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Persone che prendono ma non sanno dare: infantilismo relazionale

Mi è capitato più volte di incontrare persone che in situazioni relazionali tendono molto più a "prendere" dall'altro di quanto siano disposte a "dare". Sul momento magari non ci ho dato particolare peso (in fondo possiamo cascarci tutti a volte); ma esaminando le persone per cui questi comportamenti sono la norma, ho ipotizzato che alla radice ci sia una immaturità nello sviluppo psico-affettivo di costoro, che potremmo definire "infantilismo relazionale o emozionale".

N.B.: Qui parlo di "relazioni" in senso ampio, sia interpersonali che di amicizia che sentimentali; anche se certe dinamiche sono più frequenti, o evidenti, nelle relazioni di coppia.

Un certo egoismo è naturale...

Chiarisco subito che un certo "egoismo" nelle relazioni è naturale: tutti abbiamo bisogni e tutti tendiamo a volere che gli altri soddisfino i nostri bisogni. Quindi relazionarsi in modo del tutto disinteressato è un'utopia: a tutti può capitare di cadere occasionalmente nei comportamenti egocentrici che elenco più avanti. Il problema nasce quando tali comportamenti sono invece abituali.
Infatti nelle relazioni "sane" avviene uno spontaneo equilibrio tra egoismo e altruismo, tra ricevere e dare, tra amor proprio ed amore per l'altro. Ed è anche questo equilibrio che porta tali relazioni a crescere e prosperare: ciascuno si sente considerato e "nutrito", e questo lo induce a considerare e nutrire l'altro, in un circolo virtuoso.

... Ma lo squilibrio è un problema

I problemi nascono quando in una relazione c'è un netto squilibrio:
  • Quando uno dei due prende dall'altro molto ma dà in cambio poco o nulla.
  • O quando uno è principalmente concentrato su se stesso, i propri problemi e bisogni, per cui l'altro risulta abitualmente trascurato.
  • Oppure l'altro viene posto abitualmente nel ruolo di "confidente / assistente / risolutore / terapeuta", ovvero spinto a comportarsi come un "genitore" che si deve prendere cura di quella persona.
In tutti questi casi, questa persona si comporta in modi "infantili", ovvero come un "bambino" egocentrico che riversa i propri bisogni sugli altri, o che si aspetta che gli altri si prendano cura di lui.

Di seguito esamino alcuni atteggiamenti tipici di questa personalità. Da notare che ognuno esibirà solo alcuni di questi comportamenti, e in varia misura, in base alle ferite o ai traumi ricevuti; ma ciò che li accomuna tutti è un impulso di tipo "Dammi dammi dammi!" e/o un bisogno costante di attenzione / approvazione, dietro cui solitamente si cela un vuoto che pare incolmabile.


Vari modi di prendere senza dare

  1. I propri bisogni sono importanti, quelli altrui no
  2. Parlano senza ascoltare
  3. Scarsa disponibilità
  4. Amicizia a senso unico?
  5. E' tutta colpa degli ex
  6. Vogliono molte qualità, ma...
  7. Vogliono appoggio incondizionato
  8. Incapaci di perdonare
  9. Amanti poco generosi
  10. Negano di avere responsabilità
  11. Risucchiano le energie


1. I propri bisogni sono importanti, quelli altrui no

Queste persone tendono a richiedere la soddisfazione immediata dei propri bisogni (specialmente di attenzione: dicono spesso "Ascoltami. Guardami. Lasciami parlare. Non mi interrompere"...), a volte in modo imperioso (detestano sentirsi trascurate). Ciò accade di frequente con persone familiari o di cui si fidano, mentre con persone nuove o sconosciute possono trattenersi (salvo poi scatenarsi e diventare pretenziose quando si crea confidenza).
Quando però è l'altro a manifestare bisogni, spesso vi danno poca importanza, li rimandano o li dimenticano.

Questo comportamento ricorda un bambino che si è sentito trascurato o ignorato, a tal punto che ora manifesta un bisogno ossessivo di avere l'attenzione altrui sempre concentrata su di sé.

2. Parlano senza ascoltare

Queste persone tendono a parlare molto di sé o dei propri problemi (a volte in modo ossessivo), lasciando ben poco spazio all'altro per osservazioni od opinioni. Possono suonare come fiumi in piena inarrestabili. Se l'interlocutore cerca di intervenire viene spesso ignorato, come se questa persona non lo ascoltasse proprio; in effetti la sensazione è quella di qualcuno che parla ma non ascolta.
Se l'altro riesce ad "infilarsi" in una pausa o a dire qualcosa, questa persona spesso utilizza quanto detto per riportare l'attenzione su di sé (anche facendo collegamenti poco sensati), o comunque manifesta frustrazione quando l'attenzione non sia su se stessa.
Nel migliore dei casi questa persona si rende conto della sua invadenza verbale: a volte si scusa e cerca di contenersi, magari sollecitando l'altro con un "Ma adesso raccontami di te". Ma in genere questa disponibilità ha breve durata, ed il discorso viene riportato su di sé poco dopo.

3. Scarsa disponibilità

Quando hanno bisogno di voi queste persone vi cercano, magari lodandovi per suscitare la vostra disponibilità. Ma quando siete voi ad avere bisogno di loro, spesso si negano citando questo o quell'impegno, o inventandosi qualche scusa.

4. Amicizia a senso unico?

Queste persone possono lamentarsi di avere pochi o nessun amico, o dell'assenza di "veri amici". Ma il loro comportamento dà l'impressione che loro stessi non siano molto capaci come amici, o che la loro amicizia tenda ad essere "a senso unico" (e forse questo è uno dei motivi per cui gli altri tendono ad evitarli).

5. E' tutta colpa degli ex

Un altro tratto comune a queste persone, è la tendenza a non assumersi la responsabilità nelle relazioni. Per cui, similmente al punto precedente, quando si parla di rapporti sentimentali esse tendono a dare tutta la colpa dei fallimenti agli ex partner.

6. Vogliono molte qualità, ma...

Quando si parla di potenziali partner, non di rado queste persone cercano qualcuno dotato di notevoli qualità (a volte compilando un elenco di doti desiderate; questo comportamento è più frequente nelle donne). Se però si chiede loro "Ok, ma tu cosa offri in cambio?"... di solito la reazione è di stupore o indignazione; come se non ci avessero nemmeno pensato (concentrati solo su ciò che vogliono), oppure come se il concetto di reciprocità fosse loro alieno.

A parte l'immaturità di volere (molto) senza pensare a ciò che si offre, un altro tratto infantile è la frequenza con cui la risposta tipica - dopo parecchie esitazioni - è sul genere "Offro me stessa" oppure "Non dovrei sforzarmi per essere amato". Il bambino piccolo in effetti non ha nulla da offrire ai genitori, se non la sua stessa presenza o il fatto di esistere; queste persone sembrano rimaste ferme a quello stadio.

7. Vogliono appoggio incondizionato

Queste persone pretendono che chi gli sta vicino sia sempre dalla loro parte (specialmente se c'è un rapporto affettivo), a prescindere che abbiano torto o ragione. Per esempio se hanno litigato con qualcuno e ve lo raccontano, pretendono il vostro appoggio esclusivo e incondizionato; se considerate le ragioni dell'altra parte lo prendono come un tradimento, non come un atto di ragionevolezza.
Similmente, vorrebbero sempre aver ragione, prendendosela quando vengono contraddetti, e faticano a considerare le ragioni altrui.

Qui l'aspetto infantile è che si aspettano un tipo di appoggio incondizionato che normalmente viene dato dai genitori ai propri figli (di solito un genitore sostiene ed appoggio il figlio a prescindere).

8. Incapaci di perdonare

Se ricevono un torto, potrebbero reagire esageratamente e/o trascinare il risentimento per mesi o anni. Anche se il torto non era particolarmente grave, e l'altro si scusa e fa ammenda, a volte non riescono a superare l'evento (che probabilmente ha toccato una loro ferita profonda e irrisolta).

9. Amanti poco generosi

Nel sesso, queste persone si occupano poco o nulla del piacere del partner, restando passive (più comune fra le donne) o concentrandosi sul proprio piacere (più fra gli uomini). Se provano a farlo, magari perché sollecitati, lo fanno in modo meccanico (come fosse un dovere) o nel modo che "funziona" per loro, anche se il partner chiede una modalità diversa. A volte sembra che invece di essere uniti nell'amplesso, restino in una specie di "bolla" personale.
Dopo aver raggiunto l'orgasmo, possono interrompere il rapporto con noncuranza, lasciando il partner inappagato come se non fosse importante. Se il partner se ne lamenta o chiede un "aiutino" per godere, magari lo accusano di egoismo (!) o di pensare solo al sesso, si mostrano indifferenti oppure si sforzano ma con malcelata malavoglia.

In quest'area, l'infantilismo si manifesta nell' "usare" l'altro quasi come "strumento di piacere", invece di cercare uno scambio reciproco ed una fusione erotico-affettiva (tipici di una sessualità adulta).

10. Negano di avere responsabilità

Quando vengono fatte notare le loro mancanze, l'egoismo o lo scarso dare, queste persone tendono a reagire in modo difensivo e negando la responsabilità. Frasi tipiche sono "Non è vero che faccio X", "Mi critichi sempre" (anche se non è così), o "Non è colpa mia"; oppure ribaltano il problema sul partner accusandolo "Tu non mi ami davvero". Non di rado seguono musi lunghi, malumore o risentimento, oppure comportamenti "punitivi" verso l'altro (chiusura, allontanamento, silenzi prolungati, negazione del sesso).

In generale, queste persone faticano ad ammettere i propri limiti, e tendono a prendersela quando questi vengono evidenziati. Sembrano "bambini permalosi" che hanno bisogno di ricevere continua approvazione.

11. Risucchiano le energie

Nei casi più estremi, queste persone sono talmente prese da se stesse da comportarsi come "vampiri emozionali": risucchiano tutta la nostra attenzione, disponibilità ed energie, lasciandoci poi "svuotati", stanchi e abbattuti.

Capaci di amare, ma non in modo adulto

A dispetto di quanto elencato sopra, in genere queste persone non sono realmente fredde o indifferenti o brutalmente egoiste. Possono anche avere momenti in cui sono affettuose e disponibili, oppure essere generose a modo loro, magari a livello economico, o di aiuto pratico, o tramite regali. Ma faticano ad essere generose a livello emotivo-affettivo, nell'attenzione verso l'altro e nel riconoscere - o prendersi cura - dei suoi bisogni profondi.
Quando agiscono come elencato sopra, di solito non lo fanno apposta o non si rendono conto. Queste persone non sono prive della capacità di amare, ma non hanno mai sviluppato un modo "adulto" di farlo.
In pratica "non vedono" davvero l'altro (ovviamente non parlo della visione ottica, ma della capacità di riconoscere l'altro nella sua unicità, come individuo autonomo, e nei suoi bisogni specifici). Sono troppo prese da se stesse, dai propri problemi o dal loro malessere (spesso sono persone tormentate, ferite o problematiche).

Avere a che fare con costoro può essere un problema specialmente per le persone troppo disponibili (tipo i "bravi ragazzi"), che nel loro sforzo di compiacere gli altri non sanno porre limiti o rispettare se stessi, rischiando quindi di venire sfruttati o fagocitati.

Diverso da egoismo e narcisismo

Immagino che non pochi definirebbero queste persone come "egoiste" o magari "narcisiste" (termine spesso usato a sproposito). In realtà io vedo delle chiare differenze:
  1. Egoista: potrebbe fare di meglio, ma non gli interessa. Il suo egoismo è intenzionale e di solito ne è consapevole, ma è indifferente al bene altrui o agisce per semplice opportunismo. Quando ama potrebbe diventare altruista.
  2. Narcisista: gli altri per lui sono solo "oggetti" da usare per i suoi scopi. Per questo è spesso intenzionalmente manipolativo o addirittura machiavellico. E' incapace di amare realmente; al meglio può "simulare" l'amore (anche per manipolare).
  3. Infantile: non è capace di fare di meglio; il suo egoismo non è intenzionale, ed in genere non se ne rende conto. Può anche affezionarsi o innamorarsi sinceramente, e si impegna a modo suo (ma la sua capacità di amare rimane limitata). Di solito agisce in buona fede, non ha cattive intenzioni (diversamente dai due casi sopra).

“In pratica le persone 'infantili'
non vedono davvero l'altro.
Sono troppo prese da se stesse,
dai propri problemi o dal loro malessere”

Infantilismo relazionale o emozionale

Tutti noi attraversiamo diverse fasi nel nostro sviluppo come persone. Se certi eventi o esperienze ostacolano il nostro sviluppo, è possibile che questo non si completi come dovrebbe, o addirittura una parte della nostra psiche potrebbe rimanere "bloccata" ad una fase intermedia. Questa potrebbe essere una ragione per cui certe capacità non risultano sviluppate anche quando siamo adulti.

Piaget e gli stadi di sviluppo

Un modello che definisce lo sviluppo della personalità è quello degli stadi evolutivi dello sviluppo del pedagogista Jean Piaget. Questo modello prevede quattro stadi e diverse sottofasi:
  • All'inizio (0-2 anni), l'infante è completamente egocentrico: non è in grado di distinguere se stesso dal mondo esterno, per cui percepisce ciò che lo circonda (inclusa la madre) come "estensioni di sé", e si aspetta che queste siano a sua disposizione. Crescendo inizia a percepire che esiste una separazione tra se stesso ed il resto del mondo.
  • Durante il secondo stadio (2-7 anni) è ancora presente un forte egocentrismo, perché il bambino ha una scarsa comprensione del mondo (quindi riconduce il mondo a se stesso).
  • Nei due stadi successivi il bambino acquisisce una sempre maggiore comprensione del mondo, prima a livello concreto (7-11 anni) e poi anche astratto (11-15 anni). Assorbe il senso delle regole, della morale e della cultura. Impara quindi sempre meglio a fare i conti con la realtà e con la società, incluso il considerare elementi "intangibili" (astratti) come le emozioni e gli stati d'animo altrui.
In pratica, una persona che evolve armoniosamente attraverso questi stadi arriva ad una personalità equilibrata, in grado di coniugare efficacemente gli impulsi "egoisti" ("Io voglio", "Ho bisogno", "Mi serve"...) con la considerazione degli altri, e quindi di trovare modalità di reciproca soddisfazione.

Se lo sviluppo è incompleto

Questo quantomeno è l'ideale. In realtà, però , molte persone non vivono uno sviluppo ideale, per cui la loro personalità risulta danneggiata o incompleta. Limitandoci all'argomento di questo post, possiamo ipotizzare che shock, traumi od anche solo trascuratezze ripetute, specialmente se vissute durante i primi due stadi (0-7 anni), possano risultare in una personalità con tratti ancora nettamente egocentrici, concentrata sulla soddisfazione dei propri bisogni, scarsamente capace di considerare o comprendere l'altro, soprattutto a livello emotivo (limiti tipici dei primi due stadi, che dovrebbero poi venire superati negli stadi successivi).

Una volta adulti, quindi, costoro presentano aspetti di personalità matura insieme ad altri ancora immaturi o infantili:
  • Alcuni hanno una visione delle relazioni ingenua e idealizzata, tipica della prima adolescenza: l'amore eterno, il partner ideale che non li deluda mai, la coppia come fonte di continua felicità (ciò li rende incapaci di affrontare le normali difficoltà di relazione, o eccessivamente reattivi quando accadono).
  • A volte può sembrare che hanno la suscettibilità o fragilità emotiva di un bambino di 5-6 anni... perché in effetti una parte della loro psiche sembra sia rimasta ferma a quell'epoca.
  • O, più banalmente, si aspettano che l'altro sia "al loro servizio", anche senza dare nulla in cambio... perché è il modo in cui l'infante vive la relazione con la madre.

"L’infantilismo può essere definito come l’assenza di maturità affettiva caratterizzata da comportamenti egocentrici."
(Claudia Rainville)

Naturalmente questa non è l'unica spiegazione per tali comportamenti; possono anche provenire da altri tipi di personalità o patologie.

Non lo fanno apposta

Ripeto, in genere queste persone non sono malvagie o intenzionalmente egoiste: agiscono così perché a loro pare normale. Non conoscono modalità più sane, non hanno potuto svilupparle. Sono preda di impulsi che non controllano, e di cui spesso non si rendono conto. Con questo non intendo giustificarli (come adulti anagrafici sono comunque responsabili del proprio comportamento), dico solo che in genere non lo fanno apposta.

Quando una personalità ha subito danni del genere, non guarisce da sola; richiede un percorso di crescita personale impegnativo, e spesso l'aiuto di un terapeuta che porti ad esplorare l'origine dei danni e come rimediarvi. Quei danni sono sepolti nell'inconscio, su cui la mente razionale ha poco o nessun controllo.

“Molti non vivono uno sviluppo ideale,
per cui la loro personalità
risulta danneggiata o incompleta. ”

Che cosa fare

Se vi trovate a relazionarvi con persone di questo tipo, e ne subite gli effetti negativi, potreste provare a fargli notare le loro mancanze, non come critica ma come informazione: "Forse fai qualcosa di cui non ti rendi conto".
  • Se hanno sufficiente intelligenza emotiva ed onestà intellettuale, ne terranno conto e magari proveranno a migliorare. Ma non aspettatevi miracoli; come scritto sopra, quei danni sono radicati nell'inconscio e difficili da gestire.
  • Più probabilmente, però, vi troverete di fronte negazione, suscettibilità, vittimismo o persino rabbia (specialmente se avete messo "il dito nella piaga"). Non solo queste persone di solito non vedono i propri limiti (per loro è la normalità), ma per una persona di 30 o 40 anni è anche difficile ammettere di essere ancora, per certi versi, un "bambino".

Se incontrate scarsa - o nulla - disponibilità all'autocritica, considerate di allontanarvi. Costoro difficilmente cambiano, e non illudetevi di "cambiarli con l'amore" (se siete in coppia): di solito queste persone hanno dentro sé una "voragine di amore" (sono stati amati poco o male), che non è possibile riempire (vedi anche i libri "La ferita dei non amati" e "Donne che amano troppo").
Se incontrate spesso questo tipo di persone, potrebbe non essere un caso: magari nel profondo non credete di meritare di meglio di qualcuno che vi sfrutta, o di poter essere amato, o avete la "sindrome del bravo ragazzo" (vi sacrificate per "comprare" approvazione e amore).

Se siete voi così

Se invece siete voi a ritrovarvi in queste descrizioni, oppure avete vissuto difficoltà relazionali riconducibili a questi comportamenti, vorrei rassicurarvi: non siete cattive persone, siete persone "danneggiate" e non è colpa vostra (ma siete comunque responsabili delle vostre azioni e della vostra vita). Probabilmente siete così perché vi è successo qualcosa, magari ripetutamente, in un periodo della vita in cui non avevate né la forza né le capacità di proteggervi.
Non dico nemmeno che sia colpa dei vostri genitori (o chi per essi): di solito anche loro, quando hanno compiuto certi errori, lo hanno fatto inconsapevolmente o convinti di fare la cosa giusta.

Migliorare un passo alla volta

Ora però il problema è nelle vostre mani, e come adulti sta a voi uscirne, se volete.
  • Potete cominciare dal riconoscere il problema con la massima onestà ("La verità vi renderà liberi", le bugie vi terranno imprigionati).
  • Poi impegnarvi per cambiare o almeno arginare certi impulsi. Anche se i risultati non saranno grandiosi, chi vi sta vicino apprezzerà i tentativi.
  • Anche ammettere le proprie difficoltà, o chiedere la collaborazione di chi avete intorno, è terapeutico: ammettere un problema vuol dire già metterci le mani, ed i suggerimenti altrui sono preziosi per capire dove state facendo progressi e dove invece no.
  • Infine, considerate di chiedere l'aiuto di un esperto. Non è possibile fare tutto da sé (vi curereste un mal di denti da soli?), ed un esperto può aiutarvi a fare progressi molto più rapidamente. Non c'è nulla di cui vergognarsi: tutti abbiamo qualche problema, ed il bello di far parte della comunità umana è proprio la possibilità di aiutarsi a vicenda.

Nei momenti in cui vi sentirete scoraggiati o pessimisti, ricordate questo: state cercando non solo di diventare persone migliori, ma anche di imparare ad amare di più e meglio. Questi sono obiettivi fra i più nobili, e perseguirli vi rende già delle belle persone. :-)

"Credo che il mondo sia diviso in tre gruppi: chi dà, chi prende e i pochi che sanno bilanciare entrambi gli impulsi.
Se sei una persona che dà, è saggio definire i tuoi confini, perché chi prende si prenderà ciò che gli permetti di prendere; tutti coloro che danno devono imparare a proteggere questo aspetto di sé, altrimenti, prima o poi non resterà più nulla da dare."

(Tiffany Madison)


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L'amore ti arricchisce la vita, ma non te la risolve

Molti cercano accanitamente qualcuno che li ami, come se fosse il loro desiderio più importante o unico, e si aspettano che una volta trovato saranno pienamente felici. Ma dopo che l'hanno incontrato, curiosamente, alcuni ritornano ad uno stato di insoddisfazione, frustrazione o negatività simile a come stavano prima - magari dopo una breve "bolla" di felicità iniziale - e ricominciano a lamentarsi.
Eppure hanno trovato ciò che cercavano (anche se forse non esattamente uguale a come avrebbero voluto; del resto l'amore non è mai perfetto, anche quando è autentico). Forse in questi casi qualcosa non quadra...

Ovviamente parlo di casi in cui il partner ama sinceramente, non per finta. Ed in cui c'è una sufficiente compatibilità tra i due. E' chiaro che se l'amore c'è a parole ma non nei fatti, oppure è disfunzionale, o i due sono incompatibili, la relazione non può funzionare.
Ma non sto parlando di quei casi; parlo di quelle relazioni in cui l'amore c'è, è reale e funziona... eppure chi lo cercava rimane tormentato e infelice.

L'amore non ti risolve la vita

La mia spiegazione è che, in molti di questi casi, la persona che pativa la mancanza d'amore aveva anche altri problemi seri:
  • Magari non si piace, si detesta, non si stima o non si accetta per come è.
  • Forse vive una vita che non gli piace, o che addirittura gli fa schifo.
  • Magari odia il suo lavoro, o vive in una famiglia "tossica".
  • Forse ha un vuoto esistenziale, non sa cosa fare della sua vita, non trova un senso.
  • Oppure ha dentro una sofferenza profonda e inspiegabile, una tristezza di fondo, una mente dominata da conflitti e "demoni interiori".

In tutti questi casi, anche un amore sincero non può bastare a cancellare quanto sopra; quei problemi continueranno ad esistere, ed a farsi sentire. Però spesso la persona che cerca l'amore si illude che esso cambierà l'intera sua vita in meglio (e/o non vuole riconoscere di avere altri problemi che non c'entrano con l'amore).

L'amore non cambia come sei

Un amore intenso può certamente nutrirci, innalzarci, aiutarci a fiorire. Ma da solo non ci trasformerà in una persona migliore (*). Se dentro di me ho qualcosa che mi tormenta, l'amore non lo farà sparire come per magia:
  • Se non ti piaci, sentirti dire "Sei stupenda" non ti farà cambiare idea. Hai bisogno di imparare ad apprezzarti.
  • Se non ti stimi, sentirti dire "Sei davvero in gamba" non ti convincerà. Hai bisogno di crederci tu.
  • Se trovi la tua vita deprimente, resterà deprimente anche se qualcuno ti ama. Hai bisogno di trasformarla.
  • Se sei circondato da persone negative o che ti maltrattano, avere vicino qualcuno che ti ama ti darà sollievo, ma quelle persone ti faranno star male comunque. Hai bisogno di allontanarle, o allontanarti tu.
  • Se la tua vita sembra non avere alcun senso, non sarà l'amore a dartelo. Hai bisogno di trovarlo dentro di te.
  • Se porti dentro di te un grande dolore o disperazione, magari a causa di traumi o ferite emotive, l'amore ti aiuterà ma non potrà "salvarti". Hai bisogno di curare le tue ferite interiori.

Se ti aspetti che essere amato risolverà tutti questi problemi al posto tuo, resterai quasi certamente deluso.

(*) Per diventare una persona migliore, incluso più realizzata e felice, è necessario un lavoro di crescita ed evoluzione personale - che solo la persona stessa può fare. Gli altri, incluso un partner amorevole, possono solo favorire questo processo.

L'amore non vince tutto

Molti attribuiscono all'amore un potere "taumaturgico", ovvero di poter guarire ogni male e risolvere ogni afflizione. D'altronde la letteratura romantica è piena di promesse per cui l'amore può fare qualsiasi cosa, a partire dall' "Omnia vincit amor" (L'amore vince su tutto) di Virgilio.
Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le persone tristi e infelici spesso ricercano disperatamente l'amore, nella speranza che risolva tutte le loro sofferenze.

Purtroppo non è realmente così; l'amore può fare molto ma non tutto. Per esempio l'amore:
  • Non può far stare bene insieme due persone altamente incompatibili, oppure troppo problematiche o immature o disfunzionali.
  • Non può risolvere tutti i problemi interiori di una persona (il partner non è un terapeuta).
  • Non può cambiare chi non vuole cambiare (casi di "Sindrome della Crocerossina", o di amanti che inseguono invano persone sposate).
  • Non può salvare chi si è in qualche modo "perduto": la storia è piena di persone che si sono suicidate, o sono morte per eccessi di alcol o droghe, nonostante avessero intorno persone che li amavano.
In tutti questi casi "L'amore non basta" (un concetto talmente assiomatico che è anche il titolo di molti libri; vedi anche in inglese "Love is not enough").

“L'amore non può risolvere
tutti i problemi
di una persona”

... Ma io ci credo lo stesso

Il guaio di molte persone è che si attaccano a quell'aspettativa romantica, per cui vedono l'amore come una "salvezza" o un antidoto ad ogni loro angustia. Questo è particolarmente vero in persone immature, fragili o che rifiutano di riconoscere le proprie difficoltà, o di prendersene la responsabilità; per cui ricercano soluzioni esterne a loro.
Quando però l'amore, una volta trovato, si riveli deludente o insufficiente a sanare ogni loro ferita, queste persone facilmente se la prendono col partner, accusandolo di non amarle abbastanza o di altre mancanze. Nella loro mente, in fondo, l'amore dovrebbe essere "magico"; per cui se l'amore del partner è limitato (com'è umano che sia), la colpa dev'essere del partner stesso - e non delle proprie aspettative esagerate.

Non era la persona giusta

Un altro tipo di negazione della realtà che questo tipo di persone può avere, è spiegare la propria infelicità persistente - nonostante l'amore ricevuto - con la convinzione che il partner non sia "la persona giusta". L'infelicità non viene quindi riconosciuta come proveniente da dentro di loro (come in effetti è, ed è sempre stata); bensì viene di nuovo attribuita a cause esterne.
Costoro si convincono che "La persona giusta mi renderà sempre felice", per cui ogni infelicità viene letta come sintomo dell'inadeguatezza del partner. Quindi possono tendere a saltare da un partner all'altro, sempre sperando che il nuovo si riveli finalmente "quello giusto".

Innamorati per sempre

Una versione estrema di questa tendenza, si ha quando l'innamoramento viene visto come condizione ideale e necessaria, per cui queste persone vogliono essere sempre innamorate (ciò perché l'innamoramento produce un esaltante benessere, simile all'assunzione di droghe, che probabilmente è l'unica condizione in cui la loro infelicità sembra svanire temporaneamente).
Quando l'innamoramento però si spegne (come sempre accade prima o poi), il loro malessere ritorna e costoro magari dicono che "E' finito l'amore", cercando poi di ritrovare l'innamoramento con un nuovo partner.

Ovvio ma non sempre visibile

Mi rendo conto che questa tesi può suonare ovvia: se qualcuno è pieno di problemi da single, continuerà ad avere problemi anche quando in coppia. Non è però così ovvia per chi crede che l'amore possa fare miracoli, per chi rifiuta la responsabilità della propria sofferenza (ed ha quindi bisogno di dare la colpa ad altri), o per chi si ritrovi dentro questo tipo di relazioni.
Quello che appare ovvio razionalmente, può essere invisibile se si è preda di forti emozioni, profonda sofferenza o la condizione estatica dell'innamoramento: tutti fattori che possono ingannarci.

L'inganno delle aspettative romantiche

Se mi aspetto che l'amore risolva tutte le mie mancanze, ma ciò non accade, tenderò a dare la colpa al partner - il cui amore non sembra all'altezza dei miti romantici - piuttosto che alle mie aspettative. Magari penserò che dovrebbe sforzarsi di più, amarmi meglio, mettermi sempre al primo posto... un lamento comune (specie da parte femminile) è "Tu non mi ami abbastanza!"; ma sarà proprio così, o magari c'è sotto una aspettativa idealizzata, od altri tipi di mancanze o sofferenze?
Oppure potrei sperare che un nuovo partner ed un altro amore potrebbero finalmente compiere il "miracolo".

L'inganno della negazione

La nostra mente tende sempre a proteggerci, a volte anche mentendo o negando la realtà (vedi per esempio i "meccanismi di difesa" identificati da Freud). Per questo molte persone piene di problemi tendono a negare di averli, a nascondersi dietro alibi, oppure a scaricare la colpa sugli altri (vittimismo).

L'inganno dell'innamoramento

Se amo perdutamente una persona ma questa continua ad essere insoddisfatta o inquieta, potrei credere che il mio amore non sia abbastanza. In fondo chi ama vorrebbe fare qualsiasi cosa per rendere felice l'amato (e teniamo conto che l'innamorato vede la persona amata come perfetta, quindi è più probabile che incolpi se stesso che l'altro).
E' solo dopo che la fase dell'innamoramento sia passata che, di fronte alla continua insoddisfazione del partner, chi ama potrebbe cominciare a chiedersi se il problema non sia in se stesso ma nel partner.

“Se mi aspetto che l'amore
risolva le mie mancanze,
ma ciò non accade,
darò la colpa al partner”

Sarò felice quando...

Qualcosa di simile avviene quando colleghiamo la nostra felicità a qualche condizione futura: "Sarò felice quando avrò / sarò / accadrà X". Come per l'amore, a volte immaginiamo che un certo obiettivo potrebbe finalmente appagarci, oppure spazzare via la nostra insoddisfazione. Quando però raggiungiamo l'obiettivo ma restiamo delusi, potrebbe essere per i seguenti motivi.

L'obiettivo non era davvero mio, ma altrui

A volte ci lasciamo convincere dalle persone vicine, o dalla società, che una certa conquista sia quella giusta per noi. Per esempio se i miei genitori sono ossessionati dall'idea di avere un figlio dottore, potrei aver "incorporato" quell'obiettivo anche se non è realmente una mia ambizione; in questo caso diventare dottore mi darà un senso di vuoto invece che di appagamento, perché non me ne è mai realmente importato.

Ho sopravvalutato l'obiettivo

A volte ci convinciamo che qualcosa ci renderà finalmente felici: il benessere economico, il successo professionale, possedere una abitazione, il matrimonio, avere figli, diventare famoso, ecc. Spesso però non funziona o funziona solo in parte: la soddisfazione è minore del previsto, restiamo ancora inquieti, o continuiamo a provare un senso di mancanza.
  • Questo può accadere per aver sopravvalutato l'appagamento dovuto all'obiettivo (molti credono che la ricchezza li renderà felici, ma non è proprio così; i figli a volte portano più fatica e frustrazione che soddisfazione, ecc.).
  • Oppure abbiamo creduto che l'obiettivo avrebbe "magicamente" risolto ogni nostro senso di vuoto o infelicità (un po' come per l'amore nei casi visti prima). Ma, di nuovo, se ho un problema "interno" questo non verrà risolto da un fattore "esterno" (se non mi piaccio, non mi stimo o mi sento indegno d'amore... non ci sarà somma, casa o partner che possa sanare quelle ferite).

Non esistono soluzioni "magiche"

In sintesi, non ci sono soluzioni magiche ai grandi problemi che ci portiamo dentro. Naturalmente è bello crederci, perché una "ricetta segreta" o "pillola miracolosa" o "amore onnipotente" risolverebbe ogni nostra mancanza o dolore senza sforzo (ed è una prospettiva così seducente che molti cercano di venderci tali illusioni, e non di rado ci riescono). Questo tipo di auto-inganno, ben noto in psicologia, è definito come "pensiero magico" (è lo stesso alla base della superstizione).

Qual è quindi una via più saggia?
  • Prima di tutto, essere realistici e onesti con se stessi nelle proprie aspettative, così da non inseguire "arabe fenici" o sprecare grandi energie verso obiettivi che poi ci deludono.
  • Poi, apprezzare sempre l'amore che abbiamo nelle nostre vite (anche quello modesto o imperfetto; senza saremmo comunque più poveri), senza aspettarci che faccia miracoli. In fondo il partner è un essere umano limitato come noi, non un mago.
  • Infine, ammettere i propri problemi interni ed assumerci la responsabilità di sanarli (magari anche con l'aiuto degli altri, certo; ma il compito rimane nostro).

Impara a prenderti cura di te stesso

Ricordiamo che "La vita è sofferenza" (Budda), per tutti. Avere problemi non ci rende sbagliati, ma solo umani. E' bene imparare a chiedere supporto quando ne abbiamo bisogno (in particolare i maschi hanno spesso difficoltà a farlo), ma senza aspettarsi miracoli né scaricare i propri problemi sugli altri. Siamo pienamente adulti solo quando ci prendiamo la responsabilità dei nostri bisogni e difficoltà, e ci impegniamo attivamente nel prendercene cura.

"Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto."
(Robin Norwood, "Donne che amano troppo")

"Ogni relazione sana si basa su due persone che hanno una relazione sana con se stessi.
Ogni relazione tossica risulta da almeno un partner avente una relazione tossica con se stesso."

(Mark Manson)

"Ti ho amato perché era più facile che amare me stessa."
(Nayyirah Waheed)


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Red o green flag? 15 segni che rivelano persone di qualità

In inglese si usa il termine "red flag" (letteralmente "bandiera rossa") per indicare i "segnali d'allarme" negativi che possono metterci in guardia da persone poco affidabili, male intenzionate o pericolose. Di converso, si parla di "green flag" ("bandiera verde") in presenza di segnali positivi che rivelano persone affidabili, di qualità e che possono arricchire la nostra esistenza.
Nel corso del post userò i termini "bandiera rossa" e "bandiera verde" per indicare questi due tipi di segnali.

Osserviamo questi segnali specialmente in ambito relazionale (sia amicale che sentimentale), per selezionare le persone da frequentare e quelle che è meglio evitare. Sarebbe ragionevole considerare entrambi i tipi di segnale, ma ho notato che il più delle volte le persone si concentrano sui segnali negativi. In un certo senso è naturale:
  • Le "bandiere rosse" ci appaiono stridenti, inquietanti, clamorose. Sono "emotivamente rumorose"; è come se gridassero "Pericolo!"
  • Invece le "bandiere verdi" sono meno appariscenti, più sottili. Non ci colpiscono; sussurrano.

Circondati da "bandiere rosse"

In generale, gli esseri umani restano focalizzati su ciò che non funziona. Su ciò che è tossico. Su ciò che è doloroso. Scorrono i loro social network alla ricerca di nuove bandiere rosse come se si stessero preparando all'arrivo dell'apocalisse. Se ci fissiamo sul trovare bandiere rosse, le vedremo ovunque (ed i media sono specializzati nell'evidenziarle).
Di nuovo, questo è parte di come funziona la nostra mente: si concentra sul negativo nel tentativo di evitare i pericoli e farci sopravvivere. Ciò è stato utile per milioni di anni, quando vivevamo circondati da tigri feroci, tribù nemiche ed infinite minacce naturali. Ma il problema è che ai giorni nostri i veri pericoli sono rari; per cui questa "inclinazione al negativo", più che proteggerci, ci rende ansiosi, diffidenti, ostili ed angosciati.

“Lo scopo della paura è proteggerci,
non renderci felici”

Troppo selettivi vuol dire soli

E, in ambito relazionale, ci rende anche più soli. Finché ci concentriamo sul negativo, troveremo difetti e mancanze in ogni persona; quindi tenderemo a ignorarle o allontanarle. A livello sentimentale molti - le donne in special modo - operano una severa selezione, scartando potenziali partner appena scorgono una bandiera rossa.

Ma ovviamente nessuno è perfetto - noi inclusi - perciò questo approccio risulta fallimentare. E' basato sulla paura, e lo scopo della paura è proteggerci, non renderci felici. Finché ascoltiamo la paura, eviteremo molti pericoli (e nemmeno tutti) ma ci sentiremo vuoti, annoiati ed inariditi.

Dal rosso al verde

Invece, suggerisco di porre molta più attenzione alle bandiere verdi: sono quelle che ci aiutano a identificare le belle persone, quelle che vale la pena avere vicine, quelle che ci fanno sentire apprezzati, appagati ed amati.

Spesso ignoriamo i segnali positivi perché sono "poco eccitanti": sono noiosi, o troppo sottili, o blandi, o ci sembrano "troppo sani". Quindi ci facciamo poco caso.
Invece siamo eccitati dal pericolo, dal mistero, dal brivido, dalle sfide. E così spesso finiamo con lo "schiantarci contro un muro" (in senso emotivo, ma non meno doloroso): inseguendo la "bellona sexy ma stronza", o "l'affascinante bastardo".

Quando ci siamo schiantati un numero sufficiente di volte, e abbiamo raccolto i frantumi sparsi del nostro cuore, potremmo arrivare a dire "Così non funziona. Ci dev'essere un modo migliore".
Un modo migliore è proprio quello di concentrarsi sulle bandiere verdi; notarle, farci caso, dar loro il peso che meritano.


15 bandiere verdi da notare e apprezzare

Di seguito elenco 15 segnali positivi che dovrebbero farti fermare e dire "Caspita, che bella persona. Questo sì che è qualcosa di valore. Voglio più cose come queste nella mia vita".

  1. Ti chiamano anche quando non fa loro comodo
  2. Ti accolgono quando sei onesto o scomodo
  3. Si assumono la responsabilità senza mettersi sulla difensiva
  4. Non ti senti scarico dopo aver parlato con loro
  5. Non tengono una "contabilità" del dare e avere
  6. Le loro parole ed azioni sono coerenti
  7. Sono gentili con le persone umili, o che non possono dargli nulla
  8. Ridono di se stessi
  9. Ti senti al sicuro nel dire "No" di fronte a loro
  10. Non cercano di "aggiustarti"
  11. Celebrano i tuoi successi senza insicurezza
  12. Si scusano con sincerità
  13. Ti accettano anche quando sei noioso
  14. Ascoltano più di quanto parlino
  15. Ti lasciano crescere, anche se significa allontanarsi

1. Ti chiamano anche quando non fa loro comodo

Mandare un messaggio è facile. Mettere un "Like" su un post è facile. Rispondere quando non si ha altro da fare è facile.
Ma qualcuno che ti chiama anche quando è impegnato, stanco o in difficoltà, perché sa che ne hai bisogno, e sta ad ascoltarti: quello è faticoso, ed è raro. E' prezioso. Quella è una persona per cui sei importante, che tiene a te, anche quando non ne ricava qualcosa.
Oppure la persona che ti sorride con calore, ti poggia la mano sulla spalla, ti offre una frase di incoraggiamento - perché percepisce che sei triste o abbattuto.

Non è tanto la chiamata o il sorriso: è l'attenzione per noi, e l'impegno a fare qualcosa anche se richiede uno sforzo.

2. Ti accolgono quando sei onesto o scomodo

Magari hai detto qualcosa di franco e spiazzante. Forse sgradevole. Persino imbarazzante - ma comunque sincero.
E questa persona... non si allontana. Non si chiude. Non fa finta di niente.
Invece ti ascolta, attenta. Ci pensa su. Ti chiede spiegazioni perché vuole capire. Ti ringrazia per la tua onestà. Anche se non è d'accordo, accoglie il tuo punto di vista.

La maggior parte delle persone vuole una versione di te "ottimizzata": sanificata, confortevole, rassicurante. La versione che fa bella figura in pubblico. Che non imbarazza. Che non solleva problemi.

Ma quando incontri qualcuno che lascia spazio ai tuoi "spigoli", alle tue verità scomode, a quello che ti tormenta? Che non si ritrae davanti ai tuoi "lati oscuri"?
Quello è qualcuno con cui puoi lasciarti andare e mostrarti per intero; qualcuno che non ti abbandonerà nei momenti bui.

3. Si assumono la responsabilità senza mettersi sulla difensiva

Quando sono in torto: niente scuse. Niente ego. Nessun "Sì, ma, però...".
Solo un semplice: "Ho sbagliato. E' colpa mia. Sistemerò tutto".
La capacità di ammettere i propri errori, ed il coraggio di chiedere scusa.

Se ti è mai capitato di avere un/a partner, o un collega, o un genitore che non ha mai ammesso di essere in torto, sai quanto questa capacità sia rara. E inestimabile.

Assumersi le proprie responsabilità non è debolezza. E' maturità; è comportarsi da veri adulti.
Richiede una profonda forza interiore, che si presenta come umiltà.

4. Non ti senti scarico dopo aver parlato con loro

Il tuo stato d'animo non mente; rivela l'effetto che gli altri hanno su di te.
Anche quando sorridi e fai finta che tutto va bene, anche quando ti sforzi di essere gentile ed educato, il tuo stato d'animo - quella sensazione dentro il tuo corpo - ti indica come ti senti veramente.
  • Alcune persone ti lasciano esausto. Riattacchi il telefono e ti senti come avessi appena corso una maratona con uno zaino pieno di pietre. Torni a casa dopo una serata ed hai solo voglia di buttarti sul letto.
  • Altre invece ti caricano. Ti accendono. In loro compagnia avverti un entusiasmo, una gioia, una intensità che di solito non emerge. Ti senti "effervescente". Anche parlando di argomenti difficili, ti senti più leggero, non più pesante.

Non è qualcosa di misterioso. E' il risultato di generosità emotiva, di presenza autentica, di sentirti compreso e apprezzato.
Ed è una bandiera verde brillante.

5. Non tengono una "contabilità" del dare e avere

  • Non ti ricordano ogni favore che ti hanno fatto.
  • Non usano vecchie liti come argomenti contro di te.
  • Non si aspettano di essere ricambiati per quello che offrono.
  • Non dicono: "Dopo tutto quello che ho fatto per te..."

Queste persone danno liberamente, spontaneamente, con gioia.
Perché l'amore non è una transazione. E' una scelta, presa più e più volte, che non ha bisogno di tenere ricevute.
Se incontri qualcuno che ama in questo modo, faresti bene a non perderlo.

6. Le loro parole ed azioni sono coerenti

Tutti sono capaci di parlare, di proporre, di promettere.
Ma far seguire l'azione alla parola? Realizzare quello che hanno detto, in modo coerente? Questo non tutti lo fanno.

Una bandiera verde è qualcuno che dice: "Ci sarò" e si presenta. Non solo quando è facile o gli fa comodo, ma anche quando piove a dirotto, fa un freddo cane - e gli altri hanno preferito restare a casa.

Si tratta di coerenza; di affidabilità; di integrità. E' qualcuno su cui puoi sempre contare, a cui puoi affidarti senza temere di ritrovarti piantato in asso.

7. Sono gentili con le persone umili, o che non possono dargli nulla

Fate caso a come trattano il cameriere o la cassiera. L'addetto alle pulizie. Il ragazzino timido. Il collega che è "un po' indietro". L'anziano al supermercato. Lo sconosciuto che chiede un'informazione.

La gentilezza senza secondi fini è una forma di carattere non comune. Chiunque è capace di essere gentile e disponibile verso le persone da cui desidera qualcosa, o che potrebbero essergli utili in futuro.

Ma chi è gentile quando non ha nulla da guadagnarci? Chi è paziente e disponibile con chiunque, anche quelli che incontra solo per un momento?
Questo è davvero un comportamento da bandiera verde.

8. Ridono di se stessi

Quando incontri qualcuno che sa ridere dei propri errori o mancanze, hai trovato una perla rara.
Significa che non si prende troppo sul serio; che ha fatto pace con la propria imperfezione; che è a suo agio nella sua pelle. E' uno che non pensa di dover essere migliore degli altri, o di dover essere sempre "all'altezza".

Vuol dire che ha imparato ad essere rilassato nella vita. E vuol dire che non dovrai "camminerai sulle uova" ogni volta che lo prenderai in giro, o non sarai d'accordo con lui, o avrai voglia di fargli un'osservazione.
E' uno che, anche quando le cose andranno male, sarà capace di riderci sopra alleggerendo la situazione; invece di mettere il muso, attribuire colpe in giro o prendersela con gli altri.

Umiltà con umorismo? E' un posto sicuro in cui esprimere la propria imperfetta umanità, senza timore di ripercussioni.

9. Ti senti al sicuro nel dire "No" di fronte a loro

Molti hanno difficoltà a dire un "No": temono che gli altri ci rimangano male, che si chiudano, che ci tolgano l'approvazione o l'affetto (in un certo senso, sono tutti timori legati alla paura di abbandono).

Con certe persone, invece, dire di "No" non è un problema: non se la prendono, non ci fanno sentire in colpa, non ci mettono pressione, non ci guardano storto.
Semplicemente lo accolgono. Magari sorridono. Magari dicono un "Grazie per essere stato onesto".

Se qualcuno rispetta i tuoi limiti, senza punirti per averli espressi, è decisamente una bandiera verde.
Perché dire "No" è una forma di rispetto per se stessi. Per cui chi lo accetta ci sta rispettando; ci sta accettando anche con i nostri aspetti "scomodi". Sapere che puoi dire liberamente "No" a qualcuno vuol dire che con loro sei al sicuro.

10. Non cercano di "aggiustarti"

Se riveli cosa ti tormenta; se racconti loro cosa stai passando; se gli spieghi le sfide con cui ti confronti...
Queste persone non si precipitano a proporre soluzioni. Non cercano di salvarti. Non pensano che dovresti cambiare. Ti ascoltano.

Hanno fiducia nelle tue capacità. Sanno che puoi farcela. Ti offrono la loro comprensione ed il loro incoraggiamento. Se glielo chiedi ti aiuteranno, ma solo se glielo chiedi.

E' il tipo di supporto che sembra un abbraccio, ma senza costrizione; caldo ma aperto. E' in questo modo che senti il loro esserti alleati.

11. Celebrano i tuoi successi senza insicurezza

Quando riesci in qualcosa, ottieni una vittoria o raggiungi una meta ambita, esprimono solo gioia per te. Nessuna invidia, niente frecciatine, niente tentativi di dire "Sai che anch'io..." perché si sentono sminuiti.
In loro c'è solo autentica felicità per la tua vittoria.

Se ti è mai capitato che qualcuno si sentisse messo in ombra quando tu brillavi, oppure ha espresso disappunto o fastidio, od ha mostrato una contentezza solo di facciata... sai che quella gioia sincera è rara.

Una bandiera verde è qualcuno che fa il tifo per te, come se il tuo successo fosse anche il loro successo.

12. Si scusano con sincerità

Se si rendono conto di averti ferito, non si nascondono dietro scusanti o giri di parole, né cercano di cambiare le carte in tavola:
  • Nessun "Perché te la prendi? Stavo solo scherzando".
  • Nessun "Ah, ma mica l'ho fatto apposta!"
  • Nessun "Mi sembra una reazione esagerata..."
Nessun tentativo di far sembrare che sei tu quello manchevole.

Invece, ammettono il loro errore con onesta semplicità: "Capisco che ti ho ferito. Ho sbagliato. Mi dispiace".
Le scuse autentiche non provengono da un senso di colpa. Arrivano dall'empatia. Dicono: "Per me sei più importante del mio orgoglio".

Quello è un tipo di persona che ha fatto un lavoro di evoluzione e maturazione. Una persona con cui si può crescere insieme.

13. Ti accettano anche quando sei noioso

Con loro non devi sempre essere al tuo meglio. Non devi per forza essere divertente, intelligente, brillante, stimolante.
Puoi anche essere stanco. Silenzioso. Demoralizzato, malinconico o pensieroso.
E loro apprezzano comunque la tua presenza.

E' in quei momenti che capisci che c'è un rapporto autentico. Quando l'affetto non è una questione di prestazioni. E' una questione di presenza.

14. Ascoltano più di quanto parlino

In un mondo in cui tutti cercano di dire la loro, che sia dal vivo oppure online, qualcuno che ascolta veramente è raro.
Non aspettano semplicemente il loro turno per parlare. Ti ascoltano davvero, con attenzione, con interesse. Recepiscono quello che gli dici. Ricordano i piccoli dettagli.

Ascoltare qualcuno è la forma più pura d'amore. E quando trovi qualcuno che ti dà quel tipo di considerazione, tienitelo stretto.

15. Ti lasciano crescere, anche se significa perdersi

Queste persone non ti tarpano le ali per tenerti vicino a loro. Non ti sminuiscono per evitare che ti guardi intorno. Non insistono sui tuoi limiti per scoraggiarti a cercare qualcosa di meglio nella tua vita.

Invece, incoraggiano la tua evoluzione, anche se gli potrebbe creare dei problemi. Alimentano la tua fiducia in te stesso, e nelle tue prospettive. Ti incoraggiano a crescere, ad essere felice, a diventare una persona più appagata.
Anche se tutto questo potrebbe portarti a prendere una strada diversa dalla loro.

Perché il vero amore non si basa sul possesso. L'amore ti dona ali per volare, ed anche radici per la tua stabilità - ma ti lascio libero di scegliere cosa preferisci.
E lasciare che qualcuno cresca liberamente è la bandiera più verde di tutte.

"If you love somebody, set them free." (Sting)
(Se ami qualcuno, lascialo libero.)

Eccitazione o benessere?

Le "bandiere rosse" attirano la nostra attenzione. Sono vistose e ci colpiscono. Ci spingono a cambiare l'altra persona (cosa pressoché impossibile), oppure a fuggire.

Invece le "bandiere verdi" parlano a bassa voce: ci sussurrano "Hey, qui c'è qualcosa di valore". Si manifestano con gesti affettuosi, sguardi teneri e azioni silenziose. Non ci fanno richieste. Offrono pace, serenità, benessere (cose che non pochi giudicano "noiose").

Istintivamente siamo attratti dalla passione, dal brivido e dall'intensità. Quindi le bandiere rosse spesso ci suscitano interesse (e trascuriamo il loro aspetto inquietante):
  • "Lei è così sexy ed eccitante (che importa se a volte sembra un po' squilibrata...)"
  • "Lui è così maschio ed intrigante (è anche egocentrico e inaffidabile, ma vabbeh...)"
E sappiamo come va a finire in questi casi, il più delle volte.

Quindi, specialmente se hai già inseguito le bandiere rosse e la loro eccitazione, ritrovandoti poi deluso e ferito, magari potresti scegliere chi ti fa sentire al sicuro, apprezzato e sereno - invece di inseguire il brivido del dramma mascherato da passione.

Attrazione o compatibilità?

Se sei tra quelli che si ritengono "sfortunati in amore"; se sei donna e pensi che "Tutti gli uomini sono stronzi"; se sei uomo e convinto che le donne siano interessate solo alla bellezza o ai soldi... forse è perché ti fai guidare principalmente dall'attrazione fisica, e trascuri i segnali negativi e positivi.
Purtroppo spesso l'attrazione ci fa scegliere un partner sbagliato per noi. Un tempo si diceva che "L'amore è cieco", ma in realtà è l'attrazione ad esserlo. Mossa puramente da istinti evoluzionistici, non è interessata alla nostra felicità, alla stabilità della relazione o alle qualità interiori delle persone.

Se questa è la tua esperienza abituale, magari considerare maggiormente le bandiere rosse potrebbe aiutarti ad evitare le persone che poi ti deludono e trattano male. E concentrarti di più sulle bandiere verdi potrebbe aiutarti a scegliere partner più compatibili con te; anche se a prima vista non ti senti travolto dalla passione.

“Si dice che 'L'amore è cieco',
ma in realtà
è l'attrazione ad esserlo”

Se desideri persone di quel tipo, diventalo tu stesso

Se non incontri mai o quasi mai persone come quelle descritte nella lista, forse è perché tu stesso non hai ancora sviluppato tali qualità. Di solito ci si sceglie "per affinità": tendiamo ad avere intorno persone simili a noi.
Per cui se vorresti avere accanto persone così, puoi iniziare tu stesso a sviluppare quelle capacità: diventare tu stesso quella persona che ammiri. In tal modo tenderai ad attirare persone di quel tipo, e quando le incontri sarai pronto ad essere al loro livello. E, al tempo stesso, aumenterai la tua autostima nella misura in cui ti vedrai diventare quel tipo di persona ammirevole.

Come incontrare il partner giusto per te

Infine, visto che qui parliamo di incontrare persone con cui stare bene, elenco alcuni post dove suggerisco metodi per creare una relazione appagante:

(parte di questo post è liberamente adattata da "15 Green Flags that matter more than Red Flags", di Yousuf Rafi Ahmed)

"La gentilezza è un linguaggio che il muto sa parlare ed il sordo sa ascoltare."
(C.N. Bovee)

"Accettare è la più alta prova di umanità."
(G.K. Chesterton)

"Troppo spesso sottovalutiamo il potere di una carezza, di un sorriso, di una parola gentile, di un ascolto attento, di un complimento sincero, o del più piccolo gesto di premura; tutti gesti che hanno il potenziale di cambiare una vita."
(Leo Buscaglia)


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Le tre origini dell'amore sentimentale

Per chi non comprende come "funziona" la psiche umana, spesso i sentimenti sono un mistero. Oppure scambiamo causa ed effetto, credendo che l'innamoramento sia la causa dei sentimenti, mentre è anch'esso l'effetto di altre cause.
C'è sempre una ragione per le emozioni che proviamo. In questo post proverò a spiegare cosa provoca il coinvolgimento sentimentale che proviamo verso un possibile partner, e quindi la relazione di coppia. Semplificando, questo coinvolgimento nasce principalmente da tre motivazioni fondamentali:
  1. L'attrazione fisica (a livello erotico, passionale, viscerale - inclusa la "chimica di pelle").
  2. L'intesa / Compatibilità tra personalità / affinità / sintonia (quando l'altro ci assomiglia e/o condivide valori, interessi, gusti, attività, obiettivi, visione del mondo).
  3. Le motivazioni inconsce (basate su parti profonde della nostra psiche, di cui non siamo consapevoli: figure genitoriali, traumi o ferite emotive, schemi relazionali familiari).
Che possono anche combinarsi tra di loro. Potremmo forse dire che la prima coinvolge più il corpo, la seconda l'animo e la mente, e la terza provoca forti reazioni viscerali.

E l'amore dove sta?

Quando si parla di motivazioni sentimentali, la più ovvia è scontata pare quella dell'amore: "Lo voglio / Lo desidero / Mi piace / Mi fa impazzire... perché lo amo" e simili. In realtà, secondo me l'amore è più una conseguenza che una causa, e si sviluppa a grandi linee così:
  1. Una certa persona ci ispira forti e profonde emozioni per qualche motivazione (come le tre esposte sopra, di cui però raramente siamo consapevoli).
  2. Questo ci genera sia un potente attaccamento (bisogno), sia uno slancio affettivo (per cui faremmo di tutto per l'altro); oltre a profonda felicità (se siamo ricambiati) oppure strazio (se veniamo respinti). E chiamiamo tutto questo "amore" (anche se è più corretto definirlo "amore romantico").
Ma se osserviamo questa dinamica, vediamo bene che la seconda fase non potrebbe accadere senza la prima: l'amore della seconda parte è quindi una conseguenza delle motivazioni presenti nella prima (senza le quali possiamo provare una serie di sentimenti positivi verso qualcuno - come simpatia, amicizia o affetto - ma non innamoramento o amore romantico). Ma poiché non siamo consapevoli di quanto ci succede nella prima fase, non abbiamo spiegazioni per essa, e ci ritroviamo "inspiegabilmente" immersi nella seconda, con l'amore che ne risulta: poiché è tutto ciò che vediamo, lo prendiamo come causa o spiegazione.
E' un po' come una persona completamente ignara di tecnologia che usa un ascensore e, se gli chiediamo cosa muove l'ascensore, risponde "Il mio dito che preme il pulsante". Costui non ha idea di tutto l'apparato - a lui invisibile - che muove l'impianto, quindi scambia il suo dito per una causa prima.

“L'amore è più una conseguenza
che una causa”


1. L'attrazione

Cosa intendo con "attrazione fisica"? E' quell'emozione di intenso interesse verso qualcuno, una pulsione potente che ci spinge verso lui o lei, di solito unita ad un desiderio di possesso. Quell'emozione ci suscita un desiderio di unione erotica / emotiva / affettiva / spirituale con quella persona, al punto da volere che diventi parte della nostra vita.

N.B.: E' bene sottolineare che l'attrazione non scaturisce solo dalla bellezza fisica (come molti credono). L'attrazione nasce anche da altri fattori, quali personalità, carisma, esuberanza erotica, talenti; e negli uomini ricchezza, potere e status.

A cosa serve l'attrazione

Ma qual è il senso dell'attrazione? Essenzialmente, è il meccanismo con cui la Natura ci induce ad accoppiarci e riprodurci. Infatti funziona negli animali similmente a come accade per noi: siamo attratti dalle persone cui potremmo avere figli più sani e/o meglio accuditi.
Quella che noi percepiamo come "bellezza", infatti, è sempre un segno di "fitness genetica", cioè geni di qualità e/o buona capacità riproduttiva. Pensiamo a tratti come la simmetria, una capigliatura folta, denti sani, muscoli negli uomini e curve nelle donne (o a come la loro assenza ci spenga l'attrazione): sono tutti segnali di buona fitness genetica e riproduttiva.
Inoltre, siamo spesso attratti dalle persone che hanno buona compatibilità genetica con noi, ovvero i cui geni combinati con i nostri hanno elevate chance di generare figli sani e forti. Questo tipo di compatibilità può spiegare perché l'odore di certe persone ci affascina o ci respinge, ed in generale il fenomeno della "chimica di pelle" (quando il semplice contatto col corpo di una persona ci provoca una forte eccitazione o un senso di benessere).

Da notare che questo meccanismo funziona anche quando non abbiamo alcuna intenzione di procreare, e persino se siamo sterili. E' infatti un istinto profondo e fondamentale (radicato nella nostra parte animale), su cui la ragione non ha alcun influsso. Tanto è vero che non di rado possiamo sentirci attratti da persone "pessime" (un uomo violento od egocentrico, una donna nevrotica o manipolatrice), o già impegnate, o che sappiamo essere inadatte a noi... ma ci possiamo fare ben poco.

Gli effetti dell'attrazione

L'attrazione è quindi la motivazione sentimentale più intensa e frequente, ma anche spesso fraintesa: molti provano attrazione od eccitazione e, specialmente se poco consapevoli delle proprie emozioni, chiamano tutto ciò "amore" (non è nemmeno colpa loro, visto che a tutt'oggi non ci viene data un'educazione emotiva e sentimentale; per cui molti rimangono "ignoranti" riguardo il proprio mondo interiore).
In altri post ho spiegato come funziona l'attrazione, e come questa sia la motivazione principale che conduce alla coppia (anche se ci piace credere diversamente). Immagino che questa sia un'affermazione controversa, anche perché la cultura romantica in cui siamo immersi pone l'accento sui sentimenti e tende a svalutare istinti e pulsioni. Ma la conferma di quanto dico è data dal fatto che la stragrande maggioranza delle persone ammette che non sceglierebbe come partner qualcuno verso cui non prova attrazione.

Questo è tanto più vero quanto più siamo influenzati dagli ormoni. Infatti nell'adolescenza e nella prima gioventù spesso le relazioni sono principalmente basate sull'attrazione, motivo per cui molte hanno breve durata: quando l'innamoramento passa e/o la passione erotica si spegne (cosa frequente dopo i primi due-tre anni), tante relazioni si disfano oppure uno dei due dice "Non ti amo più". Finita l'attrazione, a volte rimane ben poco.

“Molti provano
attrazione od eccitazione
e chiamano tutto ciò amore”

L'attrazione non dà garanzie

Il limite principale dell'attrazione, infatti, è che non offre nessuna "base" solida su cui costruire la relazione (a parte l'eccitazione e il desiderio, collegati alla riproduzione), e quindi nessuna garanzia sul successo della relazione stessa. Il fatto di provare una forte attrazione per qualcuno, infatti, non assicura affatto:
  • Reciprocità: possiamo benissimo impazzire per qualcuno che non ci vede nemmeno. Anzi, poiché tendiamo ad essere ipergamici, è comune sentirsi attratti da chi è molto più avvenente di noi e, quindi, è fuori dalla nostra portata.
  • Compatibilità: potremmo essere due persone che non hanno nulla in comune, senza nulla da dirsi, con valori ed obiettivi opposti... e provare comunque attrazione. E siccome l'attrazione è inebriante e "dà alla testa" (un po' come una droga), all'inizio non lo vediamo ma ce ne accorgiamo solo in seguito.
  • Durata: come visto nel punto precedente, possiamo essere attratti da persone incompatibili con noi. Se questo all'inizio può non sembrare un grosso problema, sulla lunga distanza è solitamente mortale per la relazione. Senza compatibilità, anche la persona più sexy ci diventa intollerabile col tempo (ma lo scopriamo solo quando ci tocca sopportarla ogni giorno).
  • Soddisfazione erotica: paradossalmente l'attrazione - che è il "motore" della pulsione erotica - non garantisce nemmeno una sessualità appagante. Anche se l'altro ci fa impazzire, infatti, se abbiamo gusti o ritmi diversi, preferenze contrastanti, livello di libido distanti o "linguaggi" erotici incompatibili, a letto non riusciremo a trovare un'intesa.
Insomma, l'idea romantica - e diffusa - per cui se qualcuno mi fa "perdere la testa" allora è "la persona giusta", è totalmente infondata.

"A letto eravamo perfetti. Però cominciavamo a litigare già mentre andavamo al bidet."
(Ava Gardner)

Meno ormoni, più consapevolezza

Col passare del tempo, però, di solito: (anche se non tutti hanno questa maturazione)

E' con questa evoluzione, quindi, che di solito le persone imparano a combinare l'impulso dell'attrazione con il senso di benessere che provoca l'avere vicino qualcuno con cui ci sentiamo "a casa".

“Impariamo che a volte
l'attrazione di pancia ci porta
verso le persone sbagliate”


2. L'intesa / Compatibilità

Avere una elevata compatibilità significa essenzialmente che l'altra persona "combacia" armoniosamente con la mia personalità, un po' come fa una chiave con la propria serratura. Con la maggioranza delle persone che incontriamo ci sentiamo sempre almeno un po' "estranei", e tenuti a nascondere qualche aspetto di noi; quando incontriamo qualcuno di davvero compatibile, invece, ci sembra di "essere a casa": ci comprendiamo a vicenda, ridiamo delle stesse battute, abbiamo passioni in comune, sentiamo di poterci fidare e rivelare interamente.
E' questo tipo di corrispondenza che genera quelle sensazioni deliziose di "Mi sento del tutto a mio agio", "E' come se ci conoscessimo da sempre", "Mi sento al sicuro", "Finalmente mi sento compreso", "Sento che posso dire qualsiasi cosa", ecc.

Aree di compatibilità

La compatibilità tra due persone comprende diverse aree, di seguito alcune tra le più significative:
  • Personalità: alcune personalità funzionano meglio quando sono affini (simili), altre quando sono complementari (ognuno completa l'altro); oppure quando c'è il giusto mix tra i due (due persone troppo simili potrebbero annoiarsi; se troppo diverse tendono a scontrarsi). Una personalità vivace ed estroversa può essere complementare ad una più riflessiva ed introversa, se le differenze non sono estreme. Altri aspetti sono socievolezza, apertura mentale, curiosità, (dis)inibizione, spirito avventuroso, intraprendenza.
  • Comunicazione: la capacità di comunicare apertamente e onestamente è fondamentale; aiuta a risolvere i problemi, superare i conflitti in modo costruttivo, e creare intimità. Anche la disponibilità a mettersi in discussione, ammettere i propri errori, trovare compromessi, sono qualità che aiutano la relazione a prosperare.
    Spesso uomini e donne non si capiscono perché sono differenti, ed anche perché hanno aspettative errate.
  • Emozioni e Intimità: alcuni riescono a svelare il proprio mondo interiore ed emotivo (quando sanno di potersi fidare), per altri è quasi impossibile (o ne sono ignari). Questo tipo di condivisione aiuta a raggiungere un'intimità profonda, che potremmo definire come "comprendere l'anima dell'altro". E' essenziale anche la capacità di esprimere le proprie emozioni senza aggressività, così come saper accogliere le emozioni dell'altro senza giudicarle.
  • Intesa erotica: questa avviene quando ritmi, gusti e preferenze dei partner combaciano, di modo che entrambi possano lasciarsi andare ed esprimere pienamente il proprio potenziale erotico. Richiede anche l'espressione sincera dei propri desideri e fantasie sessuali: l'altro non può indovinarli.
    Da notare che questa intesa è cosa diversa dall'attrazione: possiamo essere attratti da qualcuno poco compatibile (ed il sesso sarà allora frustrante o poco appagante), oppure non sentirci attratti fisicamente da qualcuno che è però molto compatibile con noi (in questi casi vale la pena di fare dei tentativi per scoprire se "i corpi si piacciono", nonostante non ci venga molto spontaneo).
  • Valori: spesso consideriamo i nostri valore come "giusti" e diamo per scontato che l'altro li condivida (salvo poi avere sorprese). Ma valori quali famiglia, amicizia, religione, onestà, l'orientamento politico, la ricchezza materiale oppure la crescita spirituale, sono temi fondamentali su cui possono esserci forti conflitti.
  • Obiettivi: avere obiettivi in comune lega i partner e li aiuta a raggiungerli; il contrario li fa sentire come se viaggiassero su "binari diversi". Obiettivi importanti sono formare una famiglia, avere figli, la carriera, la sicurezza economica, la casa, i viaggi, la crescita personale; ed è bene chiarirli dall'inizio - anche perché alcuni sono incompatibili fra loro (voglio passare più tempo in famiglia o nella professione? Preferisco investire nella casa o nei viaggi?).
  • Interessi e Attività: ovviamente avere hobby e passioni in comune rende la coppia più affiata e legata ma, a differenza di valori ed obiettivi, qui è anche possibile che i partner ne coltivino di diversi; anzi può arricchire il rapporto. Se però gli interessi sono del tutto diversi, questo facilmente creerà un divario tra i due.
  • Stile di vita: le differenze riguardo abitudini alimentari, attività sociali, gestione del tempo, pulizia e ordine (o loro mancanza), orari, puntualità... se notevoli possono incrinare la relazione. E' una di quelle aree in cui una certa diversità è stimolante, troppa diventa sfiancante.
  • Rispetto e Fiducia: una relazione sana e felice richiede entrambi. Se l'altro non ci mostra rispetto, o se non ci ispira fiducia, difficilmente il rapporto potrà svilupparsi in modo armonioso.
In sintesi, la compatibilità tra due persone è una combinazione di fattori psicologici, emotivi, relazionali e pratici. Le differenze possono arricchire la relazione, ma le somiglianze forniscono una "base solida" per un legame appagante e durevole.

“Due persone troppo simili
potrebbero annoiarsi;
due troppo diverse
tendono a scontrarsi”

Non trascurare le incompatibilità, non pretendere la perfezione

Da notare che una forte attrazione può indurci a trascurare le incompatibilità, o spingerci a pensare che "l'amore sistemerà tutto"... ma col tempo scopriamo che quasi mai è così. Possiamo anche amare una persona poco compatibile, ma se è troppo diversa od opposta a noi, questo sarà fonte di continua frustrazione.

Infine, ricordiamo che la perfezione in amore non esiste: anche con il partner migliore ci sarà sempre qualche aspetto che non ci garba, o che ci manca. Ritengo che una compatibilità del 90% sia già una forma di "paradiso relazionale", che ben pochi nella vita riescono a realizzare.


3. Le motivazioni inconsce

La terza motivazione fondamentale ha a che fare con parti profonde e nascoste della nostra psiche: quando l'altra persona... Questo tipo di motivazione può essere molto potente, ed è spesso alla base di amori travolgenti oppure infelici e tormentati, che le altre persone trovano irrazionali e inspiegabili: per esempio quando qualcuno rimane legato ad un partner violento o che lo maltratta. Queste stesse persone non sanno spiegare la forza di questo legame, oppure ricadono in spiegazioni ingenue o semplicistiche: "Perché lo/la amo", "Non posso fare a meno di lui/lei", ecc. In realtà non lo sanno davvero (se non dopo un percorso di terapia).

Qui però scelgo di non approfondire questa motivazione poiché, essendo basata su fattori personali ed inconsci, non può essere generalizzata: ognuno ha la sua storia, e la maggioranza delle persone è completamente ignara di ciò che si nasconde nel profondo della propria psiche. Per chi sia interessato ad esplorare questo tema, suggerisco di considerare i libri proposti nella Bibliografia, specialmente nelle sezioni "Psicologia" e "Relazioni"; oppure di parlarne con un esperto che possa aiutare a fare luce nelle zone oscure del proprio Sé.

“L'inconscio è spesso alla base
di amori travolgenti
oppure infelici e tormentati”



Combinazione di motivazioni

Naturalmente in ogni situazione possiamo ritrovare una diversa combinazione delle tre motivazioni citate. Conoscere ciascuna di esse può aiutarci a capire meglio l'origine di ciò che proviamo, e cosa eventualmente ci manca. Per esempio due situazioni comuni sono le seguenti:
  1. Proviamo forti emozioni ed attaccamento verso l'altra persona... però ci troviamo spesso a scontrarci o litigare. ---> E' probabile che ci sia un'elevata attrazione ma una bassa intesa o compatibilità.
  2. Ci sentiamo bene con l'altra persona, siamo a nostro agio, la stimiamo e apprezziamo... però ci manca qualcosa di importante; ci troviamo a dire cose tipo "Non c'è quel quid", "Non è scattata la scintilla". ---> E' probabile che ci sia bassa attrazione ma elevata compatibilità.
Attenzione all'errore comune di credere che nel primo caso "Però ci amiamo" (confondendo la passione con l'amore), oppure nel secondo "Non è la persona giusta perché non ho perso la testa".

Molta attrazione, scarsa intesa

Come spiegato, l'attrazione - e la conseguente passione travolgente - ci possono regalare sensazione meravigliose, ma non sono garanzia di stare bene insieme, né di lunga durata. Molte relazioni di questo tipo naufragano tra litigi ed incomprensioni, oppure finiscono in tradimenti e scenate... perché fondamentalmente quelle due persone non riescono ad andare d'accordo. Rimangono come "estranei".
Nel periodo iniziale dell'innamoramento ci può sembrare che la nostra passione possa superare ogni ostacolo. Ma quando questo effetto termina, le incompatibilità diventano sempre più evidenti e noi diventiamo sempre meno capaci di sopportarle.
E' uno di quei casi in cui un partner può ritrovarsi a dire "Lo amo ma lo odio". Il che di solito significa "Provo una forte attrazione ma non sopporto il suo carattere / comportamento".

Bassa attrazione, grande intesa

Questo è un tipo di relazione che produce un grande senso di benessere emotivo e affettivo, ci ispira fiducia e apertura, ma non suscita emozioni travolgenti né le "farfalle nella pancia". Come già indicato, questo è di solito un rapporto in cui l'attrazione è bassa oppure in cui l'innamoramento non è avvenuto.
A dispetto delle belle sensazioni, col tempo ci chiediamo se "manchi qualcosa" o dubitiamo che "sia amore" (perché confondiamo l'innamoramento con l'amore). Di conseguenza tendiamo a sottovalutare questo tipo di relazione e accantonarlo, specialmente se crediamo nelle "favole romantiche", o se associamo il "perdere la testa" al "vero amore".

Certamente ognuno è libero di decidere della sua vita come vuole, incluso il rischio di farsi male inseguendo un amore idealizzato come rappresentato nelle commedie romantiche. Vorrei però dire che, specialmente sulla lunga distanza, le qualità di una relazione come questa possono rivelarsi più preziose, rare e profonde di una passione passeggera. Se in particolare in passato relazioni travolgenti ci hanno poi deluso, può valere la pena dare a questo tipo una chance in più.

Possibili rischi

Un rischio di una relazione di questo tipo è che l'attrazione e il desiderio calano nel tempo, per cui se sono bassi già all'inizio potrebbero spegnersi sul lungo termine (la perdita del desiderio nelle donne è molto frequente). Quindi i partner si ritrovano in una relazione tipo "fratello e sorella" (buon legame affettivo ma zero eros).
Un altro rischio è che uno dei due incontri qualcuno verso cui prova forte attrazione, e questa risulti irresistibile per chi ne patisca la mancanza; con una conseguente elevata possibilità di tradimento.

“Ognuno è libero di vivere la vita
come vuole, anche di farsi male
inseguendo un amore idealizzato”

Motivazioni secondarie

Oltre alle motivazioni fondamentali possiamo incontrare loro varianti, oppure motivazioni secondarie o accessorie. Varianti possibili sono per esempio:
  • A volte ci innamoriamo di chi nutre i nostri bisogni profondi, e così facendo ci rende felici o riempie un nostro "vuoto". Possiamo anche non essere consapevoli di quei bisogni ma, quando qualcuno li soddisfa, sollecita una reazione intensa dentro di noi. Questo riguarda la motivazione "2. Intesa / Affinità" (il mio bisogno incontra nell'altro una risposta) od anche la "3. Inconscio" (per esempio se mi manca una figura genitoriale e la rivedo nell'altro).
  • Siamo attratti da chi ha una qualità che vorremmo tanto avere, ma che non abbiamo sviluppato (la donna fragile attratta dall'uomo forte; l'uomo "duro" affascinato dalla donna affettuosa; la persona iper-razionale intrigata da quella creativa e fantasiosa: costoro cercano una loro "parte mancante" nell'altro). Questo impulso è un misto tra le motivazioni "2. Intesa / Affinità" (l'altro rispecchia un mio potenziale che vorrei sviluppare) e "3. Inconscio" (non sono consapevole di avere quel potenziale, quindi mi attacco a chi ce l'ha).
  • Se ho una pessima autostima, tenderò ad attaccarmi a persone di "bassa qualità" o che mi trattano male, perché nel mio profondo non credo di meritare di meglio.
  • Se ho una "ferita emotiva", per esempio del tradimento o dell'abbandono, tenderò a scegliere partner che mi tradiscono o abbandonano.
Le ultime due dinamiche ricadono nella motivazione "3. Inconscio" (non siamo consapevoli del reale motivo per cui facciamo certe scelte).

Motivazioni culturali

Un altro tipo di motivazione secondaria può essere quella dei condizionamenti culturali: ovvero i gusti ed i valori che la cultura in cui viviamo ci trasmette, e che noi "assorbiamo" senza renderci conto.
  • Per esempio prima degli anni '60 non esisteva la mania delle magrezza: la maggioranza degli uomini preferiva le donne "curvilinee". Da quando la magrezza è diventata di moda, molti la inseguono perché sono condizionati dai modelli trasmessi dai media.
  • Oppure la preferenza per la pelle abbronzata. Quando l'agricoltura era predominante, si trovava attraente una pelle pallida perché era indice di persona altolocata che non doveva lavorare nei campi. Oggi che viviamo al chiuso e siamo tutti pallidi, troviamo attraente l'abbronzatura perché indica persone benestanti che non stanno chiuse tutti i giorni in ufficio e fanno invece frequenti vacanze. In questo caso, ciò che prendiamo per "bellezza" è invece un segno di status.

Motivazioni opportunistiche

Queste motivazioni possono influenzare la scelta del partner, ed anche accendere le nostre emozioni; ma non sono collegate all'altra persona in sé, quanto a quello che possiamo ottenere da lei.
  • Una classica motivazione opportunistica è quella che riguarda Ricchezza / Potere / Status (attiva principalmente nel genere femminile). In questi casi ci si sente attratti da (o semplicemente interessati a) chi può offrirci uno stile di vita benestante, e/o occupa una posizione di potere, e/o possiede uno status elevato. Le donne sono specialmente sensibili a questa motivazione perché hanno una tendenza ipergamica (ricerca di un partner di livello superiore al proprio), per ragioni evoluzionistiche.
  • Un altro caso è quando scegliamo un partner soltanto come mezzo per ottenere una famiglia, e/o dei figli. Quando ciò accade il partner è solo uno "strumento" per arrivare ad un fine, ma non c'è un reale interesse per la persona: ottenuto il risultato, il partner viene facilmente ignorato o allontanato.
  • Similmente, a volte si crea un legame principalmente per sfuggire alla solitudine, o per poter fare sesso, o comunque allo scopo di appagare una propria necessità. L'altro viene scelto perché offre questa opportunità, non tanto per le sue qualità come persona.
In questi casi non si può in genere parlare di "amore", quanto di "utilizzo" dell'altro per soddisfare i propri bisogni (ciò può avvenire sia per scelta intenzionale che in modo inconsapevole). Da notare che ogni relazione prevede la soddisfazione dei bisogni (nessuno sta in coppia con qualcuno che non gli dà nulla). La differenza è che in una relazione equilibrata scegliamo il partner sia per quello che è, che per quello che ci offre; mentre in una opportunistica quello che ci offre è la motivazione primaria (od anche l'unica).

“In certi casi non si può
parlare di amore,
quanto di utilizzo dell'altro
per soddisfare i propri bisogni”

Uomini poco attraenti ed "eterni amici"

Vale la pena di notare che l'attrazione (o la sua mancanza) è uno dei motivi principali per cui molti uomini faticano a trovare una partner: infatti le donne trovano attraenti pochi uomini (circa il 20%), oltre ad essere assai più selettive; per cui i maschi meno dotati riscuotono scarso successo o si ritrovano "fuori mercato".
Lo stesso accade nel fenomeno della "friend zone": quando una donna dice "Ti vedo solo come amico", quasi sempre significa che lei non prova alcuna attrazione.

Sapere è potere

Nella mia adolescenza e gioventù ho vissuto le mie prime cotte, come tutti, senza capire cosa provavo o perché. Questo era un problema specialmente quando non venivo ricambiato o la relazione non funzionava, ed io mi ritrovavo "vittima" di forze che non comprendevo né controllavo. Poi col tempo e lo studio ho scoperto cosa c'era dietro.
Mi auguro che questi concetti possano aiutarvi a fare luce nella vostra vita sentimentale, e magari a trasformare in meglio le vostre relazioni.

"L'amore è un canovaccio fornito dalla natura, e ricamato dall'immaginazione."
(Voltaire)

"Dopo aver sviluppato una concezione dell'amore sufficientemente ideale, sufficientemente nobile e perfetta, siete fregati. Ormai niente vi potrà più bastare."
(Michel Houellebecq, "Rester vivant")

"L'amore più grande è quello nato dall'amicizia, e l'amicizia più grande è quella che si sviluppa dall'amore."
(Lou Von Salomé)


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