Come affrontare la sofferenza

Come ho scritto nel post "Perché si soffre" (e come filosofi e saggi hanno spesso confermato), la sofferenza è naturale e parte della vita stessa. Per questo l'atteggiamento più saggio sarebbe quello di accettare questo aspetto inevitabile della condizione umana, senza farsene abbattere o travolgere; purtroppo non è affatto facile.

Fuga dalla sofferenza

L'impatto che la paura, il dolore, l'incertezza e gli imprevisti dell'esistenza hanno su di noi, è tale da indurci spesso a sentirci soverchiati: non riusciamo a sopportarli. E' per questo che ci capita di cadere in due atteggiamenti errati e dannosi, opposti ma entrambi gravi:
  1. L'ottimismo ingenuo di chi vuole credere che tutto andrà (o deve andare) bene.
  2. Il pessimismo cinico di chi rinuncia alla speranza, e si aspetta che tutto andrà male.
  • I primi vivranno nella negazione e nell'illusione, si ritroveranno spesso delusi, smarriti e impreparati ad affrontare le complessità dell'esistenza.
    Avendo delle aspettative troppo elevate, tenderanno al perfezionismo, avranno difficoltà ad adattarsi, difficilmente apprezzeranno i piccoli piaceri o le conquiste modeste; non di rado saranno pretenziosi o critici (tutto dovrebbe essere molto meglio, non ci si può certo accontentare).
  • I secondi vivranno nell'angoscia, incapaci di andare incontro alla vita con fiducia e intraprendenza.
    Aspettandosi il peggio diffideranno di tutti, eviteranno di cogliere le opportunità, vivranno intrisi di amarezza ed invidia per chi sa essere più lieto e appagato. Le persone tenderanno ad evitarli e, invece di riconoscere di essere loro stessi la causa, attribuiranno la colpa agli altri.
Non di rado chi coltiva la prima mentalità, dopo una serie di delusioni finisce con l'abbracciare la visione opposta: dopo troppa sofferenza e disappunto, si rifugia nella rassicurazione del pessimismo a priori, in modo da non coltivare più speranze che possano essere infrante.

Una mancanza di equilibrio

Il problema di fondo di questi due atteggiamenti è la mancanza di equilibrio, e di realismo: in realtà l'esistenza è sempre un misto di luce ed ombra, positivo e negativo, successi e fallimenti. Solo mantenendo una posizione equilibrata, di "saggezza ragionevole" che prevede e considera tutte le possibilità, spera nella riuscita ma si prepara all'eventuale insuccesso, è possibile vivere in modo costruttivo e proficuo.

Gli elementi della saggezza

Naturalmente la vera saggezza non si raggiunge in fretta né si può insegnare, ma esistono alcuni "ingredienti" che possiamo coltivare per accrescere la nostra "ragionevole saggezza", e così saper affrontare meglio la sofferenza.

Visione realistica

Le persone sagge hanno, prima di tutto, una visione "realistica" su quanto impegnative siano molte cose. Non sono privi di speranza (il che sarebbe una follia), ma sono consapevoli delle complessità che ogni progetto comporta: ad esempio crescere un figlio, avviare un'impresa, trascorrere un fine settimana piacevole con la famiglia, cambiare la società, innamorarsi...
Sapere di starsi imbarcando in qualcosa di difficile non toglie al "saggio" l'ambizione, ma lo rende più saldo, più calmo e meno incline al panico riguardo i problemi che invariabilmente incontrerà sul percorso.

Saper apprezzare

Ben consapevole che molte cose potrebbero andare storte, il saggio è insolitamente sensibile a momenti di calma e bellezza; anche a quelli di natura modesta, che vengono ignorati da chi è impegnato in progetti più grandiosi. Proprio perché ha ben presente i pericoli e le tragedie dell'esistenza, è capace di apprezzare il piacere di una giornata soleggiata e tranquilla, l'incanto di un bambino che gioca, o una serata di chiacchiere tra amici.
Non è perché sia ingenuo o sentimentale, ma perché conosce quanto la vita possa diventare difficile; e, quindi, sa apprezzare il valore dei momenti dolci e sereni - in qualsiasi momento si presentino.

Riconoscere la follia diffusa

Il saggio sa che tutti gli esseri umani, lui compreso, sono irrimediabilmente radicati nella follia: hanno desideri irrazionali e obiettivi contraddittori, sono inconsapevoli la maggior parte del tempo, sono inclini a sbalzi d'umore, sono preda di ogni tipo di fantasie e illusioni; e sono sempre in balìa delle bizzarre pulsioni della loro sessualità.
Il saggio non rimane sorpreso dalla compresenza di immaturità e perversione al fianco di qualità mature come intelligenza ed etica. Si rende conto che siamo, in fondo, delle scimmie a malapena evolute. Consapevole che almeno metà della vita è irrazionale, cerca - per quanto possibile - di prevedere la pazzia, ed argina il panico quando - prevedibilmente - essa fa la sua comparsa.

Educazione e cortesia

La persona saggia ha una visione realistica anche delle relazioni sociali; specialmente su quanto sia difficile far cambiare idea alle persone e influenzare le loro vite.
Per questo è alquanto restìa nel dire francamente quello che pensa degli altri. Si rende conto di quanto sia raramente produttivo mostrarsi critici. Cerca soprattutto di creare situazioni piacevoli tra le persone, anche se questo significa non essere del tutto autentici. A questo scopo, nel parlare con qualcuno di fede politica o religiosa diversa dalla propria, non cercherà di convertirli; si tratterrà dall'obiettare a chi espone idee discutibili sul riformare il paese, sull'educare i figli o sull'organizzazione della propria vita.
La persona saggia sarà consapevole di quanto ciascuno possa vedere le cose in modo diverso, e cercherà di concentrarsi più su quello che le persone hanno in comune piuttosto che su quello che le separa.

Accettare se stessi

Il saggio ha fatto pace con il divario tra come avrebbe voluto essere idealmente, e ciò che in realtà è diventato. E' venuto a patti con la propria stupidità, i difetti, la sgradevolezza, i limiti e le mancanze; ha imparato a trattarsi con gentilezza e compassione anche con le sue imperfezioni. Non si vergogna di se stesso - e quindi non ha bisogno di mentire o dissimulare di fronte agli altri. Senza egocentrismo o vanità, può mostrare alle persone vicine una mappa abbastanza precisa dei propri difetti e nevrosi, e delle ragioni per le quali può essere difficile vivergli accanto (il che facilita non poco stare in sua compagnia).

Saper perdonare

Il saggio sa essere realistico anche con gli altri. Sa che tutti siamo sottoposti a grande pressione nel perseguire le proprie ambizioni, difendere i propri interessi e nella ricerca della gratificazione. Questo può far sembrare gli altri "cattivi" e insensibili, ma il saggio riconosce che la maggior parte del "male" non è intenzionale: è un sottoprodotto del costante scontro tra ego in competizione per trovare un "posto al sole" in un mondo di risorse limitate.

Il saggio è quindi cauto nel giudicare. Esita a trarre conclusioni affrettate sulle motivazioni dietro alle azioni altrui. E' più disponibile a perdonare perché sa quanto la vita di ciascuno sia difficile, piena di aspirazioni frustrate e desideri inappagati: è naturale che ogni tanto ci sia qualcuno che urla, che è scortese, che spinge per passare avanti...
Il saggio comprende le ragioni per cui le persone possono essere sgradevoli. Si sente meno ferito dall'aggressività e meschinità altrui, perché è consapevole dell'origine di certi comportamenti: nascono dal dolore e dalla confusione che tutti provano.

Perdonare se stessi

Un elemento necessario per diminuire la sofferenza, è la capacità di perdonarsi. Quasi tutti conviviamo con sensi di colpa per qualche mancanza o errore compiuto. Ma commettere errori (anche gravi) è umano: anche quando sbagli, non vuol dire che sei una cattiva persona, ma solo che sei umano e imperfetto - come tutti.

Successo, fortuna ed invidia

Il saggio non si fa ingannare dall'invidia: si rende conto che ci sono dei validi motivi per cui non ha molte delle cose che vorrebbe. Se guarda a personaggi ricchi o famosi, riconosce le ragioni per cui è ben lontano dal raggiungere simili vette di successo. Può sembrare che la vita gli sia andata così per caso, o per sfortuna, o a causa di ingiustizie, ma in realtà ci sono stati dei motivi del tutto razionali:
  • non si è impegnato abbastanza,
  • non ha voluto rischiare,
  • non ha coltivati i talenti necessari,
  • mancava di alcune capacità...

Allo stesso tempo, il saggio riconosce che alcuni destini sono davvero plasmati dal caso: alcune persone hanno genitori migliori, altri capitano nel posto giusto al momento giusto. Non sempre i vincitori lo sono per proprio merito. Il saggio apprezza l'importanza della fortuna, e non se la prende con se stesso per non averla avuta quando gli avrebbe fatto comodo.

Errori e rimpianti

In quest'epoca pervasa di ambizione, è comune coltivare il sogno di poter realizzare una vita piena e appagante; essere convinti di poter prendere le decisioni migliori in ogni aspetto primario della vita: l'amore, il lavoro, i figli... Ma il saggio si rende conto che è impossibile non commettere mai errori; ciascuno farà sbagli anche clamorosi, imprevedibili e con serie conseguenze, in ogni settore della vita. A volte:
  • Sposiamo qualcuno che poi diventa un estraneo, o un nemico
  • Scegliamo una carriera che poi ci svuota l'anima
  • I figli crescono distanti, incomprensibili e sofferenti
E questo accade nonostante il nostro impegno e la convinzione di fare la scelta giusta. Il perfezionismo è un'illusione ingannevole: ritrovarsi con dei rimpianti è inevitabile. Per questo è fondamentale perdonarsi quando - fatalmente - compiamo degli errori (il che non esclude la responsabilità per le nostre azioni).

Il rimpianto si ridimensiona se osserviamo che fare errori è comune a tutta la nostra specie. Se osserviamo la vita di chiunque troviamo errori devastanti che l'hanno segnata. Sbagliare non è riservato alle persone meno capaci o meno attente: è intrinseco all'esistenza stessa. Sbagliamo perché non abbiamo mai tutte le informazioni necessarie per fare scelte corrette, e perché ci è impossibile prevedere dove quelle scelte ci porteranno. Per molti versi, navighiamo nella vita in modo approssimativo, a volte quasi alla cieca.

Accogliere il dolore

Infine, spesso il modo migliore per diminuire la sofferenza è non combatterla, ma accoglierla e sentirla - che è esattamente il contrario di quel che ci viene da fare. Quando proviamo del dolore, la nostra reazione istintiva è di opporci: vogliamo allontanarlo o annullarlo, facciamo di tutto per non sentirlo. Ma questo non lo elimina: tutto quel che otteniamo è distrarci temporaneamente, oppure nascondiamo quel dolore in qualche angolo del nostro inconscio - dove continua a influenzarci.
E' per questo che i traumi dell'infanzia, le ferite che nascondiamo, la rabbia non espressa, continuano a covare in noi e ci provocano malesseri (a volte emotivi, a volte fisici): le emozioni represse non spariscono, vengono "congelate" dentro di noi. Salvo poi esplodere - spesso in modo esagerato e incomprensibile - quando siamo stanchi o stressati, o se qualcuno va a toccare un nostro punto debole.
Per non sentire le emozioni negative o spiacevoli, usiamo varie strategie difensive (alcune identificate da Freud sono la negazione, la dissociazione, la rimozione), oppure scivoliamo in qualche dipendenza (cibo, alcol, sesso, lavoro, shopping... i comportamenti compulsivi ci distraggono e ci "anestetizzano").
Molti concentrano la propria vita sull'allontanare o eliminare la sofferenza, nella convinzione che ciò li farà stare bene o li renderà felici: ma questa è un'illusione che non funziona, anzi finiamo con lo stare peggio.

Le emozioni sono come onde

L'emozione è energia, e si muove come un'onda: se la accogliamo e lasciamo che passi, l'emozione raggiungerà un picco e poi diminuirà, fino a scomparire. Se invece ci opponiamo, continuerà a premere sulla nostra psiche (come la massa d'acqua arginata da una diga), generando disagio. Paradossalmente, molte persone continuano a soffrire tutta la vita per evitare il dolore: lo tengono a distanza invece di affrontarlo, e in questo modo non se ne liberano mai. Invece, se accogliamo le nostre emozioni (per quanto spiacevoli), le abbracciamo e ci permettiamo di ascoltarle, pian piano l'emozione si attenuerà fino a passare, lasciandoci liberi (nel caso di problemi complessi o dolori radicati nel passato, però, liberarsene può essere più difficoltoso). E' come quando abbiamo voglia di piangere: se ci permettiamo di scoppiare in un pianto dirotto, poi ci sentiamo un po' meglio.

Cambiare il mondo, cambiare se stessi

Alla fine di questo elenco, qualcuno potrebbe obiettare che parla solo di come cambiare se stessi; magari sperava di trovare suggerimenti per attenuare la sofferenza cambiando le altre persone, o le situazioni. Ma il problema è che non possiamo mai cambiare gli altri, e spesso non possiamo nemmeno cambiare le situazioni, o il mondo: per quello è importante capire quando è possibile cambiare una situazione, e quando invece è il caso di accettarla.
Per tutti gli eventi che ci recano sofferenza, ma in cui non è possibile cambiare le altre persone o la situazione, coltivare gli atteggiamenti elencati sopra può aiutarci a vivere meglio.

Essere spontanei od ottenere dei risultati

Si potrebbe osservare che tutti questi suggerimenti vanno contro la spontaneità; qualcuno potrebbe lamentarsi "Perché dovrei essere così saggio? Io voglio solo essere me stesso". Naturalmente siamo tutti liberi di comportarci come meglio preferiamo; non siamo però liberi di scegliere le conseguenze.
Lo scopo di questo post non è di insegnare ad essere delle "brave persone", ma di suggerire degli strumenti che permettono di vivere con maggior serenità e piacere, anche quando ci troviamo ad affrontare la sofferenza che la vita - inevitabilmente - porta sul nostro cammino. Lo scopo è "egoistico": è per stare meglio noi, non per far stare meglio gli altri (quello, semmai, è solo una conseguenza)
Se qualcuno vuole comportarsi come gli viene, è liberissimo: ma se questo lo porta ad arrabbiarsi, entrare in conflitto, e non ottenere i risultati voluti, pare evidente che non è un comportamento funzionale. Poiché si raccoglie ciò che si semina, se vogliamo certi risultati ne consegue che dobbiamo "seminare" in modo adeguato. Dipende da dove vogliamo dirigere la nostra vita.

L'importanza della pratica e della ripetizione

Conoscere atteggiamenti saggi non garantisce, ovviamente, che riusciremo a metterli in pratica. La conoscenza è semplicemente un punto di partenza: sarà il praticarli, e il riconoscere quando invece cadiamo in comportamenti meno fruttuosi, che ci porterà pian piano a incorporare atteggiamenti saggi nel nostro modo di vivere. E' la ripetizione che trasforma un'azione in un'abitudine.


(parte di questo post è liberamente adattata da "Cheerful Despair", The Book of Life)

"Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, troveremmo, nella vita di ognuno di loro, abbastanza dolore e sofferenza da disarmare ogni ostilità."
(Henry Wadsworth Longfellow)

"Niente abbellisce il carattere, l'aspetto fisico o il comportamento quanto il desiderio di diffondere gioia anziché sofferenza."
(Ralph Waldo Emerson)

"Chi conosce così poco il valore umano da cercare la felicità cambiando qualcosa che non sia il proprio atteggiamento personale, sprecherà la vita in sforzi infruttuosi e moltiplicherà la sofferenza che vorrebbe eliminare."
(Samuel Johnson)


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