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Persone che prendono ma non sanno dare: infantilismo relazionale

Mi è capitato più volte di incontrare persone che in situazioni relazionali tendono molto più a "prendere" dall'altro di quanto siano disposte a "dare". Sul momento magari non ci ho dato particolare peso (in fondo possiamo cascarci tutti a volte); ma esaminando le persone per cui questi comportamenti sono la norma, ho ipotizzato che alla radice ci sia una immaturità nello sviluppo psico-affettivo di costoro, che potremmo definire "infantilismo relazionale o emozionale".

N.B.: Qui parlo di "relazioni" in senso ampio, sia interpersonali che di amicizia che sentimentali; anche se certe dinamiche sono più frequenti, o evidenti, nelle relazioni di coppia.

Un certo egoismo è naturale...

Chiarisco subito che un certo "egoismo" nelle relazioni è naturale: tutti abbiamo bisogni e tutti tendiamo a volere che gli altri soddisfino i nostri bisogni. Quindi relazionarsi in modo del tutto disinteressato è un'utopia: a tutti può capitare di cadere occasionalmente nei comportamenti egocentrici che elenco più avanti. Il problema nasce quando tali comportamenti sono invece abituali.
Infatti nelle relazioni "sane" avviene uno spontaneo equilibrio tra egoismo e altruismo, tra ricevere e dare, tra amor proprio ed amore per l'altro. Ed è anche questo equilibrio che porta tali relazioni a crescere e prosperare: ciascuno si sente considerato e "nutrito", e questo lo induce a considerare e nutrire l'altro, in un circolo virtuoso.

... Ma lo squilibrio è un problema

I problemi nascono quando in una relazione c'è un netto squilibrio:
  • Quando uno dei due prende dall'altro molto ma dà in cambio poco o nulla.
  • O quando uno è principalmente concentrato su se stesso, i propri problemi e bisogni, per cui l'altro risulta abitualmente trascurato.
  • Oppure l'altro viene posto abitualmente nel ruolo di "confidente / assistente / risolutore / terapeuta", ovvero spinto a comportarsi come un "genitore" che si deve prendere cura di quella persona.
In tutti questi casi, questa persona si comporta in modi "infantili", ovvero come un "bambino" egocentrico che riversa i propri bisogni sugli altri, o che si aspetta che gli altri si prendano cura di lui.

Di seguito esamino alcuni atteggiamenti tipici di questa personalità. Da notare che ognuno esibirà solo alcuni di questi comportamenti, e in varia misura, in base alle ferite o ai traumi ricevuti; ma ciò che li accomuna tutti è un impulso di tipo "Dammi dammi dammi!" e/o un bisogno costante di attenzione / approvazione, dietro cui solitamente si cela un vuoto che pare incolmabile.


Vari modi di prendere senza dare

  1. I propri bisogni sono importanti, quelli altrui no
  2. Parlano senza ascoltare
  3. Scarsa disponibilità
  4. Amicizia a senso unico?
  5. E' tutta colpa degli ex
  6. Vogliono molte qualità, ma...
  7. Vogliono appoggio incondizionato
  8. Incapaci di perdonare
  9. Amanti poco generosi
  10. Negano di avere responsabilità
  11. Risucchiano le energie


1. I propri bisogni sono importanti, quelli altrui no

Queste persone tendono a richiedere la soddisfazione immediata dei propri bisogni (specialmente di attenzione: dicono spesso "Ascoltami. Guardami. Lasciami parlare. Non mi interrompere"...), a volte in modo imperioso (detestano sentirsi trascurate). Ciò accade di frequente con persone familiari o di cui si fidano, mentre con persone nuove o sconosciute possono trattenersi (salvo poi scatenarsi e diventare pretenziose quando si crea confidenza).
Quando però è l'altro a manifestare bisogni, spesso vi danno poca importanza, li rimandano o li dimenticano.

Questo comportamento ricorda un bambino che si è sentito trascurato o ignorato, a tal punto che ora manifesta un bisogno ossessivo di avere l'attenzione altrui sempre concentrata su di sé.

2. Parlano senza ascoltare

Queste persone tendono a parlare molto di sé o dei propri problemi (a volte in modo ossessivo), lasciando ben poco spazio all'altro per osservazioni od opinioni. Possono suonare come fiumi in piena inarrestabili. Se l'interlocutore cerca di intervenire viene spesso ignorato, come se questa persona non lo ascoltasse proprio; in effetti la sensazione è quella di qualcuno che parla ma non ascolta.
Se l'altro riesce ad "infilarsi" in una pausa o a dire qualcosa, questa persona spesso utilizza quanto detto per riportare l'attenzione su di sé (anche facendo collegamenti poco sensati), o comunque manifesta frustrazione quando l'attenzione non sia su se stessa.
Nel migliore dei casi questa persona si rende conto della sua invadenza verbale: a volte si scusa e cerca di contenersi, magari sollecitando l'altro con un "Ma adesso raccontami di te". Ma in genere questa disponibilità ha breve durata, ed il discorso viene riportato su di sé poco dopo.

3. Scarsa disponibilità

Quando hanno bisogno di voi queste persone vi cercano, magari lodandovi per suscitare la vostra disponibilità. Ma quando siete voi ad avere bisogno di loro, spesso si negano citando questo o quell'impegno, o inventandosi qualche scusa.

4. Amicizia a senso unico?

Queste persone possono lamentarsi di avere pochi o nessun amico, o dell'assenza di "veri amici". Ma il loro comportamento dà l'impressione che loro stessi non siano molto capaci come amici, o che la loro amicizia tenda ad essere "a senso unico" (e forse questo è uno dei motivi per cui gli altri tendono ad evitarli).

5. E' tutta colpa degli ex

Un altro tratto comune a queste persone, è la tendenza a non assumersi la responsabilità nelle relazioni. Per cui, similmente al punto precedente, quando si parla di rapporti sentimentali esse tendono a dare tutta la colpa dei fallimenti agli ex partner.

6. Vogliono molte qualità, ma...

Quando si parla di potenziali partner, non di rado queste persone cercano qualcuno dotato di notevoli qualità (a volte compilando un elenco di doti desiderate; questo comportamento è più frequente nelle donne). Se però si chiede loro "Ok, ma tu cosa offri in cambio?"... di solito la reazione è di stupore o indignazione; come se non ci avessero nemmeno pensato (concentrati solo su ciò che vogliono), oppure come se il concetto di reciprocità fosse loro alieno.

A parte l'immaturità di volere (molto) senza pensare a ciò che si offre, un altro tratto infantile è la frequenza con cui la risposta tipica - dopo parecchie esitazioni - è sul genere "Offro me stessa" oppure "Non dovrei sforzarmi per essere amato". Il bambino piccolo in effetti non ha nulla da offrire ai genitori, se non la sua stessa presenza o il fatto di esistere; queste persone sembrano rimaste ferme a quello stadio.

7. Vogliono appoggio incondizionato

Queste persone pretendono che chi gli sta vicino sia sempre dalla loro parte (specialmente se c'è un rapporto affettivo), a prescindere che abbiano torto o ragione. Per esempio se hanno litigato con qualcuno e ve lo raccontano, pretendono il vostro appoggio esclusivo e incondizionato; se considerate le ragioni dell'altra parte lo prendono come un tradimento, non come un atto di ragionevolezza.
Similmente, vorrebbero sempre aver ragione, prendendosela quando vengono contraddetti, e faticano a considerare le ragioni altrui.

Qui l'aspetto infantile è che si aspettano un tipo di appoggio incondizionato che normalmente viene dato dai genitori ai propri figli (di solito un genitore sostiene ed appoggio il figlio a prescindere).

8. Incapaci di perdonare

Se ricevono un torto, potrebbero reagire esageratamente e/o trascinare il risentimento per mesi o anni. Anche se il torto non era particolarmente grave, e l'altro si scusa e fa ammenda, a volte non riescono a superare l'evento (che probabilmente ha toccato una loro ferita profonda e irrisolta).

9. Amanti poco generosi

Nel sesso, queste persone si occupano poco o nulla del piacere del partner, restando passive (più comune fra le donne) o concentrandosi sul proprio piacere (più fra gli uomini). Se provano a farlo, magari perché sollecitati, lo fanno in modo meccanico (come fosse un dovere) o nel modo che "funziona" per loro, anche se il partner chiede una modalità diversa. A volte sembra che invece di essere uniti nell'amplesso, restino in una specie di "bolla" personale.
Dopo aver raggiunto l'orgasmo, possono interrompere il rapporto con noncuranza, lasciando il partner inappagato come se non fosse importante. Se il partner se ne lamenta o chiede un "aiutino" per godere, magari lo accusano di egoismo (!) o di pensare solo al sesso, si mostrano indifferenti oppure si sforzano ma con malcelata malavoglia.

In quest'area, l'infantilismo si manifesta nell' "usare" l'altro quasi come "strumento di piacere", invece di cercare uno scambio reciproco ed una fusione erotico-affettiva (tipici di una sessualità adulta).

10. Negano di avere responsabilità

Quando vengono fatte notare le loro mancanze, l'egoismo o lo scarso dare, queste persone tendono a reagire in modo difensivo e negando la responsabilità. Frasi tipiche sono "Non è vero che faccio X", "Mi critichi sempre" (anche se non è così), o "Non è colpa mia"; oppure ribaltano il problema sul partner accusandolo "Tu non mi ami davvero". Non di rado seguono musi lunghi, malumore o risentimento, oppure comportamenti "punitivi" verso l'altro (chiusura, allontanamento, silenzi prolungati, negazione del sesso).

In generale, queste persone faticano ad ammettere i propri limiti, e tendono a prendersela quando questi vengono evidenziati. Sembrano "bambini permalosi" che hanno bisogno di ricevere continua approvazione.

11. Risucchiano le energie

Nei casi più estremi, queste persone sono talmente prese da se stesse da comportarsi come "vampiri emozionali": risucchiano tutta la nostra attenzione, disponibilità ed energie, lasciandoci poi "svuotati", stanchi e abbattuti.

Capaci di amare, ma non in modo adulto

A dispetto di quanto elencato sopra, in genere queste persone non sono realmente fredde o indifferenti o brutalmente egoiste. Possono anche avere momenti in cui sono affettuose e disponibili, oppure essere generose a modo loro, magari a livello economico, o di aiuto pratico, o tramite regali. Ma faticano ad essere generose a livello emotivo-affettivo, nell'attenzione verso l'altro e nel riconoscere - o prendersi cura - dei suoi bisogni profondi.
Quando agiscono come elencato sopra, di solito non lo fanno apposta o non si rendono conto. Queste persone non sono prive della capacità di amare, ma non hanno mai sviluppato un modo "adulto" di farlo.
In pratica "non vedono" davvero l'altro (ovviamente non parlo della visione ottica, ma della capacità di riconoscere l'altro nella sua unicità, come individuo autonomo, e nei suoi bisogni specifici). Sono troppo prese da se stesse, dai propri problemi o dal loro malessere (spesso sono persone tormentate, ferite o problematiche).

Avere a che fare con costoro può essere un problema specialmente per le persone troppo disponibili (tipo i "bravi ragazzi"), che nel loro sforzo di compiacere gli altri non sanno porre limiti o rispettare se stessi, rischiando quindi di venire sfruttati o fagocitati.

Diverso da egoismo e narcisismo

Immagino che non pochi definirebbero queste persone come "egoiste" o magari "narcisiste" (termine spesso usato a sproposito). In realtà io vedo delle chiare differenze:
  1. Egoista: potrebbe fare di meglio, ma non gli interessa. Il suo egoismo è intenzionale e di solito ne è consapevole, ma è indifferente al bene altrui o agisce per semplice opportunismo. Quando ama potrebbe diventare altruista.
  2. Narcisista: gli altri per lui sono solo "oggetti" da usare per i suoi scopi. Per questo è spesso intenzionalmente manipolativo o addirittura machiavellico. E' incapace di amare realmente; al meglio può "simulare" l'amore (anche per manipolare).
  3. Infantile: non è capace di fare di meglio; il suo egoismo non è intenzionale, ed in genere non se ne rende conto. Può anche affezionarsi o innamorarsi sinceramente, e si impegna a modo suo (ma la sua capacità di amare rimane limitata). Di solito agisce in buona fede, non ha cattive intenzioni (diversamente dai due casi sopra).

“In pratica le persone 'infantili'
non vedono davvero l'altro.
Sono troppo prese da se stesse,
dai propri problemi o dal loro malessere”

Infantilismo relazionale o emozionale

Tutti noi attraversiamo diverse fasi nel nostro sviluppo come persone. Se certi eventi o esperienze ostacolano il nostro sviluppo, è possibile che questo non si completi come dovrebbe, o addirittura una parte della nostra psiche potrebbe rimanere "bloccata" ad una fase intermedia. Questa potrebbe essere una ragione per cui certe capacità non risultano sviluppate anche quando siamo adulti.

Piaget e gli stadi di sviluppo

Un modello che definisce lo sviluppo della personalità è quello degli stadi evolutivi dello sviluppo del pedagogista Jean Piaget. Questo modello prevede quattro stadi e diverse sottofasi:
  • All'inizio (0-2 anni), l'infante è completamente egocentrico: non è in grado di distinguere se stesso dal mondo esterno, per cui percepisce ciò che lo circonda (inclusa la madre) come "estensioni di sé", e si aspetta che queste siano a sua disposizione. Crescendo inizia a percepire che esiste una separazione tra se stesso ed il resto del mondo.
  • Durante il secondo stadio (2-7 anni) è ancora presente un forte egocentrismo, perché il bambino ha una scarsa comprensione del mondo (quindi riconduce il mondo a se stesso).
  • Nei due stadi successivi il bambino acquisisce una sempre maggiore comprensione del mondo, prima a livello concreto (7-11 anni) e poi anche astratto (11-15 anni). Assorbe il senso delle regole, della morale e della cultura. Impara quindi sempre meglio a fare i conti con la realtà e con la società, incluso il considerare elementi "intangibili" (astratti) come le emozioni e gli stati d'animo altrui.
In pratica, una persona che evolve armoniosamente attraverso questi stadi arriva ad una personalità equilibrata, in grado di coniugare efficacemente gli impulsi "egoisti" ("Io voglio", "Ho bisogno", "Mi serve"...) con la considerazione degli altri, e quindi di trovare modalità di reciproca soddisfazione.

Se lo sviluppo è incompleto

Questo quantomeno è l'ideale. In realtà, però , molte persone non vivono uno sviluppo ideale, per cui la loro personalità risulta danneggiata o incompleta. Limitandoci all'argomento di questo post, possiamo ipotizzare che shock, traumi od anche solo trascuratezze ripetute, specialmente se vissute durante i primi due stadi (0-7 anni), possano risultare in una personalità con tratti ancora nettamente egocentrici, concentrata sulla soddisfazione dei propri bisogni, scarsamente capace di considerare o comprendere l'altro, soprattutto a livello emotivo (limiti tipici dei primi due stadi, che dovrebbero poi venire superati negli stadi successivi).

Una volta adulti, quindi, costoro presentano aspetti di personalità matura insieme ad altri ancora immaturi o infantili:
  • Alcuni hanno una visione delle relazioni ingenua e idealizzata, tipica della prima adolescenza: l'amore eterno, il partner ideale che non li deluda mai, la coppia come fonte di continua felicità (ciò li rende incapaci di affrontare le normali difficoltà di relazione, o eccessivamente reattivi quando accadono).
  • A volte può sembrare che hanno la suscettibilità o fragilità emotiva di un bambino di 5-6 anni... perché in effetti una parte della loro psiche sembra sia rimasta ferma a quell'epoca.
  • O, più banalmente, si aspettano che l'altro sia "al loro servizio", anche senza dare nulla in cambio... perché è il modo in cui l'infante vive la relazione con la madre.

"L’infantilismo può essere definito come l’assenza di maturità affettiva caratterizzata da comportamenti egocentrici."
(Claudia Rainville)

Naturalmente questa non è l'unica spiegazione per tali comportamenti; possono anche provenire da altri tipi di personalità o patologie.

Non lo fanno apposta

Ripeto, in genere queste persone non sono malvagie o intenzionalmente egoiste: agiscono così perché a loro pare normale. Non conoscono modalità più sane, non hanno potuto svilupparle. Sono preda di impulsi che non controllano, e di cui spesso non si rendono conto. Con questo non intendo giustificarli (come adulti anagrafici sono comunque responsabili del proprio comportamento), dico solo che in genere non lo fanno apposta.

Quando una personalità ha subito danni del genere, non guarisce da sola; richiede un percorso di crescita personale impegnativo, e spesso l'aiuto di un terapeuta che porti ad esplorare l'origine dei danni e come rimediarvi. Quei danni sono sepolti nell'inconscio, su cui la mente razionale ha poco o nessun controllo.

“Molti non vivono uno sviluppo ideale,
per cui la loro personalità
risulta danneggiata o incompleta. ”

Che cosa fare

Se vi trovate a relazionarvi con persone di questo tipo, e ne subite gli effetti negativi, potreste provare a fargli notare le loro mancanze, non come critica ma come informazione: "Forse fai qualcosa di cui non ti rendi conto".
  • Se hanno sufficiente intelligenza emotiva ed onestà intellettuale, ne terranno conto e magari proveranno a migliorare. Ma non aspettatevi miracoli; come scritto sopra, quei danni sono radicati nell'inconscio e difficili da gestire.
  • Più probabilmente, però, vi troverete di fronte negazione, suscettibilità, vittimismo o persino rabbia (specialmente se avete messo "il dito nella piaga"). Non solo queste persone di solito non vedono i propri limiti (per loro è la normalità), ma per una persona di 30 o 40 anni è anche difficile ammettere di essere ancora, per certi versi, un "bambino".

Se incontrate scarsa - o nulla - disponibilità all'autocritica, considerate di allontanarvi. Costoro difficilmente cambiano, e non illudetevi di "cambiarli con l'amore" (se siete in coppia): di solito queste persone hanno dentro sé una "voragine di amore" (sono stati amati poco o male), che non è possibile riempire (vedi anche i libri "La ferita dei non amati" e "Donne che amano troppo").
Se incontrate spesso questo tipo di persone, potrebbe non essere un caso: magari nel profondo non credete di meritare di meglio di qualcuno che vi sfrutta, o di poter essere amato, o avete la "sindrome del bravo ragazzo" (vi sacrificate per "comprare" approvazione e amore).

Se siete voi così

Se invece siete voi a ritrovarvi in queste descrizioni, oppure avete vissuto difficoltà relazionali riconducibili a questi comportamenti, vorrei rassicurarvi: non siete cattive persone, siete persone "danneggiate" e non è colpa vostra (ma siete comunque responsabili delle vostre azioni e della vostra vita). Probabilmente siete così perché vi è successo qualcosa, magari ripetutamente, in un periodo della vita in cui non avevate né la forza né le capacità di proteggervi.
Non dico nemmeno che sia colpa dei vostri genitori (o chi per essi): di solito anche loro, quando hanno compiuto certi errori, lo hanno fatto inconsapevolmente o convinti di fare la cosa giusta.

Migliorare un passo alla volta

Ora però il problema è nelle vostre mani, e come adulti sta a voi uscirne, se volete.
  • Potete cominciare dal riconoscere il problema con la massima onestà ("La verità vi renderà liberi", le bugie vi terranno imprigionati).
  • Poi impegnarvi per cambiare o almeno arginare certi impulsi. Anche se i risultati non saranno grandiosi, chi vi sta vicino apprezzerà i tentativi.
  • Anche ammettere le proprie difficoltà, o chiedere la collaborazione di chi avete intorno, è terapeutico: ammettere un problema vuol dire già metterci le mani, ed i suggerimenti altrui sono preziosi per capire dove state facendo progressi e dove invece no.
  • Infine, considerate di chiedere l'aiuto di un esperto. Non è possibile fare tutto da sé (vi curereste un mal di denti da soli?), ed un esperto può aiutarvi a fare progressi molto più rapidamente. Non c'è nulla di cui vergognarsi: tutti abbiamo qualche problema, ed il bello di far parte della comunità umana è proprio la possibilità di aiutarsi a vicenda.

Nei momenti in cui vi sentirete scoraggiati o pessimisti, ricordate questo: state cercando non solo di diventare persone migliori, ma anche di imparare ad amare di più e meglio. Questi sono obiettivi fra i più nobili, e perseguirli vi rende già delle belle persone. :-)

"Credo che il mondo sia diviso in tre gruppi: chi dà, chi prende e i pochi che sanno bilanciare entrambi gli impulsi.
Se sei una persona che dà, è saggio definire i tuoi confini, perché chi prende si prenderà ciò che gli permetti di prendere; tutti coloro che danno devono imparare a proteggere questo aspetto di sé, altrimenti, prima o poi non resterà più nulla da dare."

(Tiffany Madison)


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L'amore ti arricchisce la vita, ma non te la risolve

Molti cercano accanitamente qualcuno che li ami, come se fosse il loro desiderio più importante o unico, e si aspettano che una volta trovato saranno pienamente felici. Ma dopo che l'hanno incontrato, curiosamente, alcuni ritornano ad uno stato di insoddisfazione, frustrazione o negatività simile a come stavano prima - magari dopo una breve "bolla" di felicità iniziale - e ricominciano a lamentarsi.
Eppure hanno trovato ciò che cercavano (anche se forse non esattamente uguale a come avrebbero voluto; del resto l'amore non è mai perfetto, anche quando è autentico). Forse in questi casi qualcosa non quadra...

Ovviamente parlo di casi in cui il partner ama sinceramente, non per finta. Ed in cui c'è una sufficiente compatibilità tra i due. E' chiaro che se l'amore c'è a parole ma non nei fatti, oppure è disfunzionale, o i due sono incompatibili, la relazione non può funzionare.
Ma non sto parlando di quei casi; parlo di quelle relazioni in cui l'amore c'è, è reale e funziona... eppure chi lo cercava rimane tormentato e infelice.

L'amore non ti risolve la vita

La mia spiegazione è che, in molti di questi casi, la persona che pativa la mancanza d'amore aveva anche altri problemi seri:
  • Magari non si piace, si detesta, non si stima o non si accetta per come è.
  • Forse vive una vita che non gli piace, o che addirittura gli fa schifo.
  • Magari odia il suo lavoro, o vive in una famiglia "tossica".
  • Forse ha un vuoto esistenziale, non sa cosa fare della sua vita, non trova un senso.
  • Oppure ha dentro una sofferenza profonda e inspiegabile, una tristezza di fondo, una mente dominata da conflitti e "demoni interiori".

In tutti questi casi, anche un amore sincero non può bastare a cancellare quanto sopra; quei problemi continueranno ad esistere, ed a farsi sentire. Però spesso la persona che cerca l'amore si illude che esso cambierà l'intera sua vita in meglio (e/o non vuole riconoscere di avere altri problemi che non c'entrano con l'amore).

L'amore non cambia come sei

Un amore intenso può certamente nutrirci, innalzarci, aiutarci a fiorire. Ma da solo non ci trasformerà in una persona migliore (*). Se dentro di me ho qualcosa che mi tormenta, l'amore non lo farà sparire come per magia:
  • Se non ti piaci, sentirti dire "Sei stupenda" non ti farà cambiare idea. Hai bisogno di imparare ad apprezzarti.
  • Se non ti stimi, sentirti dire "Sei davvero in gamba" non ti convincerà. Hai bisogno di crederci tu.
  • Se trovi la tua vita deprimente, resterà deprimente anche se qualcuno ti ama. Hai bisogno di trasformarla.
  • Se sei circondato da persone negative o che ti maltrattano, avere vicino qualcuno che ti ama ti darà sollievo, ma quelle persone ti faranno star male comunque. Hai bisogno di allontanarle, o allontanarti tu.
  • Se la tua vita sembra non avere alcun senso, non sarà l'amore a dartelo. Hai bisogno di trovarlo dentro di te.
  • Se porti dentro di te un grande dolore o disperazione, magari a causa di traumi o ferite emotive, l'amore ti aiuterà ma non potrà "salvarti". Hai bisogno di curare le tue ferite interiori.

Se ti aspetti che essere amato risolverà tutti questi problemi al posto tuo, resterai quasi certamente deluso.

(*) Per diventare una persona migliore, incluso più realizzata e felice, è necessario un lavoro di crescita ed evoluzione personale - che solo la persona stessa può fare. Gli altri, incluso un partner amorevole, possono solo favorire questo processo.

L'amore non vince tutto

Molti attribuiscono all'amore un potere "taumaturgico", ovvero di poter guarire ogni male e risolvere ogni afflizione. D'altronde la letteratura romantica è piena di promesse per cui l'amore può fare qualsiasi cosa, a partire dall' "Omnia vincit amor" (L'amore vince su tutto) di Virgilio.
Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le persone tristi e infelici spesso ricercano disperatamente l'amore, nella speranza che risolva tutte le loro sofferenze.

Purtroppo non è realmente così; l'amore può fare molto ma non tutto. Per esempio l'amore:
  • Non può far stare bene insieme due persone altamente incompatibili, oppure troppo problematiche o immature o disfunzionali.
  • Non può risolvere tutti i problemi interiori di una persona (il partner non è un terapeuta).
  • Non può cambiare chi non vuole cambiare (casi di "Sindrome della Crocerossina", o di amanti che inseguono invano persone sposate).
  • Non può salvare chi si è in qualche modo "perduto": la storia è piena di persone che si sono suicidate, o sono morte per eccessi di alcol o droghe, nonostante avessero intorno persone che li amavano.
In tutti questi casi "L'amore non basta" (un concetto talmente assiomatico che è anche il titolo di molti libri; vedi anche in inglese "Love is not enough").

“L'amore non può risolvere
tutti i problemi
di una persona”

... Ma io ci credo lo stesso

Il guaio di molte persone è che si attaccano a quell'aspettativa romantica, per cui vedono l'amore come una "salvezza" o un antidoto ad ogni loro angustia. Questo è particolarmente vero in persone immature, fragili o che rifiutano di riconoscere le proprie difficoltà, o di prendersene la responsabilità; per cui ricercano soluzioni esterne a loro.
Quando però l'amore, una volta trovato, si riveli deludente o insufficiente a sanare ogni loro ferita, queste persone facilmente se la prendono col partner, accusandolo di non amarle abbastanza o di altre mancanze. Nella loro mente, in fondo, l'amore dovrebbe essere "magico"; per cui se l'amore del partner è limitato (com'è umano che sia), la colpa dev'essere del partner stesso - e non delle proprie aspettative esagerate.

Non era la persona giusta

Un altro tipo di negazione della realtà che questo tipo di persone può avere, è spiegare la propria infelicità persistente - nonostante l'amore ricevuto - con la convinzione che il partner non sia "la persona giusta". L'infelicità non viene quindi riconosciuta come proveniente da dentro di loro (come in effetti è, ed è sempre stata); bensì viene di nuovo attribuita a cause esterne.
Costoro si convincono che "La persona giusta mi renderà sempre felice", per cui ogni infelicità viene letta come sintomo dell'inadeguatezza del partner. Quindi possono tendere a saltare da un partner all'altro, sempre sperando che il nuovo si riveli finalmente "quello giusto".

Innamorati per sempre

Una versione estrema di questa tendenza, si ha quando l'innamoramento viene visto come condizione ideale e necessaria, per cui queste persone vogliono essere sempre innamorate (ciò perché l'innamoramento produce un esaltante benessere, simile all'assunzione di droghe, che probabilmente è l'unica condizione in cui la loro infelicità sembra svanire temporaneamente).
Quando l'innamoramento però si spegne (come sempre accade prima o poi), il loro malessere ritorna e costoro magari dicono che "E' finito l'amore", cercando poi di ritrovare l'innamoramento con un nuovo partner.

Ovvio ma non sempre visibile

Mi rendo conto che questa tesi può suonare ovvia: se qualcuno è pieno di problemi da single, continuerà ad avere problemi anche quando in coppia. Non è però così ovvia per chi crede che l'amore possa fare miracoli, per chi rifiuta la responsabilità della propria sofferenza (ed ha quindi bisogno di dare la colpa ad altri), o per chi si ritrovi dentro questo tipo di relazioni.
Quello che appare ovvio razionalmente, può essere invisibile se si è preda di forti emozioni, profonda sofferenza o la condizione estatica dell'innamoramento: tutti fattori che possono ingannarci.

L'inganno delle aspettative romantiche

Se mi aspetto che l'amore risolva tutte le mie mancanze, ma ciò non accade, tenderò a dare la colpa al partner - il cui amore non sembra all'altezza dei miti romantici - piuttosto che alle mie aspettative. Magari penserò che dovrebbe sforzarsi di più, amarmi meglio, mettermi sempre al primo posto... un lamento comune (specie da parte femminile) è "Tu non mi ami abbastanza!"; ma sarà proprio così, o magari c'è sotto una aspettativa idealizzata, od altri tipi di mancanze o sofferenze?
Oppure potrei sperare che un nuovo partner ed un altro amore potrebbero finalmente compiere il "miracolo".

L'inganno della negazione

La nostra mente tende sempre a proteggerci, a volte anche mentendo o negando la realtà (vedi per esempio i "meccanismi di difesa" identificati da Freud). Per questo molte persone piene di problemi tendono a negare di averli, a nascondersi dietro alibi, oppure a scaricare la colpa sugli altri (vittimismo).

L'inganno dell'innamoramento

Se amo perdutamente una persona ma questa continua ad essere insoddisfatta o inquieta, potrei credere che il mio amore non sia abbastanza. In fondo chi ama vorrebbe fare qualsiasi cosa per rendere felice l'amato (e teniamo conto che l'innamorato vede la persona amata come perfetta, quindi è più probabile che incolpi se stesso che l'altro).
E' solo dopo che la fase dell'innamoramento sia passata che, di fronte alla continua insoddisfazione del partner, chi ama potrebbe cominciare a chiedersi se il problema non sia in se stesso ma nel partner.

“Se mi aspetto che l'amore
risolva le mie mancanze,
ma ciò non accade,
darò la colpa al partner”

Sarò felice quando...

Qualcosa di simile avviene quando colleghiamo la nostra felicità a qualche condizione futura: "Sarò felice quando avrò / sarò / accadrà X". Come per l'amore, a volte immaginiamo che un certo obiettivo potrebbe finalmente appagarci, oppure spazzare via la nostra insoddisfazione. Quando però raggiungiamo l'obiettivo ma restiamo delusi, potrebbe essere per i seguenti motivi.

L'obiettivo non era davvero mio, ma altrui

A volte ci lasciamo convincere dalle persone vicine, o dalla società, che una certa conquista sia quella giusta per noi. Per esempio se i miei genitori sono ossessionati dall'idea di avere un figlio dottore, potrei aver "incorporato" quell'obiettivo anche se non è realmente una mia ambizione; in questo caso diventare dottore mi darà un senso di vuoto invece che di appagamento, perché non me ne è mai realmente importato.

Ho sopravvalutato l'obiettivo

A volte ci convinciamo che qualcosa ci renderà finalmente felici: il benessere economico, il successo professionale, possedere una abitazione, il matrimonio, avere figli, diventare famoso, ecc. Spesso però non funziona o funziona solo in parte: la soddisfazione è minore del previsto, restiamo ancora inquieti, o continuiamo a provare un senso di mancanza.
  • Questo può accadere per aver sopravvalutato l'appagamento dovuto all'obiettivo (molti credono che la ricchezza li renderà felici, ma non è proprio così; i figli a volte portano più fatica e frustrazione che soddisfazione, ecc.).
  • Oppure abbiamo creduto che l'obiettivo avrebbe "magicamente" risolto ogni nostro senso di vuoto o infelicità (un po' come per l'amore nei casi visti prima). Ma, di nuovo, se ho un problema "interno" questo non verrà risolto da un fattore "esterno" (se non mi piaccio, non mi stimo o mi sento indegno d'amore... non ci sarà somma, casa o partner che possa sanare quelle ferite).

Non esistono soluzioni "magiche"

In sintesi, non ci sono soluzioni magiche ai grandi problemi che ci portiamo dentro. Naturalmente è bello crederci, perché una "ricetta segreta" o "pillola miracolosa" o "amore onnipotente" risolverebbe ogni nostra mancanza o dolore senza sforzo (ed è una prospettiva così seducente che molti cercano di venderci tali illusioni, e non di rado ci riescono). Questo tipo di auto-inganno, ben noto in psicologia, è definito come "pensiero magico" (è lo stesso alla base della superstizione).

Qual è quindi una via più saggia?
  • Prima di tutto, essere realistici e onesti con se stessi nelle proprie aspettative, così da non inseguire "arabe fenici" o sprecare grandi energie verso obiettivi che poi ci deludono.
  • Poi, apprezzare sempre l'amore che abbiamo nelle nostre vite (anche quello modesto o imperfetto; senza saremmo comunque più poveri), senza aspettarci che faccia miracoli. In fondo il partner è un essere umano limitato come noi, non un mago.
  • Infine, ammettere i propri problemi interni ed assumerci la responsabilità di sanarli (magari anche con l'aiuto degli altri, certo; ma il compito rimane nostro).

Impara a prenderti cura di te stesso

Ricordiamo che "La vita è sofferenza" (Budda), per tutti. Avere problemi non ci rende sbagliati, ma solo umani. E' bene imparare a chiedere supporto quando ne abbiamo bisogno (in particolare i maschi hanno spesso difficoltà a farlo), ma senza aspettarsi miracoli né scaricare i propri problemi sugli altri. Siamo pienamente adulti solo quando ci prendiamo la responsabilità dei nostri bisogni e difficoltà, e ci impegniamo attivamente nel prendercene cura.

"Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto."
(Robin Norwood, "Donne che amano troppo")

"Ogni relazione sana si basa su due persone che hanno una relazione sana con se stessi.
Ogni relazione tossica risulta da almeno un partner avente una relazione tossica con se stesso."

(Mark Manson)

"Ti ho amato perché era più facile che amare me stessa."
(Nayyirah Waheed)


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Quelli che non cambiano mai idea, nemmeno davanti ai fatti

Siamo abituati a pensare che ogni persona, quantomeno se dotata di intelligenza media, sia in grado di ragionare. Ma non è proprio così: in realtà numerosi individui sono preda di pensieri o convinzioni insensati o irrazionali, o lo sono su certi argomenti, e di conseguenza non riescono a ragionare in proposito.

Dal ragionamento all'irrazionale

Non sto parlando semplicemente di differenza di opinioni: queste sono del tutto naturali, ed avere opinioni anche radicalmente diverse non vuol dire essere irrazionali (a meno che si parli di scienze esatte).
Mi riferisco invece a quelle persone che si basano esclusivamente sulle loro emozioni, sulla loro esperienza personale, su pregiudizi, o "Perché me lo sento!". Oppure chi si fissa rigidamente sulle proprie opinioni (che non sa distinguere dai fatti), per cui non è disposto a metterle in discussione, non concepisce la possibilità di essere in errore, e non si smuove di un millimetro nemmeno di fronte a prove contrarie evidenti; e che non di rado attacca ferocemente qualsiasi opinione differisca dalla propria o la smentisca.
Questo tipo di atteggiamento non si può definire "ragionare": tale verbo definisce l'usare le facoltà intellettuali per pensare, riflettere, argomentare con logica e giungere a conclusioni sensate e coerenti. Per fare ciò occorre saper soppesare pro e contro di ogni idea, cercare eventuali falle logiche, considerare anche gli argomenti contrari - e non escludere la possibilità di potersi sbagliare.

"Per ragionare deve esserci indifferente l'avere ragione."
(Maurizio Fogliato)

Se invece parto con un'idea e vi rimango attaccato senza smuovermi di una virgola, respingendo ogni sfumatura o possibilità alternativa... non sto ragionando, sto al più reiterando un mio pregiudizio.

"La maggioranza delle persone crede di pensare, mentre stanno soltanto riorganizzando i loro pregiudizi."
(William James)

Provo ora ad esaminare le differenze tra un pensiero ragionevole ed uno irrazionale.

“Se rimango attaccato a un'idea
senza smuovermi di una virgola,
non sto ragionando”

Posizioni ragionevoli e sensate

In ambito politico, per esempio, è possibile avere opinioni valide e sensate anche da parte di schieramenti opposti: un progressista ed un conservatore avranno spesso opinioni contrastanti, ma ciò non implica necessariamente che uno dei due sia in errore. Dopo tutto, a volte nessuno ha torto o ragione: sono solo punti di vista diversi.
  • Le idee di pari diritti per tutti, di ridistribuzione della ricchezza, o di un "welfare pubblico" adeguato (tipiche dei progressisti), sono certamente sensate.
  • Ma anche i vantaggi del capitalismo, della libera impresa, o di un sistema fiscale non opprimente (tipiche dei conservatori), hanno la loro validità.
Se queste due persone sono intelligenti, ragionevoli e di mente aperta, potrebbero persino riconoscere un certo valore nelle rispettive posizioni, e magari cercare soluzioni intermedie od efficaci compromessi. Questo è ciò che fanno i politici migliori: non restano fissati sulle proprie posizioni ed in ostinata opposizione, ma cercano compromessi che vadano a beneficio della maggioranza (mentre i politici ottusi restano inamovibili, quindi sanno solo criticare senza produrre progressi).

Posizioni irrazionali o assurde

Altre posizioni politiche, invece, lasciano esterrefatti e sembrano il prodotto di deliri o allucinazioni, piuttosto che di ragionamenti.

Sinistra: la Russia non ha invaso nessuno

A sinistra ci sono persone che hanno sempre difeso ostinatamente la Russia, anche quando ha aggredito militarmente paesi vicini per mantenerne il controllo o espandere la propria sfera di influenza (invasioni principali dopo il 1945: Ungheria nel 1956; Cecoslovacchia nel 1968; Afghanistan nel 1979; Georgia nel 1991 e 2008; Cecenia nel 1994 e 1999; nonché la recente invasione dell'Ucraina nel 2014 e 2022).
Costoro giustificano la Russia (arrampicandosi sui vetri) oppure negano fatti storici comprovati. Probabilmente perché l'Unione Sovietica era comunista e, per un "sinistroide" convinto, tutto ciò che è "rosso" dev'essere buono e giusto.

Destra: Trump è un grande presidente

A destra vediamo negli USA i seguaci di Donald Trump (cosiddetti "MAGA"), che lo sostengono incondizionatamente anche quando egli: mente spudoratamente, si inventa accuse infondate contro gli avversari, agisce in modo illegale, ignora la Costituzione, applica tariffe che sconvolgono l'economia mondiale e finiscono col danneggiare gli stessi americani, si inimica tutte le nazioni alleate, o scatena una guerra (contro l'Iran nel 2026) senza motivi reali.
Nonostante una lunga serie di azioni assurde (che potrebbero giustificare il titolo di "peggior presidente della storia americana"), buona parte del "popolo MAGA" gli rimane comunque fedele ed ostinata nel suo supporto; anche quando subisce nella propria vita gli effetti negativi delle politiche di Trump. Questa forma di fedeltà cieca è paragonabile a quelli di culti religiosi, ed appare completamente irrazionale.

Ragionamento non pervenuto

Le due posizioni sopra esposte sono a livello di negazione dell'Olocausto, della teoria sulla Terra piatta, o che il nostro pianeta abbia solo 6.000 anni (perché c'è scritto nella Bibbia). In tutti questi casi non c'è traccia di ragionamento, ma solo clamorosa ignoranza, pregiudizi, paranoie o cieca ideologia.


Le cause dell'irrazionalità

Spesso non è nemmeno una questione di intelligenza: non di rado ho rilevato tale fissità di pensiero anche in persone chiaramente intelligenti e dotate di buona cultura (anche se è certamente più diffusa tra individui meno dotati e più ignoranti). In realtà credere a questo tipo di convinzioni insensate ed ostinate è parte della natura umana (che è ampiamente irrazionale), e può scaturire da numerose cause; di seguito elenco alcune di quelle che ritengo più comuni.

  1. Stupidità
  2. Ignoranza
  3. Pregiudizi
  4. Interessi personali, opportunismo
  5. Insicurezza e fragilità
  6. Essere aggrappati ad una ideologia
  7. Persone traumatizzate
  8. Complottismo, tendenza paranoide

1. Stupidità

La causa prima di questi atteggiamenti è una scarsa intelligenza: più qualcuno è stupido, meno sarà in grado di sviluppare idee valide, afferrare concetti complessi o capire dove è in errore. Tale persona sarà letteralmente incapace di vedere "oltre il proprio naso", analizzare criticamente le proprie posizioni, od evolvere la propria comprensione del mondo. I suoi pensieri saranno limitati e semplicistici, quindi inadatti ad una realtà complessa.
Questo limite è ben rappresentato dall'effetto Dunning-Kruger: questo nota che più una persona è stupida o incompetente, più tenderà a sopravvalutare le proprie capacità; quindi non riuscirà a riconoscere i limiti del proprio pensiero o le falle delle proprie opinioni. In pratica, meno uno capisce e meno si rende conto della propria scarsa comprensione; restando quindi più spesso ancorato alle proprie posizioni. Invece una persona brillante sa solitamente riconoscere i limiti del suo pensiero.
Questo concetto è stato espresso da molti pensatori attraverso i secoli:
"La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi."
(Bertrand Russell)

Inoltre gli stupidi sono suggestionabili: sono facile preda di manipolatori e affabulatori, come Mussolini, Mao Tse-Tung o Trump.

2. Ignoranza

L'effetto dell'ignoranza è per molti versi simile a quello della stupidità: meno una persona conosce (o capisce), più le sue idee saranno povere, ingenue e limitate, ma egli non sarà in grado di comprenderlo. Meno qualcuno sa, e meno si rende conto di quanto la sua conoscenza sia circoscritta; tenderà quindi a credere di sapere tutto quel che c'è da sapere.
Viceversa, più uno impara e più si rende conto della sua ignoranza (ovvero di quante cose ancora non conosce). Questo è il significato della frase attribuita a Socrate: "So di non sapere"; ovvero "Sono consapevole di quanto ancora non conosco - e per questo resto aperto ad imparare".

Inoltre gli ignoranti sono facilmente ingannabili: puoi raccontargli storie incredibili, perché non hanno le conoscenze per distinguere il vero dal falso. Basta fare leva sulle loro emozioni, e li porti dove vuoi (ciò spesso vale anche per gli stupidi).

Ignoranza settoriale

L'ignoranza può anche essere specifica: una persona colta potrebbe comunque sapere poco o nulla di finanza, fisica o biologia, quindi avere opinioni errate a riguardo. Oppure, non avere delle basi di statistica impedisce di capire che la propria esperienza personale, da sola, non prova nulla; o che una correlazione non implica causa.

Disinformazione, propaganda

L'ignoranza viene anche creata o alimentata dalla disinformazione, sia involontaria (da parte di altri ignoranti) che intenzionale (da parte di manipolatori), come pure dalla propaganda di parte, che presenta le notizie in modo distorto, ingannevole o del tutto falso. Saper riconoscere l'inaffidabilità di queste fonti richiede una competenza - ed una intelligenza - che a molti manca, per cui ne vengono influenzati.

3. Pregiudizi

I pregiudizi sono pervasivi: moltissimi sono convinti che la propria nazione, etnia, religione, partito, genere, ecc... sia superiore agli altri. Notiamo i pregiudizi altrui, ma di rado i nostri. Tutti abbiamo qualche pregiudizio, ma le persone che sono state immerse a lungo in tali influssi ne rimangono segnate e faticano ad uscirne. Più un'idea mi è familiare, più tenderò a considerarla vera a priori ed a difenderla acriticamente.
Se per esempio sono stato circondato da idee razziste per tutta l'infanzia, sarà difficile per me metterle in discussione; mi sembreranno semplicemente dei fatti, e le difenderò a priori. Lo stesso vale per chi è stato cresciuto in ambienti fortemente religiosi, o dominati da qualche ideologia.

Difesa dei pregiudizi

Esistono anche dei meccanismi mentali che "difendono" i nostri pregiudizi, per evitarci di cadere in dissonanza cognitiva (se credo in X, ma incontro prove che X sia falso, proverò disagio perché in me coesisteranno due idee in conflitto). Per esempio il bias di attenzione o il bias di conferma sono meccanismi istintivi per cui la mente nota solo le informazioni che corrispondono a - o confermano - le mie convinzioni.

4. Interessi personali, opportunismo

Tutti si dicono a favore della verità... ma molti fanno un rapido voltafaccia quando la verità li mette a disagio, gli provoca una brutta figura, minaccia i loro interessi economici, o mette in discussione la loro identità (ovvero il senso di "Chi sono io" e "Qual è il mio valore").
Costoro quindi negano i fatti o difendono tesi improbabili per evitare conseguenze personali negative, in modo opportunistico; ma specialmente quando la posta in gioco suscita in loro emozioni viscerali - che quindi predominano sulla ragione (ciò è diverso dai mentitori abituali, che sono sempre guidati dall'opportunismo; qui parlo di persone solitamente corrette, ma che di fronte a verità troppo "compromettenti" abbandonano istintivamente la loro morale per proteggersi dalle conseguenze).

"E' difficile far capire qualcosa ad un uomo, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non la capisca."
(Upton Sinclair)

Alcune istanze in cui questa motivazione è particolarmente forte (e quindi irragionevole) sono: il bisogno di avere ragione; l'orgoglio, o l'ego; il bisogno di credere in una certa cosa (un ideale, dio, la fede, di far parte dei "buoni" o "giusti"). In queste situazioni perdiamo facilmente l'obiettività, e cadiamo in doppi standard:
"Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?"
(Vangelo di Matteo 7, 1-29)

Questi atteggiamenti sono spesso collegati a 5. Insicurezza, alle 6. Ideologie ed ai 7. Traumi. Più siamo fragili emotivamente (e magari per questo aggrappati a certe idee), e meno saremo capaci di raziocinio.

5. Insicurezza e fragilità

Paradossalmente, più una persona è insicura e più resisterà a cambiare idea o ad ammettere di essere in errore. Questo perché ammettere gli errori od accogliere opinioni diverse ci fa sentire deboli o vulnerabili, e questo spaventa la persona insicura (per contro, una persona davvero forte e sicura di sé ammette più facilmente i suoi sbagli o idee errate, perché la sua autostima non ne viene intaccata).

Chi è particolarmente fragile avrà una visione distorta della realtà, perché ne è spaventato e non è in grado di affrontarla. Sarà probabilmente pessimista, sfiduciato, incapace di credere nella bontà delle persone o in un domani migliore, e tenderà al vittimismo. Invece di ammettere la sua fragilità, si nasconderà dietro l'alibi di essere "troppo sensibile", oppure tenderà ad accusare gli altri di essere "cattivi" o di "non capirlo".

Queste persone si attaccano a qualsiasi certezza, anche se falsa o illusoria, perché hanno bisogno di "stampelle" a cui appoggiarsi - e non intendono lasciarle andare.

Più comune tra le donne

Questa tendenza sembra particolarmente diffusa tra le donne, che mediamente soffrono di una maggiore insicurezza. Tale fenomeno è anche confermato dalla psicologa Samantha Rodman Whiten: "Molte donne faticano ad ammettere di avere torto; ciò spesso deriva da una profonda insicurezza e bassa autostima."

6. Essere aggrappati ad una ideologia

Quando aderiamo ad una ideologia diventa difficile metterla in discussione, perché diventa parte della propria identità e modo di vedere il mondo. Inoltre, chi abbraccia un'ideologia di solito si convince che la relativa posizione o propaganda sia del tutto corretta, e quelle opposte del tutto errate.
Si crea quindi una mentalità manichea "noi contro di loro" (dove "noi" siamo quelli buoni e giusti, e "loro" quelli cattivi e sbagliati). Questa è una forma di pre-giudizio (giudizio a priori) e indica assenza di ragionamento e pensiero critico. Osservo questo fenomeno in tutte le ideologie (e ciò include anche le religioni); tipicamente:
  • Per un "sinistroide" il comunismo è sempre dalla parte del giusto ed il capitalismo fonte di tutti i mali.
  • Per una femminista le donne sono sempre vittime e i maschi sempre aggressori.
  • Per un credente il proprio dio è l'unico autentico e le altre religioni sono blasfeme, ecc.
Ma è anche frequente nelle varie correnti politiche (specialmente quelle populiste o agli estremi), negli attivisti fanatici (e tutti i fanatici in generale; il fanatico è irragionevole per definizione), nei "woke", ambientalisti, vegani, ecc. Inoltre nelle ideologie si manifesta spesso una deriva autoritaria; chiunque la pensi diversamente o critichi l'ideologia viene zittito, attaccato od estromesso dal gruppo:
  • Si veda la "cancel culture" tipica della sinistra illiberale: eliminare dal discorso pubblico ogni voce differente dalla propria, rimozione di simboli - anche storici - ritenuti inaccettabili.
  • Nei movimenti populisti, come i MAGA di Trump, chi si oppone viene squalificato con accuse infondate, oppure lo si definisce un "nemico del popolo" (tattica usata anche nelle dittature).
  • Il femminismo tende a squalificare o zittire ogni voce critica o contraria al movimento, spesso con l'accusa di "misoginia" (in pratica equiparando ogni voce di dissenso con "odiare le donne").

7. Persone traumatizzate

Chi ha subìto traumi emotivi o fisici (specialmente nell'infanzia), spesso rimane influenzato nella sua capacità di ragionare, e tenderà ad avere una visione del mondo distorta dalle sue emozioni o paure profonde. Chi ha una "ferita della fiducia" crederà che non ci si può fidare di nessuno; chi ha perso un figlio durante una rapina crederà che il crimine è in aumento (mentre è vero il contrario); una donna che è stata abusata vedrà tutti gli uomini come potenzialmente violenti, ecc.

N.B.: Chi ha subito traumi è facile che ricada anche nel caso successivo (8. Complottismo), oppure nei due precedenti (5. Insicurezza; 6. Ideologia).

8. Complottismo, tendenza paranoide

L'attaccamento particolarmente ostinato ed irrazionale alle convinzioni è evidente nelle persone complottiste o con tendenze paranoidi (entrambi presentano diffidenza anomala ed immaginano minacce o pericoli inesistenti). Costoro sono visceralmente convinti di essere vittima di situazioni avverse o di persone malvagie; qualsiasi tentativo di dissuaderli con ragionamenti e fatti viene visto come una minaccia, e come dimostrazione che loro sono in possesso di informazioni "segrete" che gli altri ignorano.

Di solito queste persone sono una piccola minoranza, ma in certe situazioni una convinzione di questo tipo si estende ad una parte notevole della popolazione (magari alimentata da fonti interessate). A posteriori si fatica a credere che le masse abbiano abbracciato simili posizioni, eppure ciò accade ciclicamente. Si veda: Quest'ultimo episodio mostra come anche una popolazione occidentale mediamente intelligente, istruita e - si presume - razionale, possa essere collettivamente preda di convinzioni irrazionali e senza prova alcuna, solo in base a paure, dicerie e disinformazione online.

Non malattie mentali, ma deficit comuni

Nell'elenco precedente non considero le malattie mentali vere e proprie: è ovvio che una persona afflitta da esse sarà irragionevole ed incapace di un pensiero lucido.
Quello a cui ho cercato di dare una spiegazione è la domanda "Come fa una persona (relativamente) normale e sana di mente a pensare in modo così erroneo, od a restare aggrappata a convinzioni così poco sensate?". In sintesi, direi che la risposta risiede in deficit comuni nella psiche umana, che portano specifiche paure, fragilità o bisogni di sicurezza a predominare sulla ragione; quando questo succede, istinti protettivi ed emozioni negative prevalgono ed offuscano la lucidità.

Siamo creature irrazionali

In conclusione, gli esseri umani sono più irrazionali di quanto crediamo. Se le nostre emozioni tirano da una parte e la ragione dall'altra, nella maggioranza dei casi saranno le emozioni a prevalere.
E questo può accadere a chiunque (me compreso). Quelli convinti di esserne esenti, sono spesso i più inclini a cascarci. Invece di credersi "superiori" e immuni, è più costruttivo coltivare i dubbi, mettersi in discussione, confrontare i dati da più fonti, e soprattutto essere disposti a notare quando questi atteggiamenti potrebbero essere attivi in noi. E' proprio quando sei completamente sicuro di qualcosa... che è il caso di provare a vederla da un angolo diverso.

Le convinzioni irrazionali sono impermeabili ai fatti

Quando qualcuno è preda di queste convinzioni, è quasi impossibile fargli cambiare idea, o fargli vedere i suoi errori cognitivi; ed è anche inutile mostrargli prove oggettive che lo inducano a rivedere le sue posizioni.
Credere di poterci riuscire ragionando è, il più delle volte, una mera illusione. In alcuni casi più estremi, come chi manifesta una mentalità complottista, ci sono dietro una serie di deficit psicologici e caratteriali; cose che non si risolvono col semplice dialogo o un elenco di fatti.

"Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano."
(Arturo Graf)

"Contro la stupidità non abbiamo difesa. Né le proteste né la forza possono toccarla. Il ragionamento è inutile."
(Dietrich Bonhoeffer, teologo giustiziato dal nazismo)

"Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità."
(Voltaire)


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Le brave persone sono la maggioranza, ma non fanno notizia

Oggi ho letto un post di uno dei miei autori preferiti, Mark Manson, con un messaggio che mi piace condividere (vedi sotto). Questo messaggio ci ricorda che la maggior parte degli individui sono brave persone, e spesso si spendono a beneficio degli altri... però non fanno notizia, mentre gli eventi negativi sì. Per cui ad uno sguardo superficiale ci sembra che il mondo sia pieno di "male".
Ma in realtà il "bene" è molto più frequente del "male" (anche perché in caso contrario ci saremmo già estinti). Però per come funzionano i media, e la mente umana, il bene di rado fa notizia, mentre il male ci salta agli occhi. In altre parole, il male è vistoso mentre il bene risulta per lo più invisibile.

Il male fa notizia; il bene no

Di seguito il testo del post di Manson (su LinkedIn, tradotto da me). In sintesi, riporta alcuni esempi di notizie "scandalose" - che tutti i media hanno riportato - e poi tre gesti eroici di persone comuni - che ben pochi hanno riportato.
«Un adulto che fa una scenata da Starbucks diventa virale. Il dirigente che lavora fino alle 23 per non licenziare nessuno rimane invisibile. Le persone sono generalmente buone - ma questo il tuo algoritmo non te lo mostrerà mai.
Scommetto che hai sentito parlare di tutte queste storie virali l'anno scorso:
  • La "Karen" fuori di testa che, ad una partita dei Phillies, urla parolacce a un padre e pretende che il figlio dia a lei la palla del fuoricampo appena presa (proprio il giorno del compleanno del bambino).
  • Il dirigente e la responsabile delle risorse umane, sposati (ma non tra loro), sorpresi a scambiarsi effusioni dalla "kiss cam" al concerto dei Coldplay.
  • La passeggera su un volo Southwest, che si aggrappa ai capelli di una donna come un pitbull selvatico alla caviglia di un postino, perché era arrabbiata per il suo posto.

Ma hai sentito parlare di una delle storie seguenti?
  • Una mattina del 2007, mentre aspettava la metropolitana di New York, un uomo ha avuto un attacco epilettico ed è caduto sui binari davanti a un treno in arrivo. Wesley Autrey, operaio edile di 50 anni ed ex militare della Marina, è saltato al volo sui binari, ha spinto l'uomo in una rientranza e lo ha coperto con il suo corpo, mentre il treno rombava sopra entrambi, a pochi centimetri dalle loro teste. Entrambi sono sopravvissuti.
  • Kennis Goodman, corriere di DoorDash di 34 anni ed ex militare dell'Aeronautica, stava ritirando la prima consegna della giornata quando un uomo è entrato in una farmacia Walgreens in Carolina del Sud con un coltello, ed ha iniziato ad accoltellare i clienti. Goodman si è avventato contro l'uomo, lo ha allontanato da una vittima con un calcio, lo ha placcato, gli ha strappato il coltello di mano e lo ha tenuto fermo fino all'arrivo della polizia.
  • William Rubio, operaio di 37 anni del Kentucky addetto alla manutenzione, ha visto un autoarticolato avvolto da fiamme alte due metri su un'autostrada dell'Arizona. Ha attraversato lo spartitraffico, si è arrampicato sul blocco motore in fiamme e, come una sorta di Superman, ha sfondato il parabrezza a mani nude, riuscendo a liberare l'autista. Circa 15 secondi dopo essersi allontanati dal veicolo, questo è esploso.

Le prime tre notizie sono state viste da decine di milioni di persone entro 48 ore. Le successive tre sono state pubblicate più che altro da giornali locali e nessuno le ha lette.
L'indignazione si diffonde all'istante, mentre descrivere l'eroismo richiede due paragrafi di contesto. Ma noi vediamo solo la prima, perché gli algoritmi sono progettati per promuovere ciò che condividerete nei prossimi 10 secondi.»
Manson riprende lo stesso tema in questo articolo, con una serie di spiegazioni a supporto.

Il mondo è migliore di come ci sembra

Visto che molte persone tendono ad una visione pessimistica e scoraggiata, ritengo importante ricordare che è piuttosto vero il contrario: il mondo è migliore di come ci appare, perché i media ne riportano una versione selettiva e negativa.
Tutti parlano dell'assassino, del politico corrotto, della multinazionale che inquina, delle violenze o dei conflitti armati. Quanti parlano invece delle brave persone? Dei genitori che amano teneramente i figli, dei vicini che si aiutano, dei volontari, dell'azienda che premia i suoi dipendenti, dei gesti di gentilezza gratuita...?
E non serve andare tanto lontano: la Rete è piena di persone disposte ad aiutare gli altri, a condividere informazioni utili, a proporre soluzioni ai problemi, od anche solo ad offrire qualche parola di conforto.

Certo i comportamenti positivi possono sembrarci "normali", e magari li diamo per scontati. Ma così facendo tendiamo a non apprezzarli, ad ignorarli, oppure li dimentichiamo... ed ecco allora che il "male", che ci impressiona e non si dimentica, ci apparirà come la norma anche quando è invece l'eccezione.

“Le persone sono
generalmente buone;
ma il tuo algoritmo
non te lo mostrerà mai”

Cosa intendo con "brave persone"

Semplificando, considero tale chi si comporta in genere con gentilezza, riguardo, attenzione e cura verso le altre creature (non necessariamente umane) - ed in tal modo compie il "bene". Dal punto di vista cristiano è l'applicazione della carità (che è un sinonimo di amore), la maggiore delle virtù teologali:
"Queste dunque le tre cose che rimangono:
la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità!" (1Corinzi 13,13)
Magari fatta anche solo di piccoli gesti, ma che comunque fanno una differenza.
O per citare un concetto del Dalai Lama che mi è molto caro: "La mia religione è molto semplice. La mia religione è la gentilezza."

Con questo non intendo dire che una brava persona sia sempre buona, gentile e disponibile. Non sto parlando di persone perfette, né di "santi"; questi certo sono ben pochi.
Parlo di persone che, per quanto possono, cercano di essere buone e di fare del bene - o almeno ci provano. E che si sforzano di non fare del male (anche se magari non sempre ci riescono). Un cristiano le chiamerebbe "di buona volontà" (citando una nota preghiera). Qualcuno più esigente potrebbe definirle "persone decenti". Sono quelle persone che siamo contenti di avere nella nostra vita, perché la rendono più lieta, leggera o quantomeno sopportabile. Quelle che ci sorridono; che ci tendono una mano quando cadiamo; che ci abbracciano quando siamo tristi; che ci incoraggiano invece di criticarci (se vi par poco...!).

Esempi di male famoso e bene invisibile

Di seguito alcuni esempi di casi dove il "male" è noto a tutti, o messo in evidenza, mentre il "bene" è ignorato o sconosciuto ai più.

Hitler, SS, nazismo

Tutti conoscono Adolf Hitler, o le sue "SS" (Schutzstaffel), che vengono - giustamente - additati come esempi del male supremo.
Ma quanti conoscono i nomi delle centinaia o migliaia di eroi che, a quei tempi, hanno rischiato la vita per salvare qualcuno? Prima del film "Schindler's list" di Spielberg, quanti conoscevano la storia di Oskar Schindler? Ed anche in Italia, quanti conoscono la figura di Giorgio Perlasca, che salvò oltre 5.000 ebrei in Ungheria?

Criminalità in calo

Ogni giorno TV, notiziari e social media riportano svariati crimini (magari anche risalenti ad anni fa). L'impressione che ne ricaviamo è di un mondo costellato da delitti.
Eppure la criminalità è in declino da molto tempo; l'Italia è tra i Paesi europei con meno omicidi (anche di donne). Ma questo quasi nessuno ce lo ricorda. Così moltissime persone sono convinte che il crimine vada aumentando, mentre in generale è vero il contrario.

Premiazioni di atti di bontà o eroismo

Ci sono diverse istituzioni che premiano atti di bontà, generosità od eroismo; ma quasi mai ne sentiamo parlare. Per esempio il Carnegie Hero Fund (fondato nel 1904 per gli USA, e successivamente esteso a vari stati europei, inclusa l'Italia), premia le persone che compiono atti straordinari di eroismo. Nonostante operi da più di un secolo ed abbia conferito oltre 10.000 riconoscimenti, quanti sono a conoscenza di questo Fondo, o di simili istituzioni?

Generosità su piccola scala

Ma la generosità non si esprime solo in atti eroici o estremi. Un sondaggio condotto da Abhijit Banerjee ed Esther Duflo, due premi Nobel, mostra come tante persone siano sensibili alla sofferenza altrui: circa il 60% degli intervistati, provenienti dai paesi ricchi, sarebbe disposto a rinunciare fino allo 0,5% del proprio reddito se ciò bastasse ad eliminare la povertà estrema nel mondo (The Economist, "One neat trick to end extreme poverty", 9/04/2026).

Il cattivo fa notizia

Il personaggio (immaginario) del cannibale psicopatico Hannibal Lecter ha affascinato milioni di persone, ed è stato rappresentato in opere letterarie e cinematografiche di ampio successo. Lo stesso vale per altri personaggi - reali o di fantasia - come Jack lo Squartatore e il Joker di Batman. E' evidente che i "cattivi" accendono la nostra immaginazione.
Esistono però anche opere che raccolgono atti reali di bontà, generosità e gentilezza. Per esempio c'è la serie "Brodo caldo per l'anima" (Armenia ed.) ed altre simili. Leggendo questi libri è difficile non commuoversi davanti a così tanti esempi di umano altruismo. Ma quanti conoscono queste opere? Quanti ne parlano?

(pochi) Uomini cattivi, (molti) uomini buoni

Ritroviamo lo stesso atteggiamento da parte femminista: parlano solo degli stupratori e degli uomini violenti o assassini (che sono una minoranza minuscola: in Italia i "femminicidi" ogni anno sono lo 0,0003% della popolazione femminile). Mai di tutti gli uomini buoni, gentili, generosi e che magari rischiano la propria vita (*) per aiutare gli altri, donne incluse. Anche in questo caso, vengono evidenziati i pochi uomini disprezzabili e si dimenticano i molti uomini ammirabili.

(*) Da notare che la maggioranza di atti eroici proviene da uomini (vedi gli esempi di Manson; "92% degli atti di eroismo è stato compiuto da maschi"); perché gli uomini sono più audaci, più inclini a rischiare (a causa del maggior testosterone), e più disposti a sacrificarsi per gli altri.

“Tutti conoscono Adolf Hitler.
Quanti conoscono Oskar Schindler
o Giorgio Perlasca?”

E se non vedo le brave persone?

Alcuni obietteranno che loro non vedono tutte queste brave persone, quindi il discorso di questo post apparirà loro falso o privo di senso. Il problema è che la percezione soggettiva non sempre corrisponde ai fatti: qualcosa può essere vero (fatto) anche se io non lo conosco (ignoranza), se a me non sembra (percezione), o se a me è successo il contrario (esperienza personale).
  • La convinzione istintiva "Me lo sento, quindi è vero!" è una distorsione percettiva (potrei benissimo sentire cose non reali o improbabili; l'ipocondriaco, il paranoico o il fanatico religioso sono solo gli esempi più vistosi).
  • Oppure, la mia esperienza potrebbe essere l'eccezione e non la regola: magari sono stato sfortunato ed ho incontrato sempre individui pessimi... ma ciò ovviamente non capita a tutti. Però se io considero solo la mia esperienza, a me sembrerà che valga in generale per chiunque.
Se non vedi la maggioranza di brave persone di cui parlo qui, di seguito offro tre spiegazioni primarie.

1. Hai incontrato poche brave persone

Nel tuo ambiente, o nella tua esperienza personale, oggettivamente hai incontrato poche brave persone. Questo può succedere in situazioni particolarmente negative: pensiamo ad un paese colpito da una guerra civile, in società afflitte dalla criminalità, od anche "solo" il crescere in una famiglia disfunzionale e tossica. Ma queste situazioni sono l'eccezione e non la regola.

2. Traumi e ferite emotive

Esperienze molto negative (come quelle al punto 1) possono provocare traumi o "ferite emotive" inconsci. Queste ci influenzano e possono indurci a ricreare (inconsapevolmente) le situazioni che ci hanno ferito nel passato; quindi magari poi ignoriamo le brave persone (che a noi appaiono noiose o "strane") e ci attacchiamo a quelle malsane (perché hanno un comportamento a noi familiare).

3. Tendi ad ignorare le brave persone

Oppure, noti molto più spesso le persone negative perché la tua attenzione si concentra su di esse (cosiddetto "bias di attenzione") ed invece tendi ad ignorare le brave persone, o non te le ricordi.
Nel caso di persone traumatizzate (punto 2), queste spesso filtrano la realtà attraverso le "lenti" del loro trauma, quindi in modo distorto: se sono stato ingannato tutti mi sembreranno inaffidabili, se sono stato oppresso dai giudizi ogni opinione mi suonerà sprezzante, ecc.

Nei casi 2 e 3 il problema è una percezione soggettiva e deformata della realtà; come espresso all'inizio, molti tendono ad ignorare gli eventi positivi e si concentrano invece su quelli negativi. Per questo è importante non fermarsi alla prima impressione, od alle reazioni di pancia, ed invece informarsi sui fatti, da più fonti; nonché prendere con scetticismo i sensazionalismi dei media (che si concentrano sugli eventi negativi per ragioni commerciali).

Ma sei proprio sicuro?

Sono assolutamente certo che la maggioranza siano brave persone? Ovviamente no, perché non è un tema che può essere definito con certezza scientifica. Ma diversi esperti sono concordi che la maggioranza degli individui sia tendenzialmente buona o decente (come in questa analisi approfondita del dottor Steve Rose).
Inoltre, alcuni fraintendono "maggioranza" credendo voglia dire "quasi tutti". Ma il 51% è già maggioranza. Per cui non sostengo che "quasi tutti siano brave persone"; bensì, che più della metà lo sia.

Quello che sappiamo per certo, però (vedi l'inizio o la lista di esempi sopra), è che il male è sulla bocca di tutti, mentre il bene è molto spesso ignorato - per cui il bene è sicuramente molto maggiore di quanto appare a prima vista. Questo rende la mia tesi plausibile, se non probabile.
Ma c'è un'ulteriore ragione per credervi: perché rende la tua vita migliore.

Perché è importante vedere il bene

Queste mie osservazioni potrebbero sembrare superflue; in fondo, sapere che ci sono tante brave persone non mi risolve i problemi, e non cambia il mondo. Ma io sono convinto che invece sia utile, perché come considero il mondo cambia il modo in cui lo approccio, nonché il mio stato d'animo:
  • Se credo che il mondo sia pieno di orrore e persone terribili sarò angosciato, ansioso e pessimista; di fronte alle opportunità sarò diffidente o le eviterò.
  • Al contrario, se credo che al mondo ci siano tante brave persone, sarò più sereno e positivo; affronterò le opportunità con fiducia e ottimismo - il che porterà a maggiori successi (è stato dimostrato che le persone ottimiste vivono meglio).

Questo concetto è riassunto nella citazione "La più importante domanda che possiamo porci è se l'Universo in cui viviamo sia un luogo amichevole od ostile", attribuita ad Albert Einstein. Proprio perché se vediamo il mondo in un modo oppure nell'altro, ciò cambierà radicalmente l'atteggiamento con cui affrontiamo la vita.

"La fiducia nella bontà degli altri è una non piccola testimonianza della propria bontà."
(Michel E. de Montaigne)

"La gentilezza nelle parole crea fiducia; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel sentimento crea amore."
(Lao Tzu)

"Se nel prossimo vedi il buono, imitalo; se nel prossimo vedi il male, guardati dentro."
(Confucio)


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Perché molte persone sono infelici, anche se il mondo migliora

Per chi, come me, osserva il comportamento umano, è frequente notare come negli ultimi decenni una gran quantità di persone appaia sempre più insoddisfatta, frustrata o infelice; e ciò nonostante in media il mondo vada sempre migliorando (per chi invece è convinto che il mondo sia peggiorato, suggerisco la lettura del post in cui dimostro oggettivamente come in passato si stava peggio).


Perché ci sentiamo più infelici

Da dove nascono questi stati d'animo irrazionali e spesso slegati dalle condizioni oggettive? Di seguito elenco quelli che mi sembrano le cause più probabili e diffuse (poi ovviamente ogni persona potrà averne di proprie). Alcune di queste sono parte della natura umana (e quindi sempre esistite), altre invece paiono legate alla modernità.

  1. Vogliamo sempre di più
  2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali
  3. Ci concentriamo sul negativo
  4. Non ci sappiamo accontentare
  5. Ci paragoniamo al mondo intero
  6. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

1. Vogliamo sempre di più

In altro post ho trattato questa caratteristica tipicamente umana (non esiste in altri animali), una ambizione mai sazia che ci porta a ricercare sempre nuove e maggiori soddisfazioni. Questo non è un male in sé (è questa ambizione che ha prodotto l'evoluzione della nostra specie), però comporta una costante insoddisfazione: qualsiasi cosa acquisiamo - materiale o emozionale - dopo un po' non ci appaga più e partiamo alla ricerca di altro e di più.
Ma invece di riconoscere che è questa ambizione a renderci eternamente insoddisfatti, tendiamo a darne la colpa a cause esterne (non guadagniamo abbastanza, al nostro partner manca X, la società dovrebbe essere Y, il mondo non è Z, ecc.). Con questo atteggiamento, qualsiasi soddisfazione avrà breve durata.

2. Abbiamo aspettative troppo elevate, o irreali

Questo mi sembra un aspetto meno innato e più recente, diffuso soprattutto negli ultimi 40 anni (dall'"edonismo reaganiano" degli anni '80 in poi). La conseguente esaltazione dell'individuo e la ricerca della soddisfazione personale acritica, alimenta la tendenza egoica presente in tutti noi ("Io io IO!") ed attenua il confronto con la realtà.
Non ci viene più detto, come accadeva un tempo, "Non ti montare la testa" o "Hai troppi grilli per la testa"; anzi, veniamo spesso incoraggiati a puntare in alto, a non accontentarci (vedi punto 4), a pretendere il meglio. Di conseguenza ci aspettiamo che sia la realtà ad adeguarsi a noi, piuttosto che il contrario.

Non è il Paese dei Balocchi

Tra le aspettative più ingannevoli ci sono quelle per cui: la felicità è un diritto, nessuno dovrebbe soffrire, i problemi non dovrebbero esistere. Ma queste sono utopie: in realtà la vita è dura per tutti (per ciascuno in modi diversi), o per usare le parole del Budda: "La vita è sofferenza". L'esistenza è "darwiniana", cioè premia il più adatto; non è equa o morale. Negare questi fatti inevitabili vuol dire credere al "Paese dei Balocchi", dove c'è solo piacere e nessun dolore.

Aspettative femminili

Le aspettative irreali sembrano particolarmente diffuse tra le donne: col femminismo (che dagli anni '70 è diventato sempre più pervasivo) da una parte, ed i media che appoggiano le rivendicazioni femminili dall'altra, alle donne viene detto in continuazione "Puoi essere quello che vuoi", "Puoi avere tutto" ("Women can have it all"), "Tutte le donne sono belle", "Ogni donna merita di essere amata", ecc. (messaggi simili rivolti agli uomini sono rari o assenti).

La realtà non si adatta a noi

Purtroppo la realtà non è fatta a nostra misura, né ha la scopo di renderci felici. E di certo non si adatta a noi; sarebbe come aspettarsi che il sole splenda alle tre di notte perché ho freddo, o la pioggia smetta perché mi rovina il weekend. Questi sono "deliri di onnipotenza", segno di immaturità o scarso realismo.
Eppure, oggi è frequente vedere:
  • Persone che non hanno voglia di studiare o di espandere le proprie capacità professionali, eppure ambiscono a posizioni prestigiose (e nell'attesa magari restano a carico dei genitori).
  • Individui o gruppi che rivendicano maggiori diritti (ma senza mai parlare di corrispondenti doveri), oppure che si aspettano di ricevere cose senza dare nulla in cambio. Solo "perché esistono", e quindi il mondo dovrebbe loro qualcosa (vedi anche al punto 6).
  • Donne che vogliono un partner "di alto valore", anche se loro offrono molto meno di quanto pretendano. Oppure convinte che ogni donna meriti un "Principe Azzurro": peccato che il Principe Azzurro non esiste, ed anche se ci fosse sarebbe molto raro, per cui il 99% delle donne resterebbe comunque a bocca asciutta.
  • Uomini comuni che ambiscono a donne bellissime o modelle, e se la prendono perché tali donne li ignorano (com'è ovvio, poiché il loro "alto valore di mercato" consente a queste donne di avere ben di meglio).

Tutti questi esempi hanno in comune aspettative esagerate rispetto a quanto essi possano offrire, oppure slegate da come funziona la realtà (i diritti di qualcuno corrispondono a doveri di altri; non si può avere qualcosa in cambio di niente). Chi coltiva tali aspettative non raggiungerà mai ciò che desidera, e resterà quindi sempre insoddisfatto, frustrato ed infelice. Ma invece di riconoscere che il problema risiede nelle proprie aspettative, tenderà a dare la colpa ad altri e/o credere che sia il mondo ad essere "fatto male".

3. Ci concentriamo sul negativo

La mente tende a concentrarsi sulle cose negative (generando ansia, insoddisfazione o malessere) e trascurare quelle positive. Questo ha una ragione evolutiva (ci aiuta ad evitare i pericoli e sopravvivere); ma ci porta anche a focalizzarci su quello che ci manca o che non funziona o che ci fa soffrire - che quindi ci appare maggiore di quanto realmente sia - ed invece sottovalutiamo gli aspetti positivi, piacevoli e benefici della nostra esistenza.
Se proviamo ad elencare gli elementi positivi nella nostra vita, scopriamo che sono tantissimi (anche cose banali ma essenziali come l'acqua potabile o un tetto sulla testa). In confronto, gli elementi negativi sono solitamente minori. Ma finché non facciamo questo confronto, ci sembrerà che gli aspetti negativi siano predominanti.

4. Non ci sappiamo accontentare

"Accontentarsi" non vuol dire "rassegnarsi"; bensì "essere contento di ciò che si ha". Poiché nessuno è perfetto od onnipotente, è normale non avere tutto ciò che vorremmo; vale per chiunque. Per cui la contentezza, l'appagamento, derivano necessariamente dal saper apprezzare e godere la propria condizione, anche se limitata e imperfetta.
Questo non impedisce l'ambizione verso un futuro migliore, ma ci consente di godere del momento presente. Invece, senza la capacità di accontentarmi resterò eternamente insoddisfatto, perché nulla sarà mai abbastanza; sarò sempre divorato dall'ambizione (punto 1) e concentrato su nuovi traguardi. Non saprò godermi il presente; la mia mente sarà sempre rivolta verso un (ipotetico) domani migliore. Ma quando quel domani migliore arriverà (ammesso che accada), non me lo godrò perché - di nuovo - la mia mente starà ancora correndo più avanti...

Questo aspetto sembra esasperato dalla cultura moderna (specialmente occidentale), che promuove un miglioramento continuo (anche attraverso i media e la pubblicità) e dipinge l'accontentarsi come una cosa da perdenti o sfigati. Ovviamente, un consumatore "che non si accontenta" (concetto promosso da diversi slogan) sarà un cliente che spende molto e sempre di più, quindi molto gradito alle aziende.

5. Ci paragoniamo al mondo intero

Per molti versi, la nostra soddisfazione non deriva tanto dalla nostra situazione oggettiva, quando dalla comparazione con gli altri:
  • Se guadagno 2.000 euro al mese, ho un appartamento di 100 mq ed un coniuge di bell'aspetto... ed i miei conoscenti hanno una situazione simile o inferiore alla mia, mi sentirò ragionevolmente soddisfatto.
  • Ma se mi trasferisco altrove e mi ritrovo in mezzo a persone che guadagnano 10.000 euro, abitano in una villa, ed il cui coniuge sembra una modella o un attore celebre... improvvisamente mi sentirò inadeguato, frustrato e insoddisfatto - nonostante la mia situazione sia rimasta uguale!
Similmente, grazie ad Internet ed i social media oggi vediamo costantemente - e ci confrontiamo con - persone con situazioni enormemente migliori della nostra (almeno in apparenza, e spesso simulate). Per il meccanismo visto sopra, questo ci induce un senso continuo di inadeguatezza ed inferiorità, e quindi insoddisfazione.
Per quanto possiamo progredire, c'è sempre qualcuno che sembra stare meglio di noi (questo in passato non accadeva, perché ci confrontavamo solo col nostro ristretto giro locale). Per cui in questo caso l'infelicità non deriva dalle condizioni oggettive, bensì da una forma di invidia: "Se loro stanno così bene, perché io no?" (come recita un proverbio, "Se l'invidia fosse febbre, tutto il mondo scotterebbe").

6. L'abbondanza non ci appaga: ci rende incontentabili

E' diffusa la convinzione che "avere di più" - in qualsiasi ambito - ci renderà più felici: più soldi, più oggetti, più viaggi, più varietà, più successo, più bellezza, più sesso, più approvazione, ecc. Ma osservando il comportamento umano, ci si rende conto che succede spesso il contrario:
  • Meno abbiamo, e più siamo in grado di apprezzare quello che abbiamo, o quello che acquisiamo.
  • Più abbiamo, e più tendiamo a svalutare ciò che abbiamo, o a dare poco valore alle nuove acquisizioni.
Se ho tre amici, oppure dieci libri o CD, ognuno di loro sarà per me prezioso, lo conoscerò a fondo, assaporerò ciò che mi offre. Ma se ho cento amici, oppure mille libri o CD, ricorderò a fatica quali sono, ne avrò una conoscenza superficiale, e l'uno o l'altro non faranno per me grande differenza. Idem per le esperienze: un'esperienza rara sarà speciale, una frequente diverrà banale routine.

In altre parole, la sovrabbondanza non aumenta la soddisfazione; invece svaluta il valore di ogni cosa. E' anche da questo che nasce la nostra insoddisfazione: la maggior parte di noi vive in una tale abbondanza che ciò che abbiamo perde di significato, e quindi non può appagarci.

L'abbondanza può avere anche altri aspetti negativi:
  • Paradosso della scelta: maggiori sono le scelte ed opzioni che abbiamo, più ci suscitano incertezza ed ansia di fare la scelta sbagliata (sia in ambito di shopping, che di scelte di vita, lavorative o relazionali).
  • Adattamento edonico: ci abituiamo rapidamente a ciò che ci procura piacere, quindi necessitiamo di nuovi stimoli e conquiste per provare nuovamente piacere. Per cui una grande abbondanza non ci porta soddisfazione duratura, bensì rischia di innescare una escalation in cui rincorriamo sempre nuovi traguardi - senza sentirci mai "arrivati".

N.B.: Questa non è una celebrazione della miseria: non è che la scarsità renda felici. Però è importante riconoscere che l'abbondanza è meno appagante di quanto crediamo, e può anche essere controproducente.

Più otteniamo, più ci aspettiamo

Questo fenomeno sta diventando vistoso anche a livello socio-politico. Come osserva un articolo del settimanale britannico The Economist, i crescenti interventi dei governi a favore della popolazione (per esempio nel periodo Covid) non hanno prodotto cittadini soddisfatti ma, al contrario, li hanno resi pretenziosi e incontentabili: "Dietro ogni sguardo torvo si cela una logica semplice: qualcosa è andato storto e qualcun altro dovrebbe intervenire. La gente non è mai stata così arrabbiata con il governo, eppure non si è mai aspettata di più da esso. Se lo Stato ha potuto pagare milioni di lavoratori per restare a casa, perché non può pagare (di nuovo) la mia bolletta del gas? I cittadini [...] pretendono una ricompensa ma rifiutano i rischi." ("How Britain became a Compo Nation", 12/03/2026).
Come ben sanno gli psicologi infantili, soddisfare ogni richiesta di un bambino non lo rende felice bensì produce un individuo viziato, incontentabile ed incapace di sopportare qualsiasi frustrazione. Pare che ciò valga anche per gli adulti.

“La sovrabbondanza
non aumenta la soddisfazione;
invece svaluta ogni cosa”

Perché siamo infelici anche se il mondo migliora

Dati gli atteggiamenti psicologici sopra elencati, molto diffusi, appare ovvio che molte persone non trovino mai soddisfazione ed anzi vivano in perenne infelicità. Non necessariamente perché le loro condizioni oggettive siano davvero scadenti o in peggioramento (come accennato all'inizio, e come risulta da numerose ricerche, mediamente le condizioni di vita sono migliorate nel tempo - anche se ci sono sempre crisi o nuovi problemi). Bensì perché sono preda di schemi mentali che gli impediscono di apprezzare la loro situazione, ed invece inseguono traguardi idealistici o irraggiungibili.
Con tale mentalità, anche se il mondo migliorasse significativamente, le loro insoddisfazioni ed infelicità continuerebbero, perché:
  1. Vorrebbero ancora di più, comunque vada.
  2. Le loro aspettative aumenterebbero ancora.
  3. Continuerebbero a focalizzarsi sul negativo.
  4. Non si accontenterebbero comunque.
  5. Ci sarebbe sempre qualcuno che sta meglio di loro.
  6. La nuova abbondanza li renderebbe ancora più esigenti, invece che appagati.

Per cui la soluzione a tale insoddisfazione non risiede nel mondo (che certamente si può migliorare, ed infatti moltissimo è stato fatto in questo senso); bensì nel cambiare quegli schemi mentali che generano insoddisfazione a prescindere dalle condizioni oggettive.

Il potere della negazione

Ma come mai, anche di fronte a spiegazioni come queste, costoro le rifiutano e si ostinano a rimanere nelle loro convinzioni pessimistiche? La ragione primaria è che, in tal modo, rifiutano la responsabilità del proprio malessere, ed invece ne attribuiscono la causa ad altri. E' una specie di alibi protettivo: è sempre un sollievo dare la colpa ad altri. Ma di cause ce ne sono diverse, che ho esaminato nel post "Perché credi che il mondo peggiori, ma ti sbagli".

Insoddisfatti in amore

Queste dinamiche valgono in generale, ma mi sembrano particolarmente presenti in ambito sentimentale. Infatti vediamo che:
  • Sempre più persone si ritrovano da sole, o si lamentano di non trovare mai un partner adeguato (*).
  • Ci si sposa sempre meno, ed oltre il 40% dei matrimoni finisce (in Europa). Da notare che nel 70% dei casi è la donna a chiedere il divorzio (*).
  • Le persone fanno meno sesso di 30 anni fa.
  • Si diffonde il fenomeno "incel" ("celibi involontari", ovvero persone - in maggioranza uomini - che non sono voluti da nessuno) (*).

(*) In questi casi ciò sembra dovuto, almeno in parte, ai fattori sopra elencati: ambizioni romantiche idealizzate, aspettative eccessive, scarsa capacità di accontentarsi, sovrabbondanza di opportunità teoriche (specialmente grazie a dating online e app di incontri). Questo vale in particolar modo per le donne - poiché possiedono un "potere sessuale" che i maschi non hanno - ma influenza anche molti uomini.

Infelicità oggettiva... o soggettiva?

Certo, a volte una persona è infelice per motivi reali. Come già detto, spesso "la vita è sofferenza", e non ha senso negarlo. Ma in tanti altri casi vedo lamentele meno fondate, o che sono smentite da una visione storica oggettiva. In altre parole, a volte l'infelicità o la sofferenza hanno motivazioni reali, ma altre volte sono invece frutto di percezioni illusorie o auto-inganno.

In conclusione, nonostante la vita sia più facile e abbondante di un secolo fa, od anche solo di 50 anni fa, questo mediamente non ci ha reso più felici o soddisfatti, ma spesso ci rende più esigenti e quindi frustrati. I miglioramenti rispetti al passato sono numerosi e reali, ma molti non sanno apprezzarli ed invece si concentrano solo su ciò che manca o va male.
E' questo che rende così tante persone insoddisfatte o infelici, piuttosto che le reali condizioni della loro vita. Molto spesso l'infelicità scaturisce da un'errata valutazione della realtà; in questi casi la soluzione sta nell'adottare una visione più obiettiva e costruttiva, riconoscendo i tanti aspetti positivi e gli innumerevoli miglioramenti rispetto al passato.

"L'uomo è infelice perché incontentabile."
(Giacomo Leopardi)

"L'infelicità è il divario tra le nostre capacità e le nostre aspettative."
(Edward de Bono)

"Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità."
(Anthony Crosland)


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