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12 idee che ti rendono infelice (ma sembrano sensate)

Di recente ho letto un libro su come essere felici, "How to be Happy" di Cara Stein (la cui versione digitale è gratuita, vedi link al fondo); l'ho trovato decisamente ben fatto ed utile. Ne consiglio la lettura a tutti quelli interessati al tema ma, poiché il libro è in inglese, ho scritto una sintesi degli argomenti, suddivisa in quattro post:
  • Introduzione
  • Prima parte (Strumenti 1-5)
  • Seconda parte (Strumenti 6-10)
  • "12 convinzioni che ci rendono infelici, ma in cui molti credono"
    (Strumento 3: data la sua importanza, gli ho dedicato questo post)
(questa serie di post è anche disponibile come unico documento - in formato PDF, EPUB e MOBI - liberamente scaricabile nella pagina Download)

I pensieri che ci rendono infelici

Una delle cose più importanti che ho imparato sull'essere più felice è "Non credere a tutto quello che pensi". Sappiamo tutti che i sensi ci possono ingannare, le emozioni possono confonderci, e i nostri ormoni possono farci "sbandare". Ma i nostri pensieri sono sacri! Dobbiamo ascoltarli perché sono la parte razionale... giusto? Non necessariamente. I nostri pensieri sono plasmati dalle nostre opinioni sul mondo, e talvolta quelle opinioni sono errate.

I nostri pensieri sono anche influenzati dai pensieri abituali del passato. I percorsi neurali nel cervello si rafforzano ogni volta che li usiamo, e quelli che non usiamo si indeboliscono: ogni volta che pensiamo a qualcosa, stiamo rinforzando quel percorso nel nostro cervello. Ciò significa che se passiamo molto tempo a pensare alle cose belle della vita, diventa sempre più facile farlo; allo stesso modo, se ci concentriamo sulle cose negative della tua vita, tenderemo sempre più a pensare ad esse.

Inoltre, l'interpretazione degli eventi può essere imprecisa. Ciò è particolarmente vero se pensiamo abitualmente che tutto è orribile. Se vi capita di pensare cose come "Non sarò mai più felice come quando...", mettete in discussione questi pensieri. Pensate in termini concreti: sei sicuro che non sarai mai più così felice? Come fai a saperlo? Eri davvero così felice quella volta?
Ogni volta che ti accorgi di essere giù di morale, esamina criticamente i tuoi pensieri. Chiediti: sto pensando qualcosa che influenza il mio umore? E' vero quello che penso? Ne sono proprio sicuro? Ci può essere un altro modo di guardare questa cosa che sia altrettanto vero, ma meno negativo?

I nostri pensieri hanno il potere di renderci infelici, e molto. In effetti ci sono almeno dodici idee comuni in cui molte persone credono, che le rendono infelici ma non sono affatto vere. E ricordiamoci che quando crediamo in qualcosa, questa tende a realizzarsi: quindi, meglio prestare attenzione a quello che ci gira per la testa.


12 idee che ti rendono infelice

  1. L'opinione degli altri è fondamentale, e se mi rifiutano significa che non valgo nulla
  2. Non devo mai sbagliare nelle cose importanti, o accadrà qualcosa di terribile
  3. Le persone e gli eventi dovrebbero essere conformi alla mia visione del mondo. In caso contrario, sono sbagliati o malvagi
  4. Se qualcosa va storto, è colpa di qualcuno. Meglio accertarmi che non sia mia
  5. Preoccuparsi di qualcosa produrrà risultati migliori che non preoccuparsi
  6. Ogni problema ha una soluzione perfetta. Solo questa soluzione va bene, e devo trovarla più rapidamente possibile
  7. E' più facile evitare situazioni difficili e responsabilità che affrontarle
  8. Se elimino la sofferenza, vivrò meglio e sarò felice
  9. Il mio passato determina la mia vita attuale e futura
  10. Le persone negative e gli eventi dolorosi non dovrebbero esistere, perciò devo arrabbiarmi con essi
  11. Per me è importante avere ragione, e gli altri devono riconoscerlo
    ("Preferisci avere ragione o essere felice?")
  12. Credere alle illusioni romantiche

1. L'opinione degli altri è fondamentale, e se mi rifiutano significa che non valgo nulla

Ci sono numerosi esempi per cui questo è falso: quanti grandi artisti e scrittori non sono stati apprezzati o pubblicati se non dopo la loro morte? Tutto è relativo, anche le opinioni altrui, anche quelle di persone autorevoli o importanti per te. In fondo, tutti possono sbagliare. Chiediti se quella opinione può insegnarti qualcosa, e poi vai oltre.
Ci sarà sempre qualcuno a cui piaci, ed altri a cui non piaci per niente. Vedi se puoi imparare qualcosa dalle persone a cui non piaci (per esempio, aspetti che puoi migliorare o difetti che magari non sai di avere), ma per il resto ignorali.
L'importante è che tu stia facendo quella che per te è la cosa giusta, o comunque del tuo meglio (finché non lo fai, non sarai mai felice); il resto conta poco.

2. Non devo mai sbagliare nelle cose importanti, o accadrà qualcosa di terribile

La paura del fallimento è un serio ostacolo al provare o fare qualsiasi cosa. Molti credono di dover essere perfetti, altrimenti nessuno li amerà e saranno dei falliti: ma questo è del tutto falso. Se hai questa convinzione, chiediti: i tuoi amici sono perfetti? Quando fanno un errore, li odi e li disprezzi? Ovviamente sarebbe assurdo: sono solo esseri umani, no? Tutti facciamo errori; tutti quanti, tu compreso. In realtà, niente viene scoperto o creato senza fare errori. Quante volte Edison ha fallito i suoi esperimenti sulla lampadina prima di arrivare a qualcosa che funzionava? (risposta: migliaia)
Se eviti a tutti i costi fallimenti ed errori, ti costringi a una vita di passività, e questo è il più grande fallimento. Per imparare e crescere, devi fare pasticci. In effetti, a volte i "fallimenti" si rivelano un successo: per esempio, l'adesivo rimovibile che rende possibili i Post-It è derivato dal tentativo fallito di creare un adesivo permanente.

3. Le persone e gli eventi dovrebbero essere conformi alla mia visione del mondo. In caso contrario, sono sbagliati o malvagi

Tutti abbiamo opinioni su come il mondo dovrebbe funzionare. Ma il fatto è che non viviamo nel mondo del "dovrebbe", viviamo nel mondo che "è". Le persone guidano come pazzi o imbranati, lasciano il carrello della spesa in mezzo alla corsia, sporcano in giro, sbagliano le parole, fanno cose assurde... Magari potresti educarli, ma è alquanto improbabile che tu possa cambiarli. Puoi cambiare solo te stesso.
Ogni volta che ti accorgi di dire "dovrebbe", facci caso. Stai sprecando tempo ed energia. Non importa quanto credi che le cose dovrebbero essere diverse, sono come sono, e arrabbiarsi in proposito non aiuterà nessuno. Invece, affronta la vita per come è.

4. Se qualcosa va storto, è colpa di qualcuno. Meglio accertarmi che non sia mia

Succedono cose spiacevoli continuamente, e trovare qualcuno da incolpare non risolve nulla. Anche se una persona è chiaramente responsabile della situazione, rimproverarla sarà raramente di alcuna utilità. Farlo può farti sentire meglio sul momento, ma sul lungo termine danneggia il rapporto (a nessuno piace sentirsi dalla parte del torto, o sentirsi dire "Te l'avevo detto"). Invece, concentrati sul cercare una soluzione al problema.

5. Preoccuparsi di qualcosa produrrà risultati migliori che non preoccuparsi

Se osserviamo criticamente questa convinzione, ci appare del tutto ridicola: come può il solo fatto di preoccuparsi cambiare qualcosa? Però molti si comportano come se fosse vera. Se preoccuparsi porta ad agire per migliorare la situazione, agite pure, ma preoccuparsi in sé non risolve nulla. Eppure spesso ci sentiamo in colpa e manchevoli se non ci preoccupiamo abbastanza.

L'autrice racconta questo suo esperimento: dopo essersi resa conto che si stava preoccupando per un sacco di cose, senza combinare nulla, ha provato a delegare questo "lavoro" di preoccuparsi ad un'assistente immaginaria. Ogni volta che l'autrice stava iniziando a preoccuparsi o a soffermarsi su qualcosa che la turbava, si ricordava che la sua "assistente" lo stava già facendo al posto suo, quindi lei poteva smettere. Alla fine della prova, si è resa conto che la sua mancanza di preoccupazione non aveva prodotto alcun risultato negativo, e lei si era sentita molto meglio. Col tempo, questo "spegnere" la preoccupazione è diventata un'abitudine, ed ora si preoccupa molto meno.

E' chiaro che occuparsi di un problema per risolverlo è utile e necessario, ma è cosa ben diversa dal semplice preoccuparsi: anzi, a volte usiamo il preoccuparci al posto dell'agire (il che porta solo a stress e nessun risultato).

6. Ogni problema ha una soluzione perfetta. Solo questa soluzione va bene, e devo trovarla più rapidamente possibile

Quasi tutti i problemi hanno molte soluzioni possibili. Se si è convinti che esiste solo una soluzione ideale, si può passare così tanto tempo a cercarla da non entrare mai in azione. Intanto, più passa il tempo e più ci innervosiamo perché il problema non è ancora risolto. E''molto più funzionale scegliere una soluzione abbastanza buona e metterla in pratica. Se poi scopriamo una soluzione migliore, possiamo valutare se adottarla (ma dovremo chiederci se passare a quest'ultima valga la pena).

E' sicuramente opportuno fare una valutazione prima di agire, ma non così approfondita da non arrivare mai all'azione (questo blocco viene chiamato "paralisi da analisi", o "paralysis by analysis"). Una decisione presa è raramente un impegno permanente: se non funziona, potete cambiare idea in seguito. E' meglio scegliere una delle tante opzioni accettabili e metterla in pratica, piuttosto che rimanere bloccati nella ricerca della soluzione perfetta, o persino di quella migliore. Il più delle volte, la via più efficace è quella "abbastanza buona".

7. E' più facile evitare situazioni difficili e responsabilità che affrontarle

Questa idea è subdola perché, nel breve termine, evitare queste cose ci sembra la soluzione più facile. Ma col tempo, l'ansia associata a queste difficoltà cresce, e la tensione della dissociazione tra la realtà e le nostre azioni ci rende angosciati. Evitando queste situazioni, in pratica stiamo facendo finta che non esistano; ma questo non le fa certo sparire. Alla fine, la realtà vince sempre: i problemi si ripresentano (magari cresciuti), e veniamo richiamati alle nostre responsabilità. Se vogliamo essere felici, occorre stare alla larga dalla negazione, dalle auto-illusioni, dal fare finta, dallo scansare i problemi, o da qualsiasi cosa che provoca uno scollamento con la realtà.

8. Se elimino la sofferenza, vivrò meglio e sarò felice

Ogni essere umano è guidato da due pulsioni principali:
  1. La ricerca del piacere (o del benessere, o della felicità)
  2. L'evitamento della sofferenza (incluse le paure)
Molti si concentrano sulla seconda, credendo di poter eliminare ogni fonte di sofferenza (magari attraverso il denaro, il potere, l'approvazione, una maggiore sicurezza, ecc.), e che una volta raggiunto questo ideale, ciò produrrà automaticamente benessere e felicità. Purtroppo questa idea è una illusione irraggiungibile, per almeno tre motivi:
  • Eliminare tutta la sofferenza è impossibile. Come ha detto il Buddha 2500 anni fa, "La vita è sofferenza" (non nel senso che lo è sempre, ma che essere vivi comporta necessariamente eventi che ci fanno soffrire).
  • Le due pulsioni sono, in generale, mutualmente esclusive: più mi concentro sull'una, meno mi dedico all'altra. Quindi dedicarsi ad evitare la sofferenza non produce felicità, anzi la riduce.
  • Più ci sforziamo di allontanare rischi e sofferenze, più diventiamo chiusi, rigidi e sulla difensiva; e quindi meno vivi, meno in grado di trovare o creare quello che ci rende felici.
Se teniamo ad essere felici, dobbiamo concentrarci maggiormente su quello che ci porta benessere e soddisfazione, accettando - inevitabilmente - anche la fatica e i rischi che questa ricerca comporta. Se invece privilegiamo l'evitamento di ogni sofferenza, ci riusciremo solo in parte, ma al costo di una vita limitata, relativamente piatta, statica e incolore. Difenderci dalla sofferenza ci porta a circondarci di barriere e protezioni: queste ci riparano, in parte, ma tengono anche lontano ciò che di bello la vita ci offre; se indosso una armatura, sarò protetto da certi pericoli... ma nessuno potrà più accarezzarmi o abbracciarmi.

Questa idea è particolarmente nociva nelle relazioni umane, nella forma "E' possibile proteggermi dalla sofferenza se evito di tenere a qualcuno o di coinvolgermi".
Tante persone cercano di proteggersi rimanendo distaccati. Respingiamo delle opportunità perché ci sembrano troppo belle per essere vere, e non vogliamo essere ingannati o che qualcuno si approfitti di noi. Non ci apriamo agli altri per paura di essere vulnerabili e venire feriti.
Racconta l'autrice: "In passato questa era una delle mie direttive principali, ed ero molto spaventata all'idea di fare il contrario: mostrarmi come sono veramente, difetti inclusi? Non piacerò a nessuno! Ero abituata a fare di tutto perché le persone vedessero di me solo la facciata perfetta che volevo mostrare... e poi mi arrabbiavo perché nessuno mi capiva. Se vi suona familiare, dopo aver provato entrambe le cose, il mio consiglio è: siate autentici".
Magari pensate che rimanendo distaccati vi state proteggendo, ma in realtà vivendo in quel modo soffrirete comunque, e vi impedirete di vivere appieno. Non possiamo fare nulla di significativo se non rischiamo mai di sbagliare o di lasciar veder agli altri che siamo imperfetti. Non puoi avere una relazione davvero profonda e intima se non lasci che l'altra persona veda il vero te, interamente, senza maschere o artifici. Rimanendo distaccato o inaccessibile, ti impedisci di vivere pienamente.

9. Il mio passato determina la mia vita attuale e futura

Niente affatto. Le nostre esperienze hanno contribuito a formarci, ma determinano la nostra vita solo se lasciamo che continuino a influenzarci:
  • Se in passato ho fatto certi errori, ma ora mi sono evoluto e non li faccio più, quegli errori non definiscono chi sono adesso.
  • Se in passato mi sono accaduti eventi dolorosi o traumatici, non vuol dire che si ripeteranno ancora.
Non fate le vittime, e non restate ancorati al vostro passato. Non usatelo come scusa per non essere una persona fantastica oggi. Non si può cambiare quello che è accaduto, ma possiamo rifiutarci di dare a quegli eventi il potere di controllarci.

10. Le persone negative e gli eventi dolorosi non dovrebbero esistere, perciò devo arrabbiarmi con essi

Ecco di nuovo il "dovrebbe" (vedi il Punto 3). Gli eventi sgradevoli e le persone negative sono sempre esistiti, e sempre esisteranno: il mondo non è mai perfetto. Le persone si fanno male a vicenda, accadono disastri naturali e calamità, succedono cose deplorevoli. Ma non dobbiamo necessariamente farci turbare da questo. A volte è difficile, certo, ma arrabbiarsi non serve a nulla, e starci male nemmeno; quindi, perché rendersi infelici in proposito?
Non è che prendercela e inveire aiuti qualcuno, o migliori il mondo - a meno che agiamo per sistemare la situazione, e questo è ammirabile; ma come osservato nel Punto 5, il solo preoccuparsi o star male per qualcosa non ha alcun valore. Non ci rende persone migliori, ma solo persone stressate e infelici.

Inoltre, quante volte è successo qualcosa che non era ciò che volevate, ma col tempo si è rivelato positivo o vantaggioso? Come si dice, non tutto il male viene per nuocere. Quando le cose sembrano andare male, meglio ricordarsi di questa possibilità, e tenere presente che il problema di oggi potrebbe rivelarsi un'opportunità o un dono domani.

11. Per me è importante avere ragione, e gli altri devono riconoscerlo
("Preferisci avere ragione o essere felice?")

Se vi chiedessi "Preferite avere ragione o essere felici?", probabilmente rispondereste "Entrambe!". La cattiva notizia è che spesso non è possibile: una posizione esclude l'altra. La buona notizia è che possiamo sempre scegliere quale delle due è più importante per noi. Molti non si rendono conto di questa contrapposizione, anzi credono che devono aver ragione (e dimostrarlo) per essere felici. Qualche esempio mostra come sia vero il contrario:
  • In una coppia che discute animatamente, se un partner tiene alla felicità della relazione più che all'aver ragione (e il motivo della discussione non è poi così importante), dire all'altro "Ok, sono d'accordo con te" o "Va bene, facciamo come dici tu" porta all'immediata fine del litigio; il partner "arrendevole" non perde nulla, e guadagna serenità e la soddisfazione di aver fatto contento l'altro.
    Viceversa, ostinarsi nell'imporsi sull'altro logora la relazione e i sentimenti d'amore reciproci.
  • In una discussione fra amici o colleghi, insistere perché tutti concordino con la propria posizione crea disagio nel gruppo e ci fa vedere come arroganti e antipatici.
    Viceversa, considerare le opinioni altrui e riconoscerne le qualità (anche quando non le condividiamo), produce armonia nel gruppo e apprezzamento per la nostra ampiezza di visione.
  • Se ci capita un incidente o un'avversità che non possiamo cambiare, fissarci sull'idea che "Non è giusto" o che "Non doveva andare così", non fa che alimentare la nostra sofferenza. Invece, accettare l'evento ci aiuta a superarlo e ritrovare serenità.
    Magari abbiamo davvero ragione, ma se insistere su questo produce solo mal di stomaco, cosa ci guadagniamo?
Chiediamoci: è davvero così importante decidere chi ha ragione? In realtà, spesso ognuno ha le sue ragioni, o comunque sono possibili più punti di vista diversi. In questi casi l'insistenza è priva di senso - come se volessimo decidere qual è il colore migliore: è questione di gusti personali, non di verità assolute. In questi casi, è utile adottare un atteggiamento conciliante del tipo "Sono d'accordo sul non essere d'accordo" (in inglese "I agree to disagree"): cioè, mi va bene che tu la pensi diversamente da me, non è un problema. In pratica, questo significa non voler prevalere o imporre la propria posizione, ma accettare che gli altri la vedano diversamente.

NB: Sia chiaro che non sto suggerendo di "Farsi mettere i piedi in testa" o "Dire sempre sì". E' ovvio che ci sono motivi per cui è sensato non arrendersi, o situazioni che richiedono fermezza. Ma il più delle volte, ci impuntiamo su questioni minute o insignificanti per mero orgoglio o puntiglio, non per seri motivi. E' in questi ultimi casi che il volere aver ragione non vale quasi mai la pena.

12. Credere alle illusioni romantiche

Credere in qualcosa di falso è, come abbiamo visto, rischioso e fonte di infelicità. Eppure c'è un'area in cui moltissime persone credono a miti ed illusioni, ed è quella sentimentale. In un altro post elenco 13 bugie sull'amore in cui spesso crediamo, e che portano a frequenti conflitti, stress e fallimenti nelle relazioni.
Credere a queste illusioni ci induce a rifiutare la realtà, per inseguire sogni che sono improbabili nel migliore dei casi, e spesso impossibili. Per esempio:
  • Se credo sia possibile trovare un partner "perfetto", tenderò a criticare e scartare ogni persona reale (e quindi imperfetta).
  • Se sono convinto che l'innamoramento debba durare per sempre, o che l'amore aggiusti tutto, avrò delle aspettative irreali che porteranno a inevitabili delusioni e litigi.
  • Se credo che amare escluda il provare attrazione per altri (cosa che invece è naturale e può accadere a chiunque), sarò severo e intollerante al riguardo (aggredendo il partner anche per innocenti sguardi, e andando in crisi se capita a me).


Nelle mie ricerche per questo post, ho trovato una pagina che elenca 15 cose da "lasciar andare" per essere felice. E' ispirante, e un utile complemento al presente post.


Dieci strumenti per diventare più felici
>> Introduzione - Prima parte - Seconda parte - 12 convinzioni che ci rendono infelici

(liberamente adattato da "How to be Happy'", di Cara Stein [PDF gratuito]. Disponibile anche come libro cartaceo o eBook Kindle)

Per trovare pensieri interessanti sulla felicità, o fonti di ispirazione sull'argomento, potete leggere questa raccolta di citazioni su felicità e infelicità.


"Esiste una sola causa di infelicità: le convinzioni errate che hai nella tua testa, convinzioni così diffuse, così comuni, che non ti viene mai in mente di metterle in discussione."
(Anthony de Mello)


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10 commenti:

  1. Sono d'accordo quasi su tutto, dico quasi, perchè ad "adeguarmi" alla maleducazione non mi sta bene, posso accettarla (diciamo...), ma non mi adeguo, anche perchè voglio essere una persona migliore. Lei dice che "siamo noi che dobbiamo cambiare"... se devo cambiare lo faccio in meglio e non in peggio. Lamentarsi penso sia qualcosa che fanno tutti, è inutile negarlo, ha mai visto persone essere d'accordo con qualsiasi tipo di ideologia? Sarebbe assurdo se tutti remassimo in una sola direzione, altrimenti installiamo una bella dittatura, cosi la libertà di pensiero può anche cessare di esistere. Io, ad esempio, mi sento più felice se non sono come certe persone, perchè voglio essere una persona migliore, prima per me stesso e poi per chi ho di fianco. L'esempio degli imbranati o di quelli che sporcano in giro, certo che mi fanno arrabbiare, perchè non dovrei? Ma ciò non significa che perdo tutto il tempo della mia vita per loro. Sarà vero che pensare troppo fa male, ma è anche vero che non pensare proprio è da incoscienti. Penso che un momento di riflessione, per se stessi, sia fondamentale, per cercare di migliorare, per quanto si può, il marcio che c'è e magari, migliorando anche se stessi. Io queste persone, non le sminuisco, anzi, le apprezzo!

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    Risposte
    1. > "adeguarmi" alla maleducazione non mi sta bene
      Sono d'accordo. Però quando non possiamo cambiare una situazione, è inutile farsi il sangue amaro.

      > Lei dice che "siamo noi che dobbiamo cambiare"
      Intendo dire che di rado possiamo cambiare gli altri... quindi, il più delle volte possiamo solo cambiare noi stessi.

      > magari migliorando anche se stessi
      Questo è sempre meritevole, ed è lo scopo per cui scrivo questi articoli. :-)

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  2. Ciao Valter, sto leggendo tutti i tuoi articoli, devo farti i complimenti per la qualità è la stesura dei contenuti!
    Davvero incredibile!

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  3. Sto leggendo tutta la tua enciclopedia sul saper come vivere 🤭, ti segnalo che il link esterno '"http://blog.donnamoderna.com/coaching-caffe/2013/07/17/preferisci-avere-ragione-o-essere-libera/" non funziona.

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    Risposte
    1. Grazie mille, l'ho sostituito con un altro funzionante.

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  4. Salve Valter, una domanda concisa e inerente il contesto: per amare se stessi bisogna aumentare l'autostima e perdonarsi. Di conseguenza questo porta anche a una eventuale perdita di dipendenza affettiva, in quanto l'amore che cercavamo dall'esterno lo ritroviamo dentro di noi. Ora mi sorge un dubbio però per chi vive una relazione da cui dipende affettivamente e che volesse tornare ad amarsi...
    La mia domanda è la seguente: è possibile tornare ad amare se stessi mantenendo la relazione affettiva e la relativa dipendenza affettiva o bisogna resettare tutto, lasciarsi e riscoprire pian piano se stessi per trovare una nuova compagna in futuro?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certamente è possibile: amare se stessi ed amare altre persone non sono in contrapposizione, anzi. Solo l'amare se stessi permette di amare in modo autentico gli altri. :-)
      (se invece non mi amo, il mio amore sarà sempre condizionato e limitato)

      Inoltre, anche quando mi amo avrò sempre un certo bisogno di amore "dall'esterno" (e quindi una forma di "dipendenza", ma non in senso patologico). In quanto specie sociale, abbiamo comunque bisogno di relazioni che ci nutrano.

      La durata successiva di una relazione, però, dipende dalla qualità della relazione stessa:
      - Una relazione "sana", positiva e costruttiva, potrà continuare anche se magari ci saranno degi aggiustamenti.
      - Invece una relazione "poco sana", dopo che impariamo ad amare noi stessi tenderemo a chiuderla. Perché non saremo più disposti a subire certi comportamenti. Saremo cresciuti ed in grado di creare una relazione di qualità migliore.
      Oppure porremo dei confini ai comportamenti che non ci piacciono; ci faremo rispettare.

      Infine, aumentare l'autostima aiuta sicuramente a volersi bene, ma è ancora più importante accettare noi stessi per come siamo. La base dell'amor proprio è "Sono OK così come sono, merito di volermi bene".
      Il che non esclude il desiderio di migliorare se stesso.

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    2. Grazie mille di cuore, sei stato illuminante come un faro che indica la corretta via nel bel mezzo di un insidioso e tenebro mare in burrasca.

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    3. Grazie a te, gentilissimo - e poetico. :-)

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