni sfumatura o possibilità alternativa... non sto ragionando, sto al più reiterando un mio pregiudizio.

"La maggioranza delle persone crede di pensare, mentre stanno soltanto riorganizzando i loro pregiudizi."
(William James)

Provo ora ad esaminare le differenze tra un pensiero ragionevole ed uno irrazionale.

“Se rimango attaccato a un'idea
senza smuovermi di una virgola,
non sto ragionando”

Posizioni ragionevoli e sensate

In ambito politico, per esempio, è possibile avere opinioni valide e sensate anche da parte di schieramenti opposti: un progressista ed un conservatore avranno spesso opinioni contrastanti, ma ciò non implica necessariamente che uno dei due sia in errore. Dopo tutto, a volte nessuno ha torto o ragione: sono solo punti di vista diversi.
  • Le idee di pari diritti per tutti, di ridistribuzione della ricchezza, o di un "welfare pubblico" adeguato (tipiche dei progressisti), sono certamente sensate.
  • Ma anche i vantaggi del capitalismo, della libera impresa, o di un sistema fiscale non opprimente (tipiche dei conservatori), hanno la loro validità.
Se queste due persone sono intelligenti, ragionevoli e di mente aperta, potrebbero persino riconoscere un certo valore nelle rispettive posizioni, e magari cercare soluzioni intermedie od efficaci compromessi. Questo è ciò che fanno i politici migliori: non restano fissati sulle proprie posizioni ed in ostinata opposizione, ma cercano compromessi che vadano a beneficio della maggioranza (mentre i politici ottusi restano inamovibili, quindi sanno solo criticare senza produrre progressi).

Posizioni irrazionali o assurde

Altre posizioni politiche, invece, lasciano esterrefatti e sembrano il prodotto di deliri o allucinazioni, piuttosto che di ragionamenti.

Sinistra: la Russia non ha invaso nessuno

A sinistra ci sono persone che hanno sempre difeso ostinatamente la Russia, anche quando ha aggredito militarmente paesi vicini per mantenerne il controllo o espandere la propria sfera di influenza (invasioni principali dopo il 1945: Ungheria nel 1956; Cecoslovacchia nel 1968; Afghanistan nel 1979; Georgia nel 1991 e 2008; Cecenia nel 1994 e 1999; nonché la recente invasione dell'Ucraina nel 2014 e 2022).
Costoro giustificano la Russia (arrampicandosi sui vetri) oppure negano fatti storici comprovati. Probabilmente perché l'Unione Sovietica era comunista e, per un "sinistroide" convinto, tutto ciò che è "rosso" dev'essere buono e giusto.

Destra: Trump è un grande presidente

A destra vediamo negli USA i seguaci di Donald Trump (cosiddetti "MAGA"), che lo sostengono incondizionatamente anche quando egli: mente spudoratamente, si inventa accuse infondate contro gli avversari, agisce in modo illegale, ignora la Costituzione, applica tariffe che sconvolgono l'economia mondiale e finiscono col danneggiare gli stessi americani, si inimica tutte le nazioni alleate, o scatena una guerra (contro l'Iran nel 2026) senza motivi reali.
Nonostante una lunga serie di azioni assurde (che potrebbero giustificare il titolo di "peggior presidente della storia americana"), buona parte del "popolo MAGA" gli rimane comunque fedele ed ostinata nel suo supporto; anche quando subisce nella propria vita gli effetti negativi delle politiche di Trump. Questa forma di fedeltà cieca è paragonabile a quelli di culti religiosi, ed appare completamente irrazionale.

Ragionamento non pervenuto

Queste due posizioni sono a livello di negazione dell'Olocausto, della teoria sulla Terra piatta, o che il nostro pianeta abbia solo 6.000 anni (perché c'è scritto nella Bibbia). In tutti questi casi non c'è traccia di ragionamento, ma solo clamorosa ignoranza, pregiudizi, paranoie o cieca ideologia.


Le cause dell'irrazionalità

Spesso non è nemmeno una questione di intelligenza: non di rado ho rilevato tale fissità di pensiero anche in persone chiaramente intelligenti e dotate di buona cultura (anche se è certamente più diffusa tra individui meno dotati e più ignoranti). In realtà credere a questo tipo di convinzioni insensate ed ostinate è parte della natura umana (che è ampiamente irrazionale), e può scaturire da numerose cause; di seguito elenco alcune di quelle che ritengo più comuni.

  1. Stupidità
  2. Ignoranza
  3. Pregiudizi
  4. Interessi personali, opportunismo
  5. Insicurezza e fragilità
  6. Essere aggrappati ad una ideologia
  7. Persone traumatizzate
  8. Complottismo, tendenza paranoide

1. Stupidità

La causa prima di questi atteggiamenti è una scarsa intelligenza: più qualcuno è stupido, meno sarà in grado di sviluppare idee valide, afferrare concetti complessi o capire dove è in errore. Tale persona sarà letteralmente incapace di vedere "oltre il proprio naso", analizzare criticamente le proprie posizioni, od evolvere la propria comprensione del mondo. I suoi pensieri saranno limitati e semplicistici, quindi inadatti ad una realtà complessa.
Questo limite è ben rappresentato dall'effetto Dunning-Kruger: questo nota che più una persona è stupida o incompetente, più tenderà a sopravvalutare le proprie capacità; quindi non riuscirà a riconoscere i limiti del proprio pensiero o le falle delle proprie opinioni. In pratica, meno uno capisce e meno si rende conto della propria scarsa comprensione; restando quindi più spesso ancorato alle proprie posizioni. Invece una persona brillante sa solitamente riconoscere i limiti del suo pensiero.
Questo concetto è stato espresso da molti pensatori attraverso i secoli:
"La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi."
(Bertrand Russell)

Inoltre gli stupidi sono suggestionabili: sono facile preda di manipolatori e affabulatori, come Mussolini, Mao Tse-Tung o Trump.

2. Ignoranza

L'effetto dell'ignoranza è per molti versi simile a quello della stupidità: meno una persona conosce (o capisce), più le sue idee saranno povere, ingenue e limitate, ma egli non sarà in grado di comprenderlo. Meno qualcuno sa, e meno si rende conto di quanto la sua conoscenza sia circoscritta; tenderà quindi a credere di sapere tutto quel che c'è da sapere.
Viceversa, più uno impara e più si rende conto della sua ignoranza (ovvero di quante cose ancora non conosce). Questo è il significato della frase attribuita a Socrate: "So di non sapere"; ovvero "Sono consapevole di quanto ancora non conosco - e per questo resto aperto ad imparare".

Inoltre gli ignoranti sono facilmente ingannabili: puoi raccontargli storie incredibili, perché non hanno le conoscenze per distinguere il vero dal falso. Basta fare leva sulle loro emozioni, e li porti dove vuoi (ciò spesso vale anche per gli stupidi).

Ignoranza settoriale

L'ignoranza può anche essere specifica: una persona colta potrebbe comunque sapere poco o nulla di finanza, fisica o biologia, quindi avere opinioni errate a riguardo. Oppure, non avere delle basi di statistica impedisce di capire che la propria esperienza personale, da sola, non prova nulla; o che una correlazione non implica causa.

Disinformazione, propaganda

L'ignoranza viene anche creata o alimentata dalla disinformazione, sia involontaria (da parte di altri ignoranti) che intenzionale (da parte di manipolatori), come pure dalla propaganda di parte, che presenta le notizie in modo distorto, ingannevole o del tutto falso. Saper riconoscere l'inaffidabilità di queste fonti richiede una competenza - ed una intelligenza - che a molti manca, per cui ne vengono influenzati.

3. Pregiudizi

I pregiudizi sono pervasivi: moltissimi sono convinti che la propria nazione, etnia, religione, partito, genere, ecc... sia superiore agli altri. Notiamo i pregiudizi altrui, ma di rado i nostri. Tutti abbiamo qualche pregiudizio, ma le persone che sono state immerse a lungo in tali influssi ne rimangono segnate e faticano ad uscirne. Più un'idea mi è familiare, più tenderò a considerarla vera a priori ed a difenderla acriticamente.
Se per esempio sono stato circondato da idee razziste per tutta l'infanzia, sarà difficile per me metterle in discussione; mi sembreranno semplicemente dei fatti, e le difenderò a priori. Lo stesso vale per chi è stato cresciuto in ambienti fortemente religiosi, o dominati da qualche ideologia.

Difesa dei pregiudizi

Esistono anche dei meccanismi mentali che "difendono" i nostri pregiudizi, per evitarci di cadere in dissonanza cognitiva (se credo in X, ma incontro prove che X sia falso, proverò disagio perché in me coesisteranno due idee in conflitto). Per esempio il bias di attenzione o il bias di conferma sono meccanismi istintivi per cui la mente nota solo le informazioni che corrispondono a - o confermano - le mie convinzioni.

4. Interessi personali, opportunismo

Tutti si dicono a favore della verità... ma molti fanno un rapido voltafaccia quando la verità li mette a disagio, gli provoca una brutta figura, minaccia i loro interessi economici, o mette in discussione la loro identità (ovvero il senso di "Chi sono io" e "Qual è il mio valore").
Costoro quindi negano i fatti o difendono tesi improbabili per evitare conseguenze personali negative, in modo opportunistico; ma specialmente quando la posta in gioco suscita in loro emozioni viscerali - che quindi predominano sulla ragione (ciò è diverso dai mentitori abituali, che sono sempre guidati dall'opportunismo; qui parlo di persone solitamente corrette, ma che di fronte a verità troppo "compromettenti" abbandonano istintivamente la loro morale per proteggersi dalle conseguenze).

"E' difficile far capire qualcosa ad un uomo, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non la capisca."
(Upton Sinclair)

Alcune istanze in cui questa motivazione è particolarmente forte (e quindi irragionevole) sono: il bisogno di avere ragione; l'orgoglio, o l'ego; il bisogno di credere in una certa cosa (un ideale, dio, la fede, di far parte dei "buoni" o "giusti"). In queste situazioni perdiamo facilmente l'obiettività, e cadiamo in doppi standard:
"Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?"
(Vangelo di Matteo 7, 1-29)

Questi atteggiamenti sono spesso collegati a 5. Insicurezza, alle 6. Ideologie ed ai 7. Traumi. Più siamo fragili emotivamente (e magari per questo aggrappati a certe idee), e meno saremo capaci di raziocinio.

5. Insicurezza e fragilità

Paradossalmente, più una persona è insicura e più resisterà a cambiare idea o ad ammettere di essere in errore. Questo perché ammettere gli errori od accogliere opinioni diverse ci fa sentire deboli o vulnerabili, e questo spaventa la persona insicura (per contro, una persona davvero forte e sicura di sé ammette più facilmente i suoi sbagli o idee errate, perché la sua autostima non ne viene intaccata).

Chi è particolarmente fragile avrà una visione distorta della realtà, perché ne è spaventato e non è in grado di affrontarla. Sarà probabilmente pessimista, sfiduciato, incapace di credere nella bontà delle persone o in un domani migliore, e tenderà al vittimismo. Invece di ammettere la sua fragilità, si nasconderà dietro l'alibi di essere "troppo sensibile", oppure tenderà ad accusare gli altri di essere "cattivi" o di "non capirlo".

Queste persone si attaccano a qualsiasi certezza, anche se falsa o illusoria, perché hanno bisogno di "stampelle" a cui appoggiarsi - e non intendono lasciarle andare.

Più comune tra le donne

Questa tendenza sembra particolarmente diffusa tra le donne, che mediamente soffrono di una maggiore insicurezza. Tale fenomeno è anche confermato dalla psicologa Samantha Rodman Whiten: "Molte donne faticano ad ammettere di avere torto; ciò spesso deriva da una profonda insicurezza e bassa autostima."

6. Essere aggrappati ad una ideologia

Quando aderiamo ad una ideologia diventa difficile metterla in discussione, perché diventa parte della propria identità e modo di vedere il mondo. Inoltre, chi abbraccia un'ideologia di solito si convince che la relativa posizione o propaganda sia del tutto corretta, e quelle opposte del tutto errate.
Si crea quindi una mentalità manichea "noi contro di loro" (dove "noi" siamo quelli buoni e giusti, e "loro" quelli cattivi e sbagliati). Questa è una forma di pre-giudizio (giudizio a priori) e indica assenza di ragionamento e pensiero critico. Osservo questo fenomeno in tutte le ideologie (e ciò include anche le religioni); tipicamente:
  • Per un "sinistroide" il comunismo è sempre dalla parte del giusto ed il capitalismo fonte di tutti i mali.
  • Per una femminista le donne sono sempre vittime e i maschi sempre aggressori.
  • Per un credente il proprio dio è l'unico autentico e le altre religioni sono blasfeme, ecc.
Ma è anche frequente nelle varie correnti politiche (specialmente quelle populiste o agli estremi), negli attivisti fanatici (e tutti i fanatici in generale; il fanatico è irragionevole per definizione), nei "woke", ambientalisti, vegani, ecc. Inoltre nelle ideologie si manifesta spesso una deriva autoritaria; chiunque la pensi diversamente o critichi l'ideologia viene zittito, attaccato od estromesso dal gruppo:
  • Si veda la "cancel culture" tipica della sinistra illiberale: eliminare dal discorso pubblico ogni voce differente dalla propria, rimozione di simboli - anche storici - ritenuti inaccettabili.
  • Nei movimenti populisti, come i MAGA di Trump, chi si oppone viene squalificato con accuse infondate, oppure lo si definisce un "nemico del popolo" (tattica usata anche nelle dittature).
  • Il femminismo tende a squalificare o zittire ogni voce critica o contraria al movimento, spesso con l'accusa di "misoginia" (in pratica equiparando ogni voce di dissenso con "odiare le donne").

7. Persone traumatizzate

Chi ha subìto traumi emotivi o fisici (specialmente nell'infanzia), spesso rimane influenzato nella sua capacità di ragionare, e tenderà ad avere una visione del mondo distorta dalle sue emozioni o paure profonde. Chi ha una "ferita della fiducia" crederà che non ci si può fidare di nessuno; chi ha perso un figlio durante una rapina crederà che il crimine è in aumento (mentre è vero il contrario); una donna che è stata abusata vedrà tutti gli uomini come potenzialmente violenti, ecc.

N.B.: Chi ha subito traumi è facile che ricada anche nel caso successivo (8. Complottismo), oppure nei due precedenti (5. Insicurezza; 6. Ideologia).

8. Complottismo, tendenza paranoide

L'attaccamento particolarmente ostinato ed irrazionale alle convinzioni è evidente nelle persone complottiste o con tendenze paranoidi (entrambi presentano diffidenza anomala ed immaginano minacce o pericoli inesistenti). Costoro sono visceralmente convinti di essere vittima di situazioni avverse o di persone malvagie; qualsiasi tentativo di dissuaderli con ragionamenti e fatti viene visto come una minaccia, e come dimostrazione che loro sono in possesso di informazioni "segrete" che gli altri ignorano.

Di solito queste persone sono una piccola minoranza, ma in certe situazioni una convinzione di questo tipo si estende ad una parte notevole della popolazione (magari alimentata da fonti interessate). A posteriori si fatica a credere che le masse abbiano abbracciato simili posizioni, eppure ciò accade ciclicamente. Si veda: Quest'ultimo episodio mostra come anche una popolazione occidentale mediamente intelligente, istruita e - si presume - razionale, possa essere collettivamente preda di convinzioni irrazionali e senza prova alcuna, solo in base a paure, dicerie e disinformazione online.

Non malattie mentali, ma deficit comuni

Nell'elenco precedente non considero le malattie mentali vere e proprie: è ovvio che una persona afflitta da esse sarà irragionevole ed incapace di un pensiero lucido.
Quello a cui ho cercato di dare una spiegazione è la domanda "Come fa una persona (relativamente) normale e sana di mente a pensare in modo così erroneo, od a restare aggrappata a convinzioni così poco sensate?". In sintesi, direi che la risposta risiede in deficit comuni nella psiche umana, che portano specifiche paure, fragilità o bisogni di sicurezza a predominare sulla ragione; quando questo succede, istinti protettivi ed emozioni negative prevalgono ed offuscano la lucidità.

Siamo creature irrazionali

In conclusione, gli esseri umani sono più irrazionali di quanto crediamo. Se le nostre emozioni tirano da una parte e la ragione dall'altra, nella maggioranza dei casi saranno le emozioni a prevalere.
E questo può accadere a chiunque (me compreso). Quelli convinti di esserne esenti, sono spesso i più inclini a cascarci. Invece di credersi "superiori" e immuni, è più costruttivo coltivare i dubbi, mettersi in discussione, confrontare i dati da più fonti, e soprattutto essere disposti a notare quando questi atteggiamenti potrebbero essere attivi in noi. E' proprio quando sei completamente sicuro di qualcosa... che è il caso di provare a vederla da un angolo diverso.

Le convinzioni irrazionali sono impermeabili ai fatti

Quando qualcuno è preda di queste convinzioni, è quasi impossibile fargli cambiare idea, o fargli vedere i suoi errori cognitivi; ed è anche inutile mostrargli prove oggettive che lo inducano a rivedere le sue posizioni.
Credere di poterci riuscire ragionando è, il più delle volte, una mera illusione. In alcuni casi più estremi, come chi manifesta una mentalità complottista, ci sono dietro una serie di deficit psicologici e caratteriali; cose che non si risolvono col semplice dialogo o un elenco di fatti.

"Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano."
(Arturo Graf)

"Contro la stupidità non abbiamo difesa. Né le proteste né la forza possono toccarla. Il ragionamento è inutile."
(Dietrich Bonhoeffer, teologo giustiziato dal nazismo)

"Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità."
(Voltaire)


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Una vita di illusioni: 21 modi in cui inganniamo noi stessi

E' qualcosa che sapevo da anni, ma solo di recente ho realizzato appieno: la stragrande maggioranza delle persone vive una vita piena di illusioni, ovvero crede a cose non vere e/o si racconta storie false ma confortevoli o rassicuranti. Questa potrebbe sembrare un'accusa grave, ma è supportata dagli esperti che studiano il comportamento umano (alcuni articoli: NeuroLaunch, David Boles, Wikipedia).
Ho iniziato a realizzare quanto gli esseri umani mentono a se stessi leggendo il libro "Le bugie con cui viviamo - L'arte di autoingannarsi" di Eduardo Giannetti, più di vent'anni fa. Prima non mi ero reso conto dell'entità del fenomeno; dopo, mi sono sempre più accorto di quanto fosse la norma.

Ci illudiamo perché ne otteniamo qualcosa

Ma perché ci illudiamo così spesso? Di solito consideriamo falsità o menzogne come svantaggi. Ma in realtà tendiamo a illuderci ogni volta che ciò ci porta un tornaconto: ovvero ci guadagniamo qualcosa in termini di tranquillità, sicurezza, autostima, assenza di dubbi o stress, benessere, piacere o felicità.
In particolare, spesso ci illudiamo spinti dall'umano bisogno di avere una buona opinione di noi stessi (anche per associazione, per "luce riflessa"), o dal collegato bisogno di vedersi migliori di ciò che si è (tipico di persone insicure, fragili o con bassa autostima). Di conseguenza per molti diventa facile credere ad illusioni del tipo:
In altri termini, assai spesso respingiamo ogni verità scomoda, inquietante o dolorosa, ed al suo posto crediamo invece in ciò che ci fa sentire bene - anche se è falso. Se ciò suona poco verosimile, ricordiamo che l'evitamento della sofferenza è uno degli istinti più forti in noi. In confronto, la verità è ben poca cosa.

“Ci illudiamo ogni volta
che ciò ci porta un tornaconto”

Tre maniere di illudersi

Ci sono tanti modi di ingannare se stessi, ma direi che possiamo definire tre modalità principali.

A. Illusione inconsapevole

Questa illusione avviene quando la persona crede in qualcosa di falso, senza però rendersene conto. Magari è una bugia che gli hanno raccontato fin da bambino, o che tutti nel suo ambiente credono, e quindi lui non la mette mai in discussione - specialmente se è rassicurante. Oppure è una convinzione che nasce da esperienze personali.
Esempi:
  • Molti secoli fa: "Sole e stelle girano intorno alla Terra", o "La Terra è piatta".
  • Gli esseri umani non sono animali, o sono completamente superiori ad essi.
  • Un razzista che crede che altre etnie, o nazioni, siano inferiori alla propria.
  • Dio esiste e ci ama in modo speciale (o una qualche variante sul tema).
  • Prendere la propria esperienza personale, e trarne conclusioni generali: dopo una delusione sentimentale, "L'amore non esiste"; dopo che un partner ci ha ingannato, "Le donne / Gli uomini sono tutti XYZ"; dopo aver subito una truffa, "Non ci si può fidare di nessuno".
Queste illusioni diventano "abituali", scontate. Superarle richiede un notevole sforzo di volontà e di mettere in discussione le proprie convinzioni, cosa che alla maggioranza non interessa affatto. Anzi, vi si opporrà con forza se qualcuno prova a smontare le loro illusioni; sia perché ci attacchiamo alle nostre convinzioni, sia perché non vogliamo perdere il nostro tornaconto.

B. Illusione semi-consapevole

Questa è un'illusione di cui non siamo completamente convinti, o di cui potremmo dubitare se ci fermassimo a rifletterci sopra onestamente. Ma siccome ci reca un tornaconto, preferiamo tenerci l'illusione ed ignorare la verità, che rimane a livello subliminale (sotto la soglia della consapevolezza).
  • Il detto napoletano "Ogni scarrafone è bello a mamma sua" ci ricorda che, per una madre, ogni figlio è bello anche se assomiglia ad uno scarafaggio (scarrafone). Similmente, quando qualcosa o qualcuno è molto vicino al nostro cuore, tendiamo ad averne un'opinione positiva; che sia un figlio, un partner amato, la propria città o nazione, la squadra del cuore, una propria opera o progetto, ecc.
    ---> Tornaconto: traiamo soddisfazione nell'avere nella nostra vita, o avere creato, siffatta "qualità"; e per riflesso ciò accresce la nostra autostima ("Ho procreato un figlio meraviglioso", "La mia squadra / moglie / auto è la migliore", ecc.).
  • Attaccarsi ad un pregiudizio per noi vantaggioso: in un litigio, convincersi che noi abbiamo ragione e l'altro torto (invece di riconoscere le rispettive responsabilità); per un credente "La mia religione - o il mio Dio - sono quelli 'veri'"; per una femminista "Le donne sono migliori / più virtuose degli uomini".
    ---> Tornaconto: evitiamo dubbi, incertezze, responsabilità o sensi di colpa; ci culliamo nella soddisfazione di sentirci "superiori" ad altri.
  • Dopo aver fatto un acquisto, convincersi di avere compiuto la scelta migliore.
    ---> Tornaconto: evitiamo l'ansia di dubbi tipo "Magari ho sbagliato scelta", o "Avrei potuto scegliere di meglio"... Questo è un fenomeno dimostrato nell'economia comportamentale (behavioral economics).
Da notare che, in tutti questi casi, opera una sorta di auto-convincimento. Sotto sotto, in un angolino della nostra mente, sappiamo che ciò non è vero, o che non ne siamo realmente certi. Ma questo dubbio rimane "nascosto", negato, di modo che l'opinione positiva e rassicurante resti dominante.

C. Inganno esterno

Questa illusione viene generata da una falsità detta da altri, in cui noi crediamo. Per esempio:
  • Una persona affascinante ci fa promesse sentimentali, persino troppo belle per essere vere, e noi ci coinvolgiamo. Ma poi questa persona si rivela essere un uomo che cercava solo sesso, oppure una donna interessata al nostro denaro.
  • Un politico propone un programma a noi favorevole prima delle elezioni, e noi lo votiamo fiduciosi. Ma dopo l'elezione non realizza quanto promesso.
  • La pubblicità ci seduce evocando scenari fascinosi o con promesse improbabili, e noi acquistiamo il prodotto o servizio. Ma la realtà si rivela al di sotto delle aspettative.
In tutti questi casi si potrebbe parlare di inganno, piuttosto che di illusione. Apparentemente le persone ingannate sono in buona fede, e la responsabilità è tutta del mentitore.
Ma se consideriamo bene gli scenari, vediamo che la "vittima" è stata ingenua od ha avuto eccesso di fiducia; di solito perché c'era una prospettiva di tornaconto intrigante. Quindi si può dire che in questo casi la persona ingannata ha "partecipato" all'inganno passivamente, lasciandosi convincere senza opporre dubbi od indagare più a fondo. E' quindi un altro caso in cui scegliamo di "illuderci" perché siamo interessati al tornaconto.

N.B.: Le modalità A e C potrebbero sembrare simili, poiché in entrambi l'illusione proviene dall'esterno. Ma la A nasce da un'illusione collettiva inconsapevole ("Dio è dalla nostra parte!", usata anche dai Nazisti: "Gott mit uns"), mentre la C proviene da un inganno intenzionale (in "Pinocchio", l'Albero degli Zecchini del Gatto e la Volpe).


Le illusioni sono ovunque

Quando diventiamo bravi a riconoscere le illusioni intorno a noi (e di solito ciò richiede aver prima smascherato quelle in cui credevamo), è facile vedere come siano pressoché onnipresenti. Di seguito elenco le principali, esaminando quelle di massa, quelle più diffuse, e quelle più particolari.

  1. Religioni
  2. Ideologie
  3. Utopie
  4. Pubblicità e marketing
  5. Mass media
  6. Social media
  7. Maschere sociali
  8. Avere ragione
  9. Pregiudizi
  10. Illusioni romantiche e sentimentali
  11. Meccanismi di difesa
  12. Dare la colpa agli altri
  13. Pensiero magico
  14. Fortuna o sfortuna
  15. La volpe e l'uva
  16. Money for nothing: troppo bello per essere vero
  17. Dipendenze
  18. Giochi d'azzardo
  19. Complottismi e tendenze paranoidi
  20. Traumi
  21. Illusioni patologiche

1. Religioni

Ogni religione ci offre doni seducenti (la vita eterna, l'amore incondizionato di un essere onnipotente, una giustizia divina...) o ci propone rassicurazioni contro ciò che più ci spaventa (la morte, il nulla, l'assenza di senso...).
Ma nulla di tutto questo è provato; anzi, spesso le religioni si contraddicono, od i fatti le smentiscono. Però questo non smuove i credenti, proprio perché i più credono perché hanno bisogno di credere - non per reale convinzione (p.es. non ho mai conosciuto un cristiano che non fosse terrorizzato dalla morte: il che mostra quanto non credesse davvero alla promessa di vita eterna).

Perché le religioni sono illusorie

Comprendo che questa accusa di illusorietà di ogni religione sia dura da digerire per molti; in fondo miliardi di persone credono in esse. Rammento solo tre fatti:
  • Nessun dio si è mai manifestato pubblicamente, od ha fatto sentire la sua voce - se non in leggende e racconti non verificabili. Un essere onnipotente non dovrebbe avere problemi ad apparire in cielo, o sugli schermi di tutte le TV, per trasmettere un messaggio, confortare i suoi fedeli, o confermare la sua esistenza. Ma non è MAI accaduto.
  • Nel tempo, innumerevoli religioni, credi e culti sono esistiti e poi tramontati: li chiamiamo mitologie. Ancor oggi parliamo degli dei Egizi, Greci e Romani, Aztechi, Celti, ecc. Ma li riteniamo appunto dei miti, non reali. Cosa distingue quei miti dalle religioni attuali? Forse tra un millennio o tra cinque, anche la tua religione sarà considerata mitologia.
  • Ogni religione si ritiene quella "giusta", e considera il proprio dio quello "vero". Ed in genere ogni religione afferma cose diverse, ed adora dei differenti: quindi, contraddicendosi spesso a vicenda, chiaramente non possono essere tutte nel giusto. Inoltre, se una fosse "più giusta e vera" delle altre, nel corso dei millenni sarebbe probabilmente diventata quella dominante; ma ciò non è successo. La conclusione più logica è quindi che siano tutte similmente illusorie.

2. Ideologie

Ideologie, movimenti politici, attivismi (comunismo, nazismo e fascismo, ma anche il femminismo o l'ecologismo degli ultimi 50 anni, o i "woke" ed i MAGA del terzo millennio). Ciò che accomuna buona parte dei partecipanti di tutti questi movimenti è la tendenza a credere più o meno ciecamente alla propria ideologia - anche di fronte ai fatti che la smentiscono - ed a contrastare altrettanto ciecamente le ideologie opposte. E poiché nessuna ideologia è immune da critiche, questo implica una grande dose di illusioni nei suoi partecipanti.

N.B.: Una religione può essere considerata una forma di ideologia, ed entrambe le categorie possono includere membri che tendono al fanatismo.

Dogmi

I dogmi sono principi che vanno creduti ciecamente, senza necessità di prove o discussione: "E' così, non può che essere così, e non è ammissibile discuterne o dubitarne". Sono tipici di religioni o istituzioni politiche (specialmente autoritarie), ma possono essere imposti anche da certe ideologie o individui (solitamente con attitudini rigide e ossessive, e/o con manie di controllo).
Poiché il dogma viene imposto dall'alto e viene preteso il crederci senza dubbi né discussioni, in assenza di prove o dimostrazioni, aderirvi è una forma di illusione: "Credo perché mi dicono di crederci".

3. Utopie

L'utopia è un modello ideale ma solitamente irrealistico, fondato più su fantasie che sui fatti. Infatti la parola, coniata da Tommaso Moro per il suo libro omonimo, significa in greco "luogo che non esiste" ("ou-topos"). Ciò non impedisce agli umani di credere a tali seducenti illusioni, anche in massa: Tutte le utopie si basano su una visione del mondo "come dovrebbe essere", invece di considerare la realtà "come è"; vengono negati o ignorati aspetti basilari della natura umana (come il volere sempre di più, l'aggressività, l'ambizione, la tendenza al possesso o al potere, ecc.), oppure limiti oggettivi (la finitezza delle risorse). Anche queste sono forme di illusione, che contribuiscono al loro fallimento - o al loro diventare distopie opprimenti, come nel caso del Comunismo di Stalin e di Mao.
E' vero che alcune piccole comunità utopiche hanno avuto un certo successo, ma molte altre no; e nessuna utopia su vasta scala è mai riuscita.

4. Pubblicità e marketing

Prima degli anni '60, di solito le pubblicità elencavano fatti concreti. Dopo sono diventate sempre più seduttive ed a contenuto emotivo: non dicono più "Il prodotto X fa Y", ma "Il prodotto X ti farà sentire felice / ti renderà bella o affascinante / ti farà apparire di successo", ecc.
Ovviamente queste promesse sono aleatorie ed irrealistiche. Ma i più ne sono comunque irretiti: sia perché funzionano a livello emotivo (piano su cui abbiamo poco controllo), sia perché in genere ci offrono quello che desideriamo, o quello che vorremo sentirci dire. Ed ecco che quindi noi caschiamo nelle loro illusioni, perché ci piacerebbe tanto che fossero vere. La pubblicità inganna non solo per la sua abilità seduttiva, ma per la "collaborazione" del consumatore.

Moda e firme

In molti casi, abiti e accessori "di moda" o "firmati" non vengono scelti per la loro qualità o estetica, ma principalmente perché l'acquirente trae da essi un senso di "valore", di supporto alla propria autostima (lo stesso avviene con auto prestigiose o tecnologia di alta gamma). In questi casi l'illusione sta nel credere che certi oggetti possano renderci persone "speciali", migliori e più ammirate - ma quella qualità risiede nell'oggetto e non in noi: una nevrotica vestita Dior od un stupido col Rolex, rimangono comunque una nevrotica e uno stupido.
Ovviamente questa illusione viene alimentata dal marketing, che offre un senso di straordinarietà ed esclusività associato ai propri prodotti, in modo da manipolare il desiderio onnipresente di vederci migliori di come siamo. Ma questo impulso è innato e sempre esistito: gioielli ed accessori segno di status si ritrovano in tombe risalenti a migliaia di anni fa.

5. Mass media

I mass media possono essere una poderosa fonte di illusioni. Per esempio nel fornire informazioni di parte, distorte o falsate; oppure nel presentare le notizie in modo da sollecitare le nostre ansie, così da catturare l'attenzione del pubblico (ed i relativi introiti pubblicitari). E noi tendiamo a crederci quando confermano i nostri pregiudizi o paure, senza indagare se sono fondate o meno.
Ma anche ad un livello narrativo più personale ed emotivo. Di seguito un esempio per ciascun genere:
  • La pornografia rappresenta le fantasie erotiche degli uomini. La considero un'illusione nella misura in cui certi uomini la prendono ad esempio, e tendono a credere che così dovrebbe essere la vita reale.
  • Media come i film romantici ed i romanzi d'amore sono progettati apposta per rappresentare i sogni sentimentali delle donne. In questo senso, si possono considerare come una sorta di "pornografia al femminile" (nel senso che entrambi presentano fantasie irreali). Anche qui l'illusione sta nel credere che le storie rappresentino come debba funzionare la vita reale.
Una differenza tra i due tipi di media, è che pochi uomini credono che il porno rappresenti la vita reale (i più disinformati e immaturi), mentre molte donne si aspettano che la loro vita sentimentale dovrebbe funzionare come nei film.

6. Social media

E' noto che sui social media le persone tendono a mostrare una versione di sé, e delle proprie vite, ottimizzate per fare bella figura: insomma fingere una "vita instagrammabile". Ed ovviamente, più vediamo vite mirabolanti nei post altrui, e più ci viene da simulare simili performance noi stessi; oppure in confronto vediamo le nostre vite come inferiori e banali.
Qui l'illusione sta sia in quelli che pubblicano versione "ottimizzate" ed edulcorate (quindi false) della propria esistenza, relazioni incluse; e sia in quelli che le seguono e vogliono crederci, o si sentono sminuiti nel paragone.

7. Maschere sociali

Praticamente nessuno mostra completamente se stesso in ogni situazione. Di solito mostriamo una versione di noi stessi adatta al contesto - e quindi indossiamo una "maschera" diversa in situazioni famigliari, sociali, lavorative o sentimentali. Questa è una forma di adattamento sociale istintiva, che sviluppiamo per essere ben accolti e benvoluti dagli altri o per ottenere altri vantaggi, e di cui i più sono scarsamente consapevoli.
La maschera sociale è un'illusione per il pubblico (che di rado la riconosce), e spesso anche per chi la indossa, se la persona si identifica con il "personaggio" che rappresenta. Per esempio il "perfettino" nasconde i suoi difetti o fallimenti; il "macho" mostra una forza e sicurezza che in realtà non possiede; il "bravo ragazzo (o ragazza)" è sempre disponibile e accondiscendente, ma non si rende conto di farlo per ottenere l'approvazione o l'affetto altrui.

8. Avere ragione

Forse l'illusione più comune e frequente, è quando in una discussione restiamo fermamente convinti di avere ragione e l'altro torto, senza nemmeno considerare la possibilità che potremmo sbagliarci, oppure che entrambi potremmo avere ragione - almeno in parte. Anche se a volte possiamo essere nel giusto, nessuno sa tutto, ha sempre ragione o non sbaglia mai: quindi chi resta fermo in questa convinzione si sta chiaramente illudendo.

9. Pregiudizi

Avere pregiudizi è un altro atteggiamento umano che tocca tutti: al meglio possiamo cercare di riconoscere i propri, mentre chi nega di averne è solitamente immerso in essi. "Pre-giudizio" significa letteralmente giudicare qualcuno o qualcosa prima di averne una reale conoscenza: quindi una illusione di conoscenza o comprensione, basata su informazioni limitate, stereotipi, atteggiamenti difensivi o esperienze personali.
  • "I ricchi / I meridionali / Gli americani... fanno sempre X"
  • "Non ci si può fidare degli Y"
  • "Gli uomini / Le donne... sono tutti Z"
I pregiudizi spesso nascono da proprie esperienze, che però sono statisticamente insignificanti: se ho avuto tre partner e tutti mi hanno tradito, o se mia moglie mi ha lasciato per un altro... su miliardi di persone ciò rappresenta un campione infinitesimo (tipo zero virgola seguito da 7-8 zeri).

10. Illusioni romantiche e sentimentali

L'utopia romantica è l'illusione per cui possa esistere un "partner su misura" con cui vivere un amore perfetto ed eterno, privo di problemi o delusioni. E, più in generale, le tante illusioni sentimentali che la nostra cultura ci trasmette (il vero amore è per sempre; l'amore può tutto; se ami non desideri altri...), e che quasi tutti accolgono acriticamente (perché, di nuovo, è certamente bello crederci - anche quando irreale).

Innamoramento, fedeltà e rassicurazioni

Rimanendo in tema di relazioni sentimentali:
  • In particolare l'innamoramento è illusorio quasi sempre. Quando ci innamoriamo vediamo l'altro non per come è realmente, ma in un modo idealizzato e meraviglioso. Infatti man mano che conosciamo l'altro, l'idealizzazione decade e con essa l'innamoramento - che non dura mai per sempre.
  • La promessa di fedeltà a vita, e l'aspettativa che il partner non ci tradisca mai, sono spesso illusorie. Prima o poi, alla maggioranza delle persone capita di tradire. Eppure i più vivono l'illusione che sia un evento anomalo, che capiti solo ad altri, e che "Lui / Lei non mi tradirebbe mai": un altro caso in cui crediamo a quello che ci piace credere.
  • Spesso cerchiamo nel partner rassicurazioni, anche quando sono improbabili: "Dimmi che sono la più bella", "Che mi ami come non hai mai amato nessun altro/a", "Che nessuno ti ha fatto godere come me", "Che pensi solo a me", "Che non puoi vivere senza di me", "Che non mi lascerai mai"... tutte cose irreali o che non si possono garantire. In pratica chiediamo al partner di illuderci, per arginare le nostre paure e insicurezze.
  • Chi attraversa una serie di delusioni amorose può esserne così ferito da rinunciare alle relazioni. Ma spesso costoro non ammettono di sentirsi "sconfitti", bensì raccontano a se stessi che "Preferisco restare da solo/a".

11. Meccanismi di difesa

Meccanismi di difesa psicologici: questi sono stati definiti da Freud per primo. Si tratta di una serie di strategie inconsapevoli per cui la mente rifiuta la realtà, e si convince invece di inganni od illusioni che le forniscono sollievo o rassicurazione. Tra queste troviamo: la negazione (X non esiste), la rimozione (dimentico X), la proiezione (io non sono X, tu sei X), la repressione (non sento X)...

12. Dare la colpa agli altri

Una forma di illusione diffusa è la tendenza a dare la colpa agli altri dei propri problemi, escludendo la possibilità di avervi contribuito od averne almeno in parte responsabilità:
  • Quando una coppia litiga ciascuno tende ad accusare il partner del problema, e non ammette le proprie mancanze o di aver contribuito al problema stesso.
  • Se non trovo un impiego mi dico "Non c'è lavoro!" invece magari di riconoscere che non offro competenze sufficienti.
  • Il cittadino medio accusa il governo dei problemi del Paese, ma "dimentica" di quanto vi contribuisca egli stesso (magari con l'evasione fiscale o comportamenti poco civili).
In realtà, molto spesso siamo almeno parzialmente responsabili di quello che ci succede; però certo è consolatorio illudersi che la colpa sia sempre altrui.

Vittimismo

Una forma acuta di questo atteggiamento è il vittimismo abituale, ovvero quelli che si piangono addosso e danno sempre e comunque la colpa della propria sofferenza all'esterno, agli altri o al mondo. Cullandosi in questa illusione per cui si sentono sempre "vittime innocenti" (anche quando sono in realtà "carnefici"), non si rendono conto che in tal modo annullano il proprio potere (senza responsabilità non vi è potere), e quindi si rendono incapaci di risolvere i propri problemi.
Quasi sempre costoro rientrano nella categoria di "persone negative".

13. Pensiero magico

Un caso molto comune di illusione è il "pensiero magico", ovvero credere che qualcosa avvenga senza alcuna prova o spiegazione razionale. In questa categoria rientrano:
  • Gli oggetti od i riti "portafortuna" (quadrifogli, amuleti, santini).
  • La scaramanzia o superstizione (toccare ferro, evitare il numero 13).
  • Ricorrere a maghi e fattucchiere, santoni o guaritori, medium od altre figure con presunti poteri "soprannaturali".
  • Ma anche certe forme di "pensiero positivo" ("Se mi immagino ricco mi arriveranno soldi") o la "Legge di Attrazione" (resa famosa dal libro "Il segreto" di Rhonda Byrne).
In tutti questi casi le persone "sognano" di ottenere qualcosa di positivo (o allontanare un evento negativo) semplicemente attraverso parole, pensieri o gesti, che però non hanno nessun nesso causale col risultato; praticamente è un livello di pensiero simile al bambino che crede a Babbo Natale che gli porta i doni.

14. Fortuna o sfortuna

Certe persone che non riescono a realizzare i propri sogni, a fare soldi, o ad avere una vita amorosa appagante, non vogliono ammettere che ciò accade soprattutto a causa di loro mancanze o incapacità. Si convincono invece che sia tutta questione di fortuna o sfortuna (e così facendo si assolvono di ogni responsabilità):
  • "Beato te che hai avuto fortuna"
  • "Nella vita conta solo avere culo"
  • "Sono proprio sfortunato in amore"...

15. La volpe e l'uva

Fare come "La volpe e l'uva" (celebre favola di Esopo) è una classica illusione a cui molti ricorrono: svalutare ciò che si desidera quando non riusciamo ad averlo. Esempi comuni: il povero che si consola pensando che "I ricchi sono tutti malvagi"; la persona lasciata dal partner che si convince "Non era poi un granché".

16. Money for nothing: troppo bello per essere vero

Non pochi coltivano illusioni illogiche, per cui credono di poter avere molto pagando poco o addirittura niente, o sognano che gli possa arrivare la "manna dal cielo" senza fare sforzi:
  • Chi sogna di trovare un lavoro poco impegnativo ma pagato profumatamente, o aspira ad una posizione elevata pur avendo scarse competenze.
  • Chi paga un prodotto a prezzo minimo e si aspetta una elevata qualità.
  • Chi ricerca investimenti a basso rischio ed alto rendimento (mentre il rischio è sempre correlato al rendimento).
  • Chi crede a slogan politici del tipo "Meno tasse e più servizi" (poiché i servizi sono finanziati con le tasse, è una contraddizione in termini).
E, in genere, tutte quelle situazioni che ricordano l'Albero degli Zecchini in "Pinocchio": i guadagni che vengono dal nulla, o quello che sembra troppo bello per essere vero... quasi mai è vero. Ciò non impedisce a molti di crederci.

17. Dipendenze

Chi ha una dipendenza - che sia da sostanze come fumo, alcol o droghe; oppure comportamentale come gioco d'azzardo, sesso o lavoro eccessivo - spesso racconta a se stesso che può controllarsi (cosa che in una dipendenza è falsa), oppure si illude che le conseguenze non siano così gravi:
  • "Posso smettere in qualsiasi momento"
  • "Mio nonno ha sempre fumato ed ha vissuto fino a 90 anni"
  • "Un bicchierino non ha mai ucciso nessuno"...

18. Giochi d'azzardo

Giocare d'azzardo è un comportamento irrazionale, in quanto le probabilità sono a nostro sfavore; farlo sperando di vincere è quindi una forma di illusione, il che però non scoraggia milioni di persone:
  • Il Lotto e Superenalotto sono giochi molto amati nel nostro Paese; peccato che i sogni di vincita siano molto aleatori. Per esempio la sestina del Superenalotto ha una probabilità di 1 su 622.614.630 (0,000 000 0016%); nel Lotto la cinquina ha probabilità di 1 su 43.949.268 (0,000 000 023%).
  • Nelle lotterie le probabilità di vincita sono infinitesimali, cioè prossime a zero: nella Lotteria Italia 2025 si ha probabilità di vincita del premio massimo di 1 su 11.000.000, cioè lo 0,000 000 09%.
  • I giochi proposti da un casinò sono impostati in modo da fornire un reddito al casinò stesso: per cui le probabilità di vincita sono sempre inferiori al 50%.

19. Complottismi e tendenze paranoidi

Complottisti vari, inclusi gli anti-vaccini, e tutti quelli con tendenze paranoidi (ovvero chi crede in minacce, pericoli o malvagi immaginari). Ci sono diverse spiegazioni per questi atteggiamenti, ma ciò che li accomuna tutti è il credere a cose non vere, ovvero ad illusioni. A differenza delle "illusioni positive" esposte nei punti precedenti (che ispirano sollievo, benessere e/o speranza), però, queste sono "illusioni negative" (che alimentano timori ed angosce), che scaturiscono da paure profonde - oltre che da personalità solitamente disturbate.

20. Traumi

Chi ha subìto traumi emotivi, psicologici o sessuali, spesso reagisce creandosi "illusioni protettive" (vedi sopra "Meccanismi di difesa"), ovvero distorsioni della realtà che servono a difendere la propria sanità mentale od evitare eventuali pericoli. Vedi anche "disturbo da stress post traumatico".
  • Una persona che in famiglia è stata amata poco e male, potrebbe convincersi che "Non ho bisogno di nessuno" ed isolarsi.
  • Chi si è sempre sentito criticato e disprezzato, potrebbe prendere ogni osservazione o commento come un attacco personale.
  • Una donna che abbia subìto abusi, potrebbe vedere ogni maschio come un possibile stupratore.
Benché queste illusioni abbiano scopo protettivo, possono creare seri problemi perché portano ad interpretare gli eventi in modo errato e disfunzionale, rendendo queste persone scarsamente capaci di affrontare la realtà.

21. Illusioni patologiche

Infine, ci sono casi di illusioni che appartengono a specifiche patologie:
  • L'ipocondriaco convinto di avere certe malattie.
  • Il paranoico che crede di essere perseguitato da nemici immaginari.
  • L'allucinato che crede di essere un messaggero di Dio o la reincarnazione di un personaggio famoso.
Questi sono però casi più rari e la cui origine sta in uno squilibrio mentale; il mio discorso si riferisce invece ad illusioni che ogni persona comune può coltivare.

Siamo creature irrazionali ed emotive

La maggioranza delle persone considera gli esseri umani - e se stessi - come razionali. Ma tutto ciò che ho elencato finora ci mostra che invece molto spesso ci comportiamo in modi irrazionali. Ci illudiamo di essere razionali perché ci fa sentire "speciali", superiori agli altri animali (a cui in realtà assomigliamo molto), e ci dà l'illusione di saper controllare noi stessi e le nostre vite (cosa spesso non vera). La realtà è che siamo creature emotive molto più che razionali: infatti spesso in noi istinti ed emozioni prevalgono sulla ragione (*).
Ciò è dimostrato non solo dagli esempi elencati e dalla psicologia in generale; ma anche da comportamenti comuni come: alimentazione malsana o sregolata, non riuscire a seguire una dieta (anche a rischio delle propria salute), uso e abuso di sostanze dannose (fumo, alcol, droghe), mettere a rischio una relazione o matrimonio (con flirt o tradimenti), litigi per cause futili, guida ad alta velocità o infrangendo le regole, sport estremi, ecc. Tutte azioni irrazionali; il che non vuol dire "sbagliate", ma mosse da emozioni o istinti piuttosto che dalla ragione.

(*) Questo è spiegabile anche a livello cerebrale: semplificando, nel nostro cervello la parte razionale (neo-corteccia) è "l'ultima arrivata" (in senso evolutivo), e quindi viene spesso prevaricata dalle parti più "antiche": cervello rettile (sede degli istinti) e cervello mammifero (sede delle emozioni).

Illusioni buone e cattive

Con quanto ho scritto non intendo demonizzare le illusioni; a volte ci aiutano a resistere, a stare meglio, o persino a sopravvivere. Per quanto io ritenga le religioni illusorie, per esempio, so bene che per molti credere in "qualcosa di superiore" è benefico. In fondo la vita è dura, per tutti.

"Le illusioni sono illusioni, ma ne abbiamo bisogno per andare avanti."
(Giacomo Leopardi)

Altre volte, però, le nostre illusioni possono renderci ciechi e sordi, paralizzarci, renderci arroganti o impedirci di crescere. Oppure possono renderci preda di impostori o truffatori, che usano la credulità per approfittarsi di noi, manipolarci, farci del male o derubarci.
Con questo post spero quindi di ispirare le persone a diventare consapevoli delle illusioni che hanno effetti negativi sulle loro vite, così da poterle superare ed evitare possibili pericoli.

Meglio coltivare dubbi

Se hai letto fin qua, e non sei d'accordo con quanto ho scritto, va bene; in fondo, anch'io potrei illudermi. :-)
Però ti invito a chiederti: quanto spesso sei disposto a mettere in discussione le tue convinzioni... e quante volte sei invece pronto a giudicare idee diverse dalla tua come errate, ingannevoli, assurde o stupide - e quindi illusorie?
A mio parere, la via per la saggezza - o più modestamente per una mente aperta - passa dal non dare nulla per scontato, e coltivare più dubbi che certezze.

"Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni, delle quali non possono fare a meno."
(Sigmund Freud)

"Senza illusioni l'umanità morirebbe di disperazione o di noia."
(Anatole France)

"Il piacere può fondarsi sull'illusione, ma la felicità riposa sulla verità."
(Nicolas de Chamfort)


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Uomini e donne si giudicano a vicenda

A tutti dà fastidio sentirsi giudicati, ma tutti tendiamo a giudicare. E' quindi utile capire l'origine ed il senso dei giudizi, specialmente in ambito relazionale e sentimentale. Nella prima parte esaminerò il giudicare in generale, mentre nella seconda - più approfondita - vedremo i giudizi nelle relazioni uomo-donna.

Giudicare è naturale

Anche se sarebbe bello vivere in un mondo senza giudizi, la tendenza a giudicare è del tutto naturale (per le ragioni che vedremo). Poi, a seconda del livello di maturità, solidità e forza interiore di ciascuno, alcuni giudicano meno ed altri sparano giudizi in continuazione (curiosamente, questi ultimi sono anche quelli che peggio reagiscono quando vengono a loro volta giudicati - atteggiamento tipico delle persone negative).
Perciò credere che "Non dovremmo mai giudicare" è un idealismo che si scontra con la realtà (e chi si scontra con la realtà perde inevitabilmente, e magari si fa pure male). Possiamo certamente imparare a limitare e stemperare i nostri giudizi, oppure ad esprimerli in modo più civile; ma volerli eliminare porta solo a reprimerli (il che crea tensioni e conflitti interni, può alimentare le nevrosi, e comunque le emozioni che "chiudiamo fuori dalla porta" poi rientrano dalla finestra).

Perché giudichiamo

In pratica, i giudizi sono una "valutazione" istintiva che la nostra mente fa della realtà, per aiutarci a distinguere tra elementi dannosi o benefici (i giudizi possono essere anche positivi). E' un meccanismo euristico (impreciso ma rapido*) che ha una funzione evoluzionistica (ci aiuta a sopravvivere e fare scelte).
* Vedi il concetto di "pensiero veloce" descritto da Daniel Kahneman nel libro "Pensieri lenti e veloci".

Quindi giudicare svolge diverse funzioni utili:
  • Protezione - Il giudizio ci suggerisce di evitare persone di cui non fidarsi, o situazioni pericolose: "Mhh, Tizio non mi ispira, meglio stare in guardia", "Questa zona sembra abitata da brutta gente, andiamocene".
  • Selezione - Anche in assenza di minacce eclatanti, il giudizio ci porta ad evitare persone non adatte a noi, o ad andare incontro a quelle compatibili: "Caio mi sta antipatico", "Sempronio è proprio una bella persona".
  • Difesa dell'ego - Quando qualcosa ci colpisce o ci addolora, giudicarlo negativamente ci aiuta a sentirci meno feriti: "Tizio mi ha rifiutato, ma tanto non è nemmeno intelligente" (è il meccanismo difensivo descritto nella fiaba "La volpe e l'uva"). Oppure, siamo tentati di sminuire chi vediamo come superiore a noi, per minimizzare la frustrazione del sentirci inferiori (specialmente se abbiamo un'autostima fragile).
  • Appartenenza ad un gruppo (od esclusione) - A volte estendiamo i giudizi ad un intero gruppo (per svalutarlo), oppure anche a quello di cui facciamo parte (per esaltarlo): "I meridionali sono pigri", "I genovesi sono tirchi", "Gli uomini / Le donne sono...". Oltre ad una funzione difensiva, il giudizio di gruppo può fornire un senso di appartenenza (quando l'Io è debole, spesso si appoggia ad un Noi più grande), alimentare una mentalità "tribale" (Noi contro di Loro), giustificare i propri pregiudizi, o nutrire il proprio ego ("Noi siamo quelli buoni / giusti").
Queste valutazioni istintive sono specialmente usate quando dobbiamo decidere in modo rapido, o manchiamo di informazioni più approfondite.

“I giudizi sono
una valutazione istintiva
della realtà”

Giudizi nelle relazioni uomo-donna

I giudizi assumono particolare rilevanza nelle relazioni fra i due sessi, per via dell'importanza che attribuiamo al sesso opposto (anche se oggi è quasi di moda negarlo, l'opinione degli individui di genere opposto è direttamente connessa al senso del proprio valore e di quanto ci sentiamo amati o degni d'amore).
E' per questa ragione che, di solito, siamo particolarmente suscettibili a questi giudizi, soprattutto quando espressi da persone che ci piacciono o troviamo attraenti: un giudizio negativo, un rifiuto esplicito o un gesto di disprezzo da questo tipo di persone tendiamo ad interpretarlo come "Vali ben poco; non sei all'altezza di essere mio/a partner; non verrai mai amato/a da una persona come me". Ciò può essere devastante, specialmente per chi ha già una bassa autostima.

Questo tipo di esperienze ci segnano, e possono portarci a credere che il sesso opposto sia particolarmente crudele od incline a giudicare ferocemente (perché, in quanto eterosessuali, non conosciamo l'esperienza di corteggiare il nostro genere, ma solo quello opposto; e perché è il loro giudizio che ci colpisce oltremodo). Ma, in realtà, sia uomini che donne si giudicano a vicenda, ed entrambi possono farlo in modo insensibile od impietoso. Come amo ripetere "Non c'è un genere buono ed uno cattivo; siamo tutti umani e, come tali, imperfetti".
(sottolineo questo per incoraggiare le persone a non cadere nel triste e deleterio fenomeno della "guerra tra i sessi")

Perché uomini e donne si giudicano a vicenda

Oltre alle motivazioni già viste, i giudizi fra uomini e donne ne hanno di proprie:
  • Bisogni ed esigenze - Similmente a quanto già visto, giudichiamo il sesso opposto anche per selezionare un partner adeguato ai nostri bisogni. Questo avviene perché le coppie nascono non solo dal piacere o dal sentimento, ma per un impulso evoluzionistico (ovvero volto ad ottimizzare la riproduzione): per fare coppia non ci basta provare attrazione, ricerchiamo una serie di requisiti (potremmo essere amici di tante persone, ma solo con poche staremmo in coppia).
    Questa è anche una ragione per cui, mediamente, le donne sono più selettive verso gli uomini: portando loro l'onere della gravidanza, eventuali "errori di scelta" diventano più gravosi.
  • Difesa - Poiché siamo suscettibili e bisognosi verso il sesso opposto, questo può ferirci in particolar modo. Usiamo quindi i giudizi sia in modo "preventivo", per minimizzare il rischio di subire danni; sia a posteriori, quando siamo stati feriti e cerchiamo di sminuire il dolore svalutando chi ci ha colpito.
    Casi frequenti sono quando giudichiamo severamente - e spesso in modo esagerato - chi non ricambia il nostro amore, oppure chi ci ha respinto o abbandonato, o ancora il partner che ci ha tradito.

“Giudichiamo il sesso opposto
anche per selezionare un partner
adeguato ai nostri bisogni”

Scale di valutazione

Uomini e donne sono diversi (parrebbe superfluo dirlo, ma alcuni ancora lo negano). Da ciò deriva non solo che spesso desiderano cose diverse (anche in amore), ma che si approcciano al sesso opposto in modi differenti. Questo porta spesso uomini e donne a non capirsi, ed è uno dei motivi per cui mi dilungo in spiegazioni.
Quindi uomini e donne si scrutano e si giudicano a vicenda (come visto sopra), ma spesso adottano strategie diverse. Come in altri ambiti, anche in queste valutazioni gli uomini tendono ad essere più analitici ed espliciti, mentre le donne restano più vaghe ed allusive: un esempio sono i modi in cui ciascuno valuta potenziali partner del sesso opposto.

Uomini: scale numeriche

Molti uomini usano a questo scopo una scala numerica da uno a dieci, spesso associata all'abbreviazione "HB" (per "Hot Babe" = fanciulla sexy, terminologia in uso nella comunità di "pick-up artist"). Quindi una donna di aspetto appena decente può essere valutata come HB5, mentre una super-modella verrà vista come una HB9 o 10.
Ovviamente questi valori lasciano il tempo che trovano, in quanto la bellezza è almeno in parte soggettiva e ciascuna valutazione dipende dall'individuo che la esprime (un uomo insicuro potrà dare facilmente voti alti, mentre uno ostile alle donne potrebbe essere molto più severo). Vengono comunque usati per dare un'idea essenziale del livello di attrattiva che un uomo ha sperimentato o desidera.

Quando le donne scoprono questi "voti" che gli uomini usano, spesso si scandalizzano e si sentono "oggettificate", come se quel numero le definisse in toto (senza rendersi conto che gli uomini li usano solo in modo indicativo e senza darvi troppa importanza). Inoltre molte si risentono all'idea che, attraverso questi numeri, alcune donne vengono celebrate mentre altre svalutate (anche se poche lo riconoscono, in genere le donne sono in competizione estetica con le altre donne).
Quello che costoro però non vedono - o non vogliono ammettere - è che anche le donne stesse esprimono valutazioni simili, seppure in modo più elusivo.

Donne: valutazioni analogiche

Anche le donne, com'è naturale, "prendono le misure" agli uomini, li valutano in base alle proprie esigenze, e non mancano di condividere questi giudizi con le amiche fidate. Tendono però meno a dirlo in giro e, soprattutto, usano una "scala" differente: fedeli allo stereotipo per cui le donne non sono a loro agio con la matematica, invece di numeri usano aggettivi che esprimono un livello di apprezzamento maggiore o minore - e spesso allusivo o indiretto. Per dare un'idea, una scala di termini femminili (in ordine calante) potrebbe essere "Fighissimo", "Davvero bono", "Carino", "Non male", "E' una bella persona, ma...", "Scarso", "Orrendo", "Neanche morta" (anche se, ovviamente, ogni ambiente o regione potrà avere un suo gergo specifico).

Parliamoci chiaro: all'atto pratico non c'è differenza tra "HB5" e "E' una bella persona, ma". In entrambi i casi, significa che quella persona viene scartata (come partner) perché ritenuta non attraente, a prescindere dalle qualità personali. Lo stesso avviene quando una donna dice ad un uomo "Ti vedo solo come amico".
Se la modalità maschile appare più impersonale e meccanica, quella femminile è ambigua o fuorviante: non dichiara esplicitamente che il rifiuto è dovuto alla mancanza di attrazione, ma copre il vero significato con eufemismi.

Indipendenza dai giudizi

Naturalmente, il fatto che i giudizi siano onnipresenti non implica che dobbiamo subirli passivamente, o accettare di esserne influenzati. Anzi, diventare indipendenti dai giudizi altrui è necessario per vivere in modo positivo e produttivo: poiché siamo tutti diversi, le opinioni altrui possono essere irrilevanti o fuori luogo rispetto al mio modo di vivere; è utile considerarle, ma alla fine solo io posso sapere cosa è meglio per me.
Chi dà peso eccessivo ai giudizi, oppure è in ansia riguardo le opinioni altrui, vive in modo tormentato e non riesce mai a sentirsi libero od essere se stesso. Per una persona così, i giudizi altrui diventano una gabbia soffocante. La soluzione non è far smettere i giudizi (cosa impossibile), ma imparare a dargli meno peso.

"Sono poche le persone che pensano, però tutte vogliono giudicare."
(Federico II di Prussia)

"Su questa piccola terra le opinioni hanno causato più danni della peste o dei terremoti."
(Voltaire)

"Riflettere è considerevolmente laborioso; ecco perché molta gente preferisce giudicare."
(José Ortega y Gasset, filosofo)


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Il mondo va sempre meglio

Regolarmente qualcuno se ne esce lamentandosi per il preoccupante declino della specie umana, o con qualche bizzarra nostalgia per un passato ideale che non è mai esistito:
  1. "Non ci sono più i valori di una volta"
  2. "Viviamo in tempi terribili"
  3. "Oggi gli uomini guardano solo la bellezza"
  4. "Oggi le donne badano solo al portafoglio"
  5. "Le cose vanno sempre peggio..."

Ma queste opinioni sono fondamentalmente scollegate dalla realtà. Anzi, è piuttosto vero il contrario; generalmente parlando:
  1. I valori umani sono migliorati (cose come schiavismo, colonialismo o lapidazione sono fortunatamente "passati di moda").
  2. Sotto quasi ogni aspetto, viviamo meglio che in passato.
  3. Si è sempre data molta importanza alla bellezza; ma oggi le donne vengono apprezzare anche per altre qualità.
  4. Le donne sono sempre state sensibili alla ricchezza e/o al potere; ma oggi meno di un tempo (anche grazie alla raggiunta indipendenza economica).
  5. Le condizioni di vita sono migliorate quasi ovunque rispetto al passato (per esempio, la povertà nel mondo è in costante diminuzione) (*).
(*) Naturalmente accadono crisi periodiche in cui la situazione peggiora per un certo periodo, come le crisi finanziarie o la pandemia Covid nel 2020; oppure passiamo attraverso dei cicli storici, per cui avviene una fase di declino prima di migliorare nuovamente. Ma sul lungo periodo, quasi tutti i fattori tendono al miglioramento.

Quindi, chi esprime queste lamentele è solitamente piuttosto ignorante (nel senso letterale di scarsa conoscenza), o abbastanza stupido (capisce ben poco di come funzionano le cose), oppure molto egocentrico (sta male o è infelice, e ritiene che sia colpa del mondo che è "sbagliato"; oppure crede che la sua esperienza negativa rifletta l'intera realtà). In altro post analizzo i motivi per cui vediamo la realtà peggio di come è.

“I valori umani sono migliorati
e viviamo meglio che in passato”

Un viaggio a ritroso nel tempo

Come sempre, non vi chiedo di credermi sulla parola. Invece, valutate i fatti e decidete voi cosa è vero. Facciamo insieme un piccolo esperimento: torniamo indietro nel tempo, e vediamo come andavano le cose in tempi passati...
  • 1960-70: anni di grandi cambiamenti sociali e politici, ma anche di forti conflitti e scontri per le strade (spesso repressi in modo violento). In Italia, in particolare, avvengono numerosi atti criminali e di terrorismo (verranno infatti chiamati "gli anni di piombo"). Gli USA portano avanti l'insensata e fallimentare guerra in Vietnam; il presidente Nixon è costretto a dimettersi in seguito allo scandalo Watergate.
  • 1945-1960: siamo nel dopoguerra, e c'è un grande sviluppo economico. Però sono anche gli anni della "guerra fredda", e si vive con l'incubo di essere annientati da un conflitto nucleare. Razzismo e discriminazioni sono pervasivi.
  • Nel 1947, dopo che l'India ha acquisito l'indipendenza, gli scontri religiosi portano alla separazione del territorio tra l'India induista ed il Pakistan musulmano; durante questo periodo gli scontri tra le fazioni degenerano in massacri, torture, stupri, ed un numero di vittime tra 500.000 e un milione.
  • Passiamo alla prima metà del XX secolo: in pochi decenni scoppiano due guerre mondiali, nel 1918 si scatena una pandemia di "influenza spagnola" che uccide più persone della guerra appena finita (50 milioni), e nel 1929 avviene la Grande Depressione economica. In Italia la dittatura fascista domina il Paese dal 1925 al 1943.
  • XIX secolo: un periodo con decine di guerre, colonizzazioni brutali in Asia ed Africa, rivoluzioni sanguinarie. Per buona parte del secolo, le donne sono ancora considerate proprietà del marito, e soggette alla sua volontà.
  • XVIII secolo: qualche altra decina di guerre. Lo schiavismo si espande a livello globale. Con la Rivoluzione Industriale, le persone lavorano per 14-16 ore al giorno, bambini inclusi.
  • XVII secolo: ancora decine di guerre (tanto per cambiare). La colonizzazione delle Americhe porta al massacro delle popolazioni indigene.
  • Con l'Inquisizione cattolica (svoltasi in varie forme dal XII al XVII secolo), persone comuni ed innocenti potevano essere arrestate, torturate ed uccise (magari bruciate vive), solo perché vivevano in modo non convenzionale o avevano idee autonome, stavano antipatiche a qualcuno, o possedevano beni che facevano gola ad altri.
  • Medioevo: per tutto questo periodo (dal V al XV secolo circa) si vive nel costante timore di aggressioni e invasioni. Per questo motivo, ovunque sorgono castelli e città fortificate.
  • XIV secolo: una pandemia di peste nera arriva a sterminare circa metà della popolazione europea.
  • Per diversi secoli la Chiesa Cattolica, che dovrebbe essere la guida spirituale del mondo, è afflitta da corruzione morale e materiale a tutti i livelli, dal Papa in giù.
  • Nei primi secoli dopo Cristo, una serie di invasioni barbariche, operate da numerose tribù e popolazioni nomadi, attraversa buona parte dell'Europa con azioni di saccheggio e conquista.
  • Con l'Editto di Tessalonica (380 D.C.), il cristianesimo diventa religione ufficiale dell'impero romano, per poi generare proibizioni e persecuzioni (anche violente) contro ogni altra forma di culto.
  • L'Impero Romano, che molti italiani vedono con orgoglio come nostro progenitore, ha sempre attuato una politica di espansione bellicosa; le popolazioni invase potevano scegliere tra la sottomissione o l'annientamento. Questo espansionismo non appare molto diverso da quello della Germania nazista.
  • La cultura Greca, e la democrazia di Atene in particolare, sono ritenute la culla della civiltà occidentale. Tendiamo però a dimenticare che tale società era basata sullo schiavismo, il diritto di voto era riservato al 10-20% della popolazione, e le donne erano escluse dalla vita pubblica.

Aspetti positivi e negativi

Ovviamente questo lungo elenco di eventi deprimenti non esclude che siano avvenute anche cose positive. Onestamente, però, nessuno dei periodi sopra elencati mi fa venire voglia di viverci, o di ritenere le condizioni di vita migliori di quelle odierne.

Inoltre ogni medaglia ha sempre due facce: quindi per ogni aspetto positivo del passato (mancanza di inquinamento, vita più sana, ritmi più naturali), va ricordato anche l'aspetto negativo (scarsità di beni e di cibo, assenza di farmaci e cure efficaci, mancanza di ogni comfort).
Basti pensare che un impiegato moderno vive una vita più comoda e abbondante, per molti versi, di un sovrano di qualche secolo fa: quest'ultimo infatti pativa il freddo e il caldo, aveva una scelta limitata di cibi, spesso era afflitto da parassiti, in caso di malattia aveva poche chances di sopravvivere, viveva nel costante timore di intrighi di corte od attacchi di nemici, e non poteva nemmeno scegliere il coniuge che preferiva (i matrimoni erano quasi sempre organizzati in base ad interessi politici ed economici).

“Un impiegato moderno
vive una vita più comoda
di un sovrano del passato”

Perché non apprezziamo quello che abbiamo

Ma se oggi la vita delle persone è tanto migliore che in passato, come mai di solito non ce ne rendiamo conto, e non lo apprezziamo? Uno dei motivi è che non valutiamo la nostra vita in modo oggettivo, bensì comparativo: cioè ci paragoniamo con le persone che conosciamo, o che abbiamo intorno. Per cui se tante persone hanno la stessa abbondanza che abbiamo noi, la diamo per scontata e la apprezziamo poco; se invece fossimo gli unici ad averla, ci farebbe sentire speciali e privilegiati.
In altre parole, non è quello che abbiamo a farci sentire soddisfatti; ma è la sensazione di avere più degli altri, o che stiamo meglio della maggioranza. Uno dei motivi per la diffusa infelicità moderna, infatti, sono i social network che ci mostrano persone che sembrano più felici di noi - e con cui ci paragoniamo.

Valori immaginari

Al di là delle condizioni di vita scomode e sgradevoli del passato, non vedo traccia nemmeno dei valori morali che tanti gli attribuiscono. Dov'erano tutti questi "valori", queste presupposte virtù?
  • Nelle continue guerre?
  • Nel mandare al massacro migliaia di uomini senza alcun riguardo per le loro vite?
  • Nell'obbligare le donne ad un ruolo subordinato?
  • Negli abusi dell'aristocrazia e del clero?
  • Nella pratica frequente dello schiavismo?
  • Nel mantenere la stragrande maggioranza della popolazione in condizioni di povertà e sottomissione?
  • In sistemi di governo basati sulla legge del più forte, invece che sul dialogo e sul consenso?
  • Nell'oppressione e repressione di idee, preferenze personali e religioni?

A me pare che di qualsiasi problema ci si possa lamentare oggi (diseguaglianza, disparità di diritti, ingiustizia, povertà, violenza, corruzione...), in passato era più grave e più esteso.
Forse l'unico male odierno che era minore in passato, è la solitudine (semmai in passato esisteva il problema opposto: raramente potevi stare da solo, o godere di una privacy personale). I legami familiari e di comunità erano sicuramente più numerosi e più stretti. Il che, però, implicava anche una libertà individuale molto più ristretta e condizionata.

Luci ed ombre

Attenzione: non voglio dire che oggi vada tutto bene, o che tutto sia meglio che in passato. Come già detto, ogni situazione presenta pro e contro. Quindi oggi abbiamo problemi che un tempo non esistevano, ma in genere si accompagnano ad aspetti positivi importanti:
  • Il capitalismo ha permesso uno sviluppo economico senza precedenti, che ha ridotto la povertà globale in modo eclatante; ma ovviamente ha anche aspetti negativi. Nessun altro sistema alternativo ha però prodotto altrettanta abbondanza, benessere e libertà di scelta. Quindi è possibile - ed auspicabile - migliorarlo, ma non ha senso credere che con il comunismo o il feudalesimo le condizioni fossero migliori.
  • L'industrializzazione ha portato a fenomeni dannosi come inquinamento e riscaldamento globale, ma ben pochi vorrebbero tornare ad un'economia di sussistenza od al vivere solo con lo stretto indispensabile; alle capanne di tronchi ed ai campi arati con vomere e bue.
  • Anche a livello sociale e relazionale, possiamo lamentarci della fragilità del matrimonio, dell'infedeltà diffusa e dell'eccesso di individualismo - e con ragione. Ma quanti sceglierebbero di tornare a tempi in cui la libertà personale era cosa da ricchi, in cui si era legati ad un lavoro umile tutta la vita, con ruoli rigidi per uomini e donne (inclusi quelli sessuali), con la paura di esprimere le proprie idee, dove viaggi, cultura e musica erano per pochissimi?
  • Per quasi tutta la storia umana, il problema principale è stato procurarsi il cibo. Oggi invece abbiamo il problema opposto: mangiamo così tanto da diventare obesi. Il che può essere grave, ma è comunque preferibile al morire di fame.

Quindi - ripeto - non sto dicendo che il mondo oggi sia ottimale. Dico che, tutto sommato, è meglio che in passato sotto quasi ogni aspetto. E "migliore" non vuol dire "perfetto": ci saranno sempre problemi e sofferenza, perché l'esistenza non è fatta per renderci felici, e gli esseri umani sono limitati e imperfetti.

“Ben pochi vorrebbero tornare
alle capanne di tronchi
ed ai campi arati col bue”

La natura umana non cambia

Fondamentalmente, gli esseri umani hanno limiti e difetti che restano uguali nei secoli. E' consolatorio credere che una volta le persone fossero più buone, oneste o rispettose, ma è illusorio. La natura umana rimane essenzialmente la stessa: infatti le storie e i personaggi dei grandi autori (come Shakespeare, quattro secoli fa) risultano attuali ancora oggi.
Altrettanto costante è la tendenza a lamentarsi per il comportamento altrui, e per la "decadenza dei valori"; infatti più di 2000 anni fa Cicerone già esclamava "O tempora o mores!" ("Che tempi, che costumi!").

Violenze, omicidi, stupri, abusi, ingiustizie ed oppressioni sono sempre accaduti; anche più di adesso, anche in modo più feroce (barbarie, torture e punizioni che oggi ci appaiono inconcepibili, erano un tempo la norma). Però lo si sapeva meno, mentre oggi tutto è più visibile, al punto che un fenomeno può essere in diminuzione ma l'insistenza mediatica ce lo fa apparire in aumento!
Per esempio la criminalità è in declino da molto tempo; l'Italia è tra i Paesi europei con meno omicidi (anche di donne). Spesso gli eventi criminosi vengono amplificati per ideologia o demagogia, per influenzare l'opinione pubblica, per ottenere consenso o deviare l'attenzione da altri problemi. Perciò molte persone si sentono minacciate anche se siamo più sicuri che in passato.
Bisognerebbe guardare dati e statistiche, non fidarsi della propria percezione emotiva (che per sua natura è soggettiva, parziale ed influenzabile).

Ma cultura e costumi sì

Se la natura umana resta uguale (o cambia in milioni di anni), quella che evolve è però la cultura: cioè l'insieme delle idee, valori, morale e costumi che indicano cosa fare, cosa è giusto o sbagliato. Anche nella cultura vediamo un'evoluzione in meglio (per quanto lenta); nel corso dei secoli siamo passati:
  • Dallo schiavismo alla libertà per ogni individuo, e alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • Dalle monarchie e aristocrazie alla democrazia (nella maggior parte dei Paesi).
  • Dalle guerre alla diplomazia (quanto meno in buona parte del mondo).
  • Dalle vendette e faide ("occhio per occhio") alla risoluzione dei conflitti per via giudiziaria.
  • Dall'imposizione della forza ("La legge del più forte", "Might makes right") all'uso della ragione e del consenso.

Ovviamente non sempre questi progressi vengono applicati (siamo sempre e comunque umani), e certamente c'è spazio per tanti ulteriori miglioramenti. Ma il passaggio dalle epoche dominate dalla spada, all'esortazione di fratellanza "Abbracciatevi, moltitudini!" dell' "Inno alla Gioia" di Beethoven (inno ufficiale dell'Unione Europea), è un balzo gigantesco.

“La natura umana resta uguale,
o cambia in milioni di anni”

Perché il mondo migliora, ma molti non lo vedono

Anche dopo questa carrellata, immagino che ad alcuni continuerà a sembrare che il mondo odierno sia pessimo, o peggiore del passato. Di solito questa convinzione nasce da uno dei seguenti atteggiamenti mentali.

1. Visione soggettiva ("Il mondo mi assomiglia")

Persone che stanno male, che soffrono, che sono infelici; che patiscono ingiustizie; la cui vita è molto problematica... e credono che la propria condizione personale rispecchi lo stato del mondo. Quindi anche di fronte ad argomenti validi, ribattono "Se il mondo è migliorato, o non è mai stato migliore, com'è possibile che io - o le persone a me vicine - soffriamo così tanto?".

Immersi nel loro malessere, non sanno vedere oltre. Ma quello che succede ad uno non riflette lo stato del mondo. Bisogna saper distinguere il personale dal collettivo, e l'eccezione dalla regola. Se io sono su un aereo che precipita, ma quello è stato l'unico incidente aereo degli ultimi dieci anni, vuol dire che volare è molto sicuro - anche se io ho avuto sfortuna.

2. Visione negativa ("Il mondo fa schifo")

Alcuni hanno la tendenza a concentrarsi sugli aspetti negativi, ed ignorano quelli positivi (per esempio pessimisti o disfattisti). Sono quelli che in un prato ricolmo di fiori vedono solo il cespuglio rinsecchito, o l'escremento di vacca; quelli che, di fronte ad una giornata splendida, ribattono "Tanto domani pioverà!".

Nella loro mente il male è sempre superiore al bene, e non riescono a riconoscere di potersi sbagliare, anche di fronte all'evidenza (il pessimista è sempre convinto di essere realista). E' come se indossassero degli "occhiali neri", per cui a loro tutto appare oscuro e minaccioso.

3. Visione idealistica ("Il mondo dovrebbe essere perfetto")

Un'altra obiezione frequente è "Se il mondo è migliorato così tanto, come mai ci sono ancora così tanti problemi e dolore?". Ho già risposto prima: problemi e dolore esisteranno sempre, perché è nella natura dell'esistenza e di noi esseri umani (come insegna il buddismo: "La vita è sofferenza").
La realtà è imperfetta, ci fa soffrire, e non va come vorremmo - così è sempre stato, così sempre sarà. Come abbiamo visto nel nostro "viaggio nel passato", non c'è mai stato un periodo ideale od un'epoca armoniosa in cui tutto andava bene.

Costoro si attaccano alla speranza utopica di un mondo perfetto da "regno dei cieli", invece che terreno ed umano. Con questa idea fissa, il mondo reale non gli andrà mai bene. Tenderanno ad una visione negativa (vedi sopra), perché per loro niente è mai abbastanza.

4. Aspettative personali esagerate

Alcuni hanno aspettative irrealistiche rispetto ai propri meriti, e si aspettano di ottenere di più di quanto valgano. Hanno quello che chiamo "il complesso del principino", o "della principessa": si illudono di essere "speciali", e che gli altri li tratteranno di conseguenza.
Credono di poter essere sempre felici, di avere una relazione ottimale senza sforzi, di essere amati e stimati solo perché esistono, di diventare ricchi o famosi. Inevitabilmente si ritrovano delusi, ma faticano a riconoscere di esserne la causa. Paradossalmente più una persona è limitata - come intelligenza, cultura, maturità - più fatica a valutarsi correttamente (non ha gli strumenti per un'analisi obiettiva; vedi l'effetto Dunning-Kruger). Quindi concluderà che i suoi insuccessi sono dovuti a cause esterne: al mondo che è fatto male, o che va peggiorando.
  • Per esempio una persona ambiziosa, ma senz'arte né parte, facilmente si convincerà che "In giro non c'è lavoro", o che "Si trova impiego solo nei call-center" - anche se non è affatto così (molte aziende cercano personale, però con determinate competenze).
  • Oppure una persona romantica, che crede al "grande amore" in modo favolistico, giustificherà i suoi fallimenti relazionali dando la colpa al sesso opposto, o alla perdita di valori.

Ma naturalmente la colpa non è del mondo. Essenzialmente, la realtà funziona in modo "darwiniano" e meritocratico: prospera chi è più adatto, mentre i meno adatti stentano o periscono. Le aspettative scollegate dai propri meriti sono spesso create dai genitori che viziano i figli, ma anche alimentate dai media (le pubblicità ti dicono che "tu vali" e "meriti il meglio", in modo da sedurti e vendere) e dai social network (dove tutti appaiono più belli e felici di quanto siano realmente).
In altro post analizzo più estesamente le varie ragioni per cui vediamo il mondo peggio di come è realmente.

Saper vedere la realtà, saperla apprezzare

Quindi per apprezzare il progresso ed i benefici della propria epoca, è necessario sganciarsi da queste mentalità fuorvianti:
  1. Saper vedere oltre il proprio ristretto "orticello".
  2. Saper valutare tutti i pro e contro.
  3. Non pretendere la perfezione.
  4. Avere aspettative realistiche e saper riconoscere i propri limiti.
Ed inoltre, saper apprezzare tutti gli aspetti positivi, invece di darli per scontati. Facendo questo, diventa chiaro che - per molti versi - non siamo mai stati meglio!

Attenzione: quando faccio notare che il mondo non sarà mai perfetto, o che una certa sofferenza è inevitabile, non intendo incoraggiare la rassegnazione; è sempre possibile fare progressi. Suggerisco però di apprezzare tutto quello che c'è di buono, e di cercare di migliorare quello che non va. Ricordando che lamentarsi è soltanto uno spreco di energia che non produce cambiamenti.


"E' un dato di fatto che le persone amano lamentarsi, specialmente di quanto sia terribile il mondo moderno rispetto al passato.
Ma si sbagliano quasi sempre."

(Steven D. Levitt e Stephen J. Dubner, "SuperFreakonomics")

"E' meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione."
(Albert Einstein)

"Invece di lamentarsi dell'oscurità è meglio accendere una piccola lampada."
(Lao Tzu)


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