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L'amore ti arricchisce la vita, ma non te la risolve

Molti cercano accanitamente qualcuno che li ami, come se fosse il loro desiderio più importante o unico, e si aspettano che una volta trovato saranno pienamente felici. Ma dopo che l'hanno incontrato, curiosamente, alcuni ritornano ad uno stato di insoddisfazione, frustrazione o negatività simile a come stavano prima - magari dopo una breve "bolla" di felicità iniziale - e ricominciano a lamentarsi.
Eppure hanno trovato ciò che cercavano (anche se forse non esattamente uguale a come avrebbero voluto; del resto l'amore non è mai perfetto, anche quando è autentico). Forse in questi casi qualcosa non quadra...

Ovviamente parlo di casi in cui il partner ama sinceramente, non per finta. Ed in cui c'è una sufficiente compatibilità tra i due. E' chiaro che se l'amore c'è a parole ma non nei fatti, oppure è disfunzionale, o i due sono incompatibili, la relazione non può funzionare.
Ma non sto parlando di quei casi; parlo di quelle relazioni in cui l'amore c'è, è reale e funziona... eppure chi lo cercava rimane tormentato e infelice.

L'amore non ti risolve la vita

La mia spiegazione è che, in molti di questi casi, la persona che pativa la mancanza d'amore aveva anche altri problemi seri:
  • Magari non si piace, si detesta, non si stima o non si accetta per come è.
  • Forse vive una vita che non gli piace, o che addirittura gli fa schifo.
  • Magari odia il suo lavoro, o vive in una famiglia "tossica".
  • Forse ha un vuoto esistenziale, non sa cosa fare della sua vita, non trova un senso.
  • Oppure ha dentro una sofferenza profonda e inspiegabile, una tristezza di fondo, una mente dominata da conflitti e "demoni interiori".

In tutti questi casi, anche un amore sincero non può bastare a cancellare quanto sopra; quei problemi continueranno ad esistere, ed a farsi sentire. Però spesso la persona che cerca l'amore si illude che esso cambierà l'intera sua vita in meglio (e/o non vuole riconoscere di avere altri problemi che non c'entrano con l'amore).

L'amore non cambia come sei

Un amore intenso può certamente nutrirci, innalzarci, aiutarci a fiorire. Ma da solo non ci trasformerà in una persona migliore (*). Se dentro di me ho qualcosa che mi tormenta, l'amore non lo farà sparire come per magia:
  • Se non ti piaci, sentirti dire "Sei stupenda" non ti farà cambiare idea. Hai bisogno di imparare ad apprezzarti.
  • Se non ti stimi, sentirti dire "Sei davvero in gamba" non ti convincerà. Hai bisogno di crederci tu.
  • Se trovi la tua vita deprimente, resterà deprimente anche se qualcuno ti ama. Hai bisogno di trasformarla.
  • Se sei circondato da persone negative o che ti maltrattano, avere vicino qualcuno che ti ama ti darà sollievo, ma quelle persone ti faranno star male comunque. Hai bisogno di allontanarle, o allontanarti tu.
  • Se la tua vita sembra non avere alcun senso, non sarà l'amore a dartelo. Hai bisogno di trovarlo dentro di te.
  • Se porti dentro di te un grande dolore o disperazione, magari a causa di traumi o ferite emotive, l'amore ti aiuterà ma non potrà "salvarti". Hai bisogno di curare le tue ferite interiori.

Se ti aspetti che essere amato risolverà tutti questi problemi al posto tuo, resterai quasi certamente deluso.

(*) Per diventare una persona migliore, incluso più realizzata e felice, è necessario un lavoro di crescita ed evoluzione personale - che solo la persona stessa può fare. Gli altri, incluso un partner amorevole, possono solo favorire questo processo.

L'amore non vince tutto

Molti attribuiscono all'amore un potere "taumaturgico", ovvero di poter guarire ogni male e risolvere ogni afflizione. D'altronde la letteratura romantica è piena di promesse per cui l'amore può fare qualsiasi cosa, a partire dall' "Omnia vincit amor" (L'amore vince su tutto) di Virgilio.
Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le persone tristi e infelici spesso ricercano disperatamente l'amore, nella speranza che risolva tutte le loro sofferenze.

Purtroppo non è realmente così; l'amore può fare molto ma non tutto. Per esempio l'amore:
  • Non può far stare bene insieme due persone altamente incompatibili, oppure troppo problematiche o immature o disfunzionali.
  • Non può risolvere tutti i problemi interiori di una persona (il partner non è un terapeuta).
  • Non può cambiare chi non vuole cambiare (casi di "Sindrome della Crocerossina", o di amanti che inseguono invano persone sposate).
  • Non può salvare chi si è in qualche modo "perduto": la storia è piena di persone che si sono suicidate, o sono morte per eccessi di alcol o droghe, nonostante avessero intorno persone che li amavano.
In tutti questi casi "L'amore non basta" (un concetto talmente assiomatico che è anche il titolo di molti libri; vedi anche in inglese "Love is not enough").

“L'amore non può risolvere
tutti i problemi
di una persona”

... Ma io ci credo lo stesso

Il guaio di molte persone è che si attaccano a quell'aspettativa romantica, per cui vedono l'amore come una "salvezza" o un antidoto ad ogni loro angustia. Questo è particolarmente vero in persone immature, fragili o che rifiutano di riconoscere le proprie difficoltà, o di prendersene la responsabilità; per cui ricercano soluzioni esterne a loro.
Quando però l'amore, una volta trovato, si riveli deludente o insufficiente a sanare ogni loro ferita, queste persone facilmente se la prendono col partner, accusandolo di non amarle abbastanza o di altre mancanze. Nella loro mente, in fondo, l'amore dovrebbe essere "magico"; per cui se l'amore del partner è limitato (com'è umano che sia), la colpa dev'essere del partner stesso - e non delle proprie aspettative esagerate.

Non era la persona giusta

Un altro tipo di negazione della realtà che questo tipo di persone può avere, è spiegare la propria infelicità persistente - nonostante l'amore ricevuto - con la convinzione che il partner non sia "la persona giusta". L'infelicità non viene quindi riconosciuta come proveniente da dentro di loro (come in effetti è, ed è sempre stata); bensì viene di nuovo attribuita a cause esterne.
Costoro si convincono che "La persona giusta mi renderà sempre felice", per cui ogni infelicità viene letta come sintomo dell'inadeguatezza del partner. Quindi possono tendere a saltare da un partner all'altro, sempre sperando che il nuovo si riveli finalmente "quello giusto".

Innamorati per sempre

Una versione estrema di questa tendenza, si ha quando l'innamoramento viene visto come condizione ideale e necessaria, per cui queste persone vogliono essere sempre innamorate (ciò perché l'innamoramento produce un esaltante benessere, simile all'assunzione di droghe, che probabilmente è l'unica condizione in cui la loro infelicità sembra svanire temporaneamente).
Quando l'innamoramento però si spegne (come sempre accade prima o poi), il loro malessere ritorna e costoro magari dicono che "E' finito l'amore", cercando poi di ritrovare l'innamoramento con un nuovo partner.

Ovvio ma non sempre visibile

Mi rendo conto che questa tesi può suonare ovvia: se qualcuno è pieno di problemi da single, continuerà ad avere problemi anche quando in coppia. Non è però così ovvia per chi crede che l'amore possa fare miracoli, per chi rifiuta la responsabilità della propria sofferenza (ed ha quindi bisogno di dare la colpa ad altri), o per chi si ritrovi dentro questo tipo di relazioni.
Quello che appare ovvio razionalmente, può essere invisibile se si è preda di forti emozioni, profonda sofferenza o la condizione estatica dell'innamoramento: tutti fattori che possono ingannarci.

L'inganno delle aspettative romantiche

Se mi aspetto che l'amore risolva tutte le mie mancanze, ma ciò non accade, tenderò a dare la colpa al partner - il cui amore non sembra all'altezza dei miti romantici - piuttosto che alle mie aspettative. Magari penserò che dovrebbe sforzarsi di più, amarmi meglio, mettermi sempre al primo posto... un lamento comune (specie da parte femminile) è "Tu non mi ami abbastanza!"; ma sarà proprio così, o magari c'è sotto una aspettativa idealizzata, od altri tipi di mancanze o sofferenze?
Oppure potrei sperare che un nuovo partner ed un altro amore potrebbero finalmente compiere il "miracolo".

L'inganno della negazione

La nostra mente tende sempre a proteggerci, a volte anche mentendo o negando la realtà (vedi per esempio i "meccanismi di difesa" identificati da Freud). Per questo molte persone piene di problemi tendono a negare di averli, a nascondersi dietro alibi, oppure a scaricare la colpa sugli altri (vittimismo).

L'inganno dell'innamoramento

Se amo perdutamente una persona ma questa continua ad essere insoddisfatta o inquieta, potrei credere che il mio amore non sia abbastanza. In fondo chi ama vorrebbe fare qualsiasi cosa per rendere felice l'amato (e teniamo conto che l'innamorato vede la persona amata come perfetta, quindi è più probabile che incolpi se stesso che l'altro).
E' solo dopo che la fase dell'innamoramento sia passata che, di fronte alla continua insoddisfazione del partner, chi ama potrebbe cominciare a chiedersi se il problema non sia in se stesso ma nel partner.

“Se mi aspetto che l'amore
risolva le mie mancanze,
ma ciò non accade,
darò la colpa al partner”

Sarò felice quando...

Qualcosa di simile avviene quando colleghiamo la nostra felicità a qualche condizione futura: "Sarò felice quando avrò / sarò / accadrà X". Come per l'amore, a volte immaginiamo che un certo obiettivo potrebbe finalmente appagarci, oppure spazzare via la nostra insoddisfazione. Quando però raggiungiamo l'obiettivo ma restiamo delusi, potrebbe essere per i seguenti motivi.

L'obiettivo non era davvero mio, ma altrui

A volte ci lasciamo convincere dalle persone vicine, o dalla società, che una certa conquista sia quella giusta per noi. Per esempio se i miei genitori sono ossessionati dall'idea di avere un figlio dottore, potrei aver "incorporato" quell'obiettivo anche se non è realmente una mia ambizione; in questo caso diventare dottore mi darà un senso di vuoto invece che di appagamento, perché non me ne è mai realmente importato.

Ho sopravvalutato l'obiettivo

A volte ci convinciamo che qualcosa ci renderà finalmente felici: il benessere economico, il successo professionale, possedere una abitazione, il matrimonio, avere figli, diventare famoso, ecc. Spesso però non funziona o funziona solo in parte: la soddisfazione è minore del previsto, restiamo ancora inquieti, o continuiamo a provare un senso di mancanza.
  • Questo può accadere per aver sopravvalutato l'appagamento dovuto all'obiettivo (molti credono che la ricchezza li renderà felici, ma non è proprio così; i figli a volte portano più fatica e frustrazione che soddisfazione, ecc.).
  • Oppure abbiamo creduto che l'obiettivo avrebbe "magicamente" risolto ogni nostro senso di vuoto o infelicità (un po' come per l'amore nei casi visti prima). Ma, di nuovo, se ho un problema "interno" questo non verrà risolto da un fattore "esterno" (se non mi piaccio, non mi stimo o mi sento indegno d'amore... non ci sarà somma, casa o partner che possa sanare quelle ferite).

Non esistono soluzioni "magiche"

In sintesi, non ci sono soluzioni magiche ai grandi problemi che ci portiamo dentro. Naturalmente è bello crederci, perché una "ricetta segreta" o "pillola miracolosa" o "amore onnipotente" risolverebbe ogni nostra mancanza o dolore senza sforzo (ed è una prospettiva così seducente che molti cercano di venderci tali illusioni, e non di rado ci riescono). Questo tipo di auto-inganno, ben noto in psicologia, è definito come "pensiero magico" (è lo stesso alla base della superstizione).

Qual è quindi una via più saggia?
  • Prima di tutto, essere realistici e onesti con se stessi nelle proprie aspettative, così da non inseguire "arabe fenici" o sprecare grandi energie verso obiettivi che poi ci deludono.
  • Poi, apprezzare sempre l'amore che abbiamo nelle nostre vite (anche quello modesto o imperfetto; senza saremmo comunque più poveri), senza aspettarci che faccia miracoli. In fondo il partner è un essere umano limitato come noi, non un mago.
  • Infine, ammettere i propri problemi interni ed assumerci la responsabilità di sanarli (magari anche con l'aiuto degli altri, certo; ma il compito rimane nostro).

Impara a prenderti cura di te stesso

Ricordiamo che "La vita è sofferenza" (Budda), per tutti. Avere problemi non ci rende sbagliati, ma solo umani. E' bene imparare a chiedere supporto quando ne abbiamo bisogno (in particolare i maschi hanno spesso difficoltà a farlo), ma senza aspettarsi miracoli né scaricare i propri problemi sugli altri. Siamo pienamente adulti solo quando ci prendiamo la responsabilità dei nostri bisogni e difficoltà, e ci impegniamo attivamente nel prendercene cura.

"Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto."
(Robin Norwood, "Donne che amano troppo")

"Ogni relazione sana si basa su due persone che hanno una relazione sana con se stessi.
Ogni relazione tossica risulta da almeno un partner avente una relazione tossica con se stesso."

(Mark Manson)

"Ti ho amato perché era più facile che amare me stessa."
(Nayyirah Waheed)


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Le brave persone sono la maggioranza, ma non fanno notizia

Oggi ho letto un post di uno dei miei autori preferiti, Mark Manson, con un messaggio che mi piace condividere (vedi sotto). Questo messaggio ci ricorda che la maggior parte degli individui sono brave persone, e spesso si spendono a beneficio degli altri... però non fanno notizia, mentre gli eventi negativi sì. Per cui ad uno sguardo superficiale ci sembra che il mondo sia pieno di "male".
Ma in realtà il "bene" è molto più frequente del "male" (anche perché in caso contrario ci saremmo già estinti). Però per come funzionano i media, e la mente umana, il bene di rado fa notizia, mentre il male ci salta agli occhi. In altre parole, il male è vistoso mentre il bene risulta per lo più invisibile.

Il male fa notizia; il bene no

Di seguito il testo del post di Manson (su LinkedIn, tradotto da me). In sintesi, riporta alcuni esempi di notizie "scandalose" - che tutti i media hanno riportato - e poi tre gesti eroici di persone comuni - che ben pochi hanno riportato.
«Un adulto che fa una scenata da Starbucks diventa virale. Il dirigente che lavora fino alle 23 per non licenziare nessuno rimane invisibile. Le persone sono generalmente buone - ma questo il tuo algoritmo non te lo mostrerà mai.
Scommetto che hai sentito parlare di tutte queste storie virali l'anno scorso:
  • La "Karen" fuori di testa che, ad una partita dei Phillies, urla parolacce a un padre e pretende che il figlio dia a lei la palla del fuoricampo appena presa (proprio il giorno del compleanno del bambino).
  • Il dirigente e la responsabile delle risorse umane, sposati (ma non tra loro), sorpresi a scambiarsi effusioni dalla "kiss cam" al concerto dei Coldplay.
  • La passeggera su un volo Southwest, che si aggrappa ai capelli di una donna come un pitbull selvatico alla caviglia di un postino, perché era arrabbiata per il suo posto.

Ma hai sentito parlare di una delle storie seguenti?
  • Una mattina del 2007, mentre aspettava la metropolitana di New York, un uomo ha avuto un attacco epilettico ed è caduto sui binari davanti a un treno in arrivo. Wesley Autrey, operaio edile di 50 anni ed ex militare della Marina, è saltato al volo sui binari, ha spinto l'uomo in una rientranza e lo ha coperto con il suo corpo, mentre il treno rombava sopra entrambi, a pochi centimetri dalle loro teste. Entrambi sono sopravvissuti.
  • Kennis Goodman, corriere di DoorDash di 34 anni ed ex militare dell'Aeronautica, stava ritirando la prima consegna della giornata quando un uomo è entrato in una farmacia Walgreens in Carolina del Sud con un coltello, ed ha iniziato ad accoltellare i clienti. Goodman si è avventato contro l'uomo, lo ha allontanato da una vittima con un calcio, lo ha placcato, gli ha strappato il coltello di mano e lo ha tenuto fermo fino all'arrivo della polizia.
  • William Rubio, operaio di 37 anni del Kentucky addetto alla manutenzione, ha visto un autoarticolato avvolto da fiamme alte due metri su un'autostrada dell'Arizona. Ha attraversato lo spartitraffico, si è arrampicato sul blocco motore in fiamme e, come una sorta di Superman, ha sfondato il parabrezza a mani nude, riuscendo a liberare l'autista. Circa 15 secondi dopo essersi allontanati dal veicolo, questo è esploso.

Le prime tre notizie sono state viste da decine di milioni di persone entro 48 ore. Le successive tre sono state pubblicate più che altro da giornali locali e nessuno le ha lette.
L'indignazione si diffonde all'istante, mentre descrivere l'eroismo richiede due paragrafi di contesto. Ma noi vediamo solo la prima, perché gli algoritmi sono progettati per promuovere ciò che condividerete nei prossimi 10 secondi.»
Manson riprende lo stesso tema in questo articolo, con una serie di spiegazioni a supporto.

Il mondo è migliore di come ci sembra

Visto che molte persone tendono ad una visione pessimistica e scoraggiata, ritengo importante ricordare che è piuttosto vero il contrario: il mondo è migliore di come ci appare, perché i media ne riportano una versione selettiva e negativa.
Tutti parlano dell'assassino, del politico corrotto, della multinazionale che inquina, delle violenze o dei conflitti armati. Quanti parlano invece delle brave persone? Dei genitori che amano teneramente i figli, dei vicini che si aiutano, dei volontari, dell'azienda che premia i suoi dipendenti, dei gesti di gentilezza gratuita...?
E non serve andare tanto lontano: la Rete è piena di persone disposte ad aiutare gli altri, a condividere informazioni utili, a proporre soluzioni ai problemi, od anche solo ad offrire qualche parola di conforto.

Certo i comportamenti positivi possono sembrarci "normali", e magari li diamo per scontati. Ma così facendo tendiamo a non apprezzarli, ad ignorarli, oppure li dimentichiamo... ed ecco allora che il "male", che ci impressiona e non si dimentica, ci apparirà come la norma anche quando è invece l'eccezione.

“Le persone sono
generalmente buone;
ma il tuo algoritmo
non te lo mostrerà mai”

Cosa intendo con "brave persone"

Semplificando, considero tale chi si comporta in genere con gentilezza, riguardo, attenzione e cura verso le altre creature (non necessariamente umane) - ed in tal modo compie il "bene". Dal punto di vista cristiano è l'applicazione della carità (che è un sinonimo di amore), la maggiore delle virtù teologali:
"Queste dunque le tre cose che rimangono:
la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità!" (1Corinzi 13,13)
Magari fatta anche solo di piccoli gesti, ma che comunque fanno una differenza.
O per citare un concetto del Dalai Lama che mi è molto caro: "La mia religione è molto semplice. La mia religione è la gentilezza."

Con questo non intendo dire che una brava persona sia sempre buona, gentile e disponibile. Non sto parlando di persone perfette, né di "santi"; questi certo sono ben pochi.
Parlo di persone che, per quanto possono, cercano di essere buone e di fare del bene - o almeno ci provano. E che si sforzano di non fare del male (anche se magari non sempre ci riescono). Un cristiano le chiamerebbe "di buona volontà" (citando una nota preghiera). Qualcuno più esigente potrebbe definirle "persone decenti". Sono quelle persone che siamo contenti di avere nella nostra vita, perché la rendono più lieta, leggera o quantomeno sopportabile. Quelle che ci sorridono; che ci tendono una mano quando cadiamo; che ci abbracciano quando siamo tristi; che ci incoraggiano invece di criticarci (se vi par poco...!).

Esempi di male famoso e bene invisibile

Di seguito alcuni esempi di casi dove il "male" è noto a tutti, o messo in evidenza, mentre il "bene" è ignorato o sconosciuto ai più.

Hitler, SS, nazismo

Tutti conoscono Adolf Hitler, o le sue "SS" (Schutzstaffel), che vengono - giustamente - additati come esempi del male supremo.
Ma quanti conoscono i nomi delle centinaia o migliaia di eroi che, a quei tempi, hanno rischiato la vita per salvare qualcuno? Prima del film "Schindler's list" di Spielberg, quanti conoscevano la storia di Oskar Schindler? Ed anche in Italia, quanti conoscono la figura di Giorgio Perlasca, che salvò oltre 5.000 ebrei in Ungheria?

Criminalità in calo

Ogni giorno TV, notiziari e social media riportano svariati crimini (magari anche risalenti ad anni fa). L'impressione che ne ricaviamo è di un mondo costellato da delitti.
Eppure la criminalità è in declino da molto tempo; l'Italia è tra i Paesi europei con meno omicidi (anche di donne). Ma questo quasi nessuno ce lo ricorda. Così moltissime persone sono convinte che il crimine vada aumentando, mentre in generale è vero il contrario.

Premiazioni di atti di bontà o eroismo

Ci sono diverse istituzioni che premiano atti di bontà, generosità od eroismo; ma quasi mai ne sentiamo parlare. Per esempio il Carnegie Hero Fund (fondato nel 1904 per gli USA, e successivamente esteso a vari stati europei, inclusa l'Italia), premia le persone che compiono atti straordinari di eroismo. Nonostante operi da più di un secolo ed abbia conferito oltre 10.000 riconoscimenti, quanti sono a conoscenza di questo Fondo, o di simili istituzioni?

Generosità su piccola scala

Ma la generosità non si esprime solo in atti eroici o estremi. Un sondaggio condotto da Abhijit Banerjee ed Esther Duflo, due premi Nobel, mostra come tante persone siano sensibili alla sofferenza altrui: circa il 60% degli intervistati, provenienti dai paesi ricchi, sarebbe disposto a rinunciare fino allo 0,5% del proprio reddito se ciò bastasse ad eliminare la povertà estrema nel mondo (The Economist, "One neat trick to end extreme poverty", 9/04/2026).

Il cattivo fa notizia

Il personaggio (immaginario) del cannibale psicopatico Hannibal Lecter ha affascinato milioni di persone, ed è stato rappresentato in opere letterarie e cinematografiche di ampio successo. Lo stesso vale per altri personaggi - reali o di fantasia - come Jack lo Squartatore e il Joker di Batman. E' evidente che i "cattivi" accendono la nostra immaginazione.
Esistono però anche opere che raccolgono atti reali di bontà, generosità e gentilezza. Per esempio c'è la serie "Brodo caldo per l'anima" (Armenia ed.) ed altre simili. Leggendo questi libri è difficile non commuoversi davanti a così tanti esempi di umano altruismo. Ma quanti conoscono queste opere? Quanti ne parlano?

(pochi) Uomini cattivi, (molti) uomini buoni

Ritroviamo lo stesso atteggiamento da parte femminista: parlano solo degli stupratori e degli uomini violenti o assassini (che sono una minoranza minuscola: in Italia i "femminicidi" ogni anno sono lo 0,0003% della popolazione femminile). Mai di tutti gli uomini buoni, gentili, generosi e che magari rischiano la propria vita (*) per aiutare gli altri, donne incluse. Anche in questo caso, vengono evidenziati i pochi uomini disprezzabili e si dimenticano i molti uomini ammirabili.

(*) Da notare che la maggioranza di atti eroici proviene da uomini (vedi gli esempi di Manson; "92% degli atti di eroismo è stato compiuto da maschi"); perché gli uomini sono più audaci, più inclini a rischiare (a causa del maggior testosterone), e più disposti a sacrificarsi per gli altri.

“Tutti conoscono Adolf Hitler.
Quanti conoscono Oskar Schindler
o Giorgio Perlasca?”

E se non vedo le brave persone?

Alcuni obietteranno che loro non vedono tutte queste brave persone, quindi il discorso di questo post apparirà loro falso o privo di senso. Il problema è che la percezione soggettiva non sempre corrisponde ai fatti: qualcosa può essere vero (fatto) anche se io non lo conosco (ignoranza), se a me non sembra (percezione), o se a me è successo il contrario (esperienza personale).
  • La convinzione istintiva "Me lo sento, quindi è vero!" è una distorsione percettiva (potrei benissimo sentire cose non reali o improbabili; l'ipocondriaco, il paranoico o il fanatico religioso sono solo gli esempi più vistosi).
  • Oppure, la mia esperienza potrebbe essere l'eccezione e non la regola: magari sono stato sfortunato ed ho incontrato sempre individui pessimi... ma ciò ovviamente non capita a tutti. Però se io considero solo la mia esperienza, a me sembrerà che valga in generale per chiunque.
Se non vedi la maggioranza di brave persone di cui parlo qui, di seguito offro tre spiegazioni primarie.

1. Hai incontrato poche brave persone

Nel tuo ambiente, o nella tua esperienza personale, oggettivamente hai incontrato poche brave persone. Questo può succedere in situazioni particolarmente negative: pensiamo ad un paese colpito da una guerra civile, in società afflitte dalla criminalità, od anche "solo" il crescere in una famiglia disfunzionale e tossica. Ma queste situazioni sono l'eccezione e non la regola.

2. Traumi e ferite emotive

Esperienze molto negative (come quelle al punto 1) possono provocare traumi o "ferite emotive" inconsci. Queste ci influenzano e possono indurci a ricreare (inconsapevolmente) le situazioni che ci hanno ferito nel passato; quindi magari poi ignoriamo le brave persone (che a noi appaiono noiose o "strane") e ci attacchiamo a quelle malsane (perché hanno un comportamento a noi familiare).

3. Tendi ad ignorare le brave persone

Oppure, noti molto più spesso le persone negative perché la tua attenzione si concentra su di esse (cosiddetto "bias di attenzione") ed invece tendi ad ignorare le brave persone, o non te le ricordi.
Nel caso di persone traumatizzate (punto 2), queste spesso filtrano la realtà attraverso le "lenti" del loro trauma, quindi in modo distorto: se sono stato ingannato tutti mi sembreranno inaffidabili, se sono stato oppresso dai giudizi ogni opinione mi suonerà sprezzante, ecc.

Nei casi 2 e 3 il problema è una percezione soggettiva e deformata della realtà; come espresso all'inizio, molti tendono ad ignorare gli eventi positivi e si concentrano invece su quelli negativi. Per questo è importante non fermarsi alla prima impressione, od alle reazioni di pancia, ed invece informarsi sui fatti, da più fonti; nonché prendere con scetticismo i sensazionalismi dei media (che si concentrano sugli eventi negativi per ragioni commerciali).

Ma sei proprio sicuro?

Sono assolutamente certo che la maggioranza siano brave persone? Ovviamente no, perché non è un tema che può essere definito con certezza scientifica. Ma diversi esperti sono concordi che la maggioranza degli individui sia tendenzialmente buona o decente (come in questa analisi approfondita del dottor Steve Rose).
Inoltre, alcuni fraintendono "maggioranza" credendo voglia dire "quasi tutti". Ma il 51% è già maggioranza. Per cui non sostengo che "quasi tutti siano brave persone"; bensì, che più della metà lo sia.

Quello che sappiamo per certo, però (vedi l'inizio o la lista di esempi sopra), è che il male è sulla bocca di tutti, mentre il bene è molto spesso ignorato - per cui il bene è sicuramente molto maggiore di quanto appare a prima vista. Questo rende la mia tesi plausibile, se non probabile.
Ma c'è un'ulteriore ragione per credervi: perché rende la tua vita migliore.

Perché è importante vedere il bene

Queste mie osservazioni potrebbero sembrare superflue; in fondo, sapere che ci sono tante brave persone non mi risolve i problemi, e non cambia il mondo. Ma io sono convinto che invece sia utile, perché come considero il mondo cambia il modo in cui lo approccio, nonché il mio stato d'animo:
  • Se credo che il mondo sia pieno di orrore e persone terribili sarò angosciato, ansioso e pessimista; di fronte alle opportunità sarò diffidente o le eviterò.
  • Al contrario, se credo che al mondo ci siano tante brave persone, sarò più sereno e positivo; affronterò le opportunità con fiducia e ottimismo - il che porterà a maggiori successi (è stato dimostrato che le persone ottimiste vivono meglio).

Questo concetto è riassunto nella citazione "La più importante domanda che possiamo porci è se l'Universo in cui viviamo sia un luogo amichevole od ostile", attribuita ad Albert Einstein. Proprio perché se vediamo il mondo in un modo oppure nell'altro, ciò cambierà radicalmente l'atteggiamento con cui affrontiamo la vita.

"La fiducia nella bontà degli altri è una non piccola testimonianza della propria bontà."
(Michel E. de Montaigne)

"La gentilezza nelle parole crea fiducia; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel sentimento crea amore."
(Lao Tzu)

"Se nel prossimo vedi il buono, imitalo; se nel prossimo vedi il male, guardati dentro."
(Confucio)


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Red o green flag? 15 segni che rivelano persone di qualità

In inglese si usa il termine "red flag" (letteralmente "bandiera rossa") per indicare i "segnali d'allarme" negativi che possono metterci in guardia da persone poco affidabili, male intenzionate o pericolose. Di converso, si parla di "green flag" ("bandiera verde") in presenza di segnali positivi che rivelano persone affidabili, di qualità e che possono arricchire la nostra esistenza.
Nel corso del post userò i termini "bandiera rossa" e "bandiera verde" per indicare questi due tipi di segnali.

Osserviamo questi segnali specialmente in ambito relazionale (sia amicale che sentimentale), per selezionare le persone da frequentare e quelle che è meglio evitare. Sarebbe ragionevole considerare entrambi i tipi di segnale, ma ho notato che il più delle volte le persone si concentrano sui segnali negativi. In un certo senso è naturale:
  • Le "bandiere rosse" ci appaiono stridenti, inquietanti, clamorose. Sono "emotivamente rumorose"; è come se gridassero "Pericolo!"
  • Invece le "bandiere verdi" sono meno appariscenti, più sottili. Non ci colpiscono; sussurrano.

Circondati da "bandiere rosse"

In generale, gli esseri umani restano focalizzati su ciò che non funziona. Su ciò che è tossico. Su ciò che è doloroso. Scorrono i loro social network alla ricerca di nuove bandiere rosse come se si stessero preparando all'arrivo dell'apocalisse. Se ci fissiamo sul trovare bandiere rosse, le vedremo ovunque (ed i media sono specializzati nell'evidenziarle).
Di nuovo, questo è parte di come funziona la nostra mente: si concentra sul negativo nel tentativo di evitare i pericoli e farci sopravvivere. Ciò è stato utile per milioni di anni, quando vivevamo circondati da tigri feroci, tribù nemiche ed infinite minacce naturali. Ma il problema è che ai giorni nostri i veri pericoli sono rari; per cui questa "inclinazione al negativo", più che proteggerci, ci rende ansiosi, diffidenti, ostili ed angosciati.

“Lo scopo della paura è proteggerci,
non renderci felici”

Troppo selettivi vuol dire soli

E, in ambito relazionale, ci rende anche più soli. Finché ci concentriamo sul negativo, troveremo difetti e mancanze in ogni persona; quindi tenderemo a ignorarle o allontanarle. A livello sentimentale molti - le donne in special modo - operano una severa selezione, scartando potenziali partner appena scorgono una bandiera rossa.

Ma ovviamente nessuno è perfetto - noi inclusi - perciò questo approccio risulta fallimentare. E' basato sulla paura, e lo scopo della paura è proteggerci, non renderci felici. Finché ascoltiamo la paura, eviteremo molti pericoli (e nemmeno tutti) ma ci sentiremo vuoti, annoiati ed inariditi.

Dal rosso al verde

Invece, suggerisco di porre molta più attenzione alle bandiere verdi: sono quelle che ci aiutano a identificare le belle persone, quelle che vale la pena avere vicine, quelle che ci fanno sentire apprezzati, appagati ed amati.

Spesso ignoriamo i segnali positivi perché sono "poco eccitanti": sono noiosi, o troppo sottili, o blandi, o ci sembrano "troppo sani". Quindi ci facciamo poco caso.
Invece siamo eccitati dal pericolo, dal mistero, dal brivido, dalle sfide. E così spesso finiamo con lo "schiantarci contro un muro" (in senso emotivo, ma non meno doloroso): inseguendo la "bellona sexy ma stronza", o "l'affascinante bastardo".

Quando ci siamo schiantati un numero sufficiente di volte, e abbiamo raccolto i frantumi sparsi del nostro cuore, potremmo arrivare a dire "Così non funziona. Ci dev'essere un modo migliore".
Un modo migliore è proprio quello di concentrarsi sulle bandiere verdi; notarle, farci caso, dar loro il peso che meritano.


15 bandiere verdi da notare e apprezzare

Di seguito elenco 15 segnali positivi che dovrebbero farti fermare e dire "Caspita, che bella persona. Questo sì che è qualcosa di valore. Voglio più cose come queste nella mia vita".

  1. Ti chiamano anche quando non fa loro comodo
  2. Ti accolgono quando sei onesto o scomodo
  3. Si assumono la responsabilità senza mettersi sulla difensiva
  4. Non ti senti scarico dopo aver parlato con loro
  5. Non tengono una "contabilità" del dare e avere
  6. Le loro parole ed azioni sono coerenti
  7. Sono gentili con le persone umili, o che non possono dargli nulla
  8. Ridono di se stessi
  9. Ti senti al sicuro nel dire "No" di fronte a loro
  10. Non cercano di "aggiustarti"
  11. Celebrano i tuoi successi senza insicurezza
  12. Si scusano con sincerità
  13. Ti accettano anche quando sei noioso
  14. Ascoltano più di quanto parlino
  15. Ti lasciano crescere, anche se significa allontanarsi

1. Ti chiamano anche quando non fa loro comodo

Mandare un messaggio è facile. Mettere un "Like" su un post è facile. Rispondere quando non si ha altro da fare è facile.
Ma qualcuno che ti chiama anche quando è impegnato, stanco o in difficoltà, perché sa che ne hai bisogno, e sta ad ascoltarti: quello è faticoso, ed è raro. E' prezioso. Quella è una persona per cui sei importante, che tiene a te, anche quando non ne ricava qualcosa.
Oppure la persona che ti sorride con calore, ti poggia la mano sulla spalla, ti offre una frase di incoraggiamento - perché percepisce che sei triste o abbattuto.

Non è tanto la chiamata o il sorriso: è l'attenzione per noi, e l'impegno a fare qualcosa anche se richiede uno sforzo.

2. Ti accolgono quando sei onesto o scomodo

Magari hai detto qualcosa di franco e spiazzante. Forse sgradevole. Persino imbarazzante - ma comunque sincero.
E questa persona... non si allontana. Non si chiude. Non fa finta di niente.
Invece ti ascolta, attenta. Ci pensa su. Ti chiede spiegazioni perché vuole capire. Ti ringrazia per la tua onestà. Anche se non è d'accordo, accoglie il tuo punto di vista.

La maggior parte delle persone vuole una versione di te "ottimizzata": sanificata, confortevole, rassicurante. La versione che fa bella figura in pubblico. Che non imbarazza. Che non solleva problemi.

Ma quando incontri qualcuno che lascia spazio ai tuoi "spigoli", alle tue verità scomode, a quello che ti tormenta? Che non si ritrae davanti ai tuoi "lati oscuri"?
Quello è qualcuno con cui puoi lasciarti andare e mostrarti per intero; qualcuno che non ti abbandonerà nei momenti bui.

3. Si assumono la responsabilità senza mettersi sulla difensiva

Quando sono in torto: niente scuse. Niente ego. Nessun "Sì, ma, però...".
Solo un semplice: "Ho sbagliato. E' colpa mia. Sistemerò tutto".
La capacità di ammettere i propri errori, ed il coraggio di chiedere scusa.

Se ti è mai capitato di avere un/a partner, o un collega, o un genitore che non ha mai ammesso di essere in torto, sai quanto questa capacità sia rara. E inestimabile.

Assumersi le proprie responsabilità non è debolezza. E' maturità; è comportarsi da veri adulti.
Richiede una profonda forza interiore, che si presenta come umiltà.

4. Non ti senti scarico dopo aver parlato con loro

Il tuo stato d'animo non mente; rivela l'effetto che gli altri hanno su di te.
Anche quando sorridi e fai finta che tutto va bene, anche quando ti sforzi di essere gentile ed educato, il tuo stato d'animo - quella sensazione dentro il tuo corpo - ti indica come ti senti veramente.
  • Alcune persone ti lasciano esausto. Riattacchi il telefono e ti senti come avessi appena corso una maratona con uno zaino pieno di pietre. Torni a casa dopo una serata ed hai solo voglia di buttarti sul letto.
  • Altre invece ti caricano. Ti accendono. In loro compagnia avverti un entusiasmo, una gioia, una intensità che di solito non emerge. Ti senti "effervescente". Anche parlando di argomenti difficili, ti senti più leggero, non più pesante.

Non è qualcosa di misterioso. E' il risultato di generosità emotiva, di presenza autentica, di sentirti compreso e apprezzato.
Ed è una bandiera verde brillante.

5. Non tengono una "contabilità" del dare e avere

  • Non ti ricordano ogni favore che ti hanno fatto.
  • Non usano vecchie liti come argomenti contro di te.
  • Non si aspettano di essere ricambiati per quello che offrono.
  • Non dicono: "Dopo tutto quello che ho fatto per te..."

Queste persone danno liberamente, spontaneamente, con gioia.
Perché l'amore non è una transazione. E' una scelta, presa più e più volte, che non ha bisogno di tenere ricevute.
Se incontri qualcuno che ama in questo modo, faresti bene a non perderlo.

6. Le loro parole ed azioni sono coerenti

Tutti sono capaci di parlare, di proporre, di promettere.
Ma far seguire l'azione alla parola? Realizzare quello che hanno detto, in modo coerente? Questo non tutti lo fanno.

Una bandiera verde è qualcuno che dice: "Ci sarò" e si presenta. Non solo quando è facile o gli fa comodo, ma anche quando piove a dirotto, fa un freddo cane - e gli altri hanno preferito restare a casa.

Si tratta di coerenza; di affidabilità; di integrità. E' qualcuno su cui puoi sempre contare, a cui puoi affidarti senza temere di ritrovarti piantato in asso.

7. Sono gentili con le persone umili, o che non possono dargli nulla

Fate caso a come trattano il cameriere o la cassiera. L'addetto alle pulizie. Il ragazzino timido. Il collega che è "un po' indietro". L'anziano al supermercato. Lo sconosciuto che chiede un'informazione.

La gentilezza senza secondi fini è una forma di carattere non comune. Chiunque è capace di essere gentile e disponibile verso le persone da cui desidera qualcosa, o che potrebbero essergli utili in futuro.

Ma chi è gentile quando non ha nulla da guadagnarci? Chi è paziente e disponibile con chiunque, anche quelli che incontra solo per un momento?
Questo è davvero un comportamento da bandiera verde.

8. Ridono di se stessi

Quando incontri qualcuno che sa ridere dei propri errori o mancanze, hai trovato una perla rara.
Significa che non si prende troppo sul serio; che ha fatto pace con la propria imperfezione; che è a suo agio nella sua pelle. E' uno che non pensa di dover essere migliore degli altri, o di dover essere sempre "all'altezza".

Vuol dire che ha imparato ad essere rilassato nella vita. E vuol dire che non dovrai "camminerai sulle uova" ogni volta che lo prenderai in giro, o non sarai d'accordo con lui, o avrai voglia di fargli un'osservazione.
E' uno che, anche quando le cose andranno male, sarà capace di riderci sopra alleggerendo la situazione; invece di mettere il muso, attribuire colpe in giro o prendersela con gli altri.

Umiltà con umorismo? E' un posto sicuro in cui esprimere la propria imperfetta umanità, senza timore di ripercussioni.

9. Ti senti al sicuro nel dire "No" di fronte a loro

Molti hanno difficoltà a dire un "No": temono che gli altri ci rimangano male, che si chiudano, che ci tolgano l'approvazione o l'affetto (in un certo senso, sono tutti timori legati alla paura di abbandono).

Con certe persone, invece, dire di "No" non è un problema: non se la prendono, non ci fanno sentire in colpa, non ci mettono pressione, non ci guardano storto.
Semplicemente lo accolgono. Magari sorridono. Magari dicono un "Grazie per essere stato onesto".

Se qualcuno rispetta i tuoi limiti, senza punirti per averli espressi, è decisamente una bandiera verde.
Perché dire "No" è una forma di rispetto per se stessi. Per cui chi lo accetta ci sta rispettando; ci sta accettando anche con i nostri aspetti "scomodi". Sapere che puoi dire liberamente "No" a qualcuno vuol dire che con loro sei al sicuro.

10. Non cercano di "aggiustarti"

Se riveli cosa ti tormenta; se racconti loro cosa stai passando; se gli spieghi le sfide con cui ti confronti...
Queste persone non si precipitano a proporre soluzioni. Non cercano di salvarti. Non pensano che dovresti cambiare. Ti ascoltano.

Hanno fiducia nelle tue capacità. Sanno che puoi farcela. Ti offrono la loro comprensione ed il loro incoraggiamento. Se glielo chiedi ti aiuteranno, ma solo se glielo chiedi.

E' il tipo di supporto che sembra un abbraccio, ma senza costrizione; caldo ma aperto. E' in questo modo che senti il loro esserti alleati.

11. Celebrano i tuoi successi senza insicurezza

Quando riesci in qualcosa, ottieni una vittoria o raggiungi una meta ambita, esprimono solo gioia per te. Nessuna invidia, niente frecciatine, niente tentativi di dire "Sai che anch'io..." perché si sentono sminuiti.
In loro c'è solo autentica felicità per la tua vittoria.

Se ti è mai capitato che qualcuno si sentisse messo in ombra quando tu brillavi, oppure ha espresso disappunto o fastidio, od ha mostrato una contentezza solo di facciata... sai che quella gioia sincera è rara.

Una bandiera verde è qualcuno che fa il tifo per te, come se il tuo successo fosse anche il loro successo.

12. Si scusano con sincerità

Se si rendono conto di averti ferito, non si nascondono dietro scusanti o giri di parole, né cercano di cambiare le carte in tavola:
  • Nessun "Perché te la prendi? Stavo solo scherzando".
  • Nessun "Ah, ma mica l'ho fatto apposta!"
  • Nessun "Mi sembra una reazione esagerata..."
Nessun tentativo di far sembrare che sei tu quello manchevole.

Invece, ammettono il loro errore con onesta semplicità: "Capisco che ti ho ferito. Ho sbagliato. Mi dispiace".
Le scuse autentiche non provengono da un senso di colpa. Arrivano dall'empatia. Dicono: "Per me sei più importante del mio orgoglio".

Quello è un tipo di persona che ha fatto un lavoro di evoluzione e maturazione. Una persona con cui si può crescere insieme.

13. Ti accettano anche quando sei noioso

Con loro non devi sempre essere al tuo meglio. Non devi per forza essere divertente, intelligente, brillante, stimolante.
Puoi anche essere stanco. Silenzioso. Demoralizzato, malinconico o pensieroso.
E loro apprezzano comunque la tua presenza.

E' in quei momenti che capisci che c'è un rapporto autentico. Quando l'affetto non è una questione di prestazioni. E' una questione di presenza.

14. Ascoltano più di quanto parlino

In un mondo in cui tutti cercano di dire la loro, che sia dal vivo oppure online, qualcuno che ascolta veramente è raro.
Non aspettano semplicemente il loro turno per parlare. Ti ascoltano davvero, con attenzione, con interesse. Recepiscono quello che gli dici. Ricordano i piccoli dettagli.

Ascoltare qualcuno è la forma più pura d'amore. E quando trovi qualcuno che ti dà quel tipo di considerazione, tienitelo stretto.

15. Ti lasciano crescere, anche se significa perdersi

Queste persone non ti tarpano le ali per tenerti vicino a loro. Non ti sminuiscono per evitare che ti guardi intorno. Non insistono sui tuoi limiti per scoraggiarti a cercare qualcosa di meglio nella tua vita.

Invece, incoraggiano la tua evoluzione, anche se gli potrebbe creare dei problemi. Alimentano la tua fiducia in te stesso, e nelle tue prospettive. Ti incoraggiano a crescere, ad essere felice, a diventare una persona più appagata.
Anche se tutto questo potrebbe portarti a prendere una strada diversa dalla loro.

Perché il vero amore non si basa sul possesso. L'amore ti dona ali per volare, ed anche radici per la tua stabilità - ma ti lascio libero di scegliere cosa preferisci.
E lasciare che qualcuno cresca liberamente è la bandiera più verde di tutte.

"If you love somebody, set them free." (Sting)
(Se ami qualcuno, lascialo libero.)

Eccitazione o benessere?

Le "bandiere rosse" attirano la nostra attenzione. Sono vistose e ci colpiscono. Ci spingono a cambiare l'altra persona (cosa pressoché impossibile), oppure a fuggire.

Invece le "bandiere verdi" parlano a bassa voce: ci sussurrano "Hey, qui c'è qualcosa di valore". Si manifestano con gesti affettuosi, sguardi teneri e azioni silenziose. Non ci fanno richieste. Offrono pace, serenità, benessere (cose che non pochi giudicano "noiose").

Istintivamente siamo attratti dalla passione, dal brivido e dall'intensità. Quindi le bandiere rosse spesso ci suscitano interesse (e trascuriamo il loro aspetto inquietante):
  • "Lei è così sexy ed eccitante (che importa se a volte sembra un po' squilibrata...)"
  • "Lui è così maschio ed intrigante (è anche egocentrico e inaffidabile, ma vabbeh...)"
E sappiamo come va a finire in questi casi, il più delle volte.

Quindi, specialmente se hai già inseguito le bandiere rosse e la loro eccitazione, ritrovandoti poi deluso e ferito, magari potresti scegliere chi ti fa sentire al sicuro, apprezzato e sereno - invece di inseguire il brivido del dramma mascherato da passione.

Attrazione o compatibilità?

Se sei tra quelli che si ritengono "sfortunati in amore"; se sei donna e pensi che "Tutti gli uomini sono stronzi"; se sei uomo e convinto che le donne siano interessate solo alla bellezza o ai soldi... forse è perché ti fai guidare principalmente dall'attrazione fisica, e trascuri i segnali negativi e positivi.
Purtroppo spesso l'attrazione ci fa scegliere un partner sbagliato per noi. Un tempo si diceva che "L'amore è cieco", ma in realtà è l'attrazione ad esserlo. Mossa puramente da istinti evoluzionistici, non è interessata alla nostra felicità, alla stabilità della relazione o alle qualità interiori delle persone.

Se questa è la tua esperienza abituale, magari considerare maggiormente le bandiere rosse potrebbe aiutarti ad evitare le persone che poi ti deludono e trattano male. E concentrarti di più sulle bandiere verdi potrebbe aiutarti a scegliere partner più compatibili con te; anche se a prima vista non ti senti travolto dalla passione.

“Si dice che 'L'amore è cieco',
ma in realtà
è l'attrazione ad esserlo”

Se desideri persone di quel tipo, diventalo tu stesso

Se non incontri mai o quasi mai persone come quelle descritte nella lista, forse è perché tu stesso non hai ancora sviluppato tali qualità. Di solito ci si sceglie "per affinità": tendiamo ad avere intorno persone simili a noi.
Per cui se vorresti avere accanto persone così, puoi iniziare tu stesso a sviluppare quelle capacità: diventare tu stesso quella persona che ammiri. In tal modo tenderai ad attirare persone di quel tipo, e quando le incontri sarai pronto ad essere al loro livello. E, al tempo stesso, aumenterai la tua autostima nella misura in cui ti vedrai diventare quel tipo di persona ammirevole.

Come incontrare il partner giusto per te

Infine, visto che qui parliamo di incontrare persone con cui stare bene, elenco alcuni post dove suggerisco metodi per creare una relazione appagante:

(parte di questo post è liberamente adattata da "15 Green Flags that matter more than Red Flags", di Yousuf Rafi Ahmed)

"La gentilezza è un linguaggio che il muto sa parlare ed il sordo sa ascoltare."
(C.N. Bovee)

"Accettare è la più alta prova di umanità."
(G.K. Chesterton)

"Troppo spesso sottovalutiamo il potere di una carezza, di un sorriso, di una parola gentile, di un ascolto attento, di un complimento sincero, o del più piccolo gesto di premura; tutti gesti che hanno il potenziale di cambiare una vita."
(Leo Buscaglia)


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Parla con me

Se gli argomenti di questo post ti toccano da vicino e vorresti discuterne, approfondire, o rivolgermi delle domande; oppure se senti il bisogno di parlare dei tuoi problemi, puoi chiedermi un colloquio.

Qual è la persona più importante della tua vita?

Esiste una persona più importante di tutti?


La persona più importante della tua vita sei tu :-)
  • Tutti gli altri possono andare e venire. Ma tu sei stato, sei ora, e sarai sempre, insieme a te stesso.
  • Gli altri possono fare e dire cose preziose, ma alla fine solo tu sai cos'è giusto per te.
  • L'amore che viene dagli altri ti nutre, ti dà gioia e ti migliora la vita... ma puoi vivere anche senza. Invece senza l'amore per te stesso esiste solo vuoto e disperazione.

Con questo non voglio inneggiare ad un egocentrismo sterile e chiuso: siamo creature sociali e le relazioni sono l'esperienza più preziosa della vita. Senza relazioni significative la propria esistenza rischia di rimanere povera e grigia.
Però la relazione più significativa rimane quella con se stessi:
  • Quando qualcuno accetta e ama se stesso tutto diventa possibile: può fiorire, svilupparsi ed evolversi. E' anche più capace di amare e donarsi agli altri (perché vive uno stato di pace e benessere interiore).
  • Mentre chi nega se stesso e disprezza ciò che è, chi si condanna ed è nemico di se stesso, vive costantemente nel suo inferno interiore (da cui ben poco amore può scaturire verso gli altri).

Anche la famosa esortazione evangelica "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Matteo 22,39), necessita dell'amore di se stessi per funzionare. Se non amo me stesso, infatti, non amerò gli altri nella stessa misura. Come potrei dare agli altri qualcosa che non ho dentro di me?

Prenditi cura del tuo giardino

In pratica, tu sei il centro del tuo mondo (il che è diverso dal sentirsi il centro del mondo in senso ampio, e pretendere che gli altri ti trattino come tale; o ritenersi al di sopra degli altri - che sono tendenze egocentriche e distruttive).
  • Quando ti prendi cura del tuo mondo interno, ti tratti bene e lo coltivi facendolo diventare come un bel giardino fiorito, allora tutti quelli che vi transitano si troveranno bene - e tu per primo. Le altre persone staranno bene in tua compagnia e ti apprezzeranno, perché come siamo dentro viene percepito all'esterno. Quindi se ho coltivato amore e benessere dentro di me, gli altri ne saranno istintivamente attratti.
  • Invece trascurare se stessi, criticarsi e punirsi, servirà solo a rendere il tuo mondo interno un deserto inospitale, disagevole e ostile, in cui nessuno vorrà rimanere - e da cui tu stesso vorrai fuggire (come fanno, per esempio, le persone che fuggono da stesse e cercano sollievo nelle dipendenze - di qualsiasi tipo).

Perciò, se vuoi cambiare la tua vita in meglio, comincia dal prenderti cura di te stesso. Trattati come farebbe il tuo migliore amico, come se tu fossi la persona più importante del mondo - perché nel tuo mondo, lo sei. :-)


Questo post fa parte di una serie di risposte brevi a domande frequenti sull'amore, le relazioni e la vita (clicca sul link per leggere l'elenco di tutte le domande e risposte).

"Senza l'amore di se stessi la vita non è possibile, neppure la più lieve decisione, soltanto immobilità e disperazione."
(Hugo Von Hofmannsthal)

"Non c'è amore sufficientemente capace di colmare il vuoto di una persona che non ama se stessa."
(Irene Orce)

"La persona che non è in pace con se stessa, sarà in guerra con il mondo intero."
(Mohandas K. Gandhi)


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Come imparare ad accettarsi?

Come posso accettare me stesso?

Come posso imparare ad accettare i miei difetti?


Accettare se stessi non è facile, perché in genere l'ambiente in cui viviamo ci spinge in direzione opposta:
  • Ci viene detto come dobbiamo essere e comportarci.
  • Veniamo criticati se non corrispondiamo alle aspettative altrui (a partire dai nostri genitori).
  • Spesso veniamo manipolati dalle altre persone, che ci fanno sentire sbagliati per ottenere qualcosa da noi (inclusi i partner).
  • A questo aggiungiamo che in Italia - con una cultura cattolica ancora diffusa - viene incoraggiato lo spirito di sacrificio, e il prendersi cura di se stessi viene visto con sospetto.
Raramente riceviamo messaggi che ci incoraggiano a rispettare noi stessi, ad accettarci, ad amarci per quello che siamo.

Puoi esserti amico

Forse il primo passo per andare in quella direzione, è vedere me stesso come il mio migliore amico; e trattare me stesso come tale. In ogni situazione, specialmente difficile o di sofferenza, posso chiedermi:
  • Cosa mi direbbe il mio migliore amico?
  • Come mi tratterebbe?
  • Cosa farebbe per me?
Usando questo modello dell'amico come "bussola", ecco che diventa più facile imparare a:
  • trattarsi con gentilezza e pazienza;
  • essere meno esigente o critico;
  • perdonare i propri errori;
  • accettarsi con le proprie mancanze e imperfezioni (che tanto hanno tutti, in quanto umani).
Un buon amico non pretende che siamo perfetti o che non sbagliamo mai, e non si aspetta da noi una continua "performance" ai massimi livelli. Conosce i nostri difetti, ma ci vuole bene comunque. Se un amico ci tratta bene, ci accetta e ci apprezza, perché mai non possiamo farlo anche noi?

La relazione più importante

E' anche importante rendersi conto che la persona più importante della mia vita sono io. Io sono l'unico che mi sarà sempre vicino, che si prenderà cura dei miei bisogni, quello che meglio mi conosce e mi capisce. Altre persone possono essere preziose, certo, ma gli altri vanno e vengono: solo io sarò sempre con me ogni giorno della mia esistenza.
E' per questo che la relazione più importante è quella con se stessi:
  • Se sto male con me stesso, starò sempre male (mica posso sfuggirmi!).
  • Ma se sto bene con me stesso, gli altri problemi saranno secondari.
Infatti chi cerca ossessivamente l'amore dagli altri, spesso è una persona che si detesta; non sapendo dare amore a se stesso, ha disperatamente bisogno che qualcuno lo faccia al posto suo.

Non accettarsi è un inferno

Chi non si accetta vive in uno "stato di guerra" continuo con se stesso - che può anche durare tutta la vita. E' una buona definizione di "inferno in Terra".
Inoltre, chi è in guerra con se stesso si troverà spesso in conflitto con gli altri; il conflitto interiore genera altri conflitti. In effetti è molto probabile che le persone irose, sempre arrabbiate con tutti, siano in realtà soprattutto arrabbiate con se stesse.

"La persona che non è in pace con se stessa, sarà in guerra con il mondo intero."
(Mohandas K. Gandhi)

Per esplorare meglio l'argomento dell'accettazione, ho scritto un post in cui lo spiego da vari aspetti: "Accetta quello che sei, ama te stesso".


Questo post fa parte di una serie di risposte brevi a domande frequenti sull'amore, le relazioni e la vita (clicca sul link per leggere l'elenco di tutte le domande e risposte).

"Essere belli significa essere se stessi. Non hai bisogno di essere accettato dagli altri. Hai bisogno di accettare te stesso."
(Thich Nhat Hanh)

"Senza l'amore di se stessi la vita non è possibile, neppure la più lieve decisione, soltanto immobilità e disperazione."
(Hugo Von Hofmannsthal)

"Abbi cura del tuo amico come di te stesso. "
(Levitico)


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Perdonare ci aiuta a vivere meglio

In questo post parlo dell'importanza di perdonare non da un punto di vista "morale" ("Perdonare è giusto"), bensì "funzionale" ("Perdonare ti fa vivere meglio"). Questo perché la morale spesso non serve: tutti sappiamo cosa sarebbe giusto fare, eppure molto spesso non lo facciamo.

"Vedo la strada migliore e l'approvo; ma poi scelgo la peggiore."
(Aristotele)

Perdonare per noi stessi, non per l'altro

Per cui continuare a dirci "Dovrei perdonare... Dovrei non prendermela..." non serve a nulla; anzi, aumenta lo stato di tensione dentro di noi (perché crea conflitto tra la parte che pensa di doverlo fare, e quella che si oppone). In effetti, mi sembra che nel 99% dei casi l'uso del verbo "Dovrei..." aumenti solo lo stress.

Invece, capire l'utilità pratica del perdono può magari aiutarci ad uscire dalla "prigione del risentimento", ed a vivere con un maggior senso di pace. E' un dono che facciamo prima di tutto a noi stessi, più che all'altra persona.
Di seguito elenco quindi alcuni punti essenziali per comprendere il significato del perdono (in senso funzionale invece che morale - appunto), e la sua necessità per vivere bene.
  1. Perdona per la tua "sanità mentale"
  2. Non puoi decidere che emozioni senti, ma puoi decidere come gestirle
  3. L'elemento chiave è l'accettazione
  4. Rinuncia al bisogno di "fare giustizia"
  5. Prima di perdonare, bisogna scaricare la negatività
  6. Comincia col perdonare te stesso


1. Perdona per la tua "sanità mentale"

Spesso il perdono non si dà per "nobiltà d'animo" o generosità di cuore (magari a volte, ma non in genere), quanto per la propria sanità mentale, per stare meglio noi stessi, per uscire da una spirale negativa. Lo si fa perché, anche se faticoso e impegnativo, poi stiamo meglio. Un po' come quando medichi una tua ferita: è difficile perché al momento fa più male, ma sai che poi col tempo la ferita guarirà e ti sentirai meglio.

2. Non puoi decidere che emozioni senti, ma puoi decidere come gestirle

Abbiamo ben poco controllo sulle nostre emozioni, ma possiamo averlo sulle nostre azioni. Dipende dal tuo stato mentale: bambino o adulto. Il bambino reagisce, l'adulto decide. Se ti va bene che siano le tue emozioni a comandare la tua vita, oppure non sai fare altrimenti, è probabile che tu sia ancora in uno "stato psicologico bambino", in cui non sei padrone di te stesso (l'adulto è "responsabile", nel senso etimologico di "capace di rispondere": cioè in grado di scegliere consapevolmente una risposta adeguata, invece di reagire istintivamente).

Facciamo un esempio pratico. Poniamo che mi abbiano fatto un'ingiustizia: mi rode, ci sto male, ho cercato se c'è un modo per risolvere, ho capito che non ne esistono... Posso decidere che ok, amen ("Così sia"), non mi piace ma mi metto il cuore in pace. Tanto se non ci posso fare nulla, perché continuare a starci male? Mi lascio alle spalle la cosa, e guardo avanti; ho di meglio da fare che rodermi il fegato.

3. L'elemento chiave è l'accettazione

L'accettazione degli eventi negativi non ci viene naturale (l'istinto, la nostra parte animale, reclama vendetta), ma può essere una scelta razionale, consapevole: accetto che la cosa mi fa rabbia, accetto che ce l'ho con quella persona, accetto che non ci posso fare nulla, accetto che il passato non si cambia, accetto che a volte la vita fa schifo*... ed arrivando ad accettarlo, non combatto più contro i "mulini a vento" (contro cose che non posso cambiare), ma trovo un certo senso di pace. Perché non sto più a fare la guerra all'impossibile.
* (questo accade perché la vita non è equa né morale, e non è al nostro servizio)

Quando smetto di combattere ("Dovrebbe essere diverso! Lei dovrebbe amarmi! Lui non doveva trattarmi così! Il mondo fa schifo...!"), esco da uno "stato di guerra" mentale e trovo una - relativa - pace. "Relativa" perché non è che improvvisamente sono sereno al 100% (quello è roba da Buddha, Gesù e Dalai Lama), ma sono molto più sereno di quando sono in conflitto con l'inevitabile.
Lascio cadere la pesante zavorra del rancore (il passato), e mi sento più leggero, vitale e positivo (nel presente). Non è che me ne dimentico, ma guardo in avanti, non all'indietro.

Per molti è difficile lasciar andare le proprie emozioni negative: poiché ci fanno sentire che "abbiamo ragione" (vedi punto successivo), ci sembrano preziose. Purtroppo però ci avvelenano lentamente: restare attaccati alla rabbia è un po' come bere del veleno, e aspettarsi che sia l'altro a morire. Invece l'altro non se ne cura, ma la rabbia corrode noi stessi (è provato che certe emozioni negative danneggiano la salute).

4. Rinuncia al bisogno di "fare giustizia"

Spesso, quando non sappiamo perdonare è perché restiamo tenacemente attaccati ad un "senso di giustizia". Perdonare, o lasciar andare il passato, ci appare come un legittimare quello che ci hanno fatto, come giustificare l'ingiustizia. Invece vorremmo tanto che il mondo fosse giusto, e che i "cattivi" venissero puniti. Quindi reiterare il rancore è come continuare a "ricorrere in appello", nella speranza che venga fatta giustizia al torto subìto (ma ovviamente non funziona: la vita va avanti e il passato è passato).
Chi soffre di questo "bisogno di giustizia" rimane attaccato al risentimento. Magari cerca razionalmente di perdonare, ma sotto sotto non lo vuole veramente, perché la "ferita da ingiustizia" alimenta il rancore - che rimane vivo e bruciante. La nostra parte animale, istintiva, non vuole ragionare o perdonare, vuole vendetta (questo vale anche in chi si convince razionalmente di avere perdonato, ma visceralmente è ancora in preda al risentimento).

Un principio spirituale chiede: "Vuoi avere ragione, o vuoi essere felice?". Ci sono situazioni in cui non puoi avere entrambi, specialmente nelle relazioni. Se ti attacchi all'avere ragione (senso di giustizia), continuerai ad alimentare il tuo risentimento ("Sono arrabbiato ed ho ottime ragioni per esserlo!"). Se invece vuoi essere felice (o stare meglio, più sereno e positivo), è necessario che accetti l'ingiustizia e te la lasci alle spalle.

L'errore di molti è vedere il perdono, o il lasciar andare il passato, come un "dono" immeritato che facciamo a chi ci ha ferito, e quindi come un'ingiustizia: "Perché dovrei perdonarti? Sarebbe come assolverti, ma tu sei colpevole! Quindi continuerò a 'punirti' col mio rancore!". Peccato però che il rancore danneggia te stesso molto più che l'altro (che magari se ne frega altamente). Vediamo il rancore come una spada che dovrebbe ferire l'altro, ma in realtà siamo noi a stringere la lama, e così facendo continuiamo ad aprire la nostra ferita e sanguinare (infatti quando siamo nel rancore non ci sentiamo mai bene, sereni o in pace).
Invece - e ritorno al primo punto sulla "sanità mentale" - il perdono lo si sceglie prima di tutto per se stessi, per amor proprio, per vivere meglio. L'altra persona è secondaria. Quindi il perdono ha poco a che fare con la giustizia - appunto - ma ha molto a che fare col volere vivere sereni (o stare meglio). Per fare questo, però, è necessario essere padroni di noi stessi, e non schiavi delle nostre emozioni (vedi secondo punto).

5. Prima di perdonare, bisogna scaricare la negatività

Prima di riuscire a perdonare qualcuno, può essere necessario scaricare il dolore, la rabbia e la frustrazione che proviamo verso quella persona. Finché non ci liberiamo in qualche modo da queste emozioni negative, esse rimangono dentro di noi e ci condizionano - rendendo il perdono più difficile o persino impossibile (come posso perdonare o lasciar andare il passato, se sono tutt'ora arrabbiato come una furia?).

Da notare che scaricare queste emozioni negative può essere fatto anche in modo indiretto. Cioè non dobbiamo per forza sfogarci con la persona che ci ha ferito (cosa spesso difficile, sconsigliabile o persino impossibile: pensiamo al nostro capo, o ad un genitore ormai defunto). Possiamo per esempio:
  • Scrivere tutte le emozioni negative in una lettera che poi bruceremo.
  • Oppure - mentre siamo da soli - prendere a pugni un cuscino mentre diciamo ad alta voce tutto quello che vorremmo dire a quella persona.
  • O ancora gridare oscenità mentre siamo chiusi nella nostra automobile su una strada solitaria.

6. Comincia col perdonare te stesso

Un altro motivo per cui fatichiamo a perdonare gli altri, a volte, è perché non perdoniamo noi stessi. Quando veniamo feriti o subiamo ingiustizie, spesso siamo noi stessi a permetterlo*: non ci difendiamo, non ci facciamo rispettare, non diamo dei chiari limiti agli altri. In genere agiamo così per paura, per debolezza, per pigrizia, per bisogno di approvazione, per bassa autostima, per "comprare" l'amore altrui... Così a volte veniamo abusati, e lo lasciamo accadere.
* (parlo di situazioni in età adulta, non da bambini; nell'infanzia siamo impotenti, quindi incapaci di difenderci e non responsabili per quello che ci accade)

Questo genera in noi una rabbia enorme: "Come ho potuto lasciarlo accadere! Perché non ho fatto nulla? Ma che razza di idiota smidollato sono?!?", che però è difficile riconoscere. E' molto più facile riversare tutta la colpa - e la responsabilità - sull'altro. In questi casi alimentiamo la rabbia verso l'altro come "copertura" della rabbia verso noi stessi: se perdonassimo l'altro, o se riconoscessimo che non ha tutta la responsabilità, dovremmo anche riconoscere quanto abbiamo mancato verso noi stessi, e quanto siamo furiosi per questo.

In questi casi, per "guarire" dobbiamo compiere una serie di passi:
  1. Prima di tutto ci serve accettare che non ci siamo rispettati, che abbiamo lasciato che altri ci facessero del male senza difenderci (anche se, in teoria, forse avremmo potuto opporci).
  2. Poi dobbiamo riconoscere pienamente quanto siamo rabbiosi verso noi stessi, per averlo permesso.
  3. Poi abbiamo bisogno di perdonare la nostra debolezza o paura, che ci ha frenato dal farlo.
  4. Infine, possiamo usare quella esperienza negativa per imparare dai nostri errori, in modo da non ripeterli (per non ricascarci, però, sarà necessario affrontare la causa del nostro comportamento - paura, debolezza, scarsa autostima... - e superarla).

Se invece non riconosciamo il risentimento che proviamo verso noi stessi, non potremo nemmeno vedere la cor-responsabilità che abbiamo negli eventi che ci sono accaduti, quanto vi abbiamo contribuito*. E quindi, non riconoscendo il nostro errore, ci capiterà di ricaderci di nuovo.
Chi ripete abitualmente questo schema di "Gli altri mi fanno sempre del male, ma non è colpa mia!", è in genere preda di una mentalità vittimista che lo porta a non prendersi mai cura di se stesso, ed invece a trovare sempre dei colpevoli all'esterno (atteggiamento che, portato all'estremo, conduce a personalità paranoiche e complottiste, che vedono nemici ovunque).

* Riconoscere di avere responsabilità ci dà potere: responsabilità e potere sono legati a doppio filo. Se sono responsabile di un evento (anche solo in parte), se vi ho contribuito in qualche modo, allora ho anche la possibilità (cioè il potere) di comportarmi diversamente, e quindi di contribuire a risultati diversi. Questa consapevolezza ci fornisce la possibilità di cambiare, di affrontare le stesse situazioni in modo differente.

Perdonare significa liberare noi stessi

Quando perdoniamo (e/o accettiamo che le cose sono come sono e non possiamo farci niente), è come dire "Smetto di concentrarmi sul mio 'nemico': gli ho già dedicato troppo tempo ed energia. Torno a dedicarmi a me stesso, e alla mia vita". Coltivare il risentimento è come vivere in una prigione (fatta dei nostri stessi pensieri); perdonare è uscirne, è liberare noi stessi, per andare nel mondo e tornare a vivere più serenamente. ​

"Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu."
(Lewis B. Smedes)

"Lo stupido non perdona nè dimentica; l'ingenuo perdona e dimentica; il saggio perdona, ma non dimentica."
(Thomas Szasz)

"Noi siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdonarci reciprocamente le nostre balordaggini è la prima legge di natura."
(Voltaire)


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6 Consigli per accettare se stessi [Body Positivity]

Presentazione dell'autrice

Oggi pubblico un "articolo ospite" della blogger Ilaria, sull'argomento fondamentale dell'accettazione di sé.

Salve a tutti, lettori di Psico Felicità! Io sono Ilaria e scrivo solitamente sul mio blog Color Me Fall. Mi occupo di moda sostenibile, principalmente abbigliamento vintage, di seconda mano e brand etici, ma poiché da un po’ di tempo ho abbracciato la Body Positivity, sono qui a parlare con voi della mia esperienza, di come sono riuscita ad accettare i cambiamenti del mio corpo e per darvi qualche piccolo consiglio che spero possano essere utili.


Avere sicurezza e fiducia in se stessi

In questo post ti darò alcuni consigli per migliorare il tuo modo di vederti e di presentarti al mondo. Tutto ciò che troverai scritto nell’articolo è frutto della mia esperienza dopo il mio drastico aumento di peso, come mi sono sentita nel primo periodo di cambiamento e cosa ho fatto per risollevarmi. Accettare se stessi non è semplice, è un percorso che deve partire prima di tutto dalla tua volontà di cambiare assetto mentale, ma sono sicura che riuscirò a darti una mano per iniziare questo viaggio: immergiti nella riscoperta del tuo corpo!

Avere sicurezza e fiducia in se stessi è importante tanto quanto avere un bel vestito indosso, uno che ti valorizza al massimo; non è facile però avere sempre un approccio così positivo con la propria figura, ci sono giorni in cui è difficile accettare il proprio corpo. Succede anche a me, è parte della natura umana, e questo dipende da moltissimi fattori. Oggi vorrei raccontarti la mia storia e darti alcuni piccoli consigli, che spero possano aiutarti a migliorare la fiducia in te stessa e ad essere una body positive person

La mia storia

Ho preso e perso peso in maniera piuttosto ciclica, quindi per me non è mai stato un problema l’effetto "yo-yo". Tuttavia, dopo aver avuto dei problemi di salute e aver affrontato un intervento, ho iniziato a mettere su parecchi chili, nonostante avessi una dieta sana e facessi dell’esercizio fisico. C’erano (e ci sono tutt’ora) dei problemi di metabolismo su cui ancora adesso sto lavorando, ma all’inizio per me è stato un trauma. Sono passata da 45 kg a 75 kg nel giro di pochissimo tempo. Inutile dire che non vedevo via d’uscita, mi sentivo brutta, non riconoscevo più me stessa allo specchio.

Cosa è successo poi?

Il mio compagno, vedendomi in uno stato parecchio preoccupante, ha cercato di spronarmi in qualche modo: mi ha proposto di aprire un blog. Perché proprio un blog? Ha pensato che fare qualcosa che mi facesse uscire dalla mia zona di comfort, come vestirmi e prepararmi per fare delle foto da mostrare - praticamente - al mondo, potesse aiutarmi ed essere uno sprone per migliorare la mia condizione. Ero ovviamente riluttante, per me era impensabile farmi vedere in quelle condizioni e addirittura fare delle foto, non esiste!

Ma io sono una persona curiosa quindi, anche se non ero per niente attirata dalla sua idea, ho iniziato a cercare in rete vari blog che parlassero di personal style gestiti da blogger curvy e plus size. Ne ho trovato qualcuno e sono rimasta sbalordita da come quelle ragazze sembrassero così a loro agio nella loro pelle, mentre io avrei voluto soltanto strapparmela di dosso.

Dopo un po', ho deciso di fare anche io questo passo: è stato davvero difficile uscire da quella zona di comfort (figurati che le prime foto che ho scattato le ho fatte in casa, o al massimo davanti casa mia!), ma piano piano ci ho preso gusto, era divertente! Mi faceva piacere notare che le persone che leggevano i miei articoli si soffermassero sugli outfit, sull'abbigliamento, e non sulle mie misure. E allora, con costanza e pazienza, tra alti e bassi, ho studiato come migliorare il mio blog, le mie tecniche, e piano piano sono cresciuta. Sono passati più di due anni da quando ho iniziato a scrivere qui su Color Me Fall, e non smetterei per niente al mondo!

Ma come accettare il proprio corpo? Be', ho capito che ci sono dei metodi per sentirsi più positivi, per affrontare la giornata con più fiducia, e vorrei condividerli con te. Ma prima vorrei fare una riflessione insieme.

Cosa significa accettare se stessi?

Accettare il proprio corpo vuol dire prendere atto dei propri difetti, ma anche dei propri pregi; rendersi conto che tutte queste caratteristiche messe insieme creano una persona unica nel suo genere: TU! Per fare questo, per prendere atto delle mie peculiarità, ho fatto una cosa molto semplice, ovvero scrivere una lista. In realtà, fare questo tipo di elenco mi ha aiutato non solo in questa fase così delicata, ma anche durante le piccole sfide quotidiane della vita di tutti i giorni. Scrivere mi aiuta a visualizzare meglio su cosa lavorare, come evitare determinati errori e come migliorare ciò che deve essere migliorato. Ti consiglio di provare a farlo, se non lo hai mai fatto.

Inizia a piccoli passi, scrivendo una, due cose per volta, prenditi il tuo tempo. Una volta fatto ciò, prendi coscienza dei tuoi difetti, uno alla volta; parti dal primo e chiediti: "Posso cambiare questo aspetto? Come posso cambiarlo? E se non posso cambiarlo, come posso fare per accettarlo?" Non pensare però che la soluzione ti capiti fra le mani in un attimo, anche cercare di capire come risolvere un determinato problema può richiedere tempo; questo però non vuol dire che la soluzione non c'è. Vuol dire che ognuno ha i propri tempi, e vanno rispettati.

Come accettare se stessi?

Ci sono delle piccole cose che puoi fare quotidianamente per iniziare questo percorso di cambiamento; ricorda però che tutto deve partire dalla tua volontà di cambiare mentalità, trasformarti in una persona positiva, e ti garantisco che questo non influirà soltanto sull'accettazione di te stessa, ma anche sotto tutti gli aspetti della tua esistenza! Affrontare la vita con un atteggiamento negativo non aiuta a trovare la soluzione al tuo problema; pensare con positività al presente, giorno per giorno, invece sì!

1. Trova un hobby

Trova qualcosa che ti piace fare per riempire i vuoti. Ho notato che, nei miei momenti liberi, la mente girava sempre intorno agli stessi punti: "Non mi piaccio e non piaccio a nessuno", '"Non vedo vie di uscita", "Non riesco ad essere come vorrei". Riempiendo questi vuoti dedicandoti alle tue passioni, aiuterai la mente a distogliere il pensiero dalle cose negative, sostituendole con nuove idee, modi per migliorarti e creatività! Io ho trovato la mia "via di fuga"nel blogging, ma può essere qualsiasi cosa: leggere, disegnare, cantare, cucire, se hai il pollice verde puoi curare e crescere delle piante, quello che vuoi!

2. Via le persone negative!

E' una cosa che si dice sempre, io la ripeto spesso e non mi stancherò mai di ripeterlo! Via le persone portatrici di negatività dalla tua vita. Chiunque esse siano. Ne va della tua salute mentale e fisica. Durante l'ultimo anno ho fatto "pulizie" nel mio cerchio di conoscenze e non solo, anche sui social. Non puoi capire quanto la mia vita sia migliorata! Io voglio solo positività!

3. Focalizzati sui tuoi pregi

Quando sei davanti allo specchio, anche se so benissimo che l'occhio cade sempre sui difetti, sforzati di vedere i tuoi pregi! All'inizio è difficile, ti sembra di non averne, invece ci sono eccome! Prendi cinque minuti del tuo tempo ogni giorno, posizionati allo specchio, e guarda i tuoi pregi, elencali nella tua mente e cerca di capire come valorizzare quegli aspetti di te che ti piacciono tanto. Con il passare del tempo, diventerà sempre più facile. In questo, ti verrà sicuramente in aiuto anche la lista di cui ti ho parlato poco fa.

Se, per quanto ci provi, non riesci proprio a vedere i tuoi pregi e le tue qualità (anche se ti assicuro che sono lì, lo so :-P ), prova a chiedere alle persone che ami, agli amici (quelli veri), i tuoi affetti, di darti una mano con questo punto: chiedigli di elencarti alcune tue qualità. Non c’è nulla di male a chiedere aiuto.

4. Valorizzati

Anche per quanto riguarda l'abbigliamento, cerca di valorizzarti. Identifica la forma del tuo corpo e cerca di individuare quali stili e capi ti donano di più e ti aiutano a mettere in risalto i tuoi pregi. Liberati dagli abiti che non ti entrano più, di quelli che stai conservando da troppo tempo nella speranza di indossarli un giorno e scegli invece le taglie adatte a te. E liberati anche dalle convenzioni dettate dalla moda del momento. Pensa a come indossare i tuoi capi preferiti anche in altri modi, gioca con la fantasia. Non ti nego che ci saranno ancora i giorni "no", ma saranno pochi fra tanti giorni positivi, perciò non devi farti abbattere da questo.

5. La postura

E' importantissimo avere una postura corretta, e ne viene influenzato anche il tuo umore! Probabilmente questa è la parte più difficile da mantenere, io ho ancora qualche difficoltà a tenere la postura corretta: ho la tendenza a guardare a terra e camminare con il capo basso, e ho problemi con le spalle perché, complice lo stare sempre seduta per lavorare al pc, si incurvano in avanti. Tuttavia, giorno dopo giorno riesco a mantenere la postura sempre per più tempo. Busto eretto, spalle dritte e capo in alto quando si cammina, senza indugiare un passo dopo l'altro, e sembrerai una persona più sicura di sé. Quando sei seduta, invece, cerca di non incurvarti in avanti: mantieni la stessa postura di quando sei in piedi, magari aiutandoti con delle sedie dallo schienale adatto.

6. Migliorati

I consigli che ti ho dato fin'ora, non vogliono dire che devi smettere di migliorarti e lasciare andare le cose come stanno. Se non ti piaci c'è un motivo e bisogna fare qualcosa per migliorare la tua condizione. Però, piuttosto che impigrirti e piangerti addosso, prova a trovare una soluzione ai tuoi problemi. Adotta uno stato mentale più positivo, meno ansioso, e vedrai che piano piano, con i giusti tempi, arriverai ai risultati; tuttavia, lo farai con la mente chiara e organizzata, e con un aspetto più fresco e sicuro di te!

Provaci e vedrai che funziona

Questi consigli che ti ho dato sono pienamente frutto della mia esperienza, da persona che non voleva accettare il suo nuovo modo di essere e, vedi, adesso riesco addirittura a fare foto con i rotolini in bella vista e pubblicarle in un articolo! Ti garantisco che funzionano e se riuscirai ad applicarli con costanza al tuo quotidiano, ti aiuteranno a superare i momenti "no".

Ah, un ultimo consiglio: sorridi! Sorridi sempre! Non c'è niente di più bello che vedere una persona sorridere :-) Se sorriderai, anche le persone intorno a te ti sorrideranno.

Se vuoi approfondire l’articolo, puoi leggerlo per intero qui. Grazie mille ancora a Valter per l’ospitalità :-)


Per chi è interessato all'argomento dell'accettazione di sé, segnalo il post "Accetta quello che sei, ama te stesso".


"Essere belli significa essere se stessi. Non hai bisogno di essere accettato dagli altri. Hai bisogno di accettare te stesso."
(Thich Nhat Hanh)

"Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare."
(Carl Rogers)

"Far pace col proprio corpo, accettarlo così com'è, alimentarlo con le proprie cure, nutrirlo bene, mantenerlo in forma con l'esercizio, ammirarne gli aspetti più belli, onorarlo con vestiti comodi, trattarlo come se fosse un tempio, divertirsi in esso come se fosse una sala da ballo, essere in soggezione di fronte ad esso come se fosse un palazzo reale: tutte queste sono espressioni di gentilezza verso se stessi."
(Daphne Rose Kingma)


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