Perché ci innamoriamo, perché finisce

Si può essere innamorati per sempre?

Uno dei desideri più diffusi nelle coppie, è che l'innamoramento (e/o gli stati d'animo ad esso collegati: passione, forte attrazione, emozioni travolgenti...) durino per sempre. Ed uno dei lamenti più comuni nelle coppie di lunga data, è proprio la perdita di emozioni intense.
Questo "desiderio di eternità" è pericoloso specialmente per coloro che identificano l'amore con la passione; quando quest'ultima va scemando, infatti, costoro pensano che pure l'amore stia finendo. E magari lasciano il/la partner, nella continua ricerca di un'emozione ardente che non si spenga mai...

Ma funziona davvero così? Quanto queste idee sono reali oppure dei miti?
Essere sempre innamorati è possibile, o accade solo nelle favole?

L'innamoramento ha una "scadenza"

Per iniziare, la scienza smentisce le aspettative eccessivamente romantiche. Diverse ricerche, infatti, hanno stabilito che lo stato di innamoramento dura normalmente tra 12 e 18 mesi, raramente fino a tre anni. Esiste in noi una specie di meccanismo innato, per cui le relazioni sentimentali attraversano quattro fasi, di cui quelle iniziali dell'attrazione e dell'innamoramento sembrano "programmate" per una durata massima.

La chimica dell'amore - e della passione

Questo accade anche perché certe emozioni sono indotte e regolate da neurotrasmettitori ed ormoni ben precisi: gli amanti pensano di agire liberamente e che sia il sentimento a guidarli, ma sono spesso queste molecole a "dettare legge" in amore e legarci così fortemente al partner. Nelle fasi iniziali dell'attrazione e dell'innamoramento, infatti, aumenta la produzione di:
  • Feniletilamina: ha effetti simili alle anfetamine (euforia, eccitazione, aumento dell'energia, dell'attenzione e del desiderio sessuale, diminuzione dell'appetito), ed è per questo che essere innamorati è per molti versi simile al sentirsi drogati (le reazioni chimiche nel cervello sono le stesse).
    E' anche presente in alcuni cibi come il cioccolato; questo spiega perché chi soffre di pene d'amore cerca spesso consolazione in questo alimento.
  • Dopamina: chiamata anche "molecola del piacere", influenza i meccanismi di soddisfazione, motivazione, ricompensa e gratificazione (p.es. induce a perseguire comportamenti che la producono e che creano piacere, da cui l'ossessione verso il partner).
  • Testosterone: regola il desiderio sessuale e, ovviamente, il suo aumento induce un maggiore desiderio.
  • Noradrenalina: è un ormone dello stress, regola funzioni collegate a situazioni di rischio (aumento di battito cardiaco, respirazione e pressione, rilascio di adrenalina), e contribuisce a provocare quegli stati fisici di agitazione, ansia ed eccitazione tipici dell'innamoramento (p.es. il famoso "batticuore").
Superate le fasi di attrazione e innamoramento, i livelli di queste sostanze calano e, di conseguenza, anche le emozioni e l'intensità che provocavano in noi.

L'altro è davvero speciale, o lo vediamo noi speciale?

Quindi la biochimica interna gioca una parte importante nelle nostre scelte sentimentali: la chimica dell'innamoramento ci spinge infatti a vedere l'altro migliore di quello che è: ci appare speciale, unico e insostituibile, sembra la realizzazione del nostro ideale e che sia destino stare insieme. Ma spesso queste sensazioni non sono basate sulle qualità reali del partner, bensì sono create dagli effetti di quelle molecole nel nostro cervello.
Che questo sia vero (ed accada praticamente a tutti) è illustrato da vari fenomeni:
  • Agli inizi, se messi di fronte all'ipotesi della fine dell'innamoramento, o al fatto che tante coppie poi si separano, o agli amori infelici del passato, ci ritroviamo a dire le frasi di tutti gli amanti: "Questa volta è differente", "Per noi due sarà diverso", "Stavolta è quello giusto"...
    Ci convinciamo di essere speciali, rifiutando di riconoscere che le cose che accadono agli altri, accadono quasi sempre anche a noi.
  • Dopo un certo tempo (quando la fase dell'innamoramento comincia a sbiadire) vediamo il partner in una luce diversa: non più perfetto e ideale, scopriamo suoi difetti (che però esistevano anche prima), magari iniziamo ad avere dei dubbi sulla relazione.
    In pratica, passiamo da una visione idealizzata (e in parte illusoria) ad una più reale. A volte l'amore e la relazione continuano, altre volte finiscono.
  • Non di rado, dopo la fine di una passione travolgente ci si ritrova a chiedersi "Ma cosa ci trovavo di tanto speciale in lui/lei?".
  • Se la relazione finisce, prima o poi ci innamoriamo di nuovo (magari diverse volte nella vita); ed ogni volta l'altra persona ci appare unica e insostituibile.
    L'innamoramento è "una magia che si ripete", anche se ogni volta ci sembra "per sempre".

Le forti emozioni dell'innamoramento diminuiscono (o spariscono) anche perché dopo un certo periodo scopriamo che l'altro non è così speciale come credevamo. Non solo c'è la diminuzione fisiologica delle sostanze sopracitate, ma quando non siamo più "drogati" da quelle sostanze, vediamo l'altro per come realmente è; ed è possibile che la persona reale ci deluda, ci piaccia molto meno di quella idealizzata che avevamo creato nella nostra mente.

L'amore che non si consuma

Se invece non siamo ricambiati, o se veniamo lasciati mentre siamo ancora innamorati, lo stato dell'innamoramento può durare più a lungo, perché il suo "ciclo" non ha la possibilità di compiersi. Quindi la "tempesta" ormonale può prolungarsi, e non arriviamo a conoscere davvero l'altro (e ad esserne magari delusi).
Come dice un detto, "Un amore non consumato non si consuma"; ma non perché sia più nobile o puro, bensì perché può conservare a lungo i suoi aspetti illusori e idealizzati. Come dico più avanti, il più grande nemico dell'innamoramento è probabilmente la realtà, con la sua quotidianità, l'abitudine e la noia: l'innamoramento è uno stato di perfezione ideale, opposto all'inevitabile imperfezione della vita reale.

Tutto cambia, ma non sappiamo prevedere come

Un altro motivo per cui i sentimenti col tempo cambiano inevitabilmente, è che sono le persone stesse a cambiare. La persona di cui mi innamoro in questo periodo, sarà in qualche modo diversa tra un anno, o tra cinque o dieci; ed anch'io sarò diverso. Per cui la relazione tra noi per forza si trasformerà - in che modo, dipende da tanti fattori; ma di sicuro non potrà rimanere uguale a oggi.

Però ci è molto difficile immaginare questo cambiamento: come spiegato da Daniel Gilbert (professore di psicologia ad Harvard) nel suo libro "Stumbling on happiness" (ediz. italiana "Felici si diventa"), noi esseri umani siamo scarsamente capaci di prevedere le nostre emozioni future: immaginiamo il domani basandoci sulle emozioni di oggi, quindi tendiamo a credere che in futuro ci sentiremo come ci sentiamo al momento. Allo stesso modo, quando siamo innamorati tendiamo a credere che continueremo a provare le stesse emozioni anche a distanza di anni. Ma poiché le situazioni, e le persone, cambiano nel tempo, questa previsione si rivela quasi sempre errata.

L'innamoramento serve a farci procreare?

Da un punto di vista squisitamente biologico, il "meccanismo a tempo" dell'innamoramento ha peraltro un suo senso: se l'attrazione e la passione hanno lo scopo (biologico ed evoluzionistico) di indurre uomini e donne ad accoppiarsi e fare figli, una volta raggiunto questo risultato quella spinta non è più necessaria. Potremmo dire (come hanno sostenuto alcuni pensatori, quali Schopenhauer e Leopardi) che la Natura "usa" le emozioni e gli istinti per indurci a perpetuare se stessa.
Personalmente, ritengo che questa visione sia riduttiva, benché funzionale da un certo punto di vista. Gli esseri umani sono più della somma dei loro istinti, pulsioni ed emozioni; inoltre, se è vero che certi meccanismi biochimici influenzano la nostra vita amorosa (come riportato sopra), è altrettanto vero che c'è molto di più, in noi, a muovere i sentimenti.

Dalla sicurezza, all'abitudine, alla noia

Questo "decadimento" dell'intensità emotiva resta però un fatto comunemente osservato nelle coppie. Oltre ai fattori sopra citati, credo che tra i principali elementi che lo provocano ci siano la stabilità e la sicurezza.
Noi umani cerchiamo sempre sicurezza e stabilità; questo è ancora più vero nelle coppie. L'impermanenza di ogni cosa ci inquieta e ci spinge a creare, nelle nostre vite, punti fermi e situazioni solide.
Il guaio è che l'intensità delle emozioni è inversamente proporzionale alla sicurezza! Quando non siamo certi di "possedere" l'amato bene, quando temiamo di perderlo, quando la sua presenza è incerta e sporadica... il desiderio è spasmodico e averlo vicino ci provoca le emozioni più intense. Maggiore è il bisogno, più ardente è il "fuoco" che ci brucia dentro.
Ma poi, man mano che la coppia si consolida e il partner diventa una presenza sicura, abituale, persino scontata, il bisogno e l'incertezza dei primi tempi non possono che diminuire, e con essi l'intensità emotiva. Sono l'incertezza e l'alternanza a suscitare le emozioni più forti: assenza/presenza, mancanza/appagamento, vuoto/pieno... è il contrasto tra questi stati opposti, e il cambiamento che provoca in noi, a stimolarci. Per quanto desideriamo la stabilità, essa produce una quiete emozionale.
Non a caso, molte relazioni "clandestine" o difficoltose durano diversi anni (proprio perché la distanza e l'impossibilità di rendere stabile la relazione mantengono alta l'intensità emotiva), ma si spengono poi rapidamente quando la coppia può vivere la relazione senza più ostacoli.

Ricordiamoci che, insita nell'animo umano, c'è la tendenza a desiderare sempre quello che non abbiamo. Così anche nelle relazioni, quando siamo travolti dalle emozioni desideriamo la sicurezza... ma quando l'abbiamo raggiunta, tendiamo ad "annoiarci" e sentiamo nuovamente il bisogno di emozionarci. Questa dinamica può essere uno dei motivi che facilita "l'apparizione" di un/a amante; non necessariamente la mancanza d'amore per il partner, ma - magari - la noia della routine o l'eccessiva tranquillità di una situazione abitudinaria.

L'Energia delle Nuove Relazioni

Un altro modo per definire lo stato travolgente ed entusiasmante (ma per molti versi effimero e temporaneo) dell'innamoramento, è il concetto di Energia delle Nuove Relazioni (in inglese "New Relationship Energy"); termine ancora nuovo in Italia, ma che nasce negli anni '80 in USA.
Questa energia è tipica dell'inizio di tutte le relazioni romantiche, in cui siamo esaltati e felici, ma anche inclini a idealizzare l'altro e ad ignorarne i difetti. Per certi versi, è uno stato necessario perché ci spinge a superare le paure, la diffidenza e le differenze che potrebbero ostacolare l'inizio della relazione. Anche questa energia è però soggetta ad esaurirsi nell'arco di qualche mese o anno.

Dall'innamoramento all'amore

Questo calo dell'intensità emotiva, se la coppia ha delle valide basi, si accompagna ad una crescita dell'intimità e della profondità del sentimento. Possiamo semplificare dicendo che l'innamoramento (se era basato sulla persona reale, e non solo su illusioni o proiezioni) tende a trasformarsi in un amore meno travolgente ma più maturo.
Questo può appagare alcuni, ma non coloro che identificano - come dicevo all'inizio - la passione con l'amore, o quelli che dipendono da emozioni continue. Costoro si sentiranno delusi e inappagati, e ripartiranno alla ricerca del loro "santo graal". Rischiando di non trovarlo mai.

Meno stabilità, più cambiamento

In conclusione, per mantenere un buon equilibrio di coppia nel tempo, è importante:
  • Non sopravvalutare l'innamoramento o i suoi effetti (in amore c'è molto di più che il batticuore).
  • Non aspettarsi che le emozioni si mantengano sempre uguali (tutto ciò che è vivo cambia).
  • Non confondere la passione con l'amore.
  • Non sopravvalutare sicurezza e stabilità; tenere presente che inducono alla "piattezza".
  • Mai dare l'altro per scontato, e mai essere scontati nella coppia (ciò che è scontato, perde valore); questo va, ovviamente, contro il bisogno di sicurezza.
  • Rinnovare la coppia: inventarsi giochi, situazioni, attività che forniscano stimoli e diversificazione (l'abitudine spegne le emozioni).
  • Crescere come persone, individui, per noi stessi, prima ancora che come partner: se io cresco, è improbabile ch'io risulti banale o scontato.
  • Crescere insieme come coppia, coltivando progetti e obiettivi comuni (non solo materiali): la dinamica del cambiare approfondisce la relazione ed evita la noia.

"Drogati" di emozioni?

Infine, se osserviamo che non sappiamo fare a meno del batticuore e delle emozioni mozzafiato, possiamo chiederci se non siamo troppo "dipendenti" da essi.
Dietro potrebbero esserci una certa immaturità emotiva, una difficoltà a stare con se stessi (le emozioni servono a "distrarci"), un'idea dell'amore troppo idealizzata, o una difficoltà a vivere una relazione in modo più "adulto" e stabile.

"Si dovrebbe essere sempre innamorati.
Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi!"

(Oscar Wilde)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

3 commenti :

  1. Se fossimo perennemente nello stato dell' innamoramento , dovremmo cambiare partner con una media di ogni due anni e ciò significherebbe che non abbiamo mai conosciuto il vero amore. Le coppie durature conservano sicuramente un buon livello della passione che comunque si trasforma , nel senso che non è la stessa della prima fase , ma soprattutto traggono beneficio dal ricordo di quel periodo . Il ricordo , cioè , può stimolare la passione e le emozioni ad essa connesse.

    RispondiElimina
  2. Tutte osservazioni più che giuste, ma nella pratica il corto circuito sta nella monogamia: giustissimo che il calo dell'intensità emotiva verso un partner di lunga data può accompagnarsi alla maturazione di un sentimento più profondo e maturo; ma perchè mai ciò dovrebbe essere di ostacolo a ricercare, contemporaneamente, le fugaci reazioni chimiche dell'innamoramento in un'altra persona? Mi piacerebbe leggere risposte scevre da condizionamenti socio-culturali o peggio religiosi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusta osservazione: in effetti la monogamia è una costruzione culturale, e a molti non viene naturale. Una risposta viene dall'approccio non-monogamico alle relazioni: ne ho parlato nel post "La normalità non esiste" (gennaio 2016), nel paragrafo "Non solo monogamia".

      Ovviamente, come scrivo lì, ci possono essere opposizioni di esclusività, sociali o morali. Ma se entrambi i partner si aprono alla non-monogamia, possono viverla felicemente (come già fanno milioni di persone poliamorose nel mondo).

      Elimina

(vedi le linee guida per i commenti)



Licenza Creative Commons
© 2017 Valter Viglietti. Psicofelicità è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.