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Perché ho sempre paura di essere giudicato?

Perché temo il giudizio degli altri?

Mi preoccupo troppo di essere giudicato

Come fregarsene del giudizio altrui?


Il problema della paura del giudizio affligge una buona parte degli esseri umani. E' un fardello che angustia quasi tutti, e rovina la vita a un bel po' di persone. La buona notizia è che in parte è un problema immaginario, che la nostra mente ingigantisce; e che gli strumenti per superarlo sono dentro di noi.

Per essere meno influenzati dal giudizio altrui, è necessario tenere presenti due concetti:
  1. In buona parte è un problema immaginario: perché gli altri pensano a noi molto meno di quanto crediamo. La maggior parte del tempo, ognuno è molto più concentrato su se stesso che sugli altri. E' il nostro ego insicuro che crede che tutti stiamo sempre lì a prenderci le misure... in realtà le altre persone ci notano a malapena, o danno poco importanza a quello che facciamo o diciamo.
  2. Anche quando è un problema reale, è spesso ininfluente. Anche quando gli altri effettivamente ci giudicano, le conseguenze sono molto spesso irrilevanti o assenti.
    Se vado in giro vestito strano, se mi scaccolo, se canto per strada, se rutto, se sbaglio un congiuntivo... cosa succede? Nella maggior parte dei casi, niente di niente. Assolutamente NIENTE. Le persone intorno ci fanno a malapena caso, e poi pensano ad altro (agli affari loro, di solito).

Paura di ogni passo falso

Invece la maggior parte di noi vive con la paura che ogni passo falso porterebbe gravi conseguenze, perché ci portiamo dietro quella paura dai tempi in cui eravamo bambini (e scontentare i nostri genitori poteva portarci conseguenze gravi e dolorose). Ma come adulti, questo diventa molto più improbabile: i genitori sono solo due, ma gli altri esseri umani sono 7.600.000.000, quindi se ne scontentiamo qualcuno sai che perdita...!

Naturalmente questo non vale in certe situazioni, come sul lavoro o di fronte a qualcuno che vogliamo sedurre: in quel caso il giudizio conta, ed è importante comportarsi in modo efficace. Ma in oltre il 90% delle situazioni, possiamo tranquillamente rilassarci, comportarci come ci viene (nei limiti del rispetto e dell'educazione comune), e non ci succederà nulla di male.

Accettazione e autostima

Ovviamente il livello di autostima e fiducia in se stessi gioca un ruolo primario: se tu stesso ti giudichi e ti ritieni scadente, tenderai a credere che anche gli altri lo pensino. Viceversa, se tu sai di essere in gamba e avere valore, che altri la pensino diversamente non ti influenzerà più di tanto.

"Chi rispetta se stesso è al sicuro da tutti: indossa una cotta di maglia che nessuno potrà mai penetrare."
(Henry W. Longfellow)

Ne consegue che il modo migliore di sganciarsi dal giudizio altrui, è sia coltivare l'accettazione di se stessi ("Sono come sono e va bene così") che incrementare la propria autostima (per esempio migliorando le proprie capacità).

Dipendere dall'approvazione

Chi invece crede che per superare questa paura debba sempre piacere agli altri, si condanna ad una vita di ansia: perché piacere a tutti è impossibile, e perché in questo modo sarà sempre dipendente da qualcosa di esterno, che non può controllare. Sarà sempre a caccia di approvazione, ed ogni volta che non la riceve andrà in crisi.
Come per molte cose nella vita, la soluzione non va cercata fuori, bensì dentro di sé.

Approfondimenti

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Questo post fa parte di una serie di risposte brevi a domande frequenti sull'amore, le relazioni e la vita (clicca sul link per leggere l'elenco di tutte le domande e risposte).


"E quello che gli altri pensano di te, è problema loro."
(Charlie Chaplin)

"Pensare è molto difficile - per questo la maggior parte della gente giudica."
(C. Gustav Jung)

"Per evitare le critiche, non fare niente, non dire niente, non essere niente."
(Aristotele)


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Perché siamo spesso insoddisfatti o frustrati?

Perché è così raro sentirci felici o appagati?

Perché così tante persone si lamentano?


Secondo me, l'essere umano moderno (inteso quello occidentale, perché in altre parti del mondo può essere ben diverso) ha a disposizione una grande abbondanza, ma non se ne rende conto e quindi non sa apprezzarla. La maggior parte di noi ha a disposizione (a volte anche gratuitamente):
  • Acqua corrente potabile
  • Cibo a portata di mano (nei negozi e nella propria dispensa)
  • Riscaldamento quando fa freddo
  • Energia elettrica e illuminazione
  • Impianti sanitari e fognature
  • Mezzi di trasporto rapidi e comodi, individuali o pubblici
  • Ampia sicurezza (niente predatori, banditi o pirati)
  • Medicine e assistenza sanitaria
  • Possibilità di comunicare col mondo intero
  • Cultura e informazione su qualsiasi argomento
  • Musica di qualsiasi genere sempre disponibile
  • Intrattenimento a profusione

Stiamo meglio di un Re

In pratica, l'uomo medio moderno vive in modo più abbondante e confortevole di un monarca di qualche secolo fa - per non parlare dell'uomo comune di qualche secolo fa (o di tanti asiatici e africani odierni), che non aveva nulla di quanto elencato sopra. Siamo circondati da tanti piccoli piaceri e comfort, ma li diamo per scontati o non ci facciamo caso. Proviamo a pensare di vivere senza una sola delle risorse elencate sopra... e ci rendiamo subito conto di quanto la nostra vita diverrebbe più povera, scomoda o angosciante.
Quindi la maggior parte di noi occidentali vive immersa in un'abbondanza mai vista prima nella storia dell'umanità... eppure non ce ne accorgiamo e ci sentiamo spesso insoddisfatti e infelici. Io trovo questo un grandissimo spreco. Spesso siamo come una persona che ha a disposizione un enorme supermercato... ma si lamenta perché gli manca il caviale!

Dal negativo al positivo

L'errore che sovente compiamo è di concentrarci sul negativo, sulle mancanze o su quello che non funziona, invece di concentrarci sul positivo, notando l'abbondanza intorno a noi ed assaporandola appieno. Finché una persona si concentra sul negativo, si sentirà sempre frustrata, insoddisfatta e carente, a prescindere dalle condizioni oggettive (come nell'esempio del supermercato).

La gratitudine fa vivere meglio

Una delle chiavi più potenti e semplici per vivere meglio è la gratitudine: la capacità di riconoscere e apprezzare quanto abbiamo di positivo nella nostra vita, e di sentirci fortunati ad averlo, invece di darlo per scontato. Chi manca di gratitudine si sentirà sempre misero - in tutti i sensi.

Il vittimista si lamenta sempre

Un atteggiamento opposto alla gratitudine è quello di chi "fa la vittima". Ovvero chi si lamenta in continuazione, non si assume la responsabilità di sé e ha la pretesa che sia il mondo a renderlo felice:
Chi si comporta in tal modo dimostra una mentalità "infantile", ovvero da bambino incapace di occuparsi di sé, che si aspetta siano gli altri a risolvergli i problemi. Costui ha bisogno di diventare "genitore di se stesso": cioè imparare a prendersi cura di sé e dei propri bisogni - che è una capacità fondamentale dell'essere adulto.

La vita non è fatta per renderci felici

Infine, uno dei motivi fondamentali per cui soffriamo, è che questo è parte naturale e inevitabile dell'esistenza: il mondo non è creato per renderci felici - e il nostro errore è di aspettarci che lo faccia. Una volta che accettiamo la sofferenza come inevitabile (almeno a volte, come insegna il Buddismo), e non vediamo la felicità come un diritto, diventa più facile coltivare la gratitudine e godere delle opportunità positive che la vita ci offre.


Questo post fa parte di una serie di risposte brevi a domande frequenti sull'amore, le relazioni e la vita (clicca sul link per leggere l'elenco di tutte le domande e risposte).


"L'uomo è infelice perché incontentabile."
(Giacomo Leopardi)

"L'ottimista vede opportunità in ogni difficoltà, il pessimista vede difficoltà in ogni opportunità."
(Winston Churchill)

"La gratitudine è il paradiso."
(William Blake)


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Perché esiste la sofferenza?

Perché soffriamo?

Qual è la causa della sofferenza umana?


Perché, come ha detto anche Buddha, la vita è sofferenza. O, per meglio dire, nella vita sono inevitabilmente inclusi sofferenza, impermanenza e cambiamento.
Quindi la sofferenza tocca tutte le creature viventi, e noi umani non siamo affatto speciali né diversi dal resto. Infatti nasciamo con paura e dolore, viviamo in competizione per ottenere quel che vogliamo, ci ammaliamo, patiamo la decadenza, e infine moriamo - esattamente come accade a qualsiasi animale.

Inoltre, la vita - e il mondo - non sono fatti per renderci felici; non sono stati creati da un dio benevolo per essere al nostro servizio (cosa che alcune religioni affermano, ma di cui non esiste alcuna prova). Quindi ne veniamo spesso delusi, specialmente se abbiamo l’aspettativa - come hanno i credenti - che il mondo sia fatto per venire incontro ai nostri bisogni.

Le ragioni per cui soffriamo

Perché soffrire - a volte - è inevitabile? Quanto meno per le seguenti ragioni:
  • A volte non accade quello che vogliamo.
  • A volte accade quello che non vogliamo.
  • Tutto è impermanente, tutto cambia; quindi, prima o poi perderemo quello a cui teniamo.
  • Un giorno tu morirai - e questo vale per chiunque.
  • Poiché siamo tutti diversi, e spesso vogliamo cose diverse, ci sarà sempre qualche disaccordo o conflitto con le altre persone.
Esamino queste ragioni più diffusamente nel post "Perché si soffre".

Vale per ogni creatura

In sintesi, la sofferenza è una normale parte dell'esistenza per ogni creatura vivente, non è un'anomalia né un'ingiustizia. E' come la pioggia imprevista in un giorno di festa: può disturbare, ma succede. Molti credono che gli esseri umani siano creature speciali e privilegiate, quindi esenti da questa "legge" naturale; ma ovviamente non è così.


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"La vita è sofferenza."
(Buddha)

"Voler evitare ogni incontro col dolore significa rinunciare a una parte della propria vita umana."
(Konrad Lorenz)

"Non c'è modo di cancellare la sofferenza dalla faccia della terra, ma ci si può sempre concentrare sulla bellezza che rimane."
(P.M. Forni)


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Quanto è importante amare se stessi?

Amare se stessi è egoismo?

E' bene amare se stessi?


Amare se stessi è fondamentale.
La maggior parte delle persone infelici, lo sono proprio a causa della mancanza di amore per se stessi - per causa diretta (si sminuiscono o detestano o disprezzano), o indiretta (non amandosi, fanno sì che nemmeno gli altri li amino).
Pensaci: nei Vangeli è scritto "Ama il prossimo tuo come te stesso".
(Matteo 22,39).
E' uno dei messaggi più belli che ci arrivano da Gesù, giusto? Eppure, se non ami te stesso come farai ad amare l'altro? Oppure, se odi o detesti te stesso, allora seguendo l'esortazione evangelica applicherai lo stesso trattamento agli altri.

Amare te stesso fa stare meglio tutti

Quando riesci ad amare e accettare te stesso:
  • Diventi una persona serena che sta bene con se stessa, quindi più incline a trattare bene anche gli altri (posso dare ciò che sono ed ho, ma non posso dare quello che mi manca).
  • Accetti le tue imperfezioni, e di conseguenza ti è più facile accettare anche quelle altrui (accettarsi non implica rassegnarsi: puoi volerti comunque migliorare, ma senza auto-criticismo distruttivo). Sei quindi una persona più tollerante ed accogliente.
  • Ti stimi maggiormente, non ti critichi senza motivo (anche se riconosci i tuoi limiti e difetti), quindi sei più positivo con te stesso ed anche con gli altri (le persone che stanno male con se stesse sono sempre quelle più critiche: riversano sugli altri il loro malessere).
  • Di fronte alla difficoltà rimani solido e fiducioso, perché sai di poter contare sulle tue forze ed hai fiducia di potercela fare. Quindi puoi anche supportare le persone intorno a te, rassicurandole nei momenti di crisi.
  • Essendo più positivo, fiducioso ed accogliente, ispiri negli altri sentimenti simili. Sei quindi più stimato, apprezzato e benvoluto di una persona che non si ama (solitamente negativa e sgradevole).
  • Diventi anche più desiderabile e amato: ci avviciniamo alle persone piacevoli, mentre ci allontaniamo da quelle spiacevoli (questo è uno dei motivi per cui le persone che non si amano cercano sempre l'amore negli altri, ma difficilmente lo trovano).

Amare se stessi non è egoismo

In sintesi, quando ami te stesso sei anche una persona migliore e fai stare meglio gli altri. Amare se stessi non significa essere egoisti, anzi, è il modo migliore di diventare una persona più positiva ed amorevole verso il mondo.
La differenza si vede dai risultati: l'amore autentico è costruttivo, mentre il vero egoismo è distruttivo. Potremmo considerare due tipi di "egoismo":
  • Egoismo costruttivo: quando le mie scelte fanno stare bene sia me che gli altri. In questo caso a volte posso anteporre il mio benessere a quello altrui, ma sempre tenendo in considerazione gli altri e le loro esigenze.
  • Egoismo distruttivo: quando le mie scelte producono danni ad altri, e/o resto indifferente agli altri e alle loro esigenze.

Ideale e reale

Naturalmente l'ideale sarebbe fare scelte che rendano tutti contenti; però in realtà spesso non è possibile fare contenti tutti. Quindi a volte è necessario scegliere quali esigenze privilegiare.
Certe morali (inclusa quella cattolica) ci insegnano che dovremmo sempre anteporre gli altri a noi. Ma questo atteggiamento, alla lunga, genera frustrazione e risentimento (il caso classico è la madre che si sacrifica sempre per tutti, che viene data per scontata e trascurata, sviluppando quindi amarezza e rabbia).

La tua felicità è una tua responsabilità

In realtà ogni adulto ha la responsabilità di occuparsi della propria felicità: per la semplice ragione che, se non lo fa lui, difficilmente lo faranno gli altri. E peraltro, chi mai dovrebbe farlo al posto suo? Chi non si occupa della propria felicità, il più delle volte finisce con l'aspettarsi che siano gli altri a renderlo felice (aspettativa infantile e quasi sempre delusa).

Amare se stessi, e prendersi cura del proprio benessere, non è quindi solo un diritto, ma anche un compito che spetta a ciascuno. Perché solo facendolo divento una persona positiva, soddisfatta e felice, e - quindi - in grado di dare un contributo benefico al mondo (se invece mi trascuro, mi detesto o mi odio, resterò una persona negativa e infelice, che darà al mondo la propria miseria).


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"Amare se stessi è l'inizio di un idillio che dura tutta la vita."
(Oscar Wilde)

"Non c’è amore sufficientemente capace di colmare il vuoto di una persona che non ama se stessa."
(Irene Orce)

"La persona che non è in pace con se stessa, sarà in guerra con il mondo intero."
(Mohandas K. Gandhi)


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Perché le donne vogliono cambiare il partner?

Perché una donna cerca di cambiare l'uomo con cui sta insieme?

Perché le donne vogliono trasformare i loro partner?


Voler "trasformare" il proprio uomo in qualcosa di diverso sembra una tendenza molto diffusa. Addirittura c'è un vecchio detto che recita:
"Una donna sposa un uomo sperando che cambi, e lui non cambierà.
Un uomo sposa una donna sperando che non cambi, e lei cambierà"
.

Le donne vogliono tutto

Secondo me la ragione più probabile è che, per certi versi, le donne in un partner vorrebbero trovare tutto.
A livello istintivo ed evolutivo, di base le donne cercano due qualità in un partner:
  1. Buoni geni (bellezza, forza, salute, virilità...)
  2. Risorse (denaro, potere, status, talenti...)
(poi ovviamente ognuna avrà altre sue preferenze personali, ma queste due esigenze sono innate e comuni a tutta la specie)

Ma nessuno ha tutte le qualità

Di solito chi ha la prima qualità manca della seconda, e viceversa - ed i pochi che hanno entrambe sono ovviamente ambiti da tutte, ma fuori dalla portata della maggior parte (pensiamo ad un attore o imprenditore affascinante e di successo; che poi corrisponde al mito del "principe azzurro").
Quindi ogni donna sceglie un partner che ha le qualità per lei più importanti, ma a cui mancherà sempre qualcosa:
  • Se è attraente, virile e sensuale, magari però non avrà una carriera di successo o remunerativa —-> Quindi lei lo spingerà ad avere più ambizione.
  • Se è tutto dedito al lavoro e quindi con una buona posizione, non avrà molto tempo da dedicare alla famiglia —-> Quindi lei si lamenterà che lo vorrebbe più presente.
  • Se è uno sportivo dal fisico prestante, probabilmente non avrà sviluppato una mente sofisticata o colta —-> Quindi lei gli dirà che dovrebbe studiare o farsi una cultura.

La ricerca di "quello giusto"

Insomma, le donne sembrano geneticamente predisposte a volere un partner dotato di tutte le qualità, e siccome non è umano averle tutte, ogni uomo presenterà delle mancanze (che magari all'inizio lei aveva trascurato perché innamorata). Per cui la donna spingerà il partner a sviluppare le qualità che lei ritiene mancanti.
Alcune donne inseguono questa tendenza ad "avere tutto" passando da un partner all'altro, nella speranza di trovare "quello giusto". Altre si fermano con un partner, ma insistono perché lui cambi nella speranza che lui diventi "quello giusto".

Il mistero di cosa vogliono le donne

Questa tendenza femminile a non essere mai del tutto soddisfatte, è probabilmente uno dei motivi per cui agli uomini risulta così difficile capire cosa vogliono le donne. Peraltro spesso nemmeno le donne stesse hanno chiaro cosa cercano; anche per questo capita loro di entusiasmarsi per un uomo all'inizio, ed in seguito trovargli una serie di difetti, o desiderare che diventi diverso.

Io ti salverò

Un'altra tendenza comune a molte donne, è l'impulso a fare la "crocerossina", ovvero a voler "salvare" un uomo sofferente o problematico (lo fanno anche alcuni uomini, ma nelle donne sembra più frequente). Questo tipo di donna si invaghisce di un uomo del genere nella speranza di salvarlo o redimerlo - che in pratica vuol dire trasformarlo in una persona diversa.

Cambiare l'altro significa non amarlo

A volte i tentativi di cambiare l'altro vengono giustificati con l'amore: chi preme per il cambiamento dice che lo fa perché vorrebbe che il partner fosse più realizzato, completo, felice. Ma in genere sono alibi. Amare qualcuno significa accettarlo per come è; invece quando vogliamo che l'altro sia diverso, il più delle volte è per un nostro personale vantaggio o tornaconto.


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"Non permettere alla donna di cambiarti, quando l'avrà fatto si sarà stancata di te."
(Hermann Hesse)

"L'inferno nelle relazioni deriva dal cercare di cambiare il comportamento di qualcun altro anziché il nostro."
(Buddismo)


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Perché gli uomini mi usano?

Perché le donne mi cercano solo quando fa loro comodo?

Perché gli uomini si approfittano della mia debolezza?

Perché le persone sfruttano le mie fragilità?


Tutti avranno la tentazione ad approfittarsi di te quando ne hanno l'opportunità, perché tutti gli esseri umani hanno una tendenza opportunista. Poi non tutti lo faranno in pratica, ma non dipende dal genere, bensì dal carattere e dall'etica di ciascun individuo.
Notiamo questo comportamento più spesso con il sesso opposto, perché è quello che ci interessa di più e da cui le delusioni più ci feriscono, ma accade con tutti (per esempio possiamo ricevere delusioni simili anche nell'amicizia, con persone del nostro stesso sesso).

Spesso c'è un opportunismo reciproco

Se ti sembra che siano spesso gli uomini (o le donne, per un uomo) a sfruttare le tue fragilità, oppure ad usarti, forse è perché tu vai verso il sesso opposto per soddisfare i tuoi bisogni, cercando quindi di ottenere qualcosa da loro. In questi casi c'è un reciproco opportunismo: ognuno cerca di prendere qualcosa dall'altro (come è comune in molte relazioni).

Se di tuo sei una persona fragile, bisognosa o dipendente, questo può portare alcuni di loro ad approfittarne; ma se tu non cercassi di ottenere qualcosa da loro, probabilmente non esporresti questa tua fragilità (se te ne vai per la tua strada, come fa qualcuno ad approfittarsi di te?).
In entrambi i casi, la delusione deriva un comportamento opportunista "velato" (la donna che cerca qualcosa, l'uomo che spera nella conquista), a cui l'altro/a risponde con il proprio opportunismo.

Egoismo e manipolazioni

Forse, quindi, quello che ti ferisce succede perché tu vorresti ricevere qualcosa da quelle persone, senza però che loro prendano qualcosa da te (sto facendo un'ipotesi - poi dipende, ognuno ha la sua storia). Se così è, saresti un'egoista che accusa gli altri di egoismo, senza saper riconoscere il proprio (del genere "Odio gli uomini - o le donne - perché non mi amano come voglio io").

Spesso, quando accadono queste situazioni è perché cerchiamo di manipolare e/o usare gli altri, senza però riconoscerlo. E ci accorgiamo solo di quando sono gli altri a manipolare e/o usare noi (magari perché gliel'abbiamo permesso, nel tentativo di arrivare a quello che vorremmo ottenere).
Non è questione di genere: lo fanno gli uomini, lo fanno le donne.

Altre possibilità

Naturalmente potrebbero esserci anche altri motivi:
  • A volte veniamo usati dagli altri perché siamo ingenui e fiduciosi, crediamo a quello che dicono e non pensiamo abbiano secondi fini.
  • Altre volte siamo così affascinati dalla bellezza altrui che perdiamo il lume della ragione - nonché il senso critico - e diventiamo infatuati o creduloni.
  • Oppure semplicemente ci è andata male, e abbiamo incontrato una persona falsa e manipolatrice. Succede.
Questi casi possono capitare a chiunque. Se però ci capitano ripetutamente, allora è probabile che siamo noi stessi a contribuire al problema, senza accorgerci.

Non è una giustificazione

Con questo non intendo giustificare le persone che si approfittano degli altri (comportamento sempre scorretto), né dare la colpa a chi si sente usato o sfruttato. Desiderio solo far notare come, a volte, sono le nostre motivazioni - di cui spesso non siamo consapevoli - a portarci verso certi risultati. Questo è ancora più probabile quando certe sofferenze od esperienze dolorose si ripetono più volte.


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"In amore, ognuno di noi è responsabile di quello che prova e non può incolpare l’altro per questo."
(Paulo Coelho)

"Chi usa l’amore per riempire i propri vuoti emotivi si trova a essere molle, fragile e un po’ appiccicoso."
(Simone Tempia, "Vita con Lloyd")

"Un amore è giusto se dà felicità, è sbagliato quando produce infelicità."
(Paolo Crepet)


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Le donne mentono?

Le donne non dicono quello che pensano?

Le donne nascondono ciò che veramente vogliono?

Le donne non dicono le cose come stanno?


Risposta breve: "Sì".

Risposta lunga: generalmente sì! :-D
Anche se poi, ovviamente, dipende dalla persona e dalla situazione.
Questo accade per diversi motivi:

1. Le donne pensano in modo diverso

Data la psiche femminile, le donne tendono più a ragionare in modo analogico, intuitivo, emotivo. Incluso l'uso di accenni, sottintesi, sfumature, allusioni, e discorsi indiretti.
Poiché non si rendono conto che non tutti hanno una mente che funziona così, credono che la loro comunicazione sia chiara: nella loro testa è chiara, e pensano che lo sia anche per gli altri. Solo che per gli uomini quasi mai lo è! Tra donne spesso si capiscono (ma meno di quanto credano), ma tra uomini e donne non comprendersi è la regola più che l'eccezione.

Solo imparando e capendo le diversità dell'altro sesso diventiamo capaci di comprendere il suo linguaggio e di farci capire. Altrimenti rimaniamo "alieni".
Dire "Gli uomini (o le donne) non capiscono nulla" è un alibi puerile: la responsabilità della comunicazione è in primis di chi "trasmette" (se non mi impegno per farmi capire, vuol dire che mi interessa poco dell'altro o dell'essere capito; sto facendo un monologo).

2. Le donne cambiano facilmente stato d'animo

Poiché le donne sono - mediamente - più dominate dalle proprie emozioni, e poiché le emozioni per loro natura mutano in continuazione, così anche le donne cambiano più facilmente stato d'animo o inclinazione:
  • Una cosa può essere vista come bellissima un giorno, e orribile il giorno (o il mese) dopo.
  • Può dire di amare qualcuno oggi, e diventare ostile o fredda dopo breve tempo.
  • Può promettere qualcosa o prendere un impegno, salvo poi ritrarsi o sparire in seguito...
Questi cambiamenti emotivi e involontari possono essere visti come mentire, ma in realtà la persona a cui accadono spesso è in buona fede: sente davvero quello che dice nel momento in cui lo dice, solo che in seguito sente in modo diverso. E' parte della natura umana (siamo mutevoli, non siamo macchine), ed accade anche agli uomini - seppure forse in minor misura.

3. Le donne mentono per difendersi

Per ragioni storiche e culturali, le donne hanno imparato a comunicare in modo indiretto per diminuire i rischi (essendo il sesso fisicamente più debole e con meno potere, rischiavano maggiormente di fare una brutta fine).
Se comunico in modo ambiguo e l'altra persona se la prende, posso sempre negare, dire che non ci siamo capiti, o confondere le idee dell'altro. E' piuttosto furbo!

4. Le donne mentono per avere potere

Comunicare in modo indiretto e nebuloso conferisce potere (e lo toglie all'altro):
  • Se io non mi scopro, l'altro tenderà a farlo.
  • Se non mi sbilancio, l'altro resta in dubbio.
  • Se mi pronuncio in modo indiretto e l'altro reagisce male, posso deviare il discorso (vedi punto 3).
  • Se dico la verità, mi rendo vulnerabile; se mento o parlo in modo fumoso, sono più protetto dalle reazioni.
Possiamo vedere questa strategia all'opera quando una persona mostra segnali ambigui di interesse verso qualcuno, lasciandolo quindi in dubbio o inducendo l'altro a prendere l'iniziativa e scoprirsi. Oppure quando una persona arrabbiata non dice il motivo del suo risentimento, così l'altro si sente confuso o si affanna per capirne le ragioni. Sono sottili "giochi di potere".

Altre ragioni per cui le donne mentono

Di seguito alcuni altri motivi per cui le donne a volte mentono, o comunque dicono cose che non corrispondono alla realtà*:
  • Prendono il loro personale punto di vista (o la loro esperienza) come se fosse valida per chiunque. Credono che la loro realtà equivalga alla realtà in generale.
  • Mettono le emozioni prima dei fatti, o credono che il loro stato emotivo rifletta una realtà oggettiva (in inglese "Feels over reals"). Quindi tendono ad ignorare fatti, ricerche o statistiche, dando invece importanza a quello che sentono. Vivono all'insegna del "Me lo sento! (quindi è vero)".
  • Tendono a credere alle favole romantiche oppure a ideali elevati (ma irrealistici). Quando i fatti o le esperienze si scontrano con le favole, negano i fatti e si attaccano alle favole.
  • Negano le verità scomode, che le fanno sentire a disagio, o che non sono a loro favorevoli.
Naturalmente non tutte le donne cadono in questi comportamenti, così come essi possono avvenire anche nei maschi; ma dalle mie osservazioni risultano più frequenti nelle donne (soprattutto il secondo e terzo punto).
Da notare che, spesso, chi si comporta in questo modo è in buona fede: crede veramente in quello che dice (specialmente nei primi tre punti). Sovente sono persone che mancano della maturità o consapevolezza necessarie per riconoscere la limitatezza delle proprie opinioni.

* Questo è particolarmente vero riguardo la seduzione e come conquistare una donna: spesso i consigli femminili in proposito sono inefficaci o addirittura controproducenti! Cose tipo "Basta che sei te stesso", oppure "Conta il carattere, non la bellezza", o ancora "Le donne preferiscono uomini dolci e gentili".

Linguaggi diversi

Tutti questi motivi contribuiscono al fatto che, molto spesso, le donne dicono una cosa ma ne pensano un'altra! (naturalmente poche lo ammettono: sarebbe scoprirsi...!).

Al contrario, gli uomini tendono a comunicare in modo più chiaro e diretto: anche per questo la modalità femminile appare a loro misteriosa e incomprensibile. Come ho detto nel primo punto, per capirsi è indispensabile comprendere la modalità dell'altro sesso, altrimenti quella dell'altro resterà una "lingua straniera".


Questo post fa parte di una serie di risposte brevi a domande frequenti sull'amore, le relazioni e la vita (clicca sul link per leggere l'elenco di tutte le domande e risposte).


"Le donne sono così bugiarde che non si può neppure credere al contrario di quello che dicono."
(Georges Courteline)

"Le donne preferiscono aver ragione che essere ragionevoli."
(Ogden Nash)

"L'amore delle donne è scritto sull'acqua, le sue promesse tracciate sulla sabbia."
(William E. Aytoun)


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Perchè gli uomini non vogliono impegnarsi?

Perché gli uomini cercano solo sesso?


In generale, gli uomini tendono meno a legarsi sentimentalmente perché maschi e femmine hanno "strategie riproduttive" diverse (che li portano a fare scelte relazionali differenti):
  • I maschi hanno l'impulso innato a fare sesso con più femmine possibili.
  • Le femmine hanno l'impulso di scegliere il maschio migliore e tenerselo stretto.
Questo porta gli uomini ad essere più disponibili, e le donne ad essere più selettive. Può piacere o non piacere, ma la nostra parte animale ci spinge in quella direzione. Poi ovviamente non conta solo quella, ma ha un forte influsso sulle nostre scelte relazionali.

Motivi per cui gli uomini non si impegnano

Questo è il motivo primario per cui succede che le donne si legano a uomini che le cercano solo per fare sesso: i due generi perseguono obiettivi diversi. Altri motivi possono essere:

Ci impegniamo con chi ci soddisfa

Però non è solo una questione di uomini e donne. Anche molte donne non vogliono impegnarsi, oppure non vogliono impegnarsi con una certa persona.
In pratica, ci "impegniamo" con chi riteniamo possa darci tutto (o quasi) quello che cerchiamo in una relazione (cioè con chi può soddisfare i nostri bisogni): se qualcuno non vuole impegnarsi con te, spesso indica semplicemente che tu non gli offri tutto quello che cerca - quindi prende dal rapporto solo quello che gli va.

Volere cambiare l'altro

L'errore fondamentale, in queste situazioni, è volere che l'altro cambi, o pensare che si comporta in modo sbagliato:
  • Ma l'altro non cambierà senza un valido motivo. Probabilmente sta già facendo quello che a lui (o lei) va bene. Perché dovrebbe cambiare, solo per farci contenti?
  • Non ha senso giudicare il comportamento altrui "sbagliato" solo perché non è quello che vorremmo noi, o è diverso dal nostro. Non esiste un modo "giusto" di relazionarsi valido per tutti: ognuno fa quello che lo rende felice (o almeno ci prova). Chi non vuole impegnarsi ha lo stesso diritto di scegliere come vuole vivere, della persona che vuole assolutamente sposarsi.
Il problema non è che lui deve cambiare, o che abbia qualcosa che non va... ma che volete cose diverse. Certe cose le volete entrambi, ma altre no. I desideri simili vi uniscono, ma quelli diversi vi separano. Se entrambi voleste le stesse cose, non ci sarebbe conflitto.

Egoismi e pretese

A volte non vediamo questa diversità perché siamo concentrati esclusivamente su quello che vogliamo noi, e ci aspettiamo che l'altro si adegui ai nostri bisogni. Ma questa è una mentalità "infantile", in cui ci aspettiamo che sia il mondo ad adattarsi a noi e farci felici - invece del contrario, che è parte dell'essere adulti (l'adulto si occupa attivamente dei propri bisogni, perché sa che non è compito del mondo farlo).

Inoltre, quando ci fissiamo su qualcuno che non ci offre quello che vorremmo, o che vuole cose diverse da quelle che vorremmo noi, in realtà non vogliamo davvero quella persona: ne vorremmo una versione più vicina ai nostri gusti. Pensare "Voglio te, ma dovresti essere così e cosà", è un po' come dire che vorrei un altro che ti assomiglia, però su misura. Ma l'uomo "su misura" non esiste.


Questo post fa parte di una serie di risposte brevi a domande frequenti sull'amore, le relazioni e la vita (clicca sul link per leggere l'elenco di tutte le domande e risposte).


"Le donne hanno bisogno di una ragione per fare sesso. Gli uomini hanno bisogno solo di un posto."
(Billy Crystal)


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Le dimensioni (del pene) contano?

Ho paura di avere il pene piccolo

Alle donne piace il pene lungo?

Le donne rifiutano chi ha un pene piccolo?


Molti uomini si preoccupano delle dimensioni del proprio pene; molti temono, anche senza una vera ragione, di non averlo lungo abbastanza. Altri hanno in testa convinzioni slegate dalla realtà (come per esempio che tutte le donne vogliano dei superdotati). Per alcuni è una specie di ossessione, spesso legata più a insicurezze psicologiche che a mancanze fisiche. Quindi, prima di preoccuparti o disperarti per le tue dimensioni, è meglio verificare se queste dimensioni siano realmente inadeguate.

Cosa dice la scienza

Ci sono molte ricerche sulle dimensioni del pene. Lo studio più completo è stato effettuato nel 2015 da ricercatori inglesi, che hanno esaminato oltre 15.000 uomini adulti. Riguardo le dimensioni, lo studio ha prodotto queste conclusioni:
  • Lunghezza media: 13.12 cm in erezione, 9.16 cm a riposo
  • Circonferenza media: 11.66 cm in erezione, 9.31 cm a riposo
  • Solo il 5% degli uomini ha un pene più lungo di 16 cm
Non sono state trovate correlazioni tra dimensioni del pene e statura, volume testicolare, piedi, peso o altre caratteristiche fisiche. Inoltre, le dimensioni a riposo non sono necessariamente collegate a quelle in erezione. Possiamo quindi notare come la maggioranza degli uomini abbia dimensioni ben diverse dai "fenomeni" che vediamo nei video porno - con cui probabilmente si paragona chi si angustia per le proprie dimensioni.

Ognuno ha i suoi gusti

Ma anche per chi ha dimensioni inferiori alla media, non vuol dire essere esclusi da una vita amorosa o sessuale. Prima di tutto è necessario accettare se stessi, con i propri limiti (finché mi disprezzo non farò che auto-sabotarmi, anche se agli altri potrei piacere).
Poi si può andare incontro a donne "compatibili" con sé. Infatti non tutte le donne desiderano maschi superdotati:
  • Diverse donne apprezzano le grandi dimensioni, e per alcune sono indispensabili
  • Ma per molte altre le dimensioni sono secondarie o irrilevanti, o comunque meno importanti di altre qualità
  • Alcune addirittura preferiscono un pene più piccolo della media (per questioni psicologiche o fisiologiche)
Insomma, le donne non sono tutte uguali, anzi sono tutte diverse e cercano cose diverse. E' un po' come per le dimensioni del seno femminile: se è vero che molti uomini apprezzano un seno abbondante, questo non vale per tutti. E le donne con un seno medio o piccolo sono comunque desiderate.

Cosa dicono le donne

Questa ricerca su quasi 1400 donne indica quali dimensioni del pene vengono preferite, e da quante donne:
  1. Un pene di 10 cm (4") viene ritenuto troppo piccolo dal 66%
  2. Un pene di 13 cm (5") viene ritenuto troppo piccolo dal 38%
  3. Un pene di 20 cm (8") viene ritenuto troppo grande dal 20%
  4. Un pene di 23 cm (9") viene ritenuto troppo grande dal 51%
  5. Il 64% ritiene che lunghezza e larghezza del pene siano egualmente importanti
  6. L'11% ritiene che la lunghezza del pene sia molto importante
  7. Il 73% ha avuto rapporti sessuali con un partner dotato di pene piccolo (inferiore a 10 cm)
  8. L'80% si è sentita insoddisfatta da un pene piccolo
La lunghezza ideale, che soddisfa la maggioranza delle donne, sembra essere tra i 15 e i 18 cm. Non è quindi vero il mito per cui "più è sempre meglio". Peraltro, anche un pene di 13 centimetri viene ritenuto sufficiente dal 62% delle donne (2).
Sfatando altri miti, solo l'11% delle donne appare "fissata" sulla lunghezza (6). Ed il 73% di loro ha accettato di fare sesso con uomini "mini-dotati" (7).

E' però anche vero che l'80% delle donne non risulta soddisfatta dall'esperienza con un pene piccolo (8): quindi le preoccupazioni degli uomini realmente "mini-dotati" (sotto i 10 cm) hanno un fondamento (anche se, tutto considerato, non drastico come loro credono).
N.B.: si parla di "micro-pene" con una lunghezza in erezione di 7 cm o meno (meno dell'1% degli uomini).

Dimensioni e piacere non vanno di pari passo

Inoltre la lunghezza del pene non è necessariamente collegata con un piacere maggiore:
  • Il tratto più sensibile del canale vaginale è all'inizio, per cui un pene più lungo non lo stimola.
  • Alcune donne sono eccitate dalla sensazione di essere "riempite" fino in fondo, ma ad altre dà fastidio o provoca addirittura dolore.
  • Un pene di dimensioni notevoli può facilmente provocare irritazioni vaginali, e/o disturbi dolorosi come la cistite.
  • Molte donne riferiscono di apprezzare più lo "spessore" del pene (circonferenza) della lunghezza.
  • E, soprattutto, per il piacere femminile la stimolazione della clitoride è ben più importante di quella vaginale!
Insomma, un pene più lungo della media può avere dei vantaggi, ma non sempre e comunque, e di per sé non fa miracoli. Suona come un luogo comune, ma la propria abilità come amante conta ben più delle dimensioni.

La penetrazione è sopravvalutata

Molte donne non arrivano mai all'orgasmo, proprio perché i loro partner si concentrano esclusivamente sulla penetrazione, che per la maggior parte delle donne è una stimolazione insufficiente. Nella mia esperienza, diverse partner hanno raggiunto l'orgasmo (a volte per la prima volta nella loro vita!) non attraverso la penetrazione, ma grazie alla stimolazione di altre zone erogene.

Insomma, per molti versi l'importanza della penetrazione - e delle dimensioni del pene - sono sopravvalutati: il piacere e l'appagamento femminile non li mettono al primo posto. Quindi possiamo smettere di dar loro tutta questa importanza.
Piuttosto, meglio studiare il piacere femminile, ed imparare i vari modi in cui stimolarlo.

L'altra metà del cielo

Gli uomini insicuri riguardo le proprie dimensioni, spesso lo sono anche per via della scarsa familiarità con l'altro sesso. Non di rado sono vergini senza esperienza, conoscono poco le donne, e questo a volte li porta ad ingigantire i problemi o a diffidare delle donne a prescindere.
Ma è bene ricordare che anche la maggior parte delle donne si fa problemi per il proprio aspetto o per i propri limiti: che sia il peso eccessivo, il seno piccolo, il sedere grosso, la cellulite o i peli superflui, non ne ho conosciuta una che si andasse del tutto bene per come era. In altre parole abbiamo tutti paura di non essere abbastanza e di venire giudicati o rifiutati.

A volte il problema è nella testa

In molti casi, l'ansia riguardo le proprie dimensioni intime non deriva da un problema reale, ma è un sintomo di qualche disagio psicologico. Questi uomini proiettano le loro fragilità sul pene, invece di affrontarle ("E' il mio pene che ha dei problemi, non io!").
Convincendosi che il proprio pene non può interessare alle donne, si danno un alibi per non provarci nemmeno, evitando così di mettersi in gioco sul piano relazionale. In questi casi l'unica soluzione è riconoscere che il problema è nelle proprie paure, non nel corpo, ed affrontarle - magari con l'aiuto di un terapeuta.


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"Se l'ansia è abbastanza forte, non lo sarà il pene."
(Bernie Zilbergeld, terapeuta sessuale)


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Dopo X anni insieme non desidero più mio marito / fidanzato / ragazzo

Perché dopo X anni di relazione non provo più il bisogno di fare l'amore con lui/lei?

Siamo insieme da X anni e non facciamo (quasi) più l'amore

Siamo insieme da X anni e lui/lei non mi desidera più

Perché dopo X anni insieme sparisce la passione?

Perché dopo X anni insieme cala il desiderio?


Situazioni come quelle esposte nelle domande sono piuttosto comuni. Per certi versi sono più la regola che l'eccezione. Purtroppo sull'amore ci vengono raccontate tante falsità, e tra queste c'è l'idea per cui quando ami qualcuno, o quando stai con la "persona giusta", il sesso e il desiderio accadono naturalmente e senza sforzo - e continuano "finché morte non ci separi".
Ma sono tutte illusioni romantiche; nella realtà:

I problemi cominciamo dopo due o tre anni

In particolare, è stato osservato che le coppie monogamiche funzionano bene nei primi due-tre anni (quando ancora c'è novità, e l'estasi dell'innamoramento non si è spenta del tutto).

Ma in seguito subentrano sempre insoddisfazione, frustrazione e calo dell'intesa reciproca - sessualità inclusa. Questo perché nel primo periodo siamo eccitati ed inebriati, quindi tendiamo a vedere la relazione - e il partner - meglio di come realmente siano. Inoltre non ci conosciamo ancora bene.
Poi, man mano che conosciamo veramente l'altro, ed emergono le inevitabili differenze e contrasti, l'idillio si sfalda e facciamo i conti con la realtà. Inoltre nel tempo subentrano l'abitudine e la monotonia: la stabilità che da una parte ci rassicura, dall'altra ci annoia.

Il desiderio è destinato a calare

Va ribadito che la monogamia a lungo termine non è nella natura umana.
  • Questo è specialmente vero per i maschi, che per loro natura sono inclini a desiderare numerose femmine.
  • Ma è comunque vero anche per le donne: diverse ricerche hanno concluso che, dopo un certo periodo insieme, il desiderio femminile decade decisamente.
Questo contrasta con la convinzione comune che per la donna la coppia stabile e monogama sia l'ideale: in realtà anche le donne si stancano nella monotonia e abitudine delle relazioni stabili. In altre parole, la monogamia a lungo termine funziona male sia per gli uomini che per le donne.

I calo del desiderio non vuol dire la fine della relazione

Tutto questo vale in generale; poi ovviamente ogni coppia ha la sua storia. In alcune coppie il desiderio cala ma l'unione rimane salda; in altre la fine della passione indica pure quella del legame - non c'è una regola universale.
A titolo di esempio descrivo tre situazioni diverse che riflettono casi comuni.

Vi amate ancora ma in modo diverso

Siete in un periodo di stanca, l'attrazione si è affievolita, c'è meno passione ma sentite comunque un forte legame. Il sentimento è meno travolgente ma comunque tenero e caldo.
Non cadete nell'errore di credere che il calo della passione indichi la fine dell'amore: passione e amore non sono la stessa cosa. Come detto, è normale che dopo alcuni anni l'intensità emotiva diminuisca. Probabilmente vi amate ancora, anche se in modo diverso che agli inizi.
Capire come funziona il desiderio può aiutare a mantenerlo vivo.

Siete in crisi ma ancora legati

Vi sentite in crisi, lontani o non capite perché riusciate di rado a stare bene insieme. Rimpiangete i primi tempi, ma non sapete come farli rivivere. Sentite però che c'è ancora affetto fra voi.
E' normale e capita a moltissime coppie. Come detto, stare insieme a lungo è difficile, non ci viene spontaneo. Forse avete bisogno di "lavorare" sul rapporto per migliorarlo, affrontare difficoltà e incomprensioni che finora avete taciuto.
Se le vostre difficoltà nascono da noia e abitudine nei rapporti, potreste sperimentare nuove idee e giochi nelle vostre attività sessuali, per rinnovare e vivacizzare la vostra vita erotica.

Forse siete alla fine: parlatene

Forse la vostra relazione si è "esaurita"; non tutte gli amori sono destinati a durare. Se oltre al calo del desiderio c'è indifferenza, freddezza e insofferenza frequente, magari il vostro percorso insieme è terminato; oppure è un momento di crisi da affrontare. L'unico modo per saperlo è parlarne onestamente e apertamente.
A volte il calo di desiderio è un sintomo di altri problemi emotivi che non vogliamo riconoscere. Spesso quando siamo arrabbiati col partner, ma non lo esprimiamo, il desiderio si spegne - perché in realtà ce l'abbiamo con lui o lei.


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"La durata delle nostre passioni, come la durata della nostra vita, non dipende da noi."
(La Rochefoucauld)

"Amore e desiderio sono due cose distinte: non tutto ciò che si ama si desidera, né tutto ciò che si desidera si ama."
(Miguel de Cervantes)

"Non si desidera ciò che è facile ottenere. "
(Ovidio)


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Perché un uomo si masturba anche se ha una ragazza?

Perché gli uomini si masturbano anche se sono in coppia?


Prima di tutto anche molte donne si masturbano, e capita che lo facciano pure quando sono in coppia.
Perché? Perché la masturbazione e il sesso di coppia sono esperienze diverse, e l'una non esclude l'altra. Anche se qualcuno ha un partner che è un ottimo cuoco, ogni tanto avrà voglia di mangiare un panino: non perché sia migliore, ma perché è diverso. Gli esseri umani hanno bisogno di varietà.
Nella masturbazione si prova un tipo di piacere e di emozioni differenti da quelle del rapporto sessuale, quindi a volte si desidera quell'esperienza specifica. Inoltre l'uso della pornografia (spesso associata alla masturbazione) permette di fantasticare su desideri e pulsioni che magari non possiamo o non vogliamo condividere col partner.

Certo, può succedere che un uomo (o una donna) si masturbi perché ha voglie che il partner non soddisfa (in termini di durata, qualità della stimolazione, o fantasie non vissute), ma non è necessariamente quello il motivo.
Piuttosto che vedere la masturbazione del partner come avversario e nemico, sarebbe utile capirne i motivi. Ricordiamoci che giudicare separa, e non serve a comprendere. Se amiamo il partner e vogliamo che sia felice, invece di giudicarlo o criticarlo è necessario accoglierlo e interessarci a quello che lo appaga.

Pretendere che il partner si compori esattamente come vorremmo noi non è amore, ma possesso e controllo.

La masturbazione non è un nemico

Molte donne vivono la masturbazione del partner come un affronto personale: si sentono sminuite, inadeguate e non desiderate (questa paura accade anche agli uomini, seppur meno di frequente). Di conseguenza si aspettano che lui abbandoni ogni interesse per la masturbazione da quando sono insieme.

Quello di cui queste donne non si rendono conto, è che la masturbazione non è in concorrenza con l'attività sessuale di coppia, ma ne è un completamento. Per il 99% degli uomini (ma anche per molte donne), la masturbazione è una pulsione naturale e benefica, che soddisfa un bisogno diverso dal sesso vissuto insieme. E' un'alternativa, non un nemico.

Essere gelosi della masturbazione

Se una persona vive in modo drammatico che il partner si masturbi, può essere indice di sue fragilità o insicurezze. Il bisogno di essere l'unico interesse sessuale del partner, di "possedere" tutte le sue voglie, di non ammettere alcuna alternativa, può essere una forma di gelosia basata sulla paura (per esempio paura di essere abbandonati, o di "non valere abbastanza").

L'idea che "Io dovrei bastargli", o che "Io dovrei essere tutto ciò di cui lui ha bisogno", rivelano sia una scarsa conoscenza dell'animo umano, sia una idealizzazione ingannevole dell'amore.

Se la masturbazione vince sul sesso

Se la masturbazione viene preferita ai rapporti con la partner, allora può essere sintomo di squilibrio nella relazione, e probabilmente di un'insoddisfazione non espressa. In particolare, chiudersi sessualmente al partner è spesso un modo passivo di esprimere risentimento o aggressività che non riusciamo a comunicare apertamente.
Ma in tutti questi casi, la mastubazione è solo un sintomo, non il vero problema: la soluzione quindi non sta nel rimuovere il sintomo, ma nell'affrontare onestamente il problema reale.


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"Se Dio ci avesse creato con l'intenzione di non farci masturbare ci avrebbe fatto con le braccia più corte."
(George Carlin)


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E' vero che alle donne il sesso interessa poco?

E' vero che per le donne fare sesso è meno importante?

Per gli uomini fare sesso è un bisogno primario, mentre per le donne è secondario?

Mi sembra che per gli uomini fare sesso sia indispensabile, mentre per le donne è opzionale


Non è proprio così.
Fare sesso è un bisogno primario per entrambi i sessi; è anche presente alla base della "Piramide dei bisogni" di Maslow, nel livello dei bisogni fisiologici fondamentali. Se così non fosse, la nostra specie si sarebbe estinta.

E' vero che - mediamente - i maschi hanno più testosterone e quindi provano un desiderio sessuale più forte, ma anche le donne desiderano fare sesso e ne traggono molto piacere. Addirittura di recente ho fatto un'indagine, in cui la maggior parte delle donne ha risposto che non sarebbe interessata ad una relazione di coppia senza sesso. Inoltre, generalmente le donne vivono il desiderio in modo diverso dagli uomini.

Quindi la differenza dell'interesse verso il sesso tra i due generi non è che le donne siano meno interessate: è dovuta ad una serie di differenze ed "ostacoli" che rendono il sesso più "problematico" per le donne. Ad esempio:
  • Per le donne il piacere e la soddisfazione non sono certi
  • Le donne temono una possibile gravidanza
  • Le donne sono soggette a maggiore giudizio sociale
  • Le donne hanno maggiore tendenza verso legami stabili
  • Le donne a volte negano il sesso per ottenere qualcosa

Perciò il succo è che, nella maggior parte dei casi, fare sesso è per l'uomo un evento semplice e quasi sempre positivo. Mentre per una donna presenta maggiori rischi e soddisfazione meno certa (oppure ottiene più vantaggi non facendo sesso), da cui la minore disponibilità.
Ma se una donna sana (di mente e di corpo) ha la possibilità di fare sesso senza nessun rischio e sicura di ottenere piena soddisfazione, è certo che risulta molto interessata.


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"Le donne hanno bisogno di una ragione per fare sesso. Gli uomini hanno bisogno solo di un posto."
(Billy Crystal)

"Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere."
(Woody Allen)


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Perché un amore finisce?

Perché le relazioni finiscono?

Perché anche un amore stabile e sicuro può finire?


Le ragioni per cui un amore appassisce, o una relazione termina (anche quando sono inizialmente felici), possono essere molte. Gli esseri umani sono creature alquanto complicate. Qui esamino le quattro che mi sembrano più comuni e importanti.

La monogamia funziona raramente

La prima e più fondamentale ragione, è che non siamo fatti per stare in coppia a lungo con la stessa persona. Infatti l'innamoramento ha una durata massima di 12–18 mesi, ed anche le coppie felici iniziano a provare stanchezza e difficoltà dopo due-tre anni.
In pratica, una coppia monogamica che funziona per molti anni andrebbe vista come un'eccezione, e non la regola (in passato le coppie duravano più a lungo perché erano basate su ragioni pratiche, e non sulle emozioni o sulla passione).

Passione ed emozioni si attenuano

Similmente, è del tutto normale che dopo qualche anno le emozioni e la passione si attenuino. Paradossalmente, l'essere in una coppia sicura e stabile tende a spegnere l'intensità emotiva (mentre l'incertezza o la mancanza di sicurezza accentuano le emozioni).
Se per i partner la passione è essenziale, o se misurano l'amore in base all'intensità emotiva, possono credere che "sentire meno" equivalga ad "amare meno". Ma un amore maturo non ama meno: ama però in modo diverso che all'inizio, o durante la prima fase dell'innamoramento.

Comunicare (bene) è difficile

Poi, molte coppie si sfaldano perché comunicano poco e/o male. Parlare è facile, ma comunicare bene è ben altra cosa. Tutti vogliamo essere compresi, accolti e appagati, ma se non capiamo l'altro sarà difficile farlo felice.
Purtroppo donne e uomini sono diversi e comunicano in modi diversi, e se non impariamo il "linguaggio" del partner si creano inevitabilmente incomprensioni e conflitti.

La vita sessuale si spegne

Infine, tante coppie si spengono perché la loro vita sessuale diventa monotona, ripetitiva, poco appagante e - spesso - finisce. Anche se si amano ancora. E a differenza di quanto pensino i romantici incalliti, il sesso è uno dei leganti più forti che unisce i partner (oltre ad essere un bisogno fisiologico).
E' possibile ravvivare la sessualità di coppia con nuove idee, giochi e sperimentazioni, ma per farlo è necessario che entrambi i partner abbiano una mente aperta e la disponibilità a mettersi in gioco.

Altre ragioni

Altre ragioni frequenti per cui una coppia entra in crisi, o si scioglie, sono:
Molti credono che l'amore risolva qualsiasi problema, ma è un'illusione: l'amore non basta a risolvere certe difficoltà, o superare certi contrasti.

Ingredienti per una relazione duratura

Concludo dicendo che ci sono diversi "ingredienti" importanti per far prosperare una relazione. Conoscerli ed applicarli può aiutare a mantenere la relazione felice ed appagante, quindi a prolungarla.
Ma la maggior parte delle persone non ci pensa o non se ne cura, perché si aspetta che la relazione funzioni da sé, dandola per scontata. Forse "l'inizio della fine" è proprio quando diamo il partner per scontato, invece di apprezzarne il valore. E' falso che "il vero amore è per sempre": anche l'amore più grande, se trascurato o maltrattato, è destinato a spegnersi.


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"L'amore è come la febbre: nasce e si spegne senza che la volontà vi abbia alcuna parte."
(Stendhal)

"L'inizio dell’amore è spesso simultaneo. Non così la fine: da ciò nascono le tragedie."
(Alessandro Morandotti)

"Quando si è innamorati, si comincia sempre ingannando sé stessi e si finisce sempre ingannando gli altri."
(Oscar Wilde)


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Perché continuiamo a sentirci legati agli ex?

Perchè non riesco a smettere di pensare a lui/lei?

Perchè continuo a sperare di poterla avere anche se è impossibile?


(Questo post è una versione sintetica dell'articolo "Perchè non riesco a smettere di pensare a lei/lui?, in cui ho esaminato questo argomento in modo più approfondito)

Quando restiamo legati all'ex

Quando una relazione sentimentale finisce, spesso ci sentiamo ancora visceralmente legati all'ex partner. Questo accade specialmente se siamo stati lasciati - ma non necessariamente: a volte siamo noi a lasciare, eppure continuiamo a sentire nostalgia e desiderio.

Quando restiamo legati a chi non ci ha mai voluti

Similmente, quando una persona ci piace ma non ci ha mai voluti, razionalmente sappiamo di non avere speranze. Eppure possiamo continuare a sentici vincolati, a provare un desiderio struggente, e persino sentire la convinzione che quella è l'unica persona giusta per noi, l'unica che potrebbe renderci felici...

I sentimenti non sono razionali - né ragionevoli

La spiegazione più semplice è che emozioni e sentimenti non obbediscono alla logica né alla ragione. Di base, i sentimenti amorosi nascono dagli istinti: l'attrazione, la passione, l'innamoramento, nascono dalla nostra parte istintiva - che sta all'opposto di quella razionale.

E' lo stesso motivo per cui possiamo desiderare una persona anche se sappiamo che è negativa per noi, se ci ha maltrattati o delusi profondamente: la parte viscerale in noi segue le sue "regole", e ignora completamente la ragione.

Innamoramento e dipendenza

Questo tipo di forte attaccamento e dipendenza segue generalmente il meccanismo dell'innamoramento. Quando ci innamoriamo, sperimentiamo sia una visione dell'altro idealizzata (in cui ci appare migliore di quello che è realmente), sia uno stato alterato di coscienza dovuto ad una serie di sostanze prodotte dal cervello (che si comporta come se fosse sotto l'effetto di droghe).

Questi effetti possono continuare anche dopo la fine della relazione; oppure persistere verso la persona che non ci ha mai voluto, che vediamo in modo idealizzato e quindi come soluzione ideale ai nostri bisogni o alla nostra sofferenza.
In entrambi i casi, questo stato è simile a quello di una persona tossicodipendente: certi meccanismi fisiologici provocano le sensazioni di mancanza, bramosia, bisogno disperato, e profondo malessere se quel bisogno non viene soddisfatto (che sia la droga o l'amato). In pratica, ci sentiamo come se fossimo in "crisi di astinenza"!

Nostalgia della felicità perduta

Un altro elemento che può legarci fortemente a qualcuno, è la mancanza della felicità che abbiamo provato con quella persona. La nostra mente tende a "filtrare" i ricordi, e a volte si concentra solo su quelli piacevoli. Quindi anche se abbiamo vissuto esperienze negative o sgradevoli con quella persona (da cui la separazione), una parte di noi può attaccarsi alle esperienze felici e desiderarle disperatamente.

Soprattutto se nel momento presente ci sentiamo tristi, soli o "vuoti", la felicità passata può apparirci come un "paradiso perduto" per cui proviamo una struggente nostalgia. Se siamo stati felici con una persona (magari anche solo per qualche ora o un giorno), possiamo provare un desiderio disperato di tornare a rivivere quella felicità.

Come uscirne

Per uscire da questo stato bisogna accettare la perdita: riconoscere che la relazione è "morta" (o non è mai esistita, se non nella nostra immaginazione). Solo dopo aver accettato in modo definitivo questo "lutto" possiamo riprendere in mano la nostra vita.

Unico ma sostituibile

Infine, quando siamo innamorati (e/o dipendenti) pensiamo che quella persona sia unica e insostituibile. Per fortuna non è così: tutti sono unici ma nessuno è insostituibile. Poiché in primis quello che ci lega a qualcuno sono i bisogni che l'altro soddisfa, quello che ci serve è trovare altri che soddisfino i nostri bisogni.


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"L'inizio dell’amore è spesso simultaneo. Non così la fine: da ciò nascono le tragedie."
(Alessandro Morandotti)

"Per un po' forse continuerò a urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà."
(David Grosmann)

"Quello che mi manca di lui, sono io quando stavo con lui."
(Chiara Gamberale)


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